Sepsi: cos’è, cause, sintomi e trattamento

È una risposta infiammatoria incontrollata dell’organismo a un’infezione che può compromettere rapidamente organi vitali. Nei neonati e nei bambini piccoli è rara ma particolarmente pericolosa: riconoscere i sintomi precoci, conoscere i fattori di rischio e intervenire tempestivamente è fondamentale per ridurre le complicanze

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Federico Loi , pediatra
Donna misura la febbre al proprio bambino

La sepsi è una condizione rara ma potenzialmente molto grave che può svilupparsi come complicanza di un’infezione. Può colpire persone di qualsiasi età, ma è più frequente e pericolosa nei neonati, nei bambini piccoli, negli anziani e nelle persone con difese immunitarie ridotte.

A livello globale, la sepsi è una delle principali cause di morte per infezione. Per questo è importante imparare a individuarne i sintomi e a riconoscerla, poiché può evolvere rapidamente.

Per i genitori sentir parlare di sepsi può essere qualcosa di molto spaventoso, ma è importante sottolineare che oggi la medicina dispone di strumenti efficaci per diagnosticare e curare questa malattia. Il fattore più importante è la tempestività: riconoscere i segnali e intervenire rapidamente può fare una grande differenza.

Cos’è la sepsi

Per capire cos’è la sepsi, partiamo dalla sua definizione. Secondo le più recenti linee guida, la sepsi, in ambito pediatrico, viene definita come una disfunzione potenzialmente letale di uno o più organi, causata da una risposta immunitaria e infiammatoria anomala a un’infezione presunta o accertata. 

Per meglio capire il significato della parola “sepsi”, va precisato che normalmente, quando un batterio o un virus entra nel nostro corpo, il sistema immunitario lo riconosce e lo elimina in modo mirato. Nella sepsi, però, l’infezione causa una risposta immunitaria disordinata che sfugge al controllo. Si sviluppa cioè un’infiammazione che si diffonde in tutto l’organismo danneggiando il funzionamento di vari organi (soprattutto i sistemi cardiovascolare, respiratorio, della coagulazione o neurologico). 

L’espressione “infezione settica” viene spesso utilizzata per indicare un’infezione associata a questa risposta generalizzata.

La forma più grave dalla sepsi è lo shock settico. In questo caso si assiste a una compromissione del sistema cardiovascolare, la pressione arteriosa si abbassa in modo pericoloso e gli organi non ricevono abbastanza sangue e ossigeno. Senza trattamento rapido, questa condizione può mettere a rischio la vita.

È utile chiarire che la sepsi non è contagiosa e non si trasmette da una persona all’altra. Può essere contagiosa, invece, l’infezione che l’ha causata, come una polmonite o una meningite.

Infezione del sangue

Molti genitori sentono parlare di infezione del sangue o di infezione ematica e pensano subito alla sepsi. In realtà è importante distinguere tra sepsi e setticemia, due termini spesso confusi. Il termine “setticemia” indica la presenza di batteri nel sangue, mentre la sepsi è la risposta infiammatoria sregolata dell’organismo. Questo significa che:

  • la setticemia è un’infezione del sangue;
  • la sepsi è la reazione dell’organismo all’infezione;
  • una setticemia può causare sepsi, ma non tutte le sepsi sono setticemie.

In altre parole: la sepsi non è l’infezione in sé, ma è il modo estremo e pericoloso con cui il corpo del bambino reagisce a quell’infezione. 

Cause della sepsi

Le cause della sepsi sono quasi sempre legate a un’infezione. Nella maggior parte dei casi si tratta di una sepsi batterica, ma anche virus e funghi possono esserne responsabili.

Alcuni batteri, in particolare quelli chiamati gram negativi, possono provocare forme particolarmente gravi (le sepsi da gram negativi), perché stimolano una risposta infiammatoria molto intensa.

Anche i funghi, come la candida, possono causare una sepsi, soprattutto nei neonati prematuri o nei pazienti fragili.

Spesso si usa specificare il sito da dove è partita la sepsi, come ad esempio:

  • urosepsi: sepsi a partenza renale;
  • sepsi addominale (da appendicite, peritonite, eccetera);
  • sepsi a partenza polmonare.

Sintomi e segnali d’allarme

I sintomi della sepsi possono iniziare in modo simile a quelli di una comune infezione, ma tendono a peggiorare rapidamente. I primi segnali includono spesso:

  • febbre alta o più raramente temperatura corporea bassa;
  • brividi;
  • debolezza intensa;
  • malessere generale.

Con il progredire della condizione possono comparire:

  • respiro accelerato o difficoltoso;
  • battito cardiaco accelerato;
  • pressione arteriosa bassa;
  • riduzione della quantità di urina (segno che i reni stanno soffrendo o c’è disidratazione);
  • pelle insolitamente pallida, grigiastra, marmorizzata (a macchie) o molto fredda al tatto;
  • comparsa di piccole macchie rosse o violacee sulla pelle che non scompaiono se ci si preme sopra ad esempio con un bicchiere di vetro (petecchie).

Un segnale particolarmente importante è l’alterazione dello stato di coscienza. Il bambino può apparire confuso e meno reattivo. Nei bambini molto piccoli, i segnali possono includere:

  • irritabilità insolita;
  • difficoltà ad alimentarsi;
  • sonnolenza eccessiva;
  • ridotta interazione.

Nella sepsi i sintomi possono essere tanti, ma dato che non sempre è semplice riconoscerli, i genitori dovrebbero affidarsi anche al proprio istinto: se il bambino appare “diverso dal solito”, se qualcosa nel suo comportamento o nel suo stato generale non convince, è importante richiedere tempestivamente un consulto pediatrico.

Chi è a rischio

Come già detto, alcune persone corrono un rischio maggiore di sviluppare sepsi perché il loro sistema immunitario è meno efficace. I gruppi più a rischio includono:

  • neonati;
  • bambini piccoli;
  • persone con malattie croniche. 

Anche alcune condizioni particolari aumentano il rischio, come:

  • sistema immunitario indebolito;
  • interventi chirurgici recenti;
  • impianto di dispositivi medici invasivi.

Sono più frequentemente colpiti dalla sepsi anche gli anziani.

La sepsi in gravidanza è rara ma possibile. La sepsi puerperale, invece, può comparire dopo il parto, in seguito a infezioni dell’utero.

Sepsi neonatale

La sepsi neonatale è una condizione rara ma molto seria e con delle possibili conseguenze. Può colpire i neonati nei loro primi 28 giorni di vita. Se ne distinguono due tipologie, in base a quando si manifestano:

  • Sepsi a esordio precoce (entro le prime 72 ore): il neonato contrae l’infezione poco prima o durante il parto. I batteri più comuni sono lo Streptococco di gruppo B (sepsi da streptococco) e l’Escherichia coli (sepsi da Escherichia Coli).
  • Sepsi a esordio tardivo (o sepsi neonatale tardiva, cioè dopo le 72 ore): l’infezione deriva dall’ambiente circostante (ospedale, contatti esterni o manovre mediche). In questo caso, i responsabili sono spesso i batteri presenti sulla pelle, come lo Stafilococco Aureo (sepsi da Stafilococco).

I nati pretermine sono più fragili per tre motivi principali:

  1. Difese deboli: il loro sistema immunitario non è ancora pronto e hanno pochi anticorpi.
  2. Pelle sottile: la loro “barriera” esterna è immatura e i germi passano più facilmente.
  3. Cure invasive: spesso hanno bisogno di ospedalizzazione, di accessi venosi e altri dispositivi che, pur essendo essenziali per l’assistenza, possono diventare “porte d’ingresso” per i batteri.

Nella sepsi neonatale le conseguenze possono essere gravi. I neonati prematuri sono più fragili e hanno un rischio maggiore di complicanze rispetto ai bambini nati a termine. 

Sepsi nei bambini

Nei bambini, la sepsi è rara, ma se il processo si avvia può evolvere rapidamente. La causa più frequente è la polmonite, che è inoltre la principale causa di morte nei bambini sotto i 5 anni.

In passato, batteri come Haemophilus influenzae di tipo b e Streptococcus pneumoniae (sepsi fulminante da pneumococco) erano tra le cause più frequenti di sepsi nei bambini piccoli. Oggi, grazie alle vaccinazioni, queste infezioni sono diventate molto meno comuni e le forme gravi si sono ridotte drasticamente. 

Un altro batterio importante è il meningococco (sepsi meningococcica), che può colpire anche bambini perfettamente sani, soprattutto nei primi anni di vita e nell’adolescenza, causando infezioni gravi e improvvise, come la già citata meningite. 

L’infezione da meningococco può iniziare improvvisamente con febbre alta, vomito, mal di testa, difficoltà di concentrazione e forti dolori muscolari. I segni più tipici della meningite non sono sempre presenti, soprattutto nelle fasi iniziali, rendendo spesso la diagnosi difficile.

In alcuni casi, l’infezione può evolvere rapidamente e causare la comparsa di macchie scure sulla pelle, segno di un grave coinvolgimento dei vasi sanguigni. Questa è una condizione seria che richiede cure urgenti in ospedale.

Anche per questo batterio esiste un vaccino, che rappresenta la forma più efficace di prevenzione.

Diagnosi

La diagnosi di sepsi deve essere effettuata rapidamente. Oltre a una visita accurata, i medici possono richiedere degli accertamenti, come esami del sangue, emocoltura (verifica se ci sono batteri nel sangue) e il rilevamento di vari parametri vitali. 

Nel bambino la diagnosi si basa su complessi criteri clinici specifici per l’età, che indicano il fallimento di sistemi vitali come quello cardiovascolare, respiratorio, della coagulazione o neurologico. I criteri Phoenix sono oggi considerati il miglior strumento per la diagnosi e la valutazione della sepsi e dello shock settico in età pediatrica. 

Trattamento

La sepsi e lo shock settico sono emergenze mediche. Il trattamento va condotto in ambito ospedaliero e con il coinvolgimento di più figure sanitarie per un approccio multidisciplinare. La terapia della sepsi varia caso per caso, ma generalmente include:

  • antibiotici ad ampio spettro per via endovenosa, a seconda dell’età del bambino e in base ai risultati dell’emocoltura e dell’antibiogramma;
  • somministrazione di liquidi e farmaci per sostenere il sistema cardiovascolare;
  • ossigenoterapia e supporto dei parametri vitali;
  • monitoraggio del funzionamento degli organi.

Nei casi più gravi può essere necessario il ricovero in terapia intensiva.

Un’infezione non curata può evolvere rapidamente, rendendo fondamentale la tempestività del trattamento. Per questo motivo è sempre importante affidarsi alle cure di un pediatra se si ha la sensazione che qualcosa non torni o che il bambino sia differente dal solito.

Prognosi e complicanze

Sebbene la medicina abbia fatto passi da gigante riducendo i casi di morte per sepsi, la sepsi acuta e la sepsi fulminante restano particolarmente aggressive e possono lasciare “cicatrici” anche nella vita adulta. In particolare:

  • Sullo sviluppo cognitivo e motorio. Oltre ai danni neurologici immediati, a seguito di una sepsi grave, i bambini possono mostrare ritardi nell’apprendimento, difficoltà nel linguaggio o problemi nella coordinazione motoria.
  • Deficit sensoriali. Si possono verificare problemi alla vista, inoltre l’uso di alcuni farmaci salvavita potrebbe causare una diminuzione dell’udito.
  • Problemi di crescita. La sepsi severa, in particolare nei prematuri e nei lattanti con peso molto basso, aumenta il rischio di deficit di crescita con possibili problemi di nutrizione e sviluppo fino ai primi anni di vita.

Non tutti i bambini avranno esiti negativi e alcuni studi a lungo termine mostrano possibili recuperi. Per questo è prudente garantire controlli regolari per verificare la crescita e lo sviluppo motorio/cognitivo, garantendo un supporto nutrizionale e riabilitativo ai bambini che hanno contratto un’infezione grave.

Prevenzione

Sebbene sentire la parola sepsi possa spaventare, non dobbiamo dimenticare che la prevenzione è la nostra alleata più forte: le vaccinazioni (come quelle contro Pneumococco e Meningococco) hanno abbattuto drasticamente i casi gravi, rendendoci immuni contro infezioni un tempo temibili. 

Una corretta igiene delle mani e un uso responsabile degli antibiotici – solo quando prescritti dal pediatra – contribuiscono a ridurre le infezioni gravi e le conseguenze della sepsi.

Restate in ascolto dei vostri bambini: se percepite qualcosa di anomalo, non esitate a consultare il medico. Agire con prudenza e tempestività trasforma spesso una situazione critica in una storia a lieto fine.

Immagine per l'autore: Federico Loi
Federico Loi

Pediatra di libera scelta nella provincia di Bologna, nella pratica clinica tratta principalmente le tematiche legate all’alimentazione, alla dermatologia e allo sviluppo in età pediatrica. Al di fuori dell’attività ambulatoriale, è autore di un manuale di pediatria rivolto ai giovani medici e collabora con Uppa dal 2024

Bibliografia
  • AA.VV., “International Consensus Criteria for Pediatric Sepsis and Septic Shock”, JAMA. Febbraio 2024.
  • Meenakshi Singh; Mahdi Alsaleem; Cory P. Gray, “Neonatal Sepsis”, Statpearls, Settembre 2022.
  • ISS, “Sepsi materna e perinatale: il progetto Oms Global Maternal Sepsis Study (Gloss)”, giugno 2020.
  • Randolph AG, McCulloh RJ, “Pediatric sepsis: important considerations for diagnosing and managing severe infections in infants, children, and adolescents”, Virulence, Gennaio 2014.
Articolo pubblicato il 17/03/2026 e aggiornato il 17/03/2026
Immagine in apertura damircudic / iStock

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