Mostri, lupi e fantasmi: di cosa hanno paura i bambini?

La paura è un’emozione sperimentata da tutti gli esseri umani fin dai primi mesi di vita, e in determinate fasi della crescita ci sono paure più frequenti di altre. Vediamo come i genitori possono intervenire per aiutare i bambini a gestirle

Anna Oliverio Ferraris, psicologa e psicoterapeuta
Bambino si nasconde dietro il suo disegno di un fantasma

Tra tutte le emozioni la paura è una delle più precoci, essendo visibile, al pari di disgusto, collera, piacere, dispiacere ed eccitazione, già nei primi mesi di vita. Ma si può sostenere che i bambini piccoli hanno paure piccole? Assolutamente no. Le paure infantili, infatti, possono essere molto intense: un bambino di 4 o 5 anni che di notte vede un’ombra sul muro e crede che esistano i mostri, può vivere attimi di vero terrore, mentre un bambino di 6 o 7 anni che rifiuta violentemente una puntura è preda di un sentimento che va al di là della semplice paura di soffrire. Un modo per comprendere l’intensità che possono avere le paure infantili è ricordarsi delle proprie all’età dei nostri figli.

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Le paure dei primi anni

A seconda dell’età, maturazione, esperienza e comprensione possono far scomparire alcune paure e farne emergere delle altre. Per esempio, nel primo semestre di vita, i bambini hanno paura dei rumori e dei lampi improvvisi, mentre nel secondo semestre appaiono la paura dell’altezza, di separarsi dalle proprie figure di attaccamento e quella delle persone sconosciute. Queste nuove paure sono legate al processo di sviluppo del sistema nervoso, che ora consente di avere una migliore percezione delle distanze e di distinguere meglio i visi delle persone conosciute da quelli degli sconosciuti.

Nel secondo e terzo anno di vita, invece, i bambini cominciano ad avventurarsi al di là degli spazi e dei limiti abituali, e gli incontri che fanno non sono sempre i più rassicuranti; possono così comparire la paura del medico e quella di animali domestici come cani, gatti e cavalli. A seconda delle esperienze che fanno, alcuni possono anche sviluppare la paura dell’acqua (troppo fredda o calda, perdita di appoggio).

Tra immaginazione e realtà

Con l’emergere dell’immaginazione, dai 3 anni in poi, le paure non riguardano soltanto oggetti e persone reali, ma anche personaggi della fantasia. Tra i 3 e i 5-6 anni compaiono la paura del temporale, dell’oscurità, dei mostri, dei lupi e dei fantasmi. A queste possono aggiungersi la paura delle malattie, della morte di un familiare e di perdersi (ci si sente intrepidi ma non si è temerari).

Tra i 6 e i 10 anni appaiono delle paure che, al contrario delle precedenti, possono essere più durature, come quelle degli insetti e dei serpenti, dei ladri e dei rapinatori, delle iniezioni e del sangue, di poter essere vittime di incidenti o di essere abbandonati dai genitori. Si temono le situazioni sconosciute e l’ignoto. Ragazzini tra gli 8 e i 13 anni, per esempio, possono spaventarsi per i film dell’orrore, temere gli ospedali, essere in ansia quando partono per il campeggio: hanno cioè paura di tutte quelle situazioni che non rientrano nelle esperienze abituali. Col passare degli anni, poi, diminuiscono fino a scomparire le paure per le creature immaginarie e gli animali domestici. Tipiche dell’adolescenza sono invece la paura di arrossire, di lasciar trapelare i propri impulsi, di parlare in pubblico, dell’autorità, delle gaffe, degli insuccessi e, talvolta, delle persone dell’altro sesso.

«Ti aiuto a non essere pauroso»

Per aiutare un bambino “pauroso”, bisogna innanzitutto cercare di non essere ansiosi, evitando di mostrare apprensione. È meglio accettare la paura per quello che è dicendo: «È normale, tutti quanti abbiamo qualche paura, il bello è che si possono superare».

È bene ricordare che coraggio e fiducia nascono dalla conoscenza e dalla competenza: il bambino abituato ai cani impara rapidamente a lasciarsi annusare senza impaurirsi; con il babbo o la mamma a fianco si impara che tante situazioni, che inizialmente possono suscitare apprensione, non sono affatto pericolose.

Per approfondire

Ma un po’ di tensione è normale, perciò è bene lasciare che sia il bambino a decidere quale tipo di “prodezza fisica” tentare. Non bisogna intervenire scoraggiando il piccolo né spingerlo con troppa veemenza “per temprarlo”. Il buon senso è fondamentale per prevenire le paure e sviluppare il coraggio. Un bambino, ad esempio, non dovrebbe assistere a film terrorizzanti che possono fargli temere le normali situazioni quotidiane; spesso, infatti, è ancora immaturo per distinguere realtà e finzione. Ai bambini piace essere spaventati un po’, ma se si esagera possono finire per avere paura delle proprie fantasie.

Il genitore, quindi, può aiutare il bambino a controllare le situazioni che lo intimoriscono. Un esempio? Se la mamma deve essere ricoverata in ospedale, è bene che lo comunichi con un po’ di anticipo, non all’ultimo momento. Si può anche affidare al bambino un compito speciale da svolgere mentre si è lontani. Il bambino andrà anche informato sulle visite, sul motivo del ricovero (senza troppi dettagli), su chi si occuperà di lui. Il tutto senza ansie. Lo stesso atteggiamento sereno va tenuto quando ci si assenta per lavoro o altri motivi. A 3-4 anni molti bambini accettano di stare per uno o due giorni con persone che conoscono, inoltre il telefono aiuta a rimanere in contatto.

Affrontiamo insieme la paura

Qualunque sia il metodo che usate con vostro figlio, ricordatevi che le paure infantili sono più dinamiche e instabili di quelle degli adulti e quindi anche più facili da gestire.

  1. Evitate le rassicurazioni eccessive: potreste convincere il bambino che c’è veramente qualcosa da temere.
  2. Evitate di parlare troppo spesso davanti a lui di paure o fobie: potreste aggravarle.
  3. Se è di un oggetto, di un animale o di uno spazio che vostro figlio ha paura, avvicinatevi insieme lentamente, in tappe successive abbastanza facili da poter essere superate.
  4. L’esempio è importante. Se è un insetto l’oggetto della paura, vederlo passeggiare sul braccio di mamma o papà senza causare disagio può portare a un cambiamento radicale; magari non subito ma di lì a qualche giorno. I bambini ripensano a ciò che hanno visto, soprattutto se ne sono rimasti colpiti.
  5. Si può “far finta” di non avere paura e in questo modo affrontare insieme, giocando, l’oggetto della paura. A volte questa strategia non funziona granché, altre volte invece dà risultati sorprendenti.
  6. Ai più grandicelli si può chiedere di trovare tutto ciò che può essere associato in qualche modo alla paura (fotografie, frasi scritte, tracce…) e, se possibile, di fare una collezione o un album o un disegno sul tema.
  7. Si può anche aiutare il bambino a rilassarsi e poi chiedergli di immaginarsi mentre fa qualcosa per superare la sua paura.
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Articolo pubblicato il 02/12/2020 e aggiornato il 02/12/2020
Immagine in apertura Orbon Alija / iStock

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