Allattamento di un bambino di basso peso

Per ogni età gestazionale esiste un metodo da preferire per allattare un neonato di basso peso

Sergio Conti Nibali,
pediatra e direttore di UPPA
Allattamento di un bambino di basso peso

Se un bambino alla nascita pesa meno di 2.500 g si definisce di basso peso. Stiamo parlando del 5% circa dei neonati in Italia, in parte nati al termine della gravidanza e, in parte, prima della 37° settimana. Più basso è il peso e minore l’età gestazionale, maggiori sono i rischi di infezione e altre patologie correlate all’immaturità dei vari organi. Se per tutti i bambini il latte materno è una priorità di salute, per i nati prima delle 37 settimane lo è ancora di più. Infatti, le proteine anti-infettive del latte materno sono preziosissime. Nonostante ciò, i bambini di basso peso sono alimentati più spesso con latte artificiale rispetto ai neonati di peso ed età gestazionale normali.

Molti bambini sotto peso possono succhiare al seno senza difficoltà, soprattutto se nati a termine, hanno spesso molta fame e hanno bisogno di essere alimentati con maggiore frequenza dei bambini più grandi, in modo da crescere in fretta e recuperare sul peso.

Allattare un neonato pre-termine

I neonati di età gestazionale inferiore a 30 settimane hanno generalmente bisogno di un sondino per essere alimentati; se possibile, è importante che la madre tenga il bambino vicino a sé e abbia con lui un contatto pelle a pelle prolungato, che favorisce il rapporto madre-bambino, aiuta la madre a produrre latte e aiuta il bambino nelle sue funzioni vitali (respirazione, ossigenazione, attività cardiaca). Quelli di età gestazionale tra 30 e 32 settimane possono anche essere alimentati con una tazzina o un cucchiaino. Si può tentare una o due volte al giorno, mentre il bambino è ancora alimentato con il sondino. Un altro modo è quello di spremergli il latte direttamente in bocca.

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I neonati con età gestazionale superiore a 32 settimane sono in grado di cominciare a succhiare al seno. All’inizio cercano e leccano il capezzolo, oppure succhiano poco, ma integrando con latte materno spremuto somministrato con la tazzina o il sondino, si assicura un apporto calorico sufficiente. Quando un bambino di basso peso alla nascita comincia a succhiare efficacemente, spesso fa delle pause anche lunghe durante la poppata. Per esempio, 4-5 minuti di suzione e altrettanti di pausa. È importante non staccarlo dal seno in modo che possa continuare a succhiare quando è nuovamente pronto a farlo. Se necessario, la poppata può durare anche più di un’ora. Dopo si può tentare di dargli altro latte con una tazzina.

I bambini con peso alla nascita molto basso (tra 1.000 e 1.500 grammi) o estremamente basso (meno di 1.000 grammi) possono aver bisogno per un periodo di altri nutrienti, in aggiunta al latte materno come calcio, proteine o calorie addizionali. Si tratta di una decisione individuale, in genere presa da uno specialista.

Il biberon non è obbligatorio

Diversi studi hanno dimostrato che per un bambino di basso peso alla nascita è meno stressante succhiare dal seno che da un biberon. Se alla mamma si fornisce un aiuto sufficiente e competente, può spremersi il latte e darlo al bambino utilizzando una tazzina o una siringa, fino a quando non sarà in grado di prenderlo da solo. In questi casi è importante che la mamma tiri il latte almeno 8 volte al giorno, anche se il bambino non potrà prenderlo tutto, altrimenti non riuscirebbe più a produrne a sufficienza. Il latte tirato in più potrà essere conservato nel congelatore.

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Immagine per l'autore: Sergio Conti Nibali

Sergio Conti Nibali, pediatra, è responsabile del gruppo nutrizione dell’Associazione Culturale Pediatri e fondatore dei “No Grazie”. È tutor e valutatore per l’iniziativa “Insieme per l’allattamento” dell’UNICEF. È autore di oltre 200 pubblicazioni su riviste scientifiche nazionali e internazionali, membro del comitato editoriale di Quaderni ACP e, da luglio 2016, direttore di UPPA magazine.

Pubblicato il 11.12.2015 e aggiornato il 27.06.2018