Fumare in allattamento: i rischi per il bambino

L’abitudine al fumo in allattamento aumenta la probabilità d’insorgenza di diverse problematiche nei bambini e per questo l’Organizzazione Mondiale della Sanità consiglia di sospendere il fumo di sigaretta non solo in gravidanza, ma anche in allattamento

Martina Sarti , ostetrica
mamma fuma in allattamento

Le implicazioni negative legate al fumo sono ormai più che note e diffuse. Non è però da sottovalutare la grande difficoltà che talvolta le donne fumatrici incontrano quando tentano di contenere il fumo o smettere di fumare in vista di una gravidanza o durante l’attesa stessa. Inoltre non è raro, per chi riesce a rinunciare alle sigarette in gravidanza, che qualche criticità si ripresenti dopo la nascita e durante l’allattamento (più frequente nelle madri a rischio di depressione post-partum).

Proprio dei rischi legati al fumo in allattamento ci occuperemo più da vicino in questo articolo poiché, se per i mesi di gravidanza i rischi legati al vizio della sigaretta risultano tendenzialmente concreti e percepibili, lo stesso non accade per ciò che concerne il fumare durante l’allattamento.

Cosa comporta fumare in allattamento? Quali effetti può avere sul bambino? Quali accortezze è sensato adottare? Queste sono alcune delle domande a cui risponderemo di seguito e su cui cercheremo di fare chiarezza nei prossimi paragrafi.

Rischi del fumo in allattamento: cosa comporta per mamma e bambino

Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) l’allattamento al seno è consigliato in modo esclusivo e a richiesta per i primi 6 mesi di vita del bambino e può proseguire fino ai 2 anni o oltre, in base ai desideri e alle esigenze della madre, del piccolo, della famiglia.

Ma cosa comporta fumare in allattamento? Le indicazioni dell’OMS ci dicono che il fumo in allattamento andrebbe sospeso, esattamente come durante la gravidanza, perché aumenta la probabilità d’insorgenza di diverse problematiche:

  • morte improvvisa del neonato/lattante (SIDS);
  • infezioni respiratorie;
  • disturbi  gastrointestinali;
  • disturbi del sonno;
  • manifestazioni allergiche, come asma o rinite;
  • alterazioni tiroidee del lattante;
  • patologie a carico di pancreas, fegato e polmoni;
  • probabilità di sviluppare dipendenze in età adulta.

È importante ricordare che i rischi del fumo in allattamento dipendono molto anche dalle dosi: aumentano con il numero di sigarette fumate durante la giornata. Le conseguenze del fumo in allattamento per il bambino, inoltre, sono correlate a una serie di accortezze che le madri fumatrici possono adottare e che elencheremo qui di seguito.

Il fumo riduce la produzione del latte materno?

Non è da escludere che fumare in allattamento possa avere qualche conseguenza sulla produzione di latte, poiché la nicotina sembrerebbe esercitare un effetto inibente sulla prolattina, ormone fondamentale per una corretta produzione di latte da parte della ghiandola mammaria. Vi è inoltre un generale accordo che fumare più di 10 sigarette al giorno, riduce la quantità di latte prodotto e ne altera la qualità (riduce ad esempio la vitamina C).

È importante inoltre che le mamme fumatrici prestino attenzione all’aumento ponderale dei loro bambini, dal momento che alcuni studi hanno evidenziato un rallentamento della crescita nei figli di madri fumatrici. 

Si può allattare se si fuma?

L’abitudine al fumo, secondo le indicazioni, non è un motivo che dovrebbe indurre le donne a smettere di allattare. Sebbene fumare non sia una scelta salutare per mamma e bambino, i benefici dell’allattamento al seno sono maggiori rispetto ai rischi correlati al fumo, per cui è consigliato allattare anche se si fuma. È bene poi tenere presente che le sostanze nocive legate al fumo di sigaretta non passano solo attraverso il latte, ragion per cui sarebbe peggiorativa per la salute del neonato l’esposizione al fumo associata all’assunzione di latte artificiale, al posto del latte materno della madre fumatrice.

La nicotina, le sostanze di combustione ed eventuali additivi delle sigarette arrivano al bambino anche mediante il meccanismo del fumo passivo e attraverso il cosiddetto “fumo di terza mano”. Chi fuma, infatti, si espone agli effetti avversi di questa azione (prima mano) e allo stesso tempo espone a tali effetti avversi anche chi è presente nello stesso ambiente (seconda mano). Non è tutto: i residui tossici legati alle sigarette e alla combustione delle sostanze che le compongono rimangono sulla pelle, sui capelli, sui vestiti e anche sulle superfici. È quindi comune che un bambino o una bambina incontri tali sostanze nocive semplicemente entrando in contatto con chi ha fumato o trovandosi nei luoghi in cui si è fumato (terza mano).

Alla luce di ciò, si indica alle donne fumatrici di non interrompere l’allattamento. Continuare ad allattare in modo naturale il bambino o la bambina permette infatti di compensare gli svantaggi del fumo con i comprovati vantaggi dell’allattamento. Diversamente, invece, smettere di allattare implicherebbe l’esposizione ai rischi del fumo senza permettere al bambino di  godere dei fattori protettivi dell’allattamento materno.

Quanto rimane il fumo nel latte materno?

Le sostanze nocive legate al fumo possono rimanere nel latte materno anche 3-4 ore dopo aver fumato una sigaretta, ma può verificarsi un aumento in base al numero e alla frequenza delle sigarette fumate. Ad esempio, una sostanza dannosa correlata al fumo come il monossido di carbonio (CO) viene esalata con la respirazione dal fumatore per circa 24 ore dopo aver fumato.

È plausibile che il quantitativo di nicotina nel sangue (e nel latte) aumenti velocemente subito dopo aver fumato, per poi diminuire progressivamente nelle ore a seguire. Dopo 90 minuti dall’ultima sigaretta il tasso di nicotina è invece ridotto di circa la metà rispetto ai minuti immediatamente successivi. Risulta quindi verosimile che attendere questo tempo prima di proporre il seno al lattante possa ridimensionare i rischi a cui lo si espone.

È di fondamentale importanza, per tutela della salute del bambino, ragionare sulle modalità e sulle tempistiche della propria abitudine al fumo, mettendo in relazione timing e frequenza di sigarette e poppate. Ad esempio è consigliabile:

  1. limitare al massimo il numero di sigarette al giorno, così da contenere il fumo presente nell’ambiente, i residui tossici che il fumatore porta addosso e il tasso di nicotina nel sangue e nel latte;
  2. aspettare almeno 90 minuti prima di allattare dopo aver fumato;
  3. evitare di dormire con il bambino per limitare l’esposizione del piccolo al monossido di carbonio (CO) che il fumatore o la fumatrice esala con la respirazione;
  4. fumare all’esterno o in ambienti aperti e adeguatamente arieggiati;
  5. indossare mentre si fuma un indumento come una giacca o una maglia che protegga  il proprio vestiario e che possa essere tolta prima di entrare in contatto con il bambino;
  6. lavarsi accuratamente le mani dopo aver fumato.

Smettere di fumare in allattamento

La scelta di smettere di fumare non è spesso facile da portare avanti. Secondo alcune osservazioni svolte in Italia, prendendo in esame donne fumatrici nei primi mesi di vita dei figli, è emerso che molte di loro, che avevano smesso di fumare durante la gravidanza, avevano poi ripreso dopo il parto, seppur in forma ridotta, a causa della stanchezza, dello stress o per conclamata volontà di ritornare alle precedenti abitudini. 

Talvolta il fumo può disincentivare le donne nel continuare ad allattare, contrariamente a quelle che sarebbero le indicazioni che ora conosciamo. In ogni caso, è importante ricordare che ricevere aiuto e supporto è possibile. Tutte le donne che sentono di avere bisogno di sostegno per capire come gestire al meglio l’allattamento, anche nel caso in cui fumino, possono rivolgersi a centri appositi, farsi aiutare da professionisti esperti come IBCLC, ostetriche con formazione specifica, consulenti in allattamento, in modo da trovare un modo sereno e positivo di allattare.

Articolo pubblicato il 30/12/2021 e aggiornato il 06/06/2022
Immagine in apertura Motortion / iStock

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