Ingorgo mammario: cause e rimedi per risolverlo

Avviene quando la quantità di latte prodotta è superiore alla quantità di latte che il bambino succhia. La causa più frequente per cui ciò accade è la limitazione imposta al bambino da regole rigide che prevedono poppate a orario e durata

Sergio Conti Nibali, pediatra e direttore di UPPA magazine
Manovre per risolvere l'ingorgo mammario

Quasi sempre l’ingorgo mammario è la conseguenza di un non adeguato deflusso di latte materno: si arriva all’ingorgo quando la quantità di latte prodotta è superiore alla quantità di latte che il bambino succhia (ne parliamo anche nell’articolo Guida all’allattamento al seno). Il motivo più frequente per cui questo accade è la limitazione imposta al bambino da regole rigide che prevedono poppate a orario e durata imposta rigidamente. In questi casi il bambino non viene attaccato al seno quando mostra i segnali di fame, oppure fa poppate più brevi di quanto vorrebbe: di conseguenza il latte si accumula dentro gli alveoli che si riempiono a dismisura.

Gli alveoli sono dei piccolissimi contenitori di latte, dilatabili fino a un certo punto; quando si gonfiano troppo si lacerano e una buona parte di latte esce e va a finire nei tessuti della mammella che così diventa gonfia, lucida, calda e molto dolente (il meccanismo è simile a quello che si ha quando subiamo una distorsione alla caviglia: anche in questo caso l’articolazione diventa gonfia, lucida, calda e molto dolente).

La mammella diventa talmente gonfia di liquidi anche nell’areola (la parte scura attorno al capezzolo) e nel capezzolo (che spesso non si riesce più a vedere), che per il bambino diventa impossibile ciucciare: è come se dovesse attaccarsi e ciucciare da una palla di gomma dura; non può farcela! Bisogna aiutarlo e anche in fretta; l’ingorgo, difatti, è una vera emergenza nella gestione dell’allattamento perché quanti più alveoli si danneggiano tanto meno latte la mamma potrà produrre in futuro. Per fortuna di alveoli ce ne sono a migliaia, per cui, risolvendo l’ingorgo in fretta, la mamma potrà continuare ad allattare.

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Il metodo della “pressione inversa”

Una consulente per l’allattamento americana, K. Jean Cotterman, ci ha insegnato il metodo della “pressione inversa” per sbloccare la situazione: è un metodo veramente infallibile per fare attaccare il bambino al seno ingorgato. La mamma si distende a letto supina e con le dita esercita per parecchi minuti una pressione costante sull’areola attorno al capezzolo, ruotando le dita in tutte le direzioni: in questo modo fa arretrare alla base della mammella tutto il latte che non è più dentro gli alveoli, ma sparso nei tessuti circostanti e fa ammorbidire molto l’areola attorno al capezzolo; dopo qualche minuto di questa “pressione inversa” il bambino può essere subito attaccato al seno, e lo potrà fare facilmente perché non troverà più una palla di gomma dura, ma una zona più morbida con il capezzolo tornato normale e non più stirato e dolente.

Cosa fare?

Nella fase acuta la mamma può sentirsi meglio utilizzando, tra una poppata e l’altra, impacchi freddi (come si fa per la distorsione della caviglia) per ridurre l’edema e l’infiammazione, può avere bisogno di un anti-infiammatorio come l’ibuprofene e può anche giovarsi di una doccia o di un impacco caldo prima di eseguire la manovra della pressione inversa per attaccare il bambino.

Le poppate devono essere molto frequenti (almeno 8-10 nella 24 ore) e il bambino va lasciato libero di completare la poppata; se nonostante questo la mammella dovesse risultare tesa e dolente, la spremitura manuale in aggiunta alla suzione del bambino può essere d’aiuto. A volte si può verificare che la produzione di latte sia superiore alle richieste del bambino: in questo caso la spremitura manuale è il metodo migliore per evitare l’ingorgo.

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Sergio Conti Nibali

pediatra, è responsabile del gruppo nutrizione dell’Associazione Culturale Pediatri e fondatore dei “No Grazie”. È tutor e valutatore per l’iniziativa “Insieme per l’allattamento” dell’UNICEF. È autore di oltre 200 pubblicazioni su riviste scientifiche nazionali e internazionali, membro del comitato editoriale di Quaderni ACP e, da luglio 2016, direttore di UPPA magazine.

Articolo pubblicato il 29/11/2013 e aggiornato il 24/02/2020

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