Meningite: come riconoscerla e trattarla

È un’infiammazione delle meningi, le membrane che circondano e proteggono il cervello e il midollo spinale che si trova dentro la colonna vertebrale. Nel caso di estensione dell’infiammazione al cervello si parla di meningo-encefalite

Anna Maria Bagnato,
pediatra
Bambino con febbre e sonnolenza, tra i sintomi della meningite

Spesso, quando si presenta un singolo caso di questa malattia, i media fanno risuonare la notizia parlando di “allarme meningite” (chi non ricorda il caso di meningite alla Giornata Mondiale della Gioventù del 2016?). In ogni caso, la meningite è una malattia che è bene conoscere, sia per fini preventivi – in modo da effettuare scelte vaccinali consapevoli – sia per riconoscerla tempestivamente e consentire un trattamento appropriato. Vediamo nel dettaglio di cosa si tratta.

Quali sono i sintomi della meningite?

In età neonatale i sintomi iniziali della meningite sono gli stessi della sepsi (risposta infiammatoria eccessiva da parte dell’organismo in risposta a un’infezione generalizzata che danneggia tessuti e organi): febbre o ipotermia, marcata sonnolenza, cute pallida o grigiastra, spiccata irritabilità, vomito o inappetenza, difficoltà respiratoria, fontanella bombata, possibili convulsioni.
Per quanto riguarda i sintomi della meningite nei bambini più grandi, la malattia tende a esordire con febbre elevata, brividi, intenso mal di testa, vomito o nausea, marcata sonnolenza, irrigidimento della parte posteriore del collo, sensazione di fastidio provocato dalla luce (fotofobia). A colpo d’occhio, il bambino con meningite è un bambino molto sofferente. Soprattutto nelle forme da meningococco possono rendersi evidenti delle macchie rossastre a punta di spillo (le cosiddette “petecchie”).
Nella meningite tubercolare, oltre a questi sintomi la malattia si manifesta tipicamente con crisi convulsive subentranti, paralisi dei muscoli che controllano i movimenti oculari, la mimica facciale, i movimenti della lingua e la deglutizione (espressione del coinvolgimento dei nervi cranici).
Le forme di meningite da Haemophilus influenzae o quelle da pneumococco spesso possono essere precedute da un’otite media complicata, da una polmonite o da un trauma cranico (con o senza frattura).
La raccomandazione generale è che in caso di febbre in cui il bambino o l’adolescente risultano visibilmente sofferenti, bisogna informare immediatamente il proprio medico. 

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Quali sono i sintomi della meningite fulminante?

In rari casi la meningite da meningococco può evolversi rapidamente nell’arco di 24 ore: ai sintomi di esordio precedentemente descritti segue la comparsa di emorragie cutanee disseminate, le estremità diventano fredde e violacee, la respirazione diviene estremamente difficoltosa e lo stato di coscienza peggiora nel giro di poche ore. Questi casi sono fatali nella maggioranza dei casi.

Meningite virale, batterica o da funghi. Quali sono le differenze fra i vari tipi di meningite?

La meningite è determinata principalmente da agenti infettivi: virus, batteri, funghi. La meningite virale, dette anche “meningite asettica” per l’aspetto apparentemente normale del liquor cerebrospinale (il liquido racchiuso dalle meningi nel quale sono immersi il midollo spinale e il cervello), è spesso provocata dagli enterovirus – famiglia di virus responsabili anche delle comuni gastroenteriti, faringiti, della sindrome bocca mani piedi –, dagli herpes virus e, in misura minore grazie alle vaccinazioni, dai virus della rosolia, del morbillo e della parotite.
La meningite virale può avere un andamento benigno e risolversi nell’arco di sette-dieci giorni; a volte invece, in caso di  virus particolarmente aggressivi o che colpiscono pazienti con disturbi del sistema immunitario, può essere grave.
Le meningiti da funghi colpiscono i soggetti con gravi disturbi del sistema immunitario, come i pazienti affetti da AIDS.
La forma più temibile – e fortunatamente più rara – è la meningite batterica, gravata dal rischio di complicanze neurologiche (come la sordità neurosensoriale) e da mortalità più o meno elevata in base all’agente infettivo in causa.

Che rischi si corrono nel periodo neonatale?

Nei primi tre giorni di vita del bambino i batteri più comunemente responsabili sono quelli trasmissibili durante il parto o per rottura prolungata delle membrane: Streptococco beta emolitico di gruppo B (per il quale si esegue il tampone vaginale e l’eventuale profilassi antibiotica in prossimità del parto), Escherichia Coli, Listeria monocytogenes. Dopo la prima settimana di vita, i bambini pretermine o nati con basso peso alla nascita – ricoverati a lungo in TIN – possono essere a rischio di meningite a causa di batteri diffusi nell’ambiente ospedaliero; per far fronte a ciò, le terapie intensive operano rigidi programmi di sorveglianza e adottano misure di disinfezione e limitazione dei contatti con i piccoli pazienti.
Dopo il periodo neonatale sono tre i germi principali responsabili di meningite batterica:

  • Neisseria Meningitidis (meningite meningococcica)
  • Streptococcus Pneumoniae (meningite pneumococcica)
  • Haemophilus influenzae

Elemento comune ai tre batteri è l’elevata incidenza e pericolosità nei bambini di età inferiore ai 4 anni (e anche in età adolescenziale per quanto riguarda la meningite meningococcica di tipo C e in età adulta per la meningite pneumococcica). Altro elemento comune è la possibilità di prevenzione grazie ai vaccini specifici.
Tra i germi responsabili delle meningiti c’è anche il micobatterio che causa la Tubercolosi; circa un terzo dei bambini di età inferiore ai 5 anni infettati da questo microrganismo possono sviluppare una meningite tubercolare. Questo batterio ha un’elevata diffusione nei Paesi dell’Europa orientale, nel sud-est asiatico (in particolare in India e in Cina), nel Pacifico Occidentale e in Africa (l’elenco completo dei 30 Paesi ad alto rischio è disponibile sul Rapporto globale sulla TBC pubblicato nel 2019 dall’Organizzazione Mondiale della Sanità). 

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Come avviene il contagio della meningite?

La trasmissione della meningite avviene per via respiratoria, cioè inalando le goccioline infette eliminate dai soggetti ammalati o, ancor più frequentemente, dai “portatori sani” (per lo più adulti), che ospitano nel proprio nasofaringe il meningococco o lo pneumococco senza presentare  sintomi.
Fortunatamente, sono necessari contatti stretti per contrarre il meningococco, che, tra l’altro, è sensibile alle variazioni di temperatura e di umidità, per cui la sua sopravvivenza al di fuori dell’organismo è dell’ordine di alcuni minuti.

Qual è il tempo di incubazione della mengite?

Il tempo di incubazione della meningite (cioè il tempo tra il contatto con il germe e l’eventuale insorgenza di disturbi) va da uno a dieci giorni, mentre per il meningococco e per il pneumococco è di tre-quattro giorni.
Molto più lungo è il tempo di incubazione del Mycobatterium tubercolosis (il bacillo responsabile della tubercolosi): dai 6 mesi fino ai 2 anni successivi all’infezione.

Quali sono le complicanze della meningite?

In base all’età di insorgenza, allo stato immunitario (attenzione ai pazienti con difese immunitarie compromesse e/o malnutriti) e all’aggressività del microrganismo responsabile dell’infezione, le complicanze a breve termine comprendono disseminazione dell’infezione in altri distretti del cervello e dell’organismo (articolazioni, cuore, occhio), gangrena delle estremità (nella meningite fulminante da meningococco), aumento della pressione all’interno del cervello, con rischio di spostamento e compressione delle strutture nervose (condizione potenzialmente mortale), danni alle cellule del sistema nervoso.
Le complicanze a distanza, in caso di guarigione, possono essere anomalie neurologiche (ritardo mentale, sordità, cecità, epilessia, paralisi), amputazioni in caso di gangrena delle estremità, e conseguenze di tipo psicologico come ansia, depressione e disturbi post traumatici da stress.
Il tasso di mortalità delle meningiti in età pediatrica è tutt’altro che trascurabile: 3-6% per le meningiti da Haemophilus, 10% per le forme meningococciche e 12% di mortalità per le meningiti pneumococciche.

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Vaccino meningite: si o no?

L’introduzione del vaccino contro l’Haemophilus influenzae nel calendario nazionale ha ridotto drasticamente il numero dei casi fin dal 1999.
Il calendario vaccinale approvato per il biennio 2017-2019 prevede per tutti i nuovi nati il vaccino contro l’Haemophilus (viene incluso nel vaccino esavalente con l’anti-epatite B, l’anti-poliovirus, l’anti-difterite, anti-tetano e anti-pertosse) e il vaccino per la meningite B per il primo anno di vita; assieme all’esavalente viene somministrato anche il vaccino antipneumococco.
Dopo il primo anno di vita è possibile somministrare il vaccino per la meningite C.  Molti genitori si mostrano esitanti sul numero di vaccini o sull’“utilità” per il proprio bambino ma la scelta di inserire nel calendario vaccinale del primo anno quelli che proteggono da alcune forme di meningite è legato all’età tipica di acquisizione (e pericolosità) di tali malattie. A partire dall’adolescenza è possibile somministrare il vaccino tetravalente per la meningite A, C, W-135, Y.

La vaccinazione per la meningite ha controindicazioni?

Le controindicazioni della vaccinazione per la meningite sono le reazioni allergiche gravi (difficoltà respiratoria, gonfiore al volto e alla gola, orticaria diffusa su tutto il corpo) dopo la somministrazione di una precedente dose, attribuibili a componenti del vaccino; questa condizione, piuttosto rara, rientra tra i rischi del vaccino per la meningite.
Altri effetti collaterali del vaccino per la meningite sono: reazioni locali nella sede della vaccinazione (dolore, arrossamento, rigonfiamento), malessere, cefalea, febbre. In meno di un caso su 10.000 vaccinazioni contro l’Haemophilus influenzae sono descritti episodi di ridotta responsività del bambino o convulsioni.

Vaccinazione meningite negli adulti: è bene farla?

La vaccinazione per la meningite è disponibile e consigliabile anche per gli adulti: in Toscana, in seguito ai numerosi casi di meningite C che si sono verificati nel 2015, è gratuita; inoltre il calendario vaccinale nazionale prevede la vaccinazione antipneumococco gratuita per tutti gli adulti di età superiore ai 64 anni (per ulteriori informazioni è possibile consultare le fonti del Ministero della Salute e la propria ASL di appartenenza).

Cos’è la profilassi per la meningite? A chi è rivolta?

La profilassi per la meningite consiste nella somministrazione di antibiotici alle persone considerate ad alto rischio di contagio da meningocco (o da Haemophilus influenzae in caso di soggetti non vaccinati) e comprende:

  • Contatti domestici
  • Contatti in asili, in qualsiasi momento, nei sette giorni antecedenti la comparsa dei sintomi nel “caso indice” (la persona con accertata infezione da meningococco)
  • Esposizione diretta alla saliva del caso indice (condivisione di spazzolini, baci) e contatti sociali stretti nei sette giorni antecedenti la comparsa dei sintomi
  • Rianimazione bocca a bocca o esecuzione di intubazione endotracheale senza protezione nei sette giorni antecedenti la comparsa dei sintomi
  • Soggetti che hanno dormito nello stesso spazio del caso indice nei sette giorni antecedenti la comparsa dei sintomi
  • Passeggeri seduti a fianco del caso indice durante un volo aereo di almeno 8 ore nei sette giorni antecedenti la comparsa dei sintomi. 

Ad ogni modo, la decisione di avviare la profilassi antibiotica è di competenza medica, così come la diagnosi e le procedure di notifica di malattia infettiva alle Autorità competenti.

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Pubblicato il 15.11.2019 e aggiornato il 06.12.2019
Immagine in apertura anandaBGD / iStock