Piano educativo individualizzato (PEI): come funziona?

È uno strumento fondamentale per garantire l'inclusione scolastica degli alunni con disabilità. Elaborato con la collaborazione di scuola, famiglia e specialisti, definisce obiettivi, strategie e interventi personalizzati. Scopriamo come viene redatto, chi partecipa alla sua elaborazione e cosa prevede la normativa

Ilenia Barbuto , pedagogista
Insegnante spiega alla classe

L’acronimo PEI sta per Piano Educativo Individualizzato, si tratta di un documento fondamentale per l’inclusione scolastica degli alunni con disabilità dalla scuola dell’infanzia alla secondaria di secondo grado. 

In questo articolo cercheremo di capire le caratteristiche principali di questo strumento, cosa dice la legge, come viene costruito e redatto e le differenze con il PDP, Piano Didattico Personalizzato, con cui viene spesso confuso.

Che cos’è il PEI e a cosa serve

Il PEI è una guida che si scrive o si aggiorna annualmente a più mani, concordata e condivisa tra la scuola, le famiglie, quando possibile, con gli alunni stessi, gli insegnanti, gli educatori e gli specialisti che si prendono cura dei bambini e dei ragazzi con una disabilità certificata al fine di supportare il pieno sviluppo delle potenzialità di ciascun alunno.

È importante ricordare che il PEI segna una traccia da seguire ma non la determina, è un documento flessibile che si costruisce giorno dopo giorno osservando gli alunni, seguendo il loro specifico percorso di sviluppo nel pieno rispetto del principio di autodeterminazione di ciascuno. 

Il Piano Educativo Individualizzato è il mezzo per garantire il diritto all’istruzione di tutti e tutte le persone così come affermato dalla nostra Costituzione, che all’Articolo 3 afferma: «Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione […] di condizioni personali e sociali. È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese». 

L’acronimo BES (Bisogni Educativi Speciali), nel mondo della scuola raccoglie in sé differenti tipologie di difficoltà che i bambini e i ragazzi possono vivere nel loro percorso di crescita e per le quali la scuola risponde con due differenti tipologie di documenti progettuali: il PEI e il PDP. 

All’interno dei BES sono presenti:

  • le certificazioni di disabilità ai sensi della legge 104/92, per le quali è obbligatorio stendere un PEI;
  • le certificazioni DSA, Disturbi Specifici dell’Apprendimento, per le quali è necessario stendere un PDP, il piano didattico personalizzato, all’interno del quale gli insegnanti indicano le misure dispensative e compensative più adeguate rispetto alle modalità di apprendimento e di funzionamento generale della persona, al fine di eliminare le barriere all’apprendimento dettate dall’ambiente, dal contesto e dagli strumenti didattici, che se non individualizzati possono risultare ostacolanti.

Esempi di misure compensative e dispensative potrebbero essere: nel primo caso, l’uso del PC per scrivere un tema o l’utilizzo della calcolatrice per eseguire un esercizio di matematica (proprio come indicato dal loro nome, le misure compensative offrono strumenti per bilanciare le difficoltà di apprendimento vissute dagli studenti a causa del loro specifico funzionamento in un particolare segmento di apprendimento); nel secondo caso, la dispensa alla lettura ad alta voce in classe per un alunno con dislessia.

I BES possono riguardare anche difficoltà non riconducibili a specifici disturbi, ma legate a situazioni di disagio vissute da bambini e adolescenti, a condizioni socio-economiche o linguistiche svantaggiate oppure a difficoltà psicologiche transitorie. Anche in questi casi, la scuola può predisporre, in accordo con la famiglia, un PDP, per rispondere alle esigenze dello studente e sostenerlo nel percorso di apprendimento.

La normativa: dalla legge 104 al Decreto Legge 170/2026

L’inclusione nella scuola italiana è il risultato di un lungo percorso. Nel tempo si è evoluto anche il linguaggio utilizzato per parlare di disabilità, rispecchiando i cambiamenti nel modo di concepire la “normalità” e la disabilità stessa.

Una svolta importante si verifica negli anni Settanta del Novecento, quando prende forma il dibattito sull’inserimento degli alunni con disabilità nella scuola comune. Un passaggio fondamentale è rappresentato dal Documento Falcucci del 1975, che propone un nuovo modello di scuola aperta a tutti, valorizzando il tempo pieno e ripensando le metodologie didattiche e i criteri di valutazione.

A questo segue la Legge 517 del 1977, che segna un ulteriore passo verso l’integrazione scolastica, prevedendo il superamento delle classi differenziali e introducendo la figura dell’insegnante specializzato per il sostegno nella scuola elementare e media.

Successivamente, la Legge 104 del 1992 ha definito un importante quadro normativo per la tutela dei diritti e l’integrazione sociale delle persone con disabilità, disciplinando anche il Piano Educativo Individualizzato (PEI), il documento attraverso cui vengono programmati gli interventi educativi e didattici destinati agli alunni con disabilità.

Negli anni successivi, diversi provvedimenti hanno modificato le modalità di elaborazione del PEI. Tra i più significativi ci sono il Decreto Legislativo 66/2017 e il successivo Decreto Legislativo 96/2019, che hanno rafforzato l’adozione di una prospettiva biopsicosociale, basata sulla Classificazione internazionale del funzionamento, della disabilità e della salute (ICF) dell’Organizzazione Mondiale della Sanità.

Questo approccio considera non soltanto le condizioni di salute della persona, ma anche le sue capacità, le attività che può svolgere e il ruolo dell’ambiente, che può rappresentare un ostacolo oppure facilitare la partecipazione. In questo quadro assume particolare importanza il Profilo di funzionamento, redatto da un’unità di valutazione multidisciplinare nell’ambito del Servizio sanitario nazionale, che ricomprende la precedente diagnosi funzionale e il profilo dinamico-funzionale e costituisce il riferimento per la predisposizione del PEI.

La normativa richiama inoltre il principio dell’accomodamento ragionevole, previsto dalla Convenzione ONU sui diritti delle persone con disabilità: l’adozione di modifiche e adattamenti necessari, purché non comportino un onere sproporzionato o eccessivo, per garantire alle persone con disabilità l’esercizio dei propri diritti su base di uguaglianza con gli altri.

Un altro passaggio importante è rappresentato dal Decreto interministeriale 182/2020, che ha introdotto modelli nazionali di PEI per i diversi gradi scolastici, fondati sulla prospettiva biopsicosociale dell’ICF. Il provvedimento è stato inizialmente annullato dal TAR del Lazio con la sentenza 9795/2021, ma successivamente ripristinato dal Consiglio di Stato con la sentenza 3196/2022.

Il Decreto interministeriale 153/2023 ha poi modificato il provvedimento del 2020, aggiornando i modelli nazionali di PEI e le relative linee guida, dalla scuola dell’infanzia alla secondaria di secondo grado.

Più recentemente, il Decreto Legge 170/2026 ha introdotto ulteriori modifiche riguardanti le tempistiche di redazione e approvazione del PEI e la definizione delle ore di sostegno. In particolare, il Gruppo di Lavoro Operativo per l’inclusione (GLO) è chiamato a definire, con adeguata motivazione, il numero di ore di sostegno da assegnare alla classe. Il decreto distingue inoltre le scadenze previste per gli alunni di nuova iscrizione o certificazione da quelle relative agli studenti già inseriti in un percorso di sostegno.

L’approccio ICF e la prospettiva bio-psico-sociale

Cosa vuol dire progettare un PEI su base ICF? L’ICF è un acronimo che indica la Classificazione Internazionale del Funzionamento della Disabilità e della Salute, che è stata pubblicata dall’Organizzazione Mondiale della Sanità nel 2001, definendo la disabilità in relazione al contesto ambientale in cui la persona è immersa, permettendo un cambio radicale di prospettiva dove la disabilità acquista una prospettiva universale: tutti, in uno specifico contesto, possono vivere un’esperienza di disabilità.

Per la prima volta la disabilità non viene vista come una caratteristica della persona, ma come una condizione che emerge in relazione a un ambiente di riferimento. Tale prospettiva è rafforzata dalla Convenzione ONU dei Diritti delle Persone con Disabilità del 2006. L’art. 24 riconosce infatti «il diritto all’istruzione delle persone con disabilità […] senza discriminazioni e su base di pari opportunità». Il testo insiste sull’importanza di garantire il pieno sviluppo delle potenzialità umane, lo sviluppo dei talenti da parte delle persone con disabilità e l’effettiva partecipazione a una società libera.

Il modello di riferimento è quello biopsicosociale, che considera la persona nella sua globalità, mettendo in relazione le condizioni di salute (dimensione biologica), gli aspetti psicologici e personali (dimensione psicologica) e l’ambiente in cui vive (dimensione sociale).

Non a caso, la sezione 6 del PEI prevede l’osservazione del contesto scolastico attraverso l’individuazione delle barriere e dei facilitatori, ovvero di quegli elementi dell’ambiente che possono ostacolare o favorire la partecipazione e l’apprendimento dello studente.

Ad esempio, potrebbe rappresentare una barriera la richiesta rigida, da parte di un insegnante, di sostenere le interrogazioni orali esclusivamente in piedi, accanto alla cattedra. Questa difficoltà potrebbe essere superata attraverso semplici adattamenti, come consentire allo studente di sostenere l’interrogazione da seduto oppure organizzare interrogazioni in piccoli gruppi.

Chi redige il PEI

Il PEI è elaborato e approvato dal GLO (Gruppo di Lavoro Operativo per l’inclusione), come previsto dal Decreto Legislativo 66/17 art.7. Il GLO è presieduto dal Dirigente scolastico o da un suo delegato, dalla famiglia o da chi esercita la responsabilità genitoriale, dal personale socio sanitario, dagli specialisti esterni, la cui presenza è richiesta dalla famiglia e approvata dal Dirigente scolastico, dagli specialisti dell’unità di valutazione multidisciplinare dell’ULSS. Nella scuola secondaria di secondo grado è possibile anche la partecipazione dell’alunna o dell’alunno, da tutto il consiglio di classe o team docente.

L’insegnante di sostegno, in stretta collaborazione con i colleghi curricolari, prepara una prima bozza da discutere e modificare in sede di riunione del GLO. In caso di assenza dell’insegnante di sostegno, il PEI è scritto da un insegnante curricolare della classe.

Compiti del GLO e svolgimento degli incontri

Nel corso dell’anno scolastico sono previsti almeno tre momenti di confronto del GLO, dedicati alla definizione iniziale del PEI, alla verifica intermedia e alla valutazione finale del percorso. Possono inoltre essere convocati ulteriori incontri, quando necessario.

Questi incontri rappresentano un’importante occasione di confronto tra le diverse figure coinvolte, con l’obiettivo di elaborare una progettazione educativa e didattica il più possibile rispondente ai bisogni dell’alunno o dell’alunna.

La famiglia contribuisce condividendo informazioni sulla vita quotidiana del bambino o del ragazzo, sulle sue caratteristiche, preferenze, aspirazioni, punti di forza ed eventuali difficoltà. Queste informazioni possono aiutare gli altri partecipanti a comprendere meglio anche le situazioni osservate a scuola.

Gli specialisti dei servizi sanitari contribuiscono con le proprie competenze, aiutando a interpretare le informazioni contenute nel Profilo di funzionamento e suggerendo, quando necessario, strategie per affrontare particolari difficoltà, anche di tipo comportamentale.

Gli insegnanti condividono le osservazioni effettuate nel contesto scolastico e illustrano gli obiettivi educativi e didattici, le strategie di insegnamento e le modalità di verifica e valutazione previste per lo studente.

Al termine di ogni riunione viene redatto un verbale ufficiale, firmato da chi presiede l’incontro e dal segretario verbalizzante. Il documento viene conservato agli atti della scuola, insieme alla documentazione relativa al percorso dell’alunno o dell’alunna.

Come è fatto il PEI: le sezioni del modello nazionale

Il PEI è strutturato in 12 sezioni precedute da un frontespizio contenente i dati anagrafici dell’alunno o della studentessa, la data dell’ultimo accertamento della condizione di disabilità e del profilo di funzionamento, le date e i relativi numeri di protocollo dei verbali dei GLO svolti per l’anno scolastico in corso. La seconda pagina contiene l’elenco dei componenti del GLO.

La prima delle 12 sezioni del PEI è dedicata al quadro informativo. Ai genitori, o a chi esercita la responsabilità genitoriale, viene chiesto di descrivere la situazione familiare e le caratteristiche dell’alunno o dell’alunna. Un secondo spazio è dedicato invece alla descrizione di sé da parte dello studente, che può essere raccolta attraverso colloqui o interviste.

Entrambi i momenti richiedono cura e attenzione da parte degli insegnanti. Ascoltare le famiglie, i bambini e i ragazzi permette infatti di porre le basi per una relazione di fiducia, fondamentale per affrontare insieme il percorso scolastico. È inoltre un’occasione per conoscere meglio gli studenti, le loro abitudini, le relazioni e il contesto familiare: aspetti che non sempre emergono dall’osservazione svolta a scuola.

La seconda sezione del PEI è dedicata al Profilo di funzionamento. Agli insegnanti viene richiesto di sintetizzarne i contenuti, individuando le dimensioni sulle quali è necessario progettare interventi educativi e didattici. Sulla base delle informazioni contenute nel Profilo, vengono quindi indicate le dimensioni che richiedono interventi specifici.

La terza sezione riguarda il raccordo con il Progetto Individuale, qualora sia stato richiesto dalla famiglia e predisposto dal Comune di residenza, attraverso i servizi sociali e in collaborazione con i servizi sanitari e la scuola.

La quarta sezione è dedicata all’osservazione dell’alunno o dell’alunna, con particolare attenzione a quattro dimensioni:

  • relazione, interazione e socializzazione;
  • comunicazione e linguaggio;
  • autonomia e orientamento;
  • dimensione cognitiva, neuropsicologica e dell’apprendimento.

L’osservazione deve partire dai punti di forza dello studente, che costituiscono la base per progettare gli interventi educativi e didattici. Si tratta di un cambiamento importante di prospettiva: l’attenzione non si concentra soltanto sulle difficoltà, ma anche sulle capacità e sulle potenzialità da valorizzare, per favorire lo sviluppo e l’apprendimento.

Nella quinta sezione vengono definiti gli interventi da realizzare per ciascuna delle quattro dimensioni individuate. In particolare, è necessario specificare gli obiettivi da raggiungere, le attività educative e didattiche previste, le metodologie, le strategie e gli strumenti da utilizzare. Devono inoltre essere indicati i criteri e le modalità con cui verrà verificato il raggiungimento degli obiettivi.

Le sezioni sei e sette riguardano il contesto scolastico e gli interventi necessari per renderlo più inclusivo. Attraverso un’osservazione sistematica vengono individuate le barriere e i facilitatori presenti nell’ambiente, ovvero gli elementi che possono ostacolare o favorire la partecipazione e l’apprendimento dello studente. Il consiglio di classe o il team docente definisce quindi gli interventi per rimuovere o ridurre gli ostacoli e valorizzare gli elementi che facilitano l’inclusione.

L’ottava sezione è dedicata agli interventi sul percorso curricolare. Vengono indicati gli obiettivi di apprendimento, le attività educative e didattiche, le metodologie, le strategie, gli strumenti e le modalità di verifica previsti per le diverse discipline, gli insegnamenti o i campi di esperienza.

I contenuti di questa sezione variano in base all’ordine e al grado scolastico. Nella scuola secondaria di secondo grado, in particolare, viene specificata la tipologia di percorso didattico seguito dallo studente, dalla quale dipende il conseguimento del diploma oppure il rilascio di un attestato relativo alle competenze acquisite.

La nona sezione riguarda l’organizzazione generale del progetto di inclusione e l’utilizzo delle risorse disponibili. Comprende informazioni sull’orario settimanale dello studente, sulle ore di sostegno e sull’eventuale presenza di altre figure professionali, come gli assistenti all’autonomia e alla comunicazione.

Vengono inoltre indicate le modalità di frequenza scolastica, l’eventuale riduzione dell’orario e la partecipazione alle attività della classe. La sezione comprende anche l’organizzazione delle uscite didattiche e dei viaggi di istruzione, le strategie previste per affrontare eventuali comportamenti problematici, i progetti di inclusione rivolti alla classe e le informazioni relative al trasporto scolastico. Infine, è previsto uno spazio dedicato alle attività extrascolastiche frequentate dall’alunno o dall’alunna, come quelle terapeutiche, riabilitative, ricreative, motorie e artistiche.

La decima sezione è dedicata alla certificazione delle competenze. Non è prevista per la scuola dell’infanzia, dove lo sviluppo delle competenze viene comunque osservato e documentato in relazione ai campi di esperienza e alle Indicazioni nazionali. Negli ordini scolastici successivi, la certificazione viene predisposta nei momenti previsti dal percorso di studi, in particolare al termine della scuola primaria, della scuola secondaria di primo grado e del secondo anno della scuola secondaria di secondo grado. Nel PEI vengono indicate eventuali personalizzazioni relative alla valutazione delle competenze, tenendo conto degli obiettivi e del percorso dello studente. Queste informazioni possono essere utili anche per orientare le scelte formative successive.

L’undicesima sezione riguarda la verifica finale del PEI. In questa fase vengono valutati i risultati raggiunti rispetto agli obiettivi e agli interventi previsti, individuando gli eventuali aspetti da migliorare. La valutazione deve tenere conto anche del principio di autodeterminazione dello studente, valorizzandone, per quanto possibile, la partecipazione alle decisioni che riguardano il proprio percorso.

La dodicesima sezione è dedicata al PEI provvisorio, predisposto nei casi previsti dalla normativa, in particolare per gli alunni con disabilità di nuova certificazione. Il documento individua gli interventi necessari a garantire il diritto allo studio e alla partecipazione scolastica e contiene la proposta delle risorse per il sostegno e l’assistenza da prevedere per l’anno successivo.

Come si costruisce il PEI: osservazioni, obiettivi, interventi

Il PEI si costruisce a seguito di un osservazione sistematica di circa due mesi, durante la quale gli/le insegnati:

  • intessono la relazione con l’alunno e la sua famiglia, pongono attenzione sui comportamenti che il ragazzo ha nel contesto scolastico con i pari e gli adulti;
  • osservano le dinamiche relazionali che si attivano all’interno della classe e nel piccolo gruppo, le modalità con cui il bambino si approccia alle sfide che la vita scolastica attiva quotidianamente;
  • progettano e realizzano attività specifiche attraverso le quali poter verificare lo stile di apprendimento dello/della studente e le metodologie didattiche più idonee al suo funzionamento.

Tutte le osservazioni sono raccolte grazie al supporto di griglie osservative o diari, che risulteranno funzionali all’individuazione degli obiettivi da raggiungere per quell’anno scolastico.

È fondamentale che gli obiettivi del PEI siano ancorati al funzionamento dell’alunno, pianificati secondo il principio di massima valorizzazione di tutte le risorse e potenzialità della persona e posti garantendo l’equilibrio tra frustrazione e gratificazione per i risultati raggiunti; il fine ultimo deve essere necessariamente il benessere globale della persona.

Successivamente si progettano gli interventi, che sono cuciti sulle caratteristiche personali, relazionali e sullo stile di apprendimento del singolo alunno. Gli interventi riguardano non solo le strategie utilizzate in classe, ma anche l’organizzazione di ambienti di apprendimento funzionali, l’uso di tecnologie quali il PC, la Lim (lavagna interattiva multimediale), il lettore vocale. Tutte le strategie e gli obiettivi possono essere modificati qualora non sortissero i risultati sperati, il PEI è per definizione un documento progettuale flessibile e come tale deve adeguarsi alla percorsa per cui è stato pensato.

Articolo pubblicato il 22/10/2026 e aggiornato il 22/10/2026
Immagine in apertura StockPlanets / iStock

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