Scarlattina: le risposte a 12 domande frequenti

Tra le malattie esantematiche è l’unica causata da batteri, colpisce di più in età infantile e non si può prevenire. Scopriamo come affrontarla e quali sono i metodi per valutare le probabilità di infezione

Federico Marolla,
pediatra
Scarlattina: le risposte a 12 domande frequenti

Vi arriva improvvisamente un messaggio su WhatsApp: la rappresentante dei genitori vi avverte che a scuola gira la scarlattina. Se non volete farvi prendere dal panico di fronte a questa possibilità, ecco 12 domande che tutti i genitori si farebbero e alle quali cercheremo di dare risposta.

Cos’è la scarlattina?

La scarlattina è una malattia esantematica (si presenta, cioè, con un caratteristico esantema, ovvero un’eruzione cutanea diffusa sulla pelle) e infettiva (il contagio avviene tramite un batterio). È l’unica tra le malattie esantematiche a non essere causata da un virus.

La scarlattina nei bambini è frequente?

La scarlattina può presentarsi a tutte le età e in tutte le stagioni, soprattutto nel periodo dicembre-aprile, ma la fascia in cui si manifesta maggiormente è quella compresa fra i 5 e i 15 anni. Ciononostante, i recenti dati di sorveglianza della regione Toscana (2017) segnalano una maggior frequenza di casi di scarlattina nei bambini nella fascia di età 1-4 anni. Negli ultimi anni in Gran Bretagna e in altri paesi (non in Italia), i casi di scarlattina sono aumentati, passando da cinque a 25 ogni 100.000 bambini, perlopiù al di sotto dei 10 anni.

Qual è la causa della scarlattina?

La scarlattina è causata da alcuni batteri della famiglia degli Streptococchi beta emolitici di gruppo A (SBEA) in grado di produrre tre sostanze, dette esotossine (SpeA, SpeB, SpeC), che sono la causa dell’esantema tipico della scarlattina. Gli SBEA sono quei batteri che determinano un’infiammazione della gola (la faringotonsillite) con febbre alta, dolore, ghiandole ingrossate, e possono anche ritrovarsi nelle prime vie respiratorie di adulti e bambini che non hanno sintomi; questi soggetti sono i portatori sani, che molto difficilmente contagiano le altre persone.

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Quali sono i sintomi della scarlattina?

La scarlattina inizia con mal di gola, febbre alta (38-40°C) e mal di testa. Dopo circa un giorno compare l’eruzione cutanea caratteristica (detta anche rash scarlattinoso): puntini rossi, molto fitti e ravvicinati, poco sollevati, che fanno sembrare la pelle come una carta vetrata. Inizia dall’inguine e dalle ascelle e rapidamente ricopre il tronco, le braccia e le gambe. Il volto è arrossato, ma non intorno alla bocca; la lingua di chi è affetto da scarlattina è prima biancastra (a “fragola bianca”), poi diventa rossa con le papille in evidenza (a “fragola rossa”). A volte il bambino può avere dolori addominali. Dopo tre-sette giorni l’esantema scompare e dov’era più intenso (dita delle mani e dei piedi) la pelle si desquama.
La scarlattina spesso si manifesta in forma più lieve e sfumata, eventualmente anche senza febbre, tanto che può essere addirittura difficile diagnosticarla. Questa forma attenuata della malattia viene chiamata scarlattinetta.
Inoltre ci si può ammalare di nuovo di scarlattina perché gli anticorpi che si formano bloccano solo una tra le esotossine, ma non le altre.

Che periodo di incubazione ha la scarlattina?

I primi sintomi di scarlattina compaiono tra i due e i cinque giorni dopo il contagio.

Come avviene il contagio della scarlattina?

La scarlattina si trasmette attraverso le goccioline di saliva o il muco che fuoriescono con colpi di tosse e starnuti. Tramite le mani non lavate si può invece contaminare il cibo. Il contagio è facilitato in luoghi chiusi come le scuole, gli asili nido o le caserme, dove sono possibili piccole epidemie, e viene interrotto dopo 24 ore dall’inizio della terapia antibiotica; se invece la malattia non viene trattata, il contagio può durare fino a due-tre settimane.

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La scarlattina è pericolosa?

La scarlattina non è quasi mai pericolosa, soprattutto se trattata con il giusto antibiotico, e le possibili complicazioni sono quelle legate ai batteri che la causano, cioè gli SBEA. Molto raramente, un’infezione da SBEA può causare danni al cuore o ai reni, oppure determinare delle infezioni in gola (ascessi o linfoadeniti, ovvero infiammazioni che coinvolgono il sistema linfatico). È necessario fare attenzione quando il bambino ha la varicella, perché, come accade spesso, potrebbe essere contemporaneamente ammalato di SBEA della scarlattina.

Come si cura la scarlattina?

La scarlattina si cura benissimo con l’antibiotico amoxicillina: in natura ancora non si è riscontrato un solo ceppo di SBEA resistente a questo antibiotico, ed è consigliabile proseguire il trattamento per 10 giorni, al fine di prevenire le seppur rare complicazioni (il bambino non contagia più già dopo un giorno dall’inizio della cura).

Come possiamo essere sicuri che si tratta di scarlattina?

Se il pediatra non è sicuro della diagnosi di scarlattina, basta fare il tampone faringeo per lo SBEA (deve essere effettuato usando l’abbassalingua e non serve quasi mai che il laboratorio esegua l’antibiogramma, cioè l’esame in vitro che valuta se un microrganismo è sensibile a un determinato antibiotico). Esiste anche un test rapido e molto pratico, forse meno preciso ma comunque molto efficace, si può fare dal pediatra e dà una risposta immediata.

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Si può prevenire la scarlattina?

Purtroppo la scarlattina non si può prevenire. Se il bambino ha i sintomi, deve prendere l’antibiotico. Se la diagnosi è dubbia, si fa il tampone. Fare tamponi ai bambini che non manifestano alcun sintomo, ma che sono stati a contatto con un malato di scarlattina, è inutile e dannoso: il 10-15% dei bambini sono portatori sani di SBEA, cioè hanno un streptococco in gola senza essere malati, e questi casi non vanno trattati con la cura antibiotica.
Se in classe o in famiglia si verificano diversi casi di scarlattina e di mal di gola, è consigliabile fare il tampone a tutti e trattare chi risulta positivo. Come abbiamo detto, la varicella favorisce l’infezione contemporanea da SBEA, ma la vaccinazione per la varicella riduce questo rischio.

Quando si rientra a scuola?

Dopo due giorni dall’inizio dell’antibiotico si può tornare in classe.

Scarlattina in gravidanza: è pericolosa?

Non ci sono prove scientifiche che ammalarsi di scarlattina in gravidanza determini danni nel feto. Quando una donna in gravidanza riceve la diagnosi di scarlattina o di tonsillite da SBEA deve prendere l’antibiotico (amoxicillina). Questo antibiotico è sicuro e non crea danni per la donna e il feto. Se però la diagnosi di scarlattina o di infezione da SBEA viene fatta subito dopo il parto, è assai probabile che anche il bambino sia stato contagiato e quindi abbia bisogno del trattamento antibiotico.

Test rapido per riconoscere la scarlattina

Basato su una tecnologia non dissimile dai test di gravidanza in vendita da decenni in farmacia, il test rapido per la ricerca nella faringe dello SBEA si è diffuso rapidamente negli ambulatori dei pediatri. Quasi tutte le ASL ne rimborsano il costo ed è perciò gratuito per la famiglia. Si esegue in pochi minuti e consente, insieme all’anamnesi (ovvero la raccolta dalla voce diretta del paziente e/o dei suoi familiari delle informazioni che possono aiutare il medico) e alla visita medica, di differenziare le tonsilliti da SBEA, che vanno curate con una terapia antibiotica, da tutte le altre che invece guariscono spontaneamente senza alcuna terapia.

Pubblicato il 14.09.2015 e aggiornato il 23.01.2019