Come smettere di allattare? Consigli e strategie

Quando la decisione di interrompere questo processo è frutto di una scelta libera e informata, è bene ricordarsi che l’allattamento è solo uno degli strumenti possibili di una relazione sana. Ecco alcuni consigli utili per smettere di allattare in modo rispettoso per mamma e bambino

Giulia Chiari , psicologa perinatale, IBCLC
mamma pensa di smettere di allattare il bambino

Sebbene sia assolutamente fisiologico e sano allattare fin quando il bambino lo richieda, è importante tenere conto anche dei bisogni e dei desideri della mamma, che ha il diritto di interrompere l’allattamento prima del termine senza sensi di colpa e senza traumi. 

Ma cosa succede alle donne che si trovano a dover prendere decisioni in merito a come smettere di allattare? Non tutte sanno che esiste la possibilità di chiedere il supporto di una IBCLC (Consulente Professionale in Allattamento Materno) per interrompere l’allattamento con rispetto per le emozioni e i bisogni della donna e del bambino. Spesso la paura del giudizio degli altri pone un freno alla volontà di chiedere un aiuto, col risultato che le mamme si ritrovano sole ad affrontare un momento delicato, il cui impatto sulla relazione con i propri figli è talora sottovalutato.

Vediamo allora di seguito alcune raccomandazioni su come smettere di allattare in modo rispettoso per mamma e bambino.

Come smettere di allattare senza traumi

Valutare una scelta importante come quella di interrompere l’allattamento significa, per la donna, prendersi del tempo per riflettere su quali sono i reali bisogni e le motivazioni alla base di questa decisione. Spesso infatti l’allattamento è usato come pretesto per spiegare alcune difficoltà che tuttavia non c’entrano con questo (e non si risolveranno affatto una volta interrotto). È importante dunque avere una visione il più possibile lucida e oggettiva per evitare delusioni e non privarsi dell’aiuto di questo strumento prezioso per la salute del bambino nonché “alleato” nella gestione di momenti complicati.

A volte è sufficiente sfatare pregiudizi e luoghi comuni, trovando rassicurazione nel fatto che allattare un bambino più a lungo della media cui siamo culturalmente abituati è una scelta di salute e non ha nulla di dannoso o “morboso”. Sapere ad esempio che prima o poi tutti i bambini perdono interesse per il seno senza che si debba intervenire in alcun modo dall’esterno, così come non è necessario intervenire affinché un bambino nasca, impari a parlare o a camminare, potrebbe già allentare la pressione e rendere superflua la domanda “Come interrompere l’allattamento?”.

Quando invece la decisione è frutto di una scelta libera e informata, occorre stare bene attente a evitare ogni forma di colpevolizzazione. È bene ricordarsi che l’allattamento è solo uno degli strumenti possibili di una relazione sana. Si può infatti smettere di allattare continuando a rispondere con amore e sollecitudine ai bisogni del proprio bambino e senza minare la relazione di fiducia e di accoglienza costruita fino a quel momento. 

A questo scopo è sconsigliabile adottare strategie per interrompere l’allattamento che prevedano l’inganno (ad esempio apporre cerotti o prodotti dal cattivo sapore sui capezzoli) o il brusco allontanamento dalla mamma (chiudersi in un’altra stanza o partire lasciando il bambino con il papà o con i nonni, o ignorare il pianto). Questo genere di strategie rischia di far sentire il piccolo abbandonato dalla mamma proprio nel momento del bisogno e di un passaggio così delicato.

Una variabile importante nella scelta di come interrompere l’allattamento è l’età del bambino. L’allattamento, come ogni relazione, si evolve nel tempo, e allattare un bambino di 2 o 3 anni non è la stessa cosa che allattare un neonato. Intorno ai 2 anni di vita, molti bambini che sembravano aver ridotto la frequenza delle poppate richiedono il seno con la stessa frequenza di quando erano neonati. Si tratta di un periodo ricco di cambiamenti e di scoperte, in cui il bambino ha bisogno di ritrovare nel rapporto con la mamma quella base sicura che gli consente di esplorare liberamente il mondo.

Questo aumento nella frequenza delle poppate contrasta con l’idea che inconsciamente alcuni genitori hanno introiettato di un fantomatico distacco progressivo dal seno, e un tale “ritorno di fiamma” viene percepito come una “regressione”. Ecco dunque che moltissime mamme che pensavano che l’allattamento sarebbe finito spontaneamente di lì a poco si chiedono invece come smettere di allattare a 2 anni. Si tratta peraltro di una fase in cui il bambino è particolarmente restio ad accettare di interrompere l’allattamento, proprio per il rinnovato bisogno di rassicurazione e di incoraggiamento che avverte.

Come smettere di allattare a 2 anni

Vediamo allora alcuni accorgimenti su come smettere di allattare a 2 anni senza traumi:

  • Non offrire il seno quando non viene richiesto. Può sembrare banale, ma una mamma che allatta fino al secondo anno di vita del bambino è abituata a utilizzare l’offerta del seno come strategia per gestire innumerevoli situazioni, ad esempio quando il piccolo si fa male, mostra segni di impazienza, chiede attenzione eccetera. Evitare di offrire il seno in queste situazioni, quando non viene espressamente richiesto, limita le occasioni di allattamento e aiuta il bambino a comprendere che ci possono essere risposte diversificate alle sue esigenze.
  • Distrarre. Capita di frequente che i bambini chiedano il seno per noia, per abitudine o per il piacere di una coccola della mamma. Riducendo il tempo passato da soli a casa aumenteranno le distrazioni e le altre esperienze piacevoli da condividere. Per riuscire a distrarre il bambino dal seno è importante però “giocare d’anticipo”: difficilmente il piccolo si lascerà distogliere da una richiesta già avviata.

Come smettere di allattare a 3 anni

Se ci si chiede invece come smettere di allattare a 3 anni, è bene sapere che a quest’età sarà più facile ottenere la collaborazione del bambino. A 3 anni infatti il piccolo acquisisce gradualmente la capacità di cooperare, è in grado di dialogare con la mamma a proposito dell’allattamento e negoziare con lei su tempi, modi e soluzioni alternative, per poi accettare i limiti concordati. Ecco quindi alcune strategie per smettere di allattare a 3 anni e oltre:

  • Offrire alternative. In base al momento della giornata e alla motivazione per cui il bambino richiede di poppare, è possibile iniziare a proporre delle alternative che col tempo consentano di soddisfare il suo bisogno in altri modi. Ogni diade è diversa, per questo è importante restare in ascolto ed eliminare per prime le poppate più “facili” da sostituire, per cui il bambino è disponibile ad accettare l’alternativa proposta. Per le poppate in cui viene richiesto il seno per fame, sarà sufficiente anticipare i pasti o tenere a portata di mano delle merende sane da offrire al bisogno. Alle poppate “per noia” invece, si potrà rispondere con delle attività da fare assieme o con del tempo speso all’aperto o in compagnia. Più difficili da eliminare sono le poppate notturne, di cui parleremo più avanti.
  • Rimandare. Per smettere di allattare a 3 anni in modo graduale è possibile anche posticipare la risposta, spiegando ad esempio che in un dato contesto o momento la mamma non desidera allattare. Si tratterà inizialmente di spostare la poppata di pochi minuti, tenendo conto di quanto il bambino è in grado di aspettare e fornendogli una misura per lui comprensibile dell’attesa (non ha senso chiedergli di aspettare “5 minuti”, meglio «Aspetta che la mamma finisca di mangiare quello che ha nel piatto» o «Aspetta che rientriamo a casa dal parco»).
    Alcune mamme decidono di smettere di allattare un bambino di 2 o 3 anni anche per evitare il giudizio e gli sguardi altrui: eliminando le poppate in pubblico si può risolvere il disagio senza privarsi dei momenti di allattamento in intimità.
  • Ridurre la durata delle poppate. Alcuni bambini potrebbero preferire una riduzione della durata delle poppate, ovvero attaccarsi ogni volta che lo desiderano ma rispettando un limite temporale (per avvertire che il tempo sta terminando è consigliabile contare ad alta voce fino a 10).
  • Concordare la fine dell’allattamento. Una volta avviato un dialogo sull’allattamento e ridotte progressivamente le occasioni, il percorso che porta allo svezzamento sarà già a buon punto. Potrebbe essere sufficiente aspettare un po’ di tempo affinché il bambino perda interesse da solo, oppure la mamma potrebbe decidere di mettere un punto. Se i precedenti passaggi sono stati fatti con rispetto e collaborazione, probabilmente il bambino sarà pronto a concordare un termine (ad esempio, il giorno del 4° compleanno, o l’ultimo giorno di scuola, o una qualsiasi data da scegliere insieme).

Qualsiasi momento si scelga per interrompere l’allattamento, è importante considerare che si tratta di un percorso da fare in due: l’osservazione delle reazioni del bambino e del proprio corpo confermerà se la velocità con cui si sta procedendo è adeguata o se è bene rallentare. Ci saranno dei momenti in cui il piccolo ha meno difficoltà a rinunciare al seno e momenti in cui invece è più stanco o bisognoso di rassicurazione e lo chiederà a gran voce. 

Non è necessario mostrare rigidità nel timore di “tornare indietro” o “mostrarsi incoerenti”. Anche per la mamma ci saranno momenti in cui allattare è più piacevole che in altri: è importante lasciare spazio e accoglienza ai bisogni e alle emozioni di entrambi, con pari legittimità, e trovare di volta in volta il giusto compromesso.

Naturalmente esistono delle situazioni in cui è necessario interrompere l’allattamento in modo più repentino (ad esempio per cure realmente incompatibili, come alcuni tipi di chemioterapia). In questo caso è preferibile spiegare al bambino la verità con un linguaggio per lui comprensibile, accogliendo l’eventuale frustrazione e trovando insieme delle alternative consolatorie. Sarà importante anche prestare attenzione a evitare i problemi che possono insorgere interrompendo l’allattamento, come vedremo nel prossimo paragrafo.

Come evitare problemi quando si smette di allattare

Abbiamo parlato di come smettere di allattare senza traumi emotivi, ora vediamo come togliere il seno al bambino minimizzando il rischio di problemi anche fisici per la mamma.

All’avvio dell’allattamento, al netto di eventuali problematiche che si possono affrontare con l’aiuto di una IBCLC, il seno calibra la produzione di latte alla luce delle effettive esigenze del bambino. La produzione nel tempo continuerà a regolarsi sulla base della richiesta, seguendo un meccanismo di domanda e offerta.

Un seno ben calibrato riesce ad adattarsi con una certa flessibilità a delle variazioni temporanee (ad esempio se il bambino poppa meno perché raffreddato, o se la mamma si assenta per qualche ora in più), tuttavia una brusca riduzione, o peggio una interruzione improvvisa, possono provocare dolorosi ingorghi mammari che, se non curati, potrebbero evolversi in mastiti.

Alcuni metodi usati un tempo per bloccare la produzione di latte in modo forzato risultano dannosi o inefficaci: le fasciature comprimono il seno aumentando il rischio di ingorghi e mastiti, mentre farmaci inibitori della prolattina, consigliati tuttora da alcuni operatori della salute, risultano utili solo prima dell’avvio della montata lattea.

Cosa è consigliabile fare quindi per evitare ingorghi quando si smette di allattare? La parola d’ordine per evitare gli ingorghi è gradualità.
Per smettere di allattare, come descritto nel paragrafo precedente, è possibile diradare le poppate riducendo le occasioni e conseguentemente la frequenza, oppure ridurre la durata delle poppate mantenendo inalterata la frequenza. In entrambi i casi, è opportuno adottare delle cautele su come togliere il seno al bambino in maniera progressiva, in modo che la produzione abbia il tempo di assestarsi riducendo a poco a poco la quantità di latte.

Se non è possibile procedere con un diradamento graduale delle poppate, ad esempio nel caso in cui la mamma debba improvvisamente allontanarsi per parecchie ore per riprendere a lavorare, è fondamentale l’ausilio del tiralatte (o della spremitura manuale) per consentire il drenaggio del seno ed evitare ingorghi.

Anche in questo caso si procederà gradualmente, mantenendo costante la frequenza di utilizzo del tiralatte e diminuendo man mano la durata delle sessioni, oppure mantenendo costante la durata e allungando progressivamente i tempi tra una sessione e l’altra.
È importante inoltre evitare cambiamenti bruschi e non far passare troppe ore senza che il seno venga drenato.

Sarà utile osservare i segnali del proprio corpo: se il seno inizia a indurirsi, provoca dolore, diventa più sensibile al tatto o caldo, è necessario drenare subito tirando il latte quel tanto che occorre per ridurre la pressione, senza svuotarlo completamente.
Con il passare del tempo il seno produrrà sempre meno latte fino a quando non ce ne sarà più e sarà possibile smettere di allattare senza rischi.

Come smettere di allattare di notte?

I ritmi sonno-veglia dei bambini sono diversi da quelli di un adulto: sono maggiori le fasi di sonno REM (più leggero) e questo serve per sviluppare in modo sano le funzioni cerebrali e cognitive. Per questo l’aspettativa che un bambino nei primi anni di vita possa dormire tutta la notte risulta irrealistica. Ciò nonostante, le esigenze della vita che conduciamo spesso rendono faticosi i risvegli notturni e portano alla ricerca di soluzioni per “insegnare” ai bambini a dormire tutta la notte, sacrificando a volte anche l’allattamento, visto erroneamente come responsabile. 

La realtà è che i risvegli notturni sono fisiologici fino almeno ai 3 anni di vita, e allattare consente al bambino di riaddormentarsi in modo rapido ed efficace, senza svegliarsi completamente. Fatte queste premesse, vediamo come interrompere l’allattamento di notte senza troppo stress per adulti e bambini.

A meno di esigenze particolari per cui si decide di smettere di allattare di notte e proseguire nelle ore diurne (ad esempio come strategia per stimolare la ripresa dell’ovulazione in vista di una nuova gravidanza), le poppate notturne sono di solito le ultime a cui i bambini sono disposti a rinunciare.
In fase di addormentamento, è possibile utilizzare alcune delle strategie già descritte, ovvero:

  • Ridurre progressivamente la durata delle poppate.
  • Offrire alternative, come leggere un bel libro o ascoltare la mamma che canta delle canzoni rilassanti. Se già in precedenza la lettura o la musica accompagnavano l’addormentamento insieme alla poppata, si lascerà invariato tutto il resto eliminando solo gradualmente il seno, mantenendo il contatto fisico e le carezze.
  • Rimandare. Nei casi in cui si prosegue con l’allattamento diurno e si desidera smettere di allattare solo di notte, può essere utile associare l’allattamento alla luce del sole e rimandare la poppata a quando sarà nuovamente giorno.

Se si decide di interrompere l’allattamento di notte prima che il sonno del bambino cambi (mediamente intorno ai 3-4 anni di vita) e inizi a dormire tutta la notte, si dovranno cercare altre modalità per accompagnarlo nuovamente nel sonno durante i risvegli notturni. Per questo interrompere l’allattamento di notte è più difficile anche per la mamma, che deve trovare altre soluzioni in un momento di evidente stanchezza. Sarà quindi necessario armarsi di pazienza e tenersi pronti a cullare, cantare, consolare e coccolare anche di notte, accogliendo l’eventuale frustrazione del bambino e mantenendosi presenti e responsivi.

Non è invece opportuno utilizzare metodi che prevedono di lasciare solo il bambino nel momento dell’addormentamento o nella gestione dei risvegli: il bambino smette di chiamare l’adulto perché si rassegna al fatto che nessuno lo aiuta, ma non viene meno il bisogno di conforto, con conseguenze dannose dovute allo stress e al disagio emotivo cui viene sottoposto.

Esistono metodologie più “dolci” per insegnare ai bambini ad addormentarsi da soli e a fare a meno delle poppate notturne, ad esempio tramite rituali o schemi rigidi da seguire per instaurare delle “abitudini”. Di fatto si tratta di strategie piuttosto complesse da applicare, che cercano di rispondere alle necessità degli adulti ma poco hanno a che fare con la fisiologia del sonno dei bambini. Da questi metodi si possono trarre piuttosto degli spunti per rivalutare complessivamente la qualità delle giornate trascorse dai bambini, per eliminare possibili fonti di agitazione o malessere che possono peggiorare la loro qualità del sonno. Ecco quindi due indicazioni:

  • rivedere i ritmi della giornata per fare in modo che i bambini vadano a letto presto, non oltre le 21/21.30, così da evitare che siano troppo stanchi per riposare bene;
  • farsi aiutare da un piccolo rito serale per conciliare il sonno: un bagno caldo, una musica o canzone ricorrente, la lettura, qualsiasi attività piacevole e rilassante da fare insieme prima di lasciarsi andare al sonno.

Vivamente sconsigliato è l’utilizzo di schermi televisivi o tablet nelle ore serali.

È importante considerare che anche piccoli fastidi (dentizione, raffreddore o altro) o cambiamenti nei ritmi abituali (vacanze, inserimento al nido, nuove acquisizioni del bambino come imparare a camminare o a parlare) possono rendere la notte più agitata. Smettere di allattare nelle ore diurne potrebbe portare il bambino a chiedere di più di notte, per “recuperare” il contatto con la mamma.

L’osservazione del bambino e dei suoi segnali è fondamentale anche per interrompere l’allattamento di notte senza traumi. Non esiste un metodo valido per tutti, meglio fare dei tentativi insieme, sperimentare modalità nuove, abbandonare la preoccupazione di “tornare indietro” e procedere a piccoli passi, scegliendo di notte in notte la soluzione che consente a tutti di dormire più serenamente.

Bibliografia
  1. Ministero della Salute, Tavolo tecnico operativo interdisciplinare per la promozione dell’allattamento al seno, Allattamento al seno oltre il primo anno di vita e benefici per lo sviluppo cognitivo, affettivo e relazionale del bambino, «salute.gov.it», marzo 2014.
  2. Norma J. Bumgarner, Allatti ancora? allattare e accudire un bambino ai primi passi, La Leche League International, Illinois (USA), 1° edizione italiana: ottobre 2007, pp. 260-287.
  3. Ordine degli Psicologi del Lazio, Gruppo di lavoro ‘Psicologia e salute perinatale’, Il sonno e i risvegli alla luce delle neuroscienze, «ordinepsicologilazio.it», aprile 2019.
  4. Paola Negri, Sapore di mamma. Allattare dopo i primi mesi, Il Leone Verde, Città di Castello (PG), 2009, pp. 54-71.
Articolo pubblicato il 25/01/2022 e aggiornato il 22/09/2022
Immagine in apertura Nicola Katie / iStock

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