Terapia dell’obesità nei bambini

Esistono tre punti fondamentali per curare l'obesità: attività fisica, dieta equilibrata e, insieme a questi, un disteso clima familiare

Lucio Piermarini,
pediatra
Terapia dell’obesità nei bambini

Curare i bambini che oggi hanno problemi di peso resta un compito improcrastinabile. Per farlo, spesso occorre cambiare radicalmente sotto diversi aspetti, e cambiare è sempre una sfida, che richiede motivazione per il pediatra e per la famiglia. Per cominciare, alle visite di controllo chiedete al pediatra come va il BMI (Body Mass Index) di vostro figlio, se supera la soglia di rischio o se si sta alzando bruscamente rispetto alla visita precedente. I genitori hanno i bambini continuamente sotto gli occhi e non sempre riescono a valutare il loro peso da soli; spesso il pediatra ha paura di parlarne perché si è accorto di quanto siano diventati ipersensibili su questo tasto e non sa come affrontare il problema, ma lo farà volentieri se sarete voi ad autorizzarlo.

Tacere e aspettare, rimandando il problema, non è di alcuna utilità. L’obesità con gli anni aumenta, e tende a persistere dall’infanzia all’adolescenza. Non illudiamoci che il percorso sia più facile quando il bambino stesso prenderà coscienza del problema e potrà usare la sua forza di volontà. Il bambino, più dell’adolescente, può essere gestito e aiutato facilmente con l’esempio: è meglio che il medico parli solo con i genitori e non coinvolga i figli, se non verso l’adolescenza. Noi adulti abbiamo il compito di scegliere lo stile di vita familiare e così i risultati saranno migliori.

La terapia dell’obesità impegna molto il pediatra. I percorsi educativi, gli unici oggi raccomandati e che hanno dato prova di funzionare, sono costosi per tempo e risorse. È possibile, quindi, che il vostro pediatra non se la senta di affrontare questa patologia: per aiutare qualcuno a cambiare bisogna trasmettergli la sicurezza che ce la possa fare. In ogni caso saprà sicuramente a chi affidarvi. È fondamentale che chi si prende cura del problema vostro e del vostro bambino lo faccia nel modo giusto: per educare a uno stile di vita più sano, occorre sostenerne l’autostima e l’autoefficacia, far lievitare la motivazione al cambiamento all’inizio e tenerla alta dopo. Se il vostro pediatra non è in grado di guidarvi lungo questo percorso, rivolgetevi a un altro professionista.

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BMI tra 85° e 95° percentile

Cosa fare se il BMI percentile è aumentato? Cosa ci può consigliare il nostro pediatra?  Se per fortuna ce ne siamo accorti per tempo, cioè quando ancora il BMI percentile è compreso fra 85° e 95°, basta davvero poco per rientrare in un binario migliore, senza divieti né sacrifici. Ridurre le attività sedentarie (tv, pc e videogiochi non oltre le due ore complessive al giorno) perché il rischio di obesità nei bambini cresce con l’aumentare del numero di apparecchi televisivi presenti in casa e raddoppia se il ragazzo ha il televisore nella propria stanza. Indirettamente ridurre la tv migliora l’alimentazione, promuove il movimento e riduce anche i danni psicologici causati dalla tv stessa (alterazioni dello sviluppo neuroevolutivo, della formazione culturale e lavorativa, promozione di comportamenti a rischio come isolamento sociale, abuso di alcool e droghe, sesso precoce). Purtroppo la tv è diventata la babysitter più gettonata ed è quasi gratuita.

BMI dal 95° in su

E se invece ci siamo accorti dell’eccesso di peso un po’ più tardi, quando il BMI ha già raggiunto il 95° o addirittura il 99° percentile? Non è mai troppo tardi: la giovane età rende sempre possibili il miglioramento e persino la guarigione. Sono tre i punti di forza del programma di cura.

Attività fisica

Il primo è muoversi di più. L’attività motoria è uno dei modi migliori per rimettere i forma i bambini e i ragazzi, tutte le organizzazioni internazionali consigliano almeno un’ora al giorno di gioco libero. I vantaggi dell’attività fisica sono tanti:

  • aumenta il consumo di energia, soprattutto quando ci appassiona
  • aiuta a controllare l’appetito riducendo la fame, soprattutto quella nervosa
  • accelera il metabolismo, anche nelle ore di riposo che seguono
  • migliora l’umore, l’autostima e l’immagine corporea, riduce la stanchezza, la noia, la solitudine e la tristezza

Perché il cambiamento dello stile di vita e i suoi benefici durino nel tempo, è necessario che le attività siano veramente piacevoli per il bambino e svolte in un ambiente gratificante. Quindi occorre rispettare le caratteristiche psicofisiche del bambino, i suoi limiti e i suoi bisogni.

In una prima fase è opportuno scegliere un’attività adeguata, favorire quelle a bassa intensità (camminare, andare in bicicletta, tirare calci a un pallone, saltare la corda, ballare, nuotare) e prolungare progressivamente la durata dell’esercizio (cominciando con pochi minuti fino a un’ora).

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Il bambino ha bisogno di divertirsi, di essere aiutato a vedere il miglioramento delle sue abilità per accrescere la sua autostima: muoversi diventerà per lui una scelta piacevole e i risultati stupiranno tutti. Vanno inizialmente evitati, o affrontati con prudenza, i programmi di esercizio troppo intenso, come pure l’attività agonistica: l’allenatore, se mira al successo agonistico, è portato a demotivare e a isolare i meno dotati, piuttosto che a spronarli a superare le difficoltà. Va precisato che muoversi è soprattutto il gioco spontaneo con genitori, fratelli e amici, la vita del cortile che oggi sembra perduta, ma che forse possiamo ritrovare.

Muoversi è anche svolgere le semplici attività della vita quotidiana: vestirsi, lavarsi, fare le scale, andare a scuola, a comprare qualcosa, aiutare nei lavori domestici (per un bambino può essere un gioco anche questo). Si può migliorare il comportamento motorio dei figli, modificando il proprio, con grande beneficio per tutti. Per il bambino è fondamentale che siano proprio i genitori a promuovere la sua voglia innata, e spesso sopita, di essere attivo: la sua motivazione al movimento può nascere dal piacere di seguire l’esempio delle persone per lui più importanti. L’attività motoria deve rispondere a un’esigenza naturale di muoversi, sperimentarsi, deve restare un piacere e non essere vissuto come un contatore negativo, una pura moneta di scambio, che consenta abusi alimentari senza ingrassare.

Alimentazione

Il secondo è mangiare un po’ meglio. Tutti pensano che per dimagrire si debba fare una dieta e pesare tutto ciò che si mangia; molti lo hanno già fatto, senza risultati durevoli. Noi vi proponiamo semplicemente uno stile alimentare più sano. Le famiglie sanno come si potrebbe mangiare più sano, ma non sempre riescono a farlo da sole e a volte hanno bisogno di un professionista: il pediatra può esservi di grande aiuto nel sostenervi. Autostima e fiducia sono la nostra ricetta per il successo. Perciò il compito che spetta al pediatra e la sua sfida è darvi fiducia nelle vostre capacità personali, sostegno e alcune informazioni su:

  • il ruolo di modelli dei genitori, che li rende i principali autori del cambiamento e quindi del progetto
  • la porzione personalizzata, cioè adeguata ai singoli bambini o ragazzi
  • la prima colazione
  • l’importanza della varietà dei cibi da offrire in modo equilibrato (la piramide alimentare)
  • l’importanza di associare a cambiamenti graduali del modo di mangiare, uno stile di vita motorio sano e piacevole
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Clima familiare disteso

Il terzo è instaurare in casa un clima più disteso. Quasi tutte le famiglie si devono confrontare con tanti problemi: lavoro, denaro, tempo, malattie, controlli sanitari, gestione degli anziani o di familiari non autosufficienti. Se la misura è esagerata, peggiora il clima familiare. A volte, anche quando il problema è stato superato, non si è più capaci da soli di tornare sereni. Alcuni sono cresciuti in famiglie dove il clima era un po’ rigido o poco espansivo e non sono abituati a comunicare. Provate a pensare al clima della vostra famiglia e al tempo che dedicate ad ascoltare i vostri bambini. L’ascolto è il modo migliore per aumentare l’autostima dei nostri figli, che resta lo strumento migliore per curare anche il loro problema di peso.

E i risultati? Per alcuni saranno immediati, per altri si faranno attendere: per valutarli fatevi aiutare dal vostro pediatra; lui (o lei) sa bene che prima devono cambiare i comportamenti e che a volte occorre tempo per trovare le giuste strade per cambiarli. Solo dopo potrà cambiare il BMI percentile del nostro bambino. Il pediatra conosce la storia della vostra famiglia e sa bene che il metabolismo dei bambini, l’età, il sesso, la fase puberale non sono uguali per tutti e ognuno deve fronteggiare le proprie difficoltà. Ognuno può fare un passo verso il cambiamento e tutti possono stare meglio di prima. Questo è un ottimo risultato!

Pubblicato il 18.05.2015 e aggiornato il 16.04.2019