Disturbi del comportamento: quali sono e come si manifestano

Se la bambina o il bambino ha atteggiamenti o reazioni inappropriate non sempre si tratta di veri e propri disturbi del comportamento. Per riconoscere questi ultimi, infatti, bisogna tener conto anche dell’intensità, della frequenza e della durata degli episodi

Francesca Ciceri , psicologa
Marcella Peroni , psicologa e psicoterapeuta
bambino con disturbi del comportamento piange

Cosa sono e in che modo si possono riconoscere i disturbi del comportamento nei bambini? Per comprendere un tema così delicato, partiamo da un esempio…

Sala d’attesa del pediatra. Marco, 8 anni, si butta a terra e inizia a urlare perché Laura e Andrea, i genitori, non lo hanno portato al parco. Loro provano a calmarlo senza alcun esito, mentre ripassano mentalmente ciò che devono dire al pediatra: Abbiamo bisogno di aiuto… Così non ce la facciamo più… Riceviamo solo richiami dalla scuola…

Non è la prima volta che i genitori di Marco si chiedono se il suo comportamento sia normale. Fin da piccolo è stato un bambino “difficile”, che andava sempre convinto a fare le cose – anche le più semplici, come mettersi le scarpe per uscire o sedersi a tavola per mangiare. Anche alla materna si opponeva alle maestre e non partecipava alle attività proposte, o lo faceva solo parzialmente. Nell’interazione con i suoi coetanei, poi, ha sempre fatto fatica, perché cerca il contatto con gli altri stuzzicandoli e provocandoli.

Laura e Andrea speravano che col tempo questi comportamenti migliorassero, ma con l’ingresso alla scuola primaria sono invece aumentati. Le insegnanti riportano che in classe Marco ha difficoltà a gestire i momenti in cui qualcosa non va come dice lui, manifesta frequenti episodi di rabbia e tentativi di sabotare le attività proposte. Ad esempio tormenta e provoca i compagni, sbatte i giochi sul tavolo quando perde, urla e si getta a terra se qualcosa non va come vorrebbe.

«Abbiamo sbagliato qualcosa noi?», si chiedono mortificati Laura e Andrea. «Siamo dei cattivi genitori?». La questione potrebbe riguardare altro. I comportamenti di Marco, infatti, sembrano rientrare nella categoria dei disturbi del comportamento, che comprende una svariata gamma di condotte socialmente disfunzionali.

Disturbi del comportamento: le cause

La causa esatta dei disturbi del comportamento non è nota, ma diversi studi hanno messo in evidenza che a svolgere un ruolo centrale è la combinazione di fattori genetici, ambientali, psicologici e sociali.

Non sempre opposizione, collera improvvisa, urla e reazioni inaspettate sono sintomo di disturbi del comportamento. «Dal giorno alla notte Giacomo è diventato tutto un “no”, “io”, “mio” – spiega il papà di un altro bambino – e quando io e sua mamma lo contraddiciamo lui inizia con i pianti, le urla e tanta, tanta rabbia. È come se volesse sfidarci in continuazione. Eppure prima non era così».

Ma Giacomo ha da poco compiuto 2 anni, e dobbiamo ricordarci che esistono fasi evolutive in cui comportamenti come i suoi sono la normale affermazione della propria personalità: non “capricci“, dunque, ma le prime modalità per iniziare ad affermare la propria autonomia. Gli inglesi chiamano questa fase i Terrible Twos.

Quindi – perdonate il gioco di parole – anche se a volte il comportamento del bambino è disturbante, non sempre si tratta di un disturbo!

Quali sono i disturbi del comportamento nei bambini?

Ma dunque come riconoscere i disturbi del comportamento nei bambini? Come distinguerli dai comportamenti legati a particolari fasi dello sviluppo o a particolari situazioni che il bambino sta magari vivendo in quel momento? 

I disturbi del comportamento hanno determinate caratteristiche, e per cercare di individuarli possiamo farci guidare da tre domande:

  1. Da quanto tempo si verificano questi episodi? I disturbi di comportamento sono reiterati nel tempo, quindi ripetuti e non occasionali. Dunque nel caso del bambino che un giorno si butta a terra piangendo perché non vuole andare via dal parco, non parliamo di disturbo del comportamento, ma semplicemente di un modo di comunicarci che, in quel momento, è difficile smettere di fare qualcosa di piacevole.
  2. Con che frequenza si ripetono questi comportamenti? Nel caso dei bambini con un disturbo del comportamento si ripetono con una frequenza elevatissima. Dunque dobbiamo cercare di capire quante volte in un giorno, in una settimana, in un mese si manifestano questi episodi.
  3. Siamo certi che questi comportamenti vengano messi in atto in almeno due contesti (ad esempio a casa e a scuola)? Nelle fasi evolutive i bambini possono incontrare dei momenti faticosi, ad esempio nella gestione delle relazioni a scuola. In questi casi il comportamento aggressivo potrebbe essere isolato e manifestarsi solo in un contesto (la scuola appunto) e in momenti specifici. Nel caso dei disturbi del comportamento, invece, i comportamenti problematici sono pervasivi e si presentano trasversalmente nei diversi contesti di vita.

Altro aspetto importante da tenere in considerazione è che nei disturbi del comportamento gli episodi assumono caratteristiche “estreme” tanto da risultare molto diversi dai comportamenti dei bambini di pari età (sono molto più frequenti e molto più intensi), oltre ad avere conseguenze negative per il bambino stesso e per gli altri (coetanei e adulti).

I disturbi del comportamento vengono definiti “esternalizzati” poiché i bambini riversano le loro difficoltà nell’ambiente che li circonda, mettendo in atto comportamenti che sono disfunzionali (impulsività, aggressività, violazione delle regole, atteggiamenti di sfida e, in generale, atteggiamenti sociali non appropriati) in maniera molto frequente.

Le tipologie di disturbo del comportamento che si caratterizzano per problematiche esternalizzate sono: 

  • disturbo oppositivo provocatorio (DOP);
  • disturbi della condotta, tra cui anche i disturbi misti della condotta e della sfera emozionale. 

Il DOP è un disturbo del comportamento infantile, mentre i disturbi della condotta sono tipici della preadolescenza e dell’adolescenza.

Come si manifestano i disturbi del comportamento? 

I disturbi del comportamento si manifestano attraverso una marcata difficoltà a rispettare le regole condivise, atteggiamenti di opposizione e provocazione verso l’adulto, uso dell’aggressività per ottenere qualcosa, bassissima tolleranza alla frustrazione e, di conseguenza, si riconoscono dalla pretesa che i propri bisogni personali siano più importanti e abbiano la precedenza rispetto a quelli degli altri.

Fortunatamente non tutti i comportamenti inopportuni dipendono da veri e propri disturbi. Come abbiamo accennato, per riconoscere i disturbi del comportamento lo specialista valuterà l’intensità, la frequenza e la durata degli episodi. Se i comportamenti disfunzionali avvengono in più ambiti (familiare, scolastico, relazionale) e non sono legati a una situazione in particolare, e se perdurano nel tempo, sarà infatti utile rivolgersi a uno psicologo e a un neuropsichiatra infantile per una valutazione più approfondita.

Ma vediamo più nel dettaglio quali sono le caratteristiche dei disturbi del comportamento a seconda delle tipologie descritte.

I bambini con disturbo oppositivo provocatorio (DOP) manifestano atteggiamenti oppositivi e provocatori molto più elevati, più intensi e più ricorrenti dei loro coetanei. Sottolineiamo ciò perché un certo grado di oppositività è tipico dei bambini nelle diverse fasi della crescita ed è dunque fisiologico (fa parte dello sviluppo!). Diversamente, nelle situazioni di disturbo oppositivo provocatorio vi è una ricorrenza molto alta e con tendenza alla cronicizzazione di alcuni comportamenti: in particolare, il mancato rispetto delle regole e la sfida rispetto alle richieste dell’adulto. In questi casi, i bambini sono spesso facilmente irritabili e di cattivo umore.

Il disturbo oppositivo provocatorio si può manifestare anche in attacchi di collera, polemica con gli adulti, e scarico di responsabilità dei propri comportamenti o dei propri errori sugli altri.

Il disturbo della condotta si caratterizza invece per comportamenti del preadolescente/adolescente che violano i diritti degli altri e le basilari norme di convivenza nei diversi ambienti in cui vive (familiare, scolastico, comunitario…).

Il disturbo della condotta si differenzia dal disturbo oppositivo provocatorio per l’insorgere di comportamenti devianti (come ad esempio furti, distruzione di oggetti e gravi violazioni di regole come scappare di casa, trascorrere fuori la notte senza permesso, marinare la scuola) e comportamenti di aggressività molto accentuati verso persone e animali.

I bambini con disturbo da deficit di attenzione e di iperattività (ADHD), che rientrano nei disturbi del neurosviluppo e non propriamente nei disturbi del comportamento, si caratterizzano per una difficoltà di attenzione e per un’impulsività che li portano a non pensare alle conseguenze delle proprie azioni; hanno bassa tolleranza alla frustrazione, difficoltà a modificare il loro comportamento sulla base dei loro errori e – come indica la dicitura stessa –  iperattività. Queste caratteristiche possono essere presenti in proporzioni variabili. 

Questa piccola nota sull’ADHD, che di per sé, come si è detto, non è un disturbo del comportamento, è stata inserita per le caratteristiche sopra descritte, come anche alcuni atteggiamenti di opposizione e provocazione nel momento in cui loro risorse attentive del bambino si sono esaurite.

Come intervenire su un bambino con disturbi del comportamento? 

Su consiglio del pediatra, Andrea e Laura si sono rivolti a un psicologo per una valutazione più approfondita del comportamento del loro bambino. Lo psicologo descrive loro ciò che ha osservato in Marco, ovvero i suoi continui alti e bassi, i repentini cambi d’umore e la scarsa capacità di gestire la frustrazione. Non c’è giudizio o colpa nelle parole dello specialista, ma un’osservazione puntuale del funzionamento del piccolo. 

«Questa è la linea di partenza, ora dobbiamo aiutare Marco ad aumentare la sua attenzione, a riconoscere come si sente e a comunicarlo con le parole. È come se in questo momento lui conoscesse un solo modo per esprimere la rabbia, ma possiamo eplorarne altri». Sentire di non essere più soli, che sono compresi e qualcuno li consiglia inizia a essere un sollievo per i genitori. Ora è chiaro, per loro, che l’impegno dovrà essere da parte di tutti.

L’intervento sui disturbi del comportamento implica infatti un allenamento e una consulenza che, oltre al bambino, comprende i genitori (parent training o counselling) e gli insegnanti (teacher training), al fine di trovare i modi più indicati per rispondere alle esigenze di Marco. La terapia comprende l’utilizzo di parole, attività e giochi che aiuteranno il bambino a mettere insieme pensieri, emozioni e comportamenti. 

Non entriamo nel dettaglio della tipologia di intervento più adatta per i disturbi esternalizzati, ma citiamo giusto alcuni degli interventi basati saldamente sulla ricerca scientifica, così da dare una prima “bussola” tra i tanti nomi che si potranno sentire: la Terapia Cognitivo Comportamentale (CBT), il Coping Power, l’Acceptance and Commitment Therapy (ACT), la Compassion Focus Therapy (CFT) e la Mindfulness.

Ecco ciò che probabilmente impareranno a poco a poco i genitori di Marco:

  • Osservare i comportamenti del figlio, cercando di allontanare il giudizio («Fa sempre così, non cambierà mai»; «Non sono capace di educarlo…»).
  • Dare al loro bambino delle regole, poche, chiare, meglio se in positivo. Ad esempio, è meglio stabilire che «Si parla con un tono di voce adeguato» piuttosto che «È vietato urlare».
  • Rinforzare inizialmente i traguardi anche parziali e i comportamenti adattivi con un sistema di premi.

Andrea e Laura potranno comunque sempre chiedere l’ausilio dei professionisti, che sapranno guidarli nei diversi passaggi e accompagnarli nel percorso insieme al loro bambino.

I disturbi del comportamento sono irreversibili?

«I disturbi del comportamento sono curabili? Se sì, come si curano?», potrebbe chiedere qualcuno.

I disturbi dell’età evolutiva possono certamente essere trattati, e più il trattamento è precoce, maggiori saranno le probabilità che vi sia un’evoluzione rispetto al disturbo e, di conseguenza, una prognosi migliore.
Alcune caratteristiche del disturbo rimarranno, ma con un intervento mirato e tempestivo il bambino o la bambina sarà in grado di gestire meglio ogni situazione.

Bibliografia
  • Francesca Ciceri, Marcella Peroni, Martina Baravelli, Comportamenti problema: proposte per l’intervento/1, «La Vita Scolastica», dicembre, 2017, n°4-5.
  • Mario Di Pietro e Elena Bassi, L’intervento cognitivo-comportamentale per l’età evolutiva. Strumenti di valutazione e tecniche per il trattamento, Edizioni Erickson, Trento, 2013.
  • Emilio Franceschina, Verso il bullismo e oltre: il Disturbo della condotta, «aiamc.it».
Articolo pubblicato il 05/08/2022 e aggiornato il 22/09/2022
Immagine in apertura Nadezhda1906 / iStock

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