Obesità: quale ruolo per le istituzioni?

Le istituzioni hanno il compito di difendere la salute dei cittadini e l'obesità è un problema su cui bisogna intervenire al più presto per tutelare innanzitutto i bambini

Lucio Piermarini,
pediatra
Obesità: quale ruolo per le istituzioni?

I giornali ne sono pieni (ora ci si mette anche UPPA), per non parlare della TV, delle iniziative nelle scuole e dello sgolarsi dei pediatri, ma ormai nessuno lo può più negare: tutte le iniziative per combattere il sovrappeso e l’obesità dei bambini centrate sull’informazione sono miseramente fallite. Anche i pochi risultati ottenuti, a caro prezzo, sono stati effimeri. Certo l’informazione va fatta sempre e dappertutto, ma se non è inserita in un’azione globale su tutti i fattori determinanti servirà a poco.

Il PIL sale, la felicità diminuisce

E questa azione ancora la stiamo aspettando. La selezione nei millenni di un patrimonio genetico “risparmioso” ci rende vulnerabili: siamo programmati per resistere alla carenza di cibo e non alla sua abbondanza e così per ingrassare non è necessario essere pigri o mangiare esageratamente, ci frega la nostra stessa efficienza. Poi ci si mette anche il sistema affaristico del cibo, che ci conosce bene, ci studia, ci analizza, individua le nostre predilezioni, le nostre debolezze, sfrutta la nostra tendenza al tutto e subito, e piazza le sue trappole, ovunque, senza pietà, per tutti, senza distinzione di età, sesso, condizioni di salute.

Il suo unico obiettivo è vendere, aumentare la produzione e i profitti, soddisfare gli azionisti, incrementare il PIL; anche se, mentre le nazioni crescono sempre più, i popoli, pur aumentando i consumi, sembrano sempre meno felici.

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Autosvezzamento
Come passare al cibo “dei grandi” senza drammi, lo speciale a cura del pediatra Lucio Piermarini
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Un obiettivo da raggiungere insieme

Senza ignorare o disprezzare quanto di buono ci ha portato lo sviluppo economico, ci sarebbe piaciuto che si fosse accompagnato a un vero e più compiuto progresso, che magari risparmiasse i bambini che, si sa non sono maturi, non hanno conoscenze nutrizionali, non sono capaci di rendersi conto dei rischi del loro comportamento, sono facilmente influenzati dalla pubblicità, non sono in grado di pianificare le loro scelte in funzione di vantaggi futuri, ma cedono alla tentazione di una gratificazione immediata. Nessuno può farcela da solo, ma tutti insieme sì.

Soprattutto se per “insieme” intendiamo chi ci rappresenta, delegato da noi a prendere tutte quelle decisioni che riguardano gli interessi dell’intera comunità. Gli interventi politici in senso lato sono ormai considerati essenziali per imprimere una svolta decisiva al problema obesità, in quanto solo essi possono incidere sui determinanti fondamentali dell’epidemia. Ne elenchiamo i più efficaci e praticabili:

  • incorporare nelle politiche agricole obiettivi di salute, orientando con sgravi fiscali la produzione verso alimenti più salutari, ad esempio meno allevamenti di animali e più coltivazioni di vegetali
  • eliminare la pubblicità di alimenti non salutari, almeno quella rivolta ai bambini
  • etichettatura, con un sistema facilmente interpretabile, degli alimenti non salutari
  • tassare almeno del 10% le bevande dolci e i cibi non salutari
  • non deducibilità dalle tasse delle spese pubblicitarie per cibi non salutari
  • programmazione della mobilità urbana centrata sulla dissuasione dall’uso dell’automobile, sul potenziamento del trasporto pubblico e sulla creazione di percorsi pedonali e piste ciclabili
  • parchi gioco di quartiere attrezzati e sorvegliati (magari finanziati spostando i finanziamenti dalla costruzione di impianti per l’agonismo)
  • promozione dell’allattamento al seno
  • promozione nelle scuole di diete salutari, attività fisica e riduzione di TV e videogiochi
  • migliorare il livello culturale e la preparazione scientifica delle famiglie (UPPA, nel suo piccolo, si dà da fare)
  • diminuzione della temperatura degli ambienti durante l’inverno (18° C sarebbero l’ideale)

Se queste norme venissero messe in atto, non è che ci ritroveremmo di colpo in un ambiente simile a quello dei nostri antenati preistorici, che al cibo dovevano corrergli dietro o staccarlo dalla cima degli alberi, ma sicuramente ci tornerebbe più facile mangiar meno e meglio, fare più spesso le scale, andare a piedi o in bici, fare un po’ di ginnastica in casa per scaldarci.

Ciò non toglie che peserà sempre sulle spalle dei genitori il compito di guidare i figli e rinforzare l’abitudine a comportamenti corretti, senza mai dimenticare che per loro, nel bene e nel male, essi saranno un inevitabile e autorevole modello.

La dieta mediterranea

Non vorremmo tediarvi più con la dieta mediterranea, ma fatto sta che continua a essere sempre di più raccomandata come la migliore per ottenere un equilibrio nutrizionale senza sentirsi morire di fame. In poche parole si tratta di rovesciare il rapporto tra alimenti animali e vegetali: può sembrare sconvolgente, ma non è così drammatico, considerando che non si deve rinunciare a nulla e, in realtà, si imparano ad apprezzare nuovi e imprevedibili gusti.

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L’obiezione diffusa che i bambini non amano verdure e frutta dovrebbe, almeno ai vecchi lettori di UPPA, risultare ormai obsoleta. Per gli ultimi arrivati sottolineiamo di nuovo e con forza, e per tutti, che i primi ad adeguare la dieta a criteri di equilibrio qualitativo e quantitativo debbono essere i genitori; i figli seguiranno l’esempio. Meglio se questo avviene fin dal primissimo inizio dello svezzamento, aspettando le prime richieste del bambino e assecondandole sempre, praticando quella che oggi chiamiamo Alimentazione Complementare a Richiesta. Questa modalità favorisce l’autocontrollo e la varietà della dieta, senza problemi di selezione.

Un piccolo trucco…

La maggior parte dei bambini, se non disturbati, riescono a regolare adeguatamente il loro appetito, ma esistono anche dei bambini particolari che, per loro costituzione genetica, presentano un maggiore difficoltà a restare in equilibrio. Per questi bambini riportiamo qui di seguito alcuni trucchi del professor Panizon, ripresi dallo speciale “bilancia” pubblicato su UPPA nel 2003:

«Tanta verdura all’inizio del pasto. Esistono alimenti in grado (appena, appena) di moderare l’appetito, e nello stesso tempo di ridurre l’assorbimento: sono le fibre; in altre parole i vegetali. I ragazzi di oggi non amano le verdure né la frutta. Ma le verdure e la frutta (perfino i succhi di frutta non zuccherati e “interi”, cioè non trasparenti) contengono poche calorie e molte fibre; inoltre “ingombrano” lo stomaco perché contengono molta acqua. Ebbene, un buon piatto di verdure (o una zuppa, o la verdura passata), poco condito, in apertura del pasto, ha l’effetto di sedare l’appetito e poi di ridurre e graduare l’assorbimento dello zucchero e del grasso. Inoltre fare più pasti (gli obesi a volte mangiano una sola volta nella giornata) aumenta il consumo di calorie da parte dell’organismo (perché anche la digestione è un lavoro) e riduce la voracità».

Pubblicato il 28.05.2015 e aggiornato il 18.03.2019