Settima settimana di gravidanza

Siamo in una fase decisiva dello sviluppo embrionale: mentre iniziano a formarsi organi e apparati, il corpo della donna affronta profondi cambiamenti ormonali. Conoscere sintomi, esami consigliati e corrette abitudini aiuta a vivere questo periodo con maggiore serenità e consapevolezza

Immagine per l'autore: Margherita Borgatti
Margherita Borgatti , ostetrica e docente
Donna durante la settima settimana di gravidanza

La settima settimana di gravidanza fa parte di un periodo “magico” della gestazione: anche se all’esterno il corpo della mamma non rivela ancora nulla, al suo interno, nell’utero, è in corso una vera e propria rivoluzione biologica. In questi giorni l’embrione cresce a una velocità sorprendente, gettando le fondamenta di tutti i suoi futuri organi.

Ma cerchiamo di capire più nel dettaglio tutti i cambiamenti in corso, i segnali che si possono cogliere, gli esami da effettuare e alcune raccomandazioni.

Sviluppo dell’embrione a 7 settimane

La settima settimana, che va precisamente da 6+0 a 6+6 settimane di età gestazionale, rientra nel secondo mese di gravidanza. Si tratta di una fase precoce ma cruciale, in cui il corpo della mamma si sta ancora adattando alla tempesta ormonale iniziale, mentre l’embrione accelera il suo sviluppo. L’embrione infatti ha raddoppiato le sue dimensioni rispetto alla settimana precedente: ha una lunghezza che varia tra i 5 e i 10 millimetri e un peso leggerissimo, che oscilla all’incirca tra lo 0,2 e i 2 grammi. Per dare un’idea visiva di queste proporzioni, basti pensare che in questa fase ha la grandezza tipica di un piccolo mirtillo.

A livello visivo vi è una netta sproporzione tra la testa e il resto del corpo: la testa è infatti enormemente più grande rispetto al tronco, per fare spazio al sistema nervoso in espansione. Proprio in questi giorni, però, comincia a delinearsi il collo, che aiuterà a separare e sollevare gradualmente la testa dal petto. A livello del sacro è ancora ben visibile una piccola coda embrionale, un residuo evolutivo destinato a riassorbirsi completamente nel giro di poche settimane per formare il coccige. Si formano gli abbozzi di naso, bocca, labbra e lingua e sotto le gengive spuntano le primissime gemme dei dentini da latte. Gli occhi continuano a svilupparsi e compaiono le membrane che daranno origine alle palpebre.

Il cuore, che ha iniziato a battere già nelle settimane precedenti, pulsa a una frequenza altissima, compresa tra i 90 e i 150 battiti al minuto (bpm). Grazie allo sviluppo iniziale dei muscoli e del sistema nervoso, in questa settimana si verificano i primissimi movimenti spontanei e riflessi, piccoli guizzi impercettibili che testimoniano la straordinaria vitalità di questa nuova vita.

Inizia a formarsi la struttura della colonna vertebrale e dello scheletro primitivo. Le braccia e le gambe si allungano, mostrando alle estremità i piccoli abbozzi di quelle che diventeranno manine e piedini. Si formano i sistemi digestivo e respiratorio. Fanno la loro comparsa i primissimi abbozzi di polmoni, intestino, pancreas, reni e fegato, che ha un compito speciale: è già in grado di sintetizzare autonomamente le cellule del sangue, prima che questo ruolo passi definitivamente al midollo osseo. Compaiono inoltre i primi abbozzi degli organi sessuali. Tuttavia, il sesso biologico non è ancora determinabile tramite ecografia, poiché le strutture esterne sono identiche sia per i maschi che per le femmine.

Feto o embrione?

La gravidanza dura in media 40 settimane gestazionali (circa 38 settimane a partire dal concepimento) e si divide in due fasi: quella embrionale e quella fetale. A sette settimane ci troviamo nel pieno della fase embrionale.

Spesso, nel linguaggio comune, a questa epoca si parla già erroneamente di “feto”, ma da un punto di vista scientifico il futuro bambino è ancora, a tutti gli effetti, un embrione. La fase embrionale infatti va dalla quarta alla nona settimana, una fase delicatissima chiamata organogenesi in cui le cellule si differenziano per formare i primi abbozzi degli organi. Si parla di feto a partire da 9+0 (inizio della decima settimana).

Quando la gioia convive con la paura

Ho incontrato Maria alla settima settimana di gravidanza e ho visto subito il paradosso tipico di questa fase: all’esterno la gravidanza è ancora invisibile, ma nel corpo della donna è già in corso una vera e propria rivoluzione. Maria mi ha raccontato di sentirsi profondamente stanca e di vivere continue oscillazioni emotive. La gioia per aver visto quel piccolo battito all’ecografia conviveva con una paura costante: quella che la gravidanza potesse interrompersi da un momento all’altro.
Durante il colloquio abbiamo parlato di queste emozioni, che sono molto più comuni di quanto si pensi. L’ho rassicurata sul fatto che la spossatezza è una normale conseguenza dei cambiamenti fisiologici della gravidanza e che la paura non è un segno di debolezza o di scarsa fiducia, ma una reazione comprensibile in una fase così delicata. A volte, sentirsi accolte e poter dare un nome a ciò che si prova è già un primo passo per vivere con maggiore serenità le prime settimane di gravidanza.

Cambiamenti nel corpo della madre

Alla settima settimana di gravidanza, il corpo materno lavora a pieno ritmo per adattarsi alla nuova vita, attivando profonde trasformazioni. L’utero ha ora la grandezza di un’arancia. La pancia non è ancora visibile, ma l’addome può apparire leggermente più rotondo e il seno più gonfio e sensibile a causa della rapida crescita delle ghiandole mammarie. 

Durante la gestazione il volume del sangue aumenta del 48% (~1.250 mL), mentre i globuli rossi crescono solo del 18% (~250 mL). Questo fenomeno provoca emodiluizione (diminuzione della concentrazione di globuli rossi e di altri elementi corpuscolati nel sangue), inizia alla 6ª settimana ed è un segno fondamentale del corretto sviluppo del feto. Per pompare questo surplus, il cuore accelera di 8-16 battiti al minuto.

L’aumento di peso ideale in questa fase è minimo, con l’indicazione di non superare i 500-600 grammi al mese. Intanto, nell’utero continua a formarsi la placenta, che però non è ancora biologicamente funzionante (il nutrimento è ancora gestito dal sacco vitellino).

Sintomi della settima settimana di gravidanza

A sette settimane gli ormoni della gravidanza, in particolare il progesterone e l’ormone beta HCG, raggiungono livelli altissimi, modificando profondamente il metabolismo, la digestione e l’umore. La nausea tende ad aumentare, poiché aumentano i livelli di beta hCG nel sangue, che raggiungono i livelli massimi a 9-11 settimane. Odori prima impercettibili o graditi (come il caffè, il profumo del partner o il cibo in cottura) possono improvvisamente scatenare una forte nausea. Molte donne avvertono un sapore metallico, la sensazione riportata è quella di una “moneta in bocca” (disgeusia): è un fenomeno innocuo, legato sempre alle fluttuazioni ormonali, che solitamente scompare nel secondo trimestre.

Il progesterone ha invece un effetto miorilassante: rilassa i muscoli lisci del corpo per permettere all’utero di espandersi, ma ciò causa un rallentamento dell’intero sistema digerente. Si può verificare reflusso e bruciore di stomaco, ma anche gonfiore e stitichezza

Sentirsi esauste, anche dopo aver dormito molte ore, è assolutamente normale, visto che il corpo sta compiendo un lavoro immenso. Il seno aumenta di volume, le vene diventano più visibili e i capezzoli più scuri e doloranti. Anche se l’utero è ancora dentro al bacino, l’aumento del flusso sanguigno nella zona pelvica stimola i reni a produrre più urina, costringendo a visite frequenti al bagno. È fisiologico anche un aumento di perdite vaginali bianche, fluide e inodori. Si parla di leucorrea gravidica e ha una funzione protettiva fondamentale: serve a mantenere il canale cervicale pulito e difendere l’utero dai batteri.

Il sistema circolatorio si sta dilatando per pompare più sangue verso l’utero, causando spesso un calo della pressione arteriosa nel primo trimestre. Se a questo si sommano i cali di zuccheri (ipoglicemia), la sensazione di svenimento è quasi assicurata. Consiglio: Evitate di alzarvi in modo brusco dal letto o dalla sedia e portate sempre con voi piccoli spuntini a base di carboidrati complessi (cracker, fette biscottate) per spezzare il digiuno e mantenere stabile la glicemia.

Pianti improvvisi, irritabilità e ansia sono all’ordine del giorno. Non è solo lo stress del cambiamento, ma l’effetto diretto degli ormoni sul sistema nervoso.

E se non si hanno sintomi? Molte donne vivono la 7ª settimana in perfetto benessere, senza nausee o dolori. L’assenza di sintomi non è indice di problemi: ogni corpo reagisce agli ormoni in modo unico e soggettivo.

Rimedi contro la nausea

Per contrastare la nausea talvolta è sufficiente modificare alcune abitudini, a partire dal riposo. Poiché l’affaticamento e lo stress peggiorano il malessere, è importante dormire molto e fare regolarmente delle passeggiate all’aria aperta. Al mattino, un ottimo trucco è fare uno spuntino secco prima ancora di alzarsi, sgranocchiando cracker, grissini o fette biscottate.

Un altro consiglio è quello di bere lontano dai pasti e a piccoli sorsi per non riempire troppo lo stomaco: in questo senso, possono dare sollievo acqua frizzante, cubetti di ghiaccio da sciogliere in bocca o una fettina di limone nell’acqua. Per regolarizzare l’intestino e prevenire la stitichezza, è fondamentale mantenere una buona idratazione e consumare molte fibre. Invece di abbuffarsi, si raccomandano piccoli pasti frequenti, circa cinque o sei al giorno, preferendo cibi freddi e ricchi di carboidrati complessi, che sono più facili da digerire e stabilizzano la glicemia. Vanno evitati i cibi piccanti, grassi o eccessivamente acidi, così come tutti gli odori che scatenano il fastidio. 

Se questi accorgimenti non bastano, si può ricorrere a rimedi naturali come lo zenzero, sotto forma di tisane, caramelle o biscotti, oppure a tisane specifiche per lo stomaco e ai braccialetti da digitopressione, che stimolano un punto sul polso utile a bloccare il senso di vomito. Nei casi più resistenti, il medico può consigliare l’integrazione di Vitamina B6

Sebbene la nausea sia un disturbo comune, non va mai sottovalutata quando si trasforma in qualcosa di più serio. Se il vomito diventa così frequente e severo da rendere impossibile trattenere acqua e cibo, si potrebbe essere di fronte ad un quadro di iperemesi gravidica. In questo caso si raccomanda di consultare gli specialisti della gravidanza, poiché tale  condizione richiede un intervento per evitare il rischio di disidratazione e tutelare mamma e bambino.

Alimentazione in gravidanza

In gravidanza non occorre “mangiare per due”, ma mangiare meglio. Il modello ideale è la dieta mediterranea: un’alimentazione bilanciata ricca di cereali integrali, legumi, frutta, verdura e grassi buoni. La salute in età adulta si costruisce già nella pancia della mamma grazie all’epigenetica. Il cibo che la donna consuma in gravidanza agisce infatti come un “interruttore” in grado di attivare o spegnere determinati geni del feto (fetal programming), riducendo il rischio che il bambino sviluppi patologie come obesità e diabete da grande. In particolare, nutrienti come folati, colina, metionina e vitamine B6 e B12 creano modifiche protettive permanenti. Gli studi dimostrano, ad esempio, che la colina è fondamentale per lo sviluppo del cervello fetale, poiché stimola la nascita di nuovi neuroni nell’area responsabile della memoria e dell’apprendimento. Al contrario, vanno ridotti i dolci, la carne rossa e i cibi acidi

La sicurezza a tavola è fondamentale: per prevenire infezioni come la toxoplasmosi, è necessario consumare carni ben cotte e lavare accuratamente frutta e verdura. Sono invece da escludere:

  • alcolici;
  • carne e pesce crudi (incluso il sushi);
  • uova crude;
  • insaccati crudi;
  • latte non pastorizzato e formaggi freschi o erborinati da latte crudo (come il gorgonzola).

Si raccomanda l’assunzione di almeno due litri di acqua al giorno. In caso di pancia gonfia o difficoltà digestive, un ottimo alleato naturale è una tisana tiepida a base di semi di finocchio, cardamomo, cumino o anice stellato.

Sport e attività fisica

In gravidanza, un’attività fisica regolare e moderata (circa 30 minuti al giorno o 150 a settimana) è fortemente raccomandata per tutte le donne sane. Il movimento migliora l’apporto di sangue alla placenta, riduce il rischio di cesareo, diabete gestazionale e ipertensione, controlla il peso del feto e contrasta i dolori pelvici. Tra le attività consigliate: camminate, nuoto, cyclette, yoga e pilates.

Esami e controlli del primo trimestre

Il primo trimestre è un momento cruciale per impostare il corretto monitoraggio della gravidanza. Tutto inizia con la prima visita ostetrico-ginecologica, durante la quale lo/la specialista apre la cartella clinica, vengono rilevati pressione arteriosa, peso corporeo e prescritti i primi esami di routine, a partire dalle analisi delle urine con urinocoltura, utili a escludere infezioni asintomatiche.

I prelievi del sangue servono invece per controllare l’emocromo e verificare l’immunità verso infezioni come toxoplasmosi, rosolia e citomegalovirus (quest’ultimo non rientra nei LEA, ma di solito viene comunque verificata l’immunità). Il monitoraggio delle Beta hCG nel sangue, invece, non è di routine, ma viene richiesto solo in determinate situazioni, per verificare che la gestazione stia procedendo adeguatamente.

A tutte le donne in gravidanza deve essere offerta un’ecografia nel primo trimestre, dopo la 7ª settimana di gravidanza: è uno strumento fondamentale per determinare con precisione l’età gestazionale, stabilire la data presunta del parto e scoprire l’eventuale presenza di una gravidanza gemellare. Tuttavia il periodo ideale per effettuare l’ecografia è tra 11+0 e la 13+6 settimane poiché è possibile eseguire contemporaneamente la misurazione della translucenza nucale, controllo fondamentale per lo screening delle aneuploidie (le anomalie dei cromosomi).

Per calcolare l’esatta epoca gestazionale, lo specialista si basa sulla misurazione della lunghezza vertice-sacro dell’embrione. È fondamentale non ritardare questo appuntamento: una datazione tardiva rende difficile calcolare con precisione l’età del feto e fa perdere il momento utile per accedere ai successivi test di screening prenatale.

Stato emotivo e psicologico

Il primo trimestre è un periodo di profondi cambiamenti fisici ed emotivi, spesso segnato da stanchezza, sonno, fatica ad adattarsi e sentimenti contrastanti. Anche se la gravidanza non è ancora visibile all’esterno, la futura mamma avverte già che il proprio corpo è diverso.

Questo periodo è frequentemente dominato da dubbi e dalla paura dell’aborto spontaneo, tanto che molte coppie scelgono di non comunicare subito la notizia. Questo vissuto diventa ancora più complesso dopo un aborto precedente, dove la gioia convive con la fatica di legarsi a una nuova vita per timore di soffrire ancora. In questo scenario, diventano fondamentali il supporto del partner e il dialogo di coppia per accogliere e superare insieme le paure. Questo coinvolgimento precoce non solo sostiene la mamma, ma avvia il ruolo attivo del partner nella costruzione della genitorialità, un percorso condiviso che inizia ben prima della nascita.

Rischio di aborto spontaneo

Il rischio di aborto spontaneo è un evento purtroppo frequente: la statistica ci dice che colpisce circa una gravidanza su sei nelle prime settimane. Nelle pazienti sottoposte a PMA questo rischio oscilla tra il 15% e 25%, appena superiore al rischio medio di aborto nelle gravidanze insorte spontaneamente. 

Le anomalie cromosomiche e genetiche dell’embrione rappresentano la causa principale di queste interruzioni precoci (interessando fino al 69,2% dei casi tra la 6ª e la 9ª settimana). Tali anomalie dipendono spesso dall’età materna avanzata o da alterazioni del liquido seminale.

Oltre ai fattori genetici, la letteratura medica individua tra le possibili cause le infezioni da virus (Herpes, CMV, Parvovirus) o batteri (Chlamydia trachomatis, Ureaplasma), che possono annidarsi nell’endometrio causando l’aborto. Al contrario, l’infezione da HPV non aumenta il rischio.

Per proteggere la salute della gestazione è fondamentale adottare comportamenti corretti, focalizzandosi sugli unici fattori davvero modificabili:

  • Stile di vita. È indispensabile smettere di fumare, evitare alcolici e sostanze stupefacenti, poiché l’abuso di tabacco e alcol aumenta drasticamente la frequenza di aborto precoce.
  • Sicurezza e igiene. Prestare massima attenzione a infezioni e intossicazioni alimentari (evitando cibi crudi o non lavati) e alle tossine professionali (piombo, mercurio, benzolo).

Poiché la stragrande maggioranza degli aborti è determinata da difetti genetici intrinseci dell’embrione o da disfunzioni metaboliche/immunitarie sistemiche, va sempre ribadita la totale assenza di colpa della mamma di fronte a questo doloroso evento.

Sesso in gravidanza

Durante il primo trimestre, i rapporti sessuali sono consentiti e consigliati, in assenza di controindicazioni mediche (come perdite di sangue). Quando la gravidanza procede normalmente, l’intimità offre benefici per il benessere fisico e psicologico della coppia, riducendo lo stress e rafforzando il legame.

È però normale avvertire un calo della libido femminile nel primo trimestre, a causa degli sbalzi ormonali e dei possibili sintomi come nausea e stanchezza. A tal proposito, è fondamentale il dialogo di coppia, per rispettare i bisogni di entrambi e vivere questo periodo con serenità.

La scelta del professionista che accompagnerà la gravidanza è fondamentale per vivere l’attesa con serenità e sicurezza. L’ostetrica è la figura professionale che assiste in totale autonomia la gravidanza fisiologica (cioè senza complicazioni). Il ginecologo, essendo un medico specialista, interviene invece in caso di gravidanza a rischio o patologica. Tra le competenze dell’ostetrica rientra la conduzione dei corsi di accompagnamento alla nascita. La scelta del professionista dipende dal tipo di percorso desiderato e può avvenire presso il consultorio familiare (territoriale, fortemente orientato alla fisiologia e alla guida dell’ostetrica) o tramite ambulatori ospedalieri e privati (più indicati se è necessaria la presenza costante del ginecologo).

Quando comunicare la gravidanza? La scelta è personale, ma molte coppie preferiscono dare la notizia alla fine del primo trimestre. Intorno alla 12ª settimana, infatti, il rischio di aborto spontaneo cala drasticamente e l’esecuzione della prima ecografia offre la serenità necessaria per condividere l’attesa.

Domande pratiche e approfondimenti

Durante la gravidanza, è normale avere piccoli dubbi sulla gestione della vita quotidiana. Se, ad esempio, la gestante ha il desiderio di tingersi i capelli, il consiglio è di evitare i trattamenti nel primo trimestre e prediligere alternative più delicate, come l’henné puro o colorazioni senza ammoniaca.

Per gestire i fastidi di queste prime settimane, come la nausea, è possibile inoltre affidarsi all’omeopatia e ai rimedi naturali, che offrono un valido supporto: è bene però evitare il fai-da-te e chiedere sempre prima all’ostetrica o al medico di riferimento, perché anche le erbe possono avere effetti indesiderati se non usate correttamente.

Immagine per l'autore: Margherita Borgatti
Margherita Borgatti

Lavora come ostetrica negli ospedali bolognesi dal 2018 e conduce corsi di accompagnamento alla nascita. Dal 2020 è professoressa a contratto presso l’Università di Bologna, per il corso di Laurea in Ostetricia. Ha elaborato e coordinato un progetto, in collaborazione con l’Università di Bologna, di protezione e promozione dell’allattamento al seno, sostenendo a domicilio le mamme con difficoltà nell’avvio dell’allattamento.

Articolo pubblicato il 14/07/2026 e aggiornato il 14/07/2026
Immagine in apertura Vladimir Vladimirov / iStock

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