I disturbi del linguaggio nei bambini

Se non trattati in maniera adeguata, i disturbi persistono in età adulta e per tutta la vita, con effetti anche sulle opportunità lavorative. La diagnosi viene effettuata non prima dei 4 anni. Tuttavia, se si notano difficoltà importanti è necessario rivolgersi a uno specialista anche prima di questa età

Federica Gatti , logopedista
mamma parla con bambina con disturbi del linguaggio

La parola “disturbo” ci fa immediatamente pensare a qualcosa che mette i bastoni tra le ruote, e di certo i disturbi del linguaggio nei bambini non fanno eccezione. Si tratta in effetti di difficoltà persistenti e significative che possono ostacolare il normale sviluppo linguistico dei piccoli e possono avere, se non identificate per tempo, pesanti ricadute sulla loro crescita. Rivolgersi precocemente a uno specialista permette di prevenire alcune conseguenze negative e favorire il recupero.

Cosa sono i disturbi del linguaggio?

In genere si parla di disturbi del linguaggio quando nel bambino sono presenti difficoltà di natura prevalentemente linguistica non causate da deficit sensoriali, cognitivi, motori, affettivi o da carenze socio-culturali.

Oggi però si utilizza la dicitura “Disturbo primario del linguaggio”, laddove con “primario” si intende che il linguaggio è l’area in cui si riscontrano le difficoltà maggiori, ma ciò non esclude che possano esserci criticità anche in altre aree. Alcuni ricercatori, ad esempio, hanno evidenziato che al disturbo linguistico si associano spesso deficit nella gestione della memoria procedurale (che ci aiuta a ricordare come si fanno le cose e come si usano gli oggetti), nella memoria di lavoro fonologica (che ci permette di immagazzinare informazioni sui fonemi, cioè sui singoli suoni in cui si articola il linguaggio) e nelle funzioni esecutive (le capacità cognitive coinvolte nell’iniziazione, pianificazione, organizzazione e regolamentazione dei comportamenti). 

Altra questione controversa è: quali sono i disturbi del linguaggio? Sono classificati in vario modo, ma in genere si suddividono in due categorie:

  • Disturbi del linguaggio espressivi. Riguardano il linguaggio prodotto dal bambino. All’interno di questo gruppo possiamo trovare diverse situazioni, dal bambino che non pronuncia bene alcune lettere o intere parole a quello che fatica a formulare frasi corrette o a utilizzare le parole in modo adeguato al contesto.
  • Disturbi del linguaggio recettivi. Riguardano la comprensione di ciò che viene detto dagli altri. Questi casi sono solitamente più gravi, perché si ripercuotono di conseguenza anche sulla produzione del linguaggio.

Come si riconoscono i disturbi del linguaggio

Il disturbo del linguaggio presenta caratteristiche che permettono di distinguerlo da un ritardo del linguaggio, ovvero:

  • Non si risolve spontaneamente con il tempo, bensì ha bisogno di un intervento specialistico.
  • Non solo le competenze possono comparire in ritardo (prime parole, prime frasi…) ma c’è anche una differenza importante rispetto allo sviluppo tipico previsto per ogni età. Facciamo un esempio. Leonardo ha 4 anni e quando si esprime lo fa attraverso frasi molto lunghe (tipico della sua età) ma poco comprensibili: «Otti o titto u tattole edde te ela tadde tadde», ovvero «Oggi ho visto un trattore verde che era grande grande». A questa età dovrebbero essere comprensibili il 75%-90% delle parole pronunciate dal piccolo, dunque è evidente che ci troviamo di fronte a un disturbo del linguaggio.

Nella maggior parte dei casi i bambini arrivano alla visita con lo specialista proprio per difficoltà che sembrano riguardare la pronuncia. Riconoscere disturbi del linguaggio più particolari, come ad esempio un deficit sul versante morfosintattico (l’organizzazione delle frasi complete di soggetto, verbo, oggetto, complemento), è invece molto più complesso. Dai 4 anni possiamo però considerare la presenza di alcuni “segnali” (non è corretto parlare di “sintomi” dei disturbi del linguaggio poiché non ci troviamo di fronte a una malattia), ovvero difficoltà:

  • nella pronuncia;
  • nel ripetere e imparare parole nuove;
  • nel formare frasi di senso compiuto;
  • nella concordanza all’interno della frase;
  • a organizzare un discorso.

Le cause del disturbo del linguaggio

Molte patologie e condizioni possono avere come conseguenza un disturbo del linguaggio, che in questo caso viene definito “secondario”. Le cause del Disturbo Primario del Linguaggio, invece, non sono note con certezza.

Le ipotesi più recenti affermano che una delle cause dei disturbi del linguaggio nei bambini potrebbe essere un funzionamento cerebrale atipico (un po’ come forse avviene nei Disturbi Specifici di Apprendimento), ma un vero “responsabile” non è ancora stato identificato. Gli studi ci suggeriscono alcuni fattori di rischio, ovvero:

  • problemi pre/perinatali (ad esempio parto prematuro o basso peso alla nascita);
  • genere maschile;
  • otiti ricorrenti nei primi due anni di vita;
  • storia familiare di disturbi del linguaggio;
  • basso livello di scolarità e/o socio-economico dei genitori.

Queste caratteristiche sono ricorrenti nei bambini che ricevono una diagnosi di disturbi del linguaggio, tuttavia non ne rappresentano la causa.

Come si diagnostica un disturbo del linguaggio

La diagnosi di disturbo di linguaggio vero e proprio viene effettuata non prima dei 4 anni (questo poiché mentre molti bimbi che presentano ritardi o atipie recuperano, nel 5-7% dei casi il disturbo persiste). Tuttavia se si notano difficoltà importanti è necessario rivolgersi a uno specialista anche prima di questa età, per poter sostenere al meglio lo sviluppo del bambino. 

Alcuni studi hanno infatti evidenziato che, se non trattati, i disturbi del linguaggio possono essere permanenti: nel 40%-50% dei casi restano difficoltà di vario tipo, in particolare nel passaggio dal linguaggio orale a quello scritto (ovvero nei primi due anni di scuola primaria), o nell’apprendimento scolastico (cinque volte più elevati rispetto alla popolazione tipica), o problemi comportamentali e di adattamento emotivo e sociale. 

È provato inoltre che questi disturbi in alcuni casi possono persistere in età adulta e per tutta la vita, con effetti anche sulle opportunità lavorative. La migliore “cura” per un disturbo del linguaggio è un intervento precoce; il pediatra indicherà il percorso più adeguato tenendo conto delle caratteristiche di ogni bambino: neuropsichiatra infantile e foniatra sono i medici di riferimento in questo campo, mentre sarà poi il logopedista a occuparsi della valutazione specifica e del trattamento del disturbo del linguaggio.

Bibliografia
  • Riccardi Ripamonti I., Annunziata E., Le difficoltà di linguaggio: Riconoscerle e trattarle dall’infanzia all’adolescenza, Edizioni Centro Studi Erickson, Trento, 2021.
  • CLASTA, FLI, Documento finale della Conferenza di Consenso sul disturbo primario di linguaggio, «disturboprimariodellinguaggio.it», 2019.
  • Marotta L., Caselli M.C., I disturbi del linguaggio: caratteristiche, valutazione, trattamento, Edizioni Centro Studi Erickson, Trento, 2014.
  • American Psychiatric Association, DSM-5. Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali, Raffaello Cortina, Milano, 2014.
Articolo pubblicato il 17/06/2022 e aggiornato il 17/06/2022
Immagine in apertura Drazen_ / iStock

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