Piede torto: cause, diagnosi e trattamento

La diagnosi di piede torto comporta sempre grande preoccupazione nei genitori che fino a quel momento non hanno mai sentito parlare di questa patologia. Scopriamone di più.

Immagine per l'autore: Ilaria Sanzarello
Ilaria Sanzarello , ortopedica pediatrica
Bambino con piede torto congenito

Il piede torto congenito è una malformazione ortopedica presente fin dalla nascita che interessa la posizione del piede e della caviglia. Si tratta di una condizione relativamente frequente che può coinvolgere uno o entrambi i piedi e che, se non trattata, può compromettere la deambulazione. Oggi, grazie a diagnosi precoci e trattamenti efficaci, la maggior parte dei bambini raggiunge un normale sviluppo motorio. In questo articolo approfondiamo quali sono le possibili cause del piede torto congenito, come viene diagnosticato durante la gravidanza o dopo la nascita e quali percorsi terapeutici sono disponibili. Analizzeremo inoltre il metodo Ponseti, il ruolo dei gessi correttivi, dell’ortesi di abduzione e del follow-up ortopedico, chiarendo tempi, risultati attesi e importanza della continuità del trattamento per prevenire recidive.

Il primo trimestre di gravidanza è ormai alle porte ed è giunto il giorno dell’ecografia morfologica. Quando l’esame ha inizio l’emozione è tanta. Ecco il risultato: il bimbo sta bene. La sonda però si sofferma un po’ più a lungo sul piedino, che sembra avere qualcosa di anomalo, il medico parla di piede torto…

Altre volte la gravidanza arriva a termine e fino ad allora non viene riferito alcun problema, il bimbo cresce regolarmente e arriva il tanto atteso momento della nascita. Il primo vagito del piccolo riecheggia in sala parto, il pediatra dice che sta bene, ma… il neonato ha il piede torto!

I dubbi e le paure, sommati alle emozioni del momento, assalgono i genitori. Di cosa si tratta? Cosa significa esattamente? Potrà camminare? Cosa posso fare per far star bene il mio bambino?

Piede torto congenito 

Il piede torto congenito è una malformazione complessa che coinvolge tutto l’arto inferiore ma in modo particolare il piede, che si presenta con un aspetto anomalo. Quando si parla di questa patologia si sottintende, quasi sempre, il piede torto equino varo cavo addotto supinato, che rappresenta, fra tutte, la tipologia più frequente. Il piedino torto risulta alla nascita completamente ruotato verso l’interno, con la punta verso il basso (equino), la parte interna del piede ripiegata su sé stessa (cavo, varo) e la pianta verso l’interno o verso l’alto (addotto, supinato). Se manipolato il piede tende a rimanere in questa posizione. 

Piede torto bilaterale

Sebbene i genitori rimangano in genere spiazzati dinanzi a questa diagnosi, è bene dire che si tratta di una delle deformità congenite più comuni che riguardano le ossa e le articolazioni dei neonati. In Italia, ad esempio, si stima che nascano oltre 600 bambini l’anno affetti da questa deformità; ne sono più colpiti i maschi, circa il doppio rispetto alle femmine, e la deformità può presentarsi in uno o in entrambi i piedi (piede torto bilaterale).

Piede torto: le cause

Solo raramente, per fortuna, il piede torto è conseguente a patologie più complesse (spina bifida, artrogriposi, disfunzioni neurologiche, malattie genetiche eccetera). Nella maggior parte dei casi, invece, si tratta di una deformità isolata e si parla quindi di piede torto idiopatico, ovvero in assenza di una causa determinante nota. Ad oggi è ormai sempre più chiaro che questa malformazione sia la conseguenza di cause multifattoriali, genetiche e ambientali, che influenzano la forma del piede già durante la sua formazione in utero.

Piede torto da posizione

Esiste anche una forma di piede torto da posizione, ovvero un piede che, per cause estrinseche (riduzione del liquido amniotico, posizione anomala in utero, malformazioni uterine) ha mantenuto durante gli ultimi mesi della vita intrauterina una posizione forzata che ne ha condizionato l’aspetto al momento della nascita. A differenza della altre forme di piede torto, però, in questo caso l’aspetto del piede è solo transitorio e tende a risolversi spontaneamente o tramite manipolazioni correttive che accompagnano il piede verso il ripristino della sua forma fisiologica. 

Diagnosi del piede torto

La diagnosi del piede torto avviene, in genere, al momento della nascita e si basa, prima di tutto, sulla semplice osservazione clinica della morfologia del piede che presenta un aspetto peculiare. Sucessivamente la visita di uno specialista ortopedico consentirà di distinguere, tramite opportune manovre, un piede torto lieve, dunque facilmente correggibile, da un piede torto rigido o atipico. 

Negli ultimi anni, grazie al miglioramento delle apparecchiature mediche e della precisione diagnostica ecografica, è sempre più frequente la possibilità di avere una diagnosi già in epoca prenatale, generalmente intorno alla ventesima settimana di gestazione, durante l’ecografia morfologica. Conoscere la presenza della deformità con questo anticipo può favorire la serenità dei genitori per la pianificazione del percorso terapeutico, che andrà intrapreso il più precocemente possibile dopo la nascita del bambino. 

Trattamento del piede torto congenito 

La terapia per il trattamento del piede torto congenito ha subìto, nel corso degli ultimi decenni, una notevole trasformazione e riconosce ormai universalmente nel “Metodo Ponseti” il gold standard. La metodica si basa dapprima sull’applicazione di gessetti correttivi che vengono applicati dal piede fino alla coscia e che consentono una correzione della deformità in maniera progressiva e secondo uno schema ben definito. Il trattamento del piede torto congenito deve essere avviato precocemente, in genere entro le prime due settimane di vita, i gessetti vengono poi sostituiti ogni cinque-dieci giorni. Il numero di gessi può variare (di solito da quattro a otto) in base alla rigidità della deformità, e nel 70-80% dei casi è necessario, per completare la correzione, anche ricorrere a un piccolo intervento definito “tenotomia del tendine di Achille”, che può essere effettuato in narcosi o tramite anestesia locale e che viene seguito dall’applicazione di un apparecchio gessato da mantenere per ulteriori tre settimane.

Al termine di questa fase di trattamento si procede con l’applicazione immediata di un tutore, costituito da due scarpine collegate da una barra centrale. Questa ortesi è la stessa sia nelle forme monolaterali che bilaterali, ed è strutturata per consentire il mantenimento della correzione ottenuta. 

Per i primi quattro mesi il tutore deve essere indossato almeno 23 ore al giorno, per poi procedere, nei mesi successivi e previo mantenimento della correzione, a una riduzione progressiva del tempo di utilizzo fino ad arrivare a 12 ore al giorno, ovvero il numero di ore di riposo del bambino. Quando le tempistiche di trattamento vengono rispettate e il piede risponde bene alle cure proposte la patologia non comporta alcun ritardo nello sviluppo motorio. Il tutore non deve comunque essere mai abbandonato almeno fino al compimento dei 4 anni di età del bambino, momento in cui si riduce il rischio di ricomparsa della deformità. La necessità di un trattamento del piede torto congenito così prolungato è dettata, infatti, dall’elevato rischio di recidiva della malattia. Nei primi anni di vita, la probabilità che la deformità si ripresenti si aggira intorno al 25% dei casi trattati. Solo un corretto utilizzo del tutore e una completa aderenza al trattamento proposto può limitare, senza però escludere del tutto, questa spiacevole evenienza. Dopo i 4 anni di età la possibilità di recidiva fortunatamente si riduce notevolmente, fino a escludersi del tutto una volta che lo scheletro giunge a maturazione completa.

Nel caso in cui il piede torto si dovesse ripresentare, è necessario ricorrere nuovamente al trattamento con gessetti correttivi, e talvolta anche a interventi chirurgici maggiori (trasposizioni tendinee, allungamenti tendinei eccetera).

Quando il decorso del trattamento del piede torto congenito non incontra difficoltà, la deformità viene corretta completamente e consente al bambino di non avere alcun ritardo nel raggiungimento delle normali tappe motorie e nessuna limitazione nello svolgimento della pratica sportiva. Quando la presentazione della deformità è monolaterale potrebbe notarsi una lieve differenza di volume tra i due polpacci o una differenza di lunghezza tra i due piedi, generalmente non tali da comportare alcun tipo di disagio.

Piedi torti nei neonati: altre forme

Accanto al piede torto equino varo supinato troviamo altre tipologie di piede torto. Vediamo quali.

Metatarso varo

Solo la parte anteriore del piede è rivolta verso l’interno. In una buona percentuale dei casi, quando cioè la deformità non è rigida, questa anomalia tende a risolversi spontaneamente entro il sesto mese di vita. Talvolta necessita invece di trattamenti manipolativi o dell’applicazione di scarpette dedicate alla correzione.

Talo valgo pronato

La parte anteriore del piede è rivolta verso l’alto e la pianta guarda l’esterno. Anche in questo caso la correzione avviene quasi sempre spontaneamente nelle prime settimane di vita o tramite manipolazioni. Si tratta quasi sempre di una deformità conseguente a malposizionamenti fetali.

Astragalo verticale o piede a dondolo

Patologia complessa, la più rara fra le precedenti e quasi sempre presente in concomitanza di altre malattie genetiche che colpiscono l’apparato muscolo-scheletrico (anche la scoliosi è frequentemente associata a malattie genetiche, ne parliamo in questo articolo). 

Immagini del piede torto

Ecco di seguito alcune immagini relative al piede torto.

FAQ

Il piede torto può essere diagnosticato prima della nascita?
Sì, in molti casi il piede torto può essere identificato già durante le ecografie eseguite in gravidanza. La diagnosi prenatale permette ai genitori di ricevere informazioni sulla condizione e di programmare per tempo la presa in carico specialistica dopo la nascita. Tuttavia, l’ecografia non sempre consente di definire con precisione la gravità del problema, che viene valutata in modo più accurato dopo il parto attraverso la visita clinica del neonato.

In cosa consiste il metodo Ponseti?
Il metodo Ponseti è il trattamento oggi più utilizzato per correggere il piede torto congenito. Prevede una serie di manipolazioni delicate del piede associate all’applicazione di gessi successivi, che vengono sostituiti periodicamente per ottenere una graduale correzione della deformità. In molti casi il percorso include anche una piccola procedura sul tendine d’Achille e l’utilizzo di un tutore nelle fasi successive. Iniziato precocemente, questo trattamento consente generalmente di ottenere ottimi risultati funzionali.

Il piede torto può ripresentarsi dopo il trattamento?
Sì, esiste la possibilità che il piede tenda parzialmente a ritornare nella posizione iniziale durante la crescita. Per questo motivo è importante seguire attentamente le indicazioni degli specialisti, in particolare per quanto riguarda l’utilizzo del tutore dopo la fase di correzione. I controlli periodici permettono di monitorare l’evoluzione della situazione e di intervenire tempestivamente se compaiono segni di recidiva. Una buona aderenza al percorso terapeutico riduce significativamente questo rischio.

Un bambino con piede torto potrà praticare sport normalmente?
Nella maggior parte dei casi sì. Quando il trattamento ha successo, i bambini con piede torto corretto possono correre, saltare e partecipare alle attività sportive come i loro coetanei. Alcuni possono presentare lievi differenze nella mobilità o nella forza del piede rispetto all’arto controlaterale, ma queste non impediscono generalmente una vita attiva. I controlli specialistici nel corso della crescita aiutano a monitorare lo sviluppo del piede e a valutare eventuali necessità specifiche.

Immagine per l'autore: Ilaria Sanzarello
Ilaria Sanzarello

Specialista in Ortopedia e Traumatologia con indirizzo prevalentemente pediatrico, dal 2009 pratica attività di volontariato in Tanzania in un centro per bambini motolesi. Ha frequentato corsi professionalizzanti sulla metodica di Ponseti nel trattamento del piede torto congenito e sulla tecnica ecografica di Graf nella displasia congenita delle anche. Dal 2017 è co-responsabile dell’ambulatorio di Ortopedia Pediatrica del Policlinico di Messina.

Articolo pubblicato il 24/06/2020 e aggiornato il 09/06/2026
Immagine in apertura danchooalex / iStock

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