Ragadi del capezzolo: cause e rimedi

Allattare al seno non deve procurare dolore: le ragadi sono la conseguenza di una posizione scorretta nell'atto della suzione. Come affrontare il problema?

Sergio Conti Nibali,
pediatra e direttore di UPPA
Ragadi del capezzolo: cause e rimedi

Scrive una lettrice alla nostra redazione:

Ho allattato il mio primo bambino con grande sofferenza a causa di un dolore terribile a entrambi i capezzoli. Adesso che sto aspettando il secondo bambino vorrei allattarlo perché so bene quanto sia importante, ma vorrei evitare di ripetere la stessa esperienza. Su consiglio dell’ostetrica che mi sta seguendo questa volta sto preparando il seno con un olio vegetale. Basterà o devo fare altro?

Allattare al seno non deve mai procurare dolore; in genere le donne che allattano possono avere nei primi giorni una modica sensazione dolorosa, che poi scompare; come quando utilizziamo per la prima volta un paio di scarpe nuove un po’ più strette: dopo un po’ che le abbiamo messe non ce ne accorgiamo più.

Se, viceversa come in questo caso, la suzione del bambino procura un dolore intenso bisogna capire cosa lo provoca e intervenire. La causa più frequente di dolore alla suzione è la ragade del capezzolo; in questo caso il dolore è veramente importante e, se non si pone rimedio, può portare all’interruzione dell’allattamento. A meno che non si trovi una mamma disposta a un sacrificio estremo; ma non è certamente questo il messaggio da dare alle mamme che soffrono di ragadi. Le ragadi del capezzolo si possono curare e guarire, permettendo così alle mamme di allattare con piacere.

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Quali sono le cause delle ragadi del capezzolo?

Cominciamo subito a chiarire che le ragadi del capezzolo vengono solo perché il bambino non riesce a attaccarsi bene al seno. In genere, i bambini quando si attaccano al seno spalancano la bocca e cercano di mettervi dentro più mammella possibile; se invece ne mettono poca, non riescono a portare il capezzolo in fondo alla bocca e quindi ogni volta che ciucciano lo schiacciano contro la parte iniziale del palato che, essendo dura, causa delle piccole ferite.

Un attacco inadeguato non causa solo le ragadi del capezzolo, ma anche un’insufficiente produzione di latte, per cui spesso le mamme, se non adeguatamente supportate, devono ricorrere a aggiunte di latte artificiale. Il meccanismo è semplice: se il bambino non è attaccato bene succhierà meno latte per ogni poppata e la mamma, a sua volta, produrrà meno latte: è un circolo vizioso, se non lo si spezza, aiutando il bambino ad attaccarsi bene, la mamma alla fine non riuscirà a soddisfare pienamente le sue esigenze nutrizionali.

Cosa si può fare?

Alcune volte il bambino è attaccato bene, ma la sua lingua è poco mobile a causa di un frenulo troppo corto, e anche questo può causare la comparsa di ragadi del capezzolo; se questa è la causa, le ragadi saranno quasi sempre presenti in entrambi i capezzoli. Ecco perché non servono a nulla i rimedi preventivi; si potrà preparare il seno durante la gravidanza con tutti gli olii possibili, ma se il bambino si attaccherà male le ragadi del capezzolo si formeranno ugualmente.

Meglio invece prendere contatto con un operatore sanitario o con una consulente dell’allattamento per confrontarsi sulla posizione migliore per sostenere il bambino e per permettergli un attacco efficace; in caso di problemi, conviene controllare il frenulo della lingua, se fosse troppo corto dovrebbe essere tagliato (una manovra rapidissima, semplice e sicura).

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E l’igiene?

È inutile acquistare prodotti da spalmare sulle mammelle durante l’allattamento per proteggere il seno, a questo ha già pensato madre natura: tutte le donne producono un liquido, che esce da piccole ghiandole presenti sotto le areole (la parte scura della mammella), e che ha la funzione di tenere il seno pulito e ben protetto. Altrettanto inutile, se non dannosa, è un’igiene esagerata del capezzolo che, rimuovendo lo strato grasso superficiale che lo rende elastico e impermeabile, può facilitare la comparsa delle ragadi del capezzolo.

Immagine per l'autore: Sergio Conti Nibali

Sergio Conti Nibali, pediatra, è responsabile del gruppo nutrizione dell’Associazione Culturale Pediatri e fondatore dei “No Grazie”. È tutor e valutatore per l’iniziativa “Insieme per l’allattamento” dell’UNICEF. È autore di oltre 200 pubblicazioni su riviste scientifiche nazionali e internazionali, membro del comitato editoriale di Quaderni ACP e, da luglio 2016, direttore di UPPA magazine.

Pubblicato il 22.11.2013 e aggiornato il 27.06.2018