La gestosi, oggi più correttamente definita preeclampsia, è una complicanza della gravidanza caratterizzata principalmente da pressione arteriosa elevata e dalla possibile comparsa di altri segni di coinvolgimento materno e fetale. Sebbene nella maggior parte dei casi venga diagnosticata e monitorata efficacemente, può comportare rischi significativi se non riconosciuta tempestivamente. In questo articolo approfondiamo quali sono i sintomi della preeclampsia, i fattori che ne aumentano il rischio e gli esami utili per la diagnosi e il controllo della malattia. Analizzeremo inoltre il ruolo dell’ipertensione in gravidanza, delle alterazioni della funzione placentare, del monitoraggio materno-fetale e delle possibili complicanze, come il ritardo di crescita del bambino o l’evoluzione verso forme più gravi. Vedremo infine quali strategie di prevenzione e trattamento sono oggi raccomandate.
La preeclampsia, più conosciuta come gestosi gravidica, è una patologia tipica della gravidanza le cui cause non sono ancora del tutto chiare.
La gestosi in gravidanza interessa circa il 5% delle donne, ed è una patologia che rientra nei “disordini ipertensivi” della gestazione. La pressione alta è il segno tipico di questa condizione, ma possono comparire anche altri disturbi, che devono essere segnalati tempestivamente ai professionisti di riferimento, così da poter svolgere gli accertamenti del caso. Vediamoli insieme.
In gravidanza, occorre rilevare la pressione arteriosa periodicamente (in ambulatorio o a casa), e a tal proposito è importante conoscere le modalità corrette di misurazione e i valori da attenzionare. Si parla di ipertensione se, in un paio di misurazioni effettuate in condizioni di riposo, la pressione arteriosa “massima” raggiunge valori maggiori di 140 mmHg (millimetri di mercurio) e quella “minima” maggiori di 90 mmHg.
Ma come ci si accorge di avere la gestosi? La diagnosi viene posta quando insorge ipertensione dopo la 20^ settimana di gravidanza e a questa si associa almeno uno dei sintomi tipici della gestosi, che rendono necessaria una tempestiva valutazione medica, ovvero:
Gambe e piedi gonfi in gravidanza hanno fatto sospettare una gestosi a Martina, che alla 36^ settimana sentiva una sensazione di pesantezza associata a questi fastidi. Al momento della presa in carico in ospedale a termine di gravidanza il monitoraggio della pressione arteriosa risultava però regolare. Martina allora è stata rassicurata dalle ostetriche: la presenza di gonfiore agli arti inferiori, quando non si associa a ipertensione, non deve destare preoccupazione. Si tratta infatti di una condizione piuttosto frequente nell’ultimo trimestre di gravidanza, a causa dell’aumento dei liquidi corporei e alla circolazione più lenta. Alcune pratiche aiutano a favorire la circolazione e a ridurre il gonfiore.
Perché viene la gestosi? Ad oggi le cause della gestosi gravidica non sono note. Alla base della malattia si riconosce uno sviluppo alterato della placenta e dei vasi sanguigni, che possono rallentare la crescita del feto in utero a causa di uno scambio materno-fetale non ottimale. Per questa ragione, una volta diagnosticata la preeclampsia, vengono effettuati accertamenti periodici che comprendono:
Come si cura la gestosi? I professionisti della salute discuteranno con la donna la necessità di svolgere gli accertamenti durante il ricovero ospedaliero o attraverso visite di controllo regolari presso gli ambulatori. Come terapia per la gestosi il medico potrebbe iniziare una cura farmacologica per la pressione alta, scegliendo tra quelle compatibili con la gravidanza, per proteggere la donna dalle possibili complicanze, mentre le evidenze non raccomandano il riposo a letto. L’unica vera cura per la gestosi è rappresentata dal parto: solo il suo espletamento permette, infatti, di risolvere il quadro di preeclampsia. Il parto vaginale rappresenta la prima scelta, fatta salva la presenza di altre indicazioni che rendano necessario il taglio cesareo.
Vediamo ora quali sono le complicazioni della gestosi.
Cosa succede con la gestosi? Individuare tempestivamente lo sviluppo di questa condizione permette di evitare possibili gravi conseguenze non solo per la mamma: l’alterata funzionalità della placenta può infatti far sì che la gestosi comporti dei rischi per il feto. È frequente la contrazione della crescita intrauterina, che si verifica quando il feto non può raggiungere il suo potenziale genetico di accrescimento. Un’altra complicanza che si correla alla preeclampsia è la nascita di un bambino prematuro, poiché talvolta vi è la necessità di anticipare il parto per salvaguardare la salute della mamma. L’induzione del parto può essere proposta in relazione al mese in cui ci si trova e valutando i rischi e i benefici di una nascita anticipata.
La gestosi può inoltre determinare, nella donna, una disfunzione d’organo (fegato e reni), un aggravamento del sistema cardio-respiratorio (saturazione inferiore al 90%, necessità di ossigenoterapia e intubazione, fino all’arresto cardiaco) e, ancora più raramente, complicanze a livello del sistema nervoso centrale (con convulsioni, emorragia cerebrale e coma). Si tratta di condizioni tanto gravi quanto rare che richiedono l’espletamento del parto in breve tempo, indipendentemente dall’epoca di gestazione raggiunta. Una situazione di emergenza è rappresentata dal distacco di placenta, che avviene in modo del tutto inaspettato (la preeclampsia è tra le condizioni predisponenti, specialmente quando non vi è un buon controllo della pressione arteriosa). Questa emergenza può determinare complicanze non solo per il feto, ma anche per la madre, con alterazioni del sistema ematologico e necessità di ricevere trasfusioni.
Come prevenire la comparsa della gestosi
Prevenire la gestosi è possibile? Partiamo col dire che esistono alcuni fattori di rischio noti che permettono di identificare le donne più a rischio, ovvero:
Cosa fare per prevenire la gestosi? Per le donne ad alto rischio è raccomandata l’assunzione di cardioaspirina (150 mg), anche nota come “aspirinetta”, da iniziare alla 12^ settimana e da continuare fino alla 36^ settimana. È stato infatti dimostrato che l’aspirina a basso dosaggio riduce l’incidenza di preeclampsia, purché il farmaco venga assunto regolarmente e preferibilmente la sera.
Altri interventi di supporto per prevenire la gestosi in gravidanza sono l’esercizio fisico regolare e costante (50 minuti per tre volte a settimana), che può contribuire a ridurre l’aumento di peso materno, l’ipertensione e, di conseguenza, anche la preeclampsia. Anche un regime alimentare basato sulla dieta mediterranea, che prediliga alimenti ricchi di vitamine, polifenoli e acidi grassi insaturi, potrebbe avere un ruolo nella prevenzione dei disturbi ipertensivi, riducendo lo stato infiammatorio intrinseco alla gravidanza.
La gestosi può essere prevenuta?
Non sempre è possibile prevenire completamente la gestosi, ma in alcuni casi è possibile ridurne il rischio attraverso un attento monitoraggio della gravidanza. Le visite periodiche, il controllo della pressione arteriosa e gli esami prescritti dal ginecologo permettono di individuare precocemente eventuali segnali di allarme. Alcune donne con fattori di rischio specifici possono beneficiare di strategie preventive indicate dallo specialista. Per questo motivo è importante seguire regolarmente i controlli programmati e segnalare qualsiasi sintomo insolito durante la gravidanza.
La gestosi può avere conseguenze per il bambino?
Sì, soprattutto quando compare precocemente o si manifesta in forma severa. Le alterazioni della circolazione tra madre e placenta possono influenzare la crescita del feto e aumentare il rischio di parto prematuro. Tuttavia, grazie ai controlli ostetrici e al monitoraggio della gravidanza, oggi è spesso possibile riconoscere la situazione in tempo e adottare le misure più appropriate per proteggere la salute della madre e del bambino. Ogni caso richiede una valutazione individuale da parte del team che segue la gravidanza.
Chi ha avuto una gestosi rischia di svilupparla di nuovo in una gravidanza successiva?
Sì, aver avuto una gestosi aumenta il rischio che il problema possa ripresentarsi in una gravidanza futura, anche se questo non significa che accadrà necessariamente. Il rischio varia in base alla gravità dell’episodio precedente, al momento della gravidanza in cui è comparso e alla presenza di altri fattori predisponenti. Per questo motivo è consigliabile informare il ginecologo della propria storia clinica già nella fase di programmazione di una nuova gravidanza, in modo da pianificare controlli adeguati fin dalle prime settimane.
La gestosi scompare dopo il parto?
Nella maggior parte dei casi i sintomi e le alterazioni legate alla gestosi migliorano dopo la nascita del bambino e l’espulsione della placenta. Tuttavia, il recupero non è sempre immediato e alcune donne possono continuare a presentare pressione alta o necessitare di controlli anche nelle settimane successive al parto. Per questo è importante partecipare alle visite di follow-up e seguire le indicazioni ricevute dai professionisti che hanno seguito la gravidanza. In presenza di mal di testa intenso, disturbi della vista o altri sintomi insoliti dopo il parto è opportuno richiedere una valutazione medica.

Lavora come ostetrica negli ospedali bolognesi dal 2018 e conduce corsi di accompagnamento alla nascita. Dal 2020 è professoressa a contratto presso l’Università di Bologna, per il corso di Laurea in Ostetricia. Ha elaborato e coordinato un progetto, in collaborazione con l’Università di Bologna, di protezione e promozione dell’allattamento al seno, sostenendo a domicilio le mamme con difficoltà nell’avvio dell’allattamento.