La sepsi è una condizione rara ma potenzialmente molto grave che può svilupparsi come complicanza di un’infezione. Può colpire persone di qualsiasi età, ma è più frequente e pericolosa nei neonati, nei bambini piccoli, negli anziani e nelle persone con difese immunitarie ridotte.
A livello globale, la sepsi è una delle principali cause di morte per infezione. Per questo è importante imparare a individuarne i sintomi e a riconoscerla, poiché può evolvere rapidamente.
Per i genitori sentir parlare di sepsi può essere qualcosa di molto spaventoso, ma è importante sottolineare che oggi la medicina dispone di strumenti efficaci per diagnosticare e curare questa malattia. Il fattore più importante è la tempestività: riconoscere i segnali e intervenire rapidamente può fare una grande differenza.
Per capire cos’è la sepsi, partiamo dalla sua definizione. Secondo le più recenti linee guida, la sepsi, in ambito pediatrico, viene definita come una disfunzione potenzialmente letale di uno o più organi, causata da una risposta immunitaria e infiammatoria anomala a un’infezione presunta o accertata.
Per meglio capire il significato della parola “sepsi”, va precisato che normalmente, quando un batterio o un virus entra nel nostro corpo, il sistema immunitario lo riconosce e lo elimina in modo mirato. Nella sepsi, però, l’infezione causa una risposta immunitaria disordinata che sfugge al controllo. Si sviluppa cioè un’infiammazione che si diffonde in tutto l’organismo danneggiando il funzionamento di vari organi (soprattutto i sistemi cardiovascolare, respiratorio, della coagulazione o neurologico).
L’espressione “infezione settica” viene spesso utilizzata per indicare un’infezione associata a questa risposta generalizzata.
La forma più grave dalla sepsi è lo shock settico. In questo caso si assiste a una compromissione del sistema cardiovascolare, la pressione arteriosa si abbassa in modo pericoloso e gli organi non ricevono abbastanza sangue e ossigeno. Senza trattamento rapido, questa condizione può mettere a rischio la vita.
È utile chiarire che la sepsi non è contagiosa e non si trasmette da una persona all’altra. Può essere contagiosa, invece, l’infezione che l’ha causata, come una polmonite o una meningite.
Molti genitori sentono parlare di infezione del sangue o di infezione ematica e pensano subito alla sepsi. In realtà è importante distinguere tra sepsi e setticemia, due termini spesso confusi. Il termine “setticemia” indica la presenza di batteri nel sangue, mentre la sepsi è la risposta infiammatoria sregolata dell’organismo. Questo significa che:
In altre parole: la sepsi non è l’infezione in sé, ma è il modo estremo e pericoloso con cui il corpo del bambino reagisce a quell’infezione.
Le cause della sepsi sono quasi sempre legate a un’infezione. Nella maggior parte dei casi si tratta di una sepsi batterica, ma anche virus e funghi possono esserne responsabili.
Alcuni batteri, in particolare quelli chiamati gram negativi, possono provocare forme particolarmente gravi (le sepsi da gram negativi), perché stimolano una risposta infiammatoria molto intensa.
Anche i funghi, come la candida, possono causare una sepsi, soprattutto nei neonati prematuri o nei pazienti fragili.
Spesso si usa specificare il sito da dove è partita la sepsi, come ad esempio:
I sintomi della sepsi possono iniziare in modo simile a quelli di una comune infezione, ma tendono a peggiorare rapidamente. I primi segnali includono spesso:
Con il progredire della condizione possono comparire:
Un segnale particolarmente importante è l’alterazione dello stato di coscienza. Il bambino può apparire confuso e meno reattivo. Nei bambini molto piccoli, i segnali possono includere:
Nella sepsi i sintomi possono essere tanti, ma dato che non sempre è semplice riconoscerli, i genitori dovrebbero affidarsi anche al proprio istinto: se il bambino appare “diverso dal solito”, se qualcosa nel suo comportamento o nel suo stato generale non convince, è importante richiedere tempestivamente un consulto pediatrico.
Come già detto, alcune persone corrono un rischio maggiore di sviluppare sepsi perché il loro sistema immunitario è meno efficace. I gruppi più a rischio includono:
Anche alcune condizioni particolari aumentano il rischio, come:
Sono più frequentemente colpiti dalla sepsi anche gli anziani.
La sepsi in gravidanza è rara ma possibile. La sepsi puerperale, invece, può comparire dopo il parto, in seguito a infezioni dell’utero.
La sepsi neonatale è una condizione rara ma molto seria e con delle possibili conseguenze. Può colpire i neonati nei loro primi 28 giorni di vita. Se ne distinguono due tipologie, in base a quando si manifestano:
I nati pretermine sono più fragili per tre motivi principali:
Nella sepsi neonatale le conseguenze possono essere gravi. I neonati prematuri sono più fragili e hanno un rischio maggiore di complicanze rispetto ai bambini nati a termine.
Nei bambini, la sepsi è rara, ma se il processo si avvia può evolvere rapidamente. La causa più frequente è la polmonite, che è inoltre la principale causa di morte nei bambini sotto i 5 anni.
In passato, batteri come Haemophilus influenzae di tipo b e Streptococcus pneumoniae (sepsi fulminante da pneumococco) erano tra le cause più frequenti di sepsi nei bambini piccoli. Oggi, grazie alle vaccinazioni, queste infezioni sono diventate molto meno comuni e le forme gravi si sono ridotte drasticamente.
Un altro batterio importante è il meningococco (sepsi meningococcica), che può colpire anche bambini perfettamente sani, soprattutto nei primi anni di vita e nell’adolescenza, causando infezioni gravi e improvvise, come la già citata meningite.
L’infezione da meningococco può iniziare improvvisamente con febbre alta, vomito, mal di testa, difficoltà di concentrazione e forti dolori muscolari. I segni più tipici della meningite non sono sempre presenti, soprattutto nelle fasi iniziali, rendendo spesso la diagnosi difficile.
In alcuni casi, l’infezione può evolvere rapidamente e causare la comparsa di macchie scure sulla pelle, segno di un grave coinvolgimento dei vasi sanguigni. Questa è una condizione seria che richiede cure urgenti in ospedale.
Anche per questo batterio esiste un vaccino, che rappresenta la forma più efficace di prevenzione.
La diagnosi di sepsi deve essere effettuata rapidamente. Oltre a una visita accurata, i medici possono richiedere degli accertamenti, come esami del sangue, emocoltura (verifica se ci sono batteri nel sangue) e il rilevamento di vari parametri vitali.
Nel bambino la diagnosi si basa su complessi criteri clinici specifici per l’età, che indicano il fallimento di sistemi vitali come quello cardiovascolare, respiratorio, della coagulazione o neurologico. I criteri Phoenix sono oggi considerati il miglior strumento per la diagnosi e la valutazione della sepsi e dello shock settico in età pediatrica.
La sepsi e lo shock settico sono emergenze mediche. Il trattamento va condotto in ambito ospedaliero e con il coinvolgimento di più figure sanitarie per un approccio multidisciplinare. La terapia della sepsi varia caso per caso, ma generalmente include:
Nei casi più gravi può essere necessario il ricovero in terapia intensiva.
Un’infezione non curata può evolvere rapidamente, rendendo fondamentale la tempestività del trattamento. Per questo motivo è sempre importante affidarsi alle cure di un pediatra se si ha la sensazione che qualcosa non torni o che il bambino sia differente dal solito.
Sebbene la medicina abbia fatto passi da gigante riducendo i casi di morte per sepsi, la sepsi acuta e la sepsi fulminante restano particolarmente aggressive e possono lasciare “cicatrici” anche nella vita adulta. In particolare:
Non tutti i bambini avranno esiti negativi e alcuni studi a lungo termine mostrano possibili recuperi. Per questo è prudente garantire controlli regolari per verificare la crescita e lo sviluppo motorio/cognitivo, garantendo un supporto nutrizionale e riabilitativo ai bambini che hanno contratto un’infezione grave.
Sebbene sentire la parola sepsi possa spaventare, non dobbiamo dimenticare che la prevenzione è la nostra alleata più forte: le vaccinazioni (come quelle contro Pneumococco e Meningococco) hanno abbattuto drasticamente i casi gravi, rendendoci immuni contro infezioni un tempo temibili.
Una corretta igiene delle mani e un uso responsabile degli antibiotici – solo quando prescritti dal pediatra – contribuiscono a ridurre le infezioni gravi e le conseguenze della sepsi.
Restate in ascolto dei vostri bambini: se percepite qualcosa di anomalo, non esitate a consultare il medico. Agire con prudenza e tempestività trasforma spesso una situazione critica in una storia a lieto fine.

Pediatra di libera scelta nella provincia di Bologna, nella pratica clinica tratta principalmente le tematiche legate all’alimentazione, alla dermatologia e allo sviluppo in età pediatrica. Al di fuori dell’attività ambulatoriale, è autore di un manuale di pediatria rivolto ai giovani medici e collabora con Uppa dal 2024