Bambini “plusdotati”: come accompagnarli nel loro percorso?

I genitori e gli educatori di bambini “ad alto potenziale” spesso si chiedono quale sia la strada per aiutarli a esprimere il loro talento

Anna Rita Longo, Science writer
Bambina con un robot costruito da lei

Anna ha poco più di 4 anni, ma i suoi genitori si sono accorti che, semplicemente osservando la sorella maggiore che frequenta la scuola primaria, ha imparato a leggere. Dedicarsi alla lettura la diverte molto, perché le storie che scopre nei libri la affascinano e suscitano il suo interesse. Anche l’osservazione dell’ambiente naturale, delle piante e degli animali la riempie di curiosità, e spesso le sue considerazioni e le sue domande sorprendono gli adulti.

Michele è un bambino di 10 anni e da qualche mese si è accostato allo studio del pianoforte: la musica è da sempre la sua compagna di giochi preferita e l’insegnante che lo segue riferisce che i suoi progressi sono davvero notevoli in rapporto alla media, anche perché la passione che mostra gli fa apparire molto meno gravosi del solito gli esercizi allo strumento.

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Bambine e bambini come Anna e Michele, che manifestano capacità notevoli ma molto diverse, sono indicati con varie espressioni, pronunciate spesso con ammirazione, per sottolineare abilità fuori del comune: “ad alto potenziale cognitivo”, “plusdotati”, “geniali”, “gifted”, “precoci”, “talentuosi”, “eccezionali”, “eccellenti”, “creativi”… Si tratta di espressioni spesso generiche e non meglio specificate o che riguardano solo alcuni aspetti, ma che intendono porre l’accento su particolari abilità che rappresentano una sfida per educatori e genitori. Questi si pongono il problema di ciò che è giusto fare per accompagnare i bambini in una crescita che garantisca il loro benessere psicofisico e la realizzazione del loro potenziale. In Italia l’attenzione ai bisogni educativi dei bambini e degli adolescenti con capacità superiori alla media, come da tempo segnalano gli studiosi che se ne occupano, è molto lacunosa e il percorso ancora all’inizio.

Per inquadrare la questione, abbiamo chiesto l’aiuto di un esperto noto a livello internazionale: Cesare Cornoldi, docente emerito presso il Dipartimento di Psicologia generale dell’Università di Padova, da molto tempo attivo nella ricerca su questi temi.

Definire le “capacità eccezionali”

È innanzitutto importante cercare di chiarirsi sui termini adoperati, spesso generici e poco precisi. Ricorda Cornoldi: «Per esempio, “plusdotazione” è un termine generico che traduce l’altrettanto generico inglese gifted e sta a significare che una persona possiede in qualche aspetto una dotazione fuori del comune. In linea di principio, tutti gli aspetti che riguardano gli esseri umani potrebbero essere considerati come potenziale manifestazione di plusdotazione: intellettivi, artistici, motori e così via, ma, al di là di alcuni usi marginali, solitamente si parla di plusdotazione per riferirsi all’intelligenza, al talento e alla creatività. Come ho cercato di illustrare nei miei studi, si tratta di tre aspetti differenti ma che hanno elementi in comune».

Una persona che mostra alcune abilità specifiche che però non riguardano in generale tutti gli aspetti del funzionamento mentale può essere definita “talentuosa”: una capacità eccezionale rivolta, per esempio, alla meccanica, alle abilità visuo-spaziali o al calcolo può rappresentare un talento, se in altre aree o campi non si evidenziano particolari abilità o se ci sono, al contrario, delle debolezze. Una notevole capacità di combinare tra loro elementi in modi inediti e al di fuori di quelli più consueti e apparentemente logici, adoperando il cosiddetto “pensiero divergente” è, invece, tipica delle persone che si definiscono “creative”. Ci sono, poi, alcune persone con capacità cognitive generali molto alte (quando si nomina la plusdotazione si fa in genere riferimento a questo caso), che, come la storia insegna, possono, in casi eccezionali, convergere in quella che solitamente viene chiamata “genialità”. 

Alcuni bambini e ragazzi con capacità intellettive superiori, per evitare di amplificare le proprie insicurezze e non essere esclusi dal gruppo dei coetanei, per esempio a scuola, evitano di emergere o di mettere esplicitamente in luce le proprie capacità. In questi casi, alcuni studiosi hanno parlato di plusdotati “sotterranei” (underground) [1] , che sono caratterizzati da fragilità, ansia e non piena consapevolezza delle proprie doti.

Per approfondire

Gli strumenti di valutazione

Una delle caratteristiche di bambine e bambini con alto potenziale intellettivo è il fatto di mostrare capacità che sembrano in anticipo rispetto alla media di chi ha la loro stessa età, e si tratta di un aspetto messo in luce anche dai test adoperati dagli esperti. Sottolinea Cornoldi: «La precocità non è una caratteristica necessaria, ma è comunque tipica della plusdotazione ed è un elemento che permette di riconoscerla per tempo».

Per farsi un’idea della precocità mostrata da bambini e bambine, gli esperti si servono di questionari che sottopongono ai genitori. Il questionario costituisce naturalmente solo l’inizio di un approfondimento più complesso, che spesso comprende anche la misurazione delle abilità cognitive, con un test del QI, che però non esaurisce certamente la valutazione. Aggiunge Cornoldi: «I test di intelligenza più accreditati sono molto accurati, certo più di alcuni esami medici cui ci affidiamo tranquillamente, e offrono informazioni utili e importanti. Il problema è capire di quali informazioni si tratta e non passare dall’estremo di negarne la validità a quello opposto di affidarsi a un numero per capire una persona. In particolare, il numero principale che si ricava da un test di intelligenza, il famoso Quoziente d’Intelligenza, costituisce un’indicazione approssimativa e globale di un profilo che è molto più complesso. Per esempio, non differenzia tra intelligenza generale e talento, e tra varie forme di intelligenza. Solo l’esperto può aiutare le famiglie a capire che cosa stia sotto a una complessa valutazione dell’intelligenza e a cogliere eventuali limiti di una certa valutazione».

Ogni persona è unica

Una cosa importantissima che educatori e genitori devono tenere presente è, infatti, che non esiste un modo unico per accompagnare e valorizzare le capacità o il talento di tutte le persone. Continua l’esperto: «Può generare confusione e risultare forse anche irritante sentirsi dire che non esistono regole generali e che i consigli vanno adattati al singolo caso. Ma le cose stanno così, perché ogni bambino è diverso non solo nelle sue caratteristiche di plusdotazione, ma anche in quelle associate».

Per esempio, sebbene talvolta alla plusdotazione si accompagnino fragilità di tipo emotivo e relazionale, emerse anche da alcuni studi, non è opportuno generalizzare. «Si dice di solito – aggiunge Cornoldi – che i plusdotati sono molto fragili, come dei magnifici oggetti di cristallo che possono rompersi in mille pezzi, ma si tratta di un’esagerazione. Per esempio, un’indagine molto ampia [2] ha dimostrato che i plusdotati intellettivi, mediamente, stanno emotivamente e socialmente meglio degli altri bambini. Questo non toglie che ci possano essere casi con difficoltà che richiedono un’attenzione particolare, come accade per esempio per quelli con cosiddetta “doppia eccezionalità”, che uniscono a una plusdotazione anche un problema specifico, come un disturbo specifico dell’apprendimento o del neurosviluppo. Un recente convegno interuniversitario ha proposto nuove linee guida per accompagnare al meglio il percorso di queste bambine e bambini».

“Giardinieri”, non “costruttori”

Come dicevamo, non esistono percorsi che possano essere validi per tutti, ma è possibile dare ai genitori e agli educatori alcuni consigli generali, che potranno essere approfonditi con l’aiuto degli esperti: «La raccomandazione fondamentale – ricorda Cesare Cornoldi – è quella di coltivare il talento (e di evitare che trovi intoppi al suo dispiegamento) secondo la logica del “giardiniere”, senza forzare o imporre potenziamenti con la logica del “costruttore”, per favorire insieme il benessere psicologico e la valorizzazione del talento». 

La metafora del “giardiniere” e del “costruttore”, introdotta da Alison Gopnik [3] , contrappone due stili educativi che si fondano su principi diversi. Il primo si basa sul favorire la crescita creando le condizioni perché le potenzialità possano esprimersi al meglio, rimuovendo ostacoli e proponendo piccoli aggiustamenti. Il secondo prevede un intervento più attivo dell’educatore, che si mobilita per potenziare i talenti mostrati da bambine e bambini attraverso corsi speciali, studio di tecniche artistiche e simili, senza aspettare che vi siano particolari richieste in tal senso.

Un “genitore costruttore” tende a trattare il figlio o la figlia come un piccolo adulto e favorisce la messa in mostra delle sue doti eccezionali. Sebbene manchino dati affidabili e precisi sugli effetti degli stili educativi in rapporto alla plusdotazione, gli esperti ritengono che l’atteggiamento del costruttore possa far sentire i bambini troppo sotto pressione, minandone, nel lungo periodo, la serenità e, in generale, il benessere psicologico. Inoltre il modello del giardiniere permette di assecondare le capacità senza imbrigliarle in vincoli che rischiano di impedire il loro manifestarsi nella maniera migliore per la singola persona.

Tra i consigli [4] che gli esperti rivolgono ai genitori di bambine e bambini ad alto potenziale, vi è anche l’attenzione a evitare confronti con gli altri bambini, a mantenere un dialogo aperto e disponibile, a evitare l’eccesso di aspettative e a non scoraggiare la curiosità dei figli. Ma, come si sottolinea, non bisogna neppure farsi prendere dalla paura di non essere “all’altezza” dell’intelligenza e delle potenzialità del figlio, perché la prima cosa di cui bambine e bambini hanno bisogno è sapere di poter contare sull’amore e il supporto dei propri genitori.

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Note:
[1] George T. Betts, Maureen Neihart, Profiles of the Gifted and Talented, «Gifted Child Quarterly», 32 (2), 1988
[2] Rosanna Francis, David J. Hawes, Maree Abbott, Intellectual Giftedness and Psychopathology in Children and Adolescents: A Systematic Literature Review, «Exceptional Children», 82 (3), 2016
[3] Alison Gopnik, Essere genitori non è un mestiere. Cosa dice la scienza sulle relazioni tra genitori e figli, Bollati Boringhieri, 2021
[4] Maria Assunta Zanetti (a cura di), Bambini e ragazzi ad alto potenziale. Una guida per educatori e famiglie, Carocci, 2017
Bibliografia:
Articolo pubblicato il 28/04/2021 e aggiornato il 28/04/2021
Immagine in apertura D-Keine / iStock

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