Come cambia il seno in gravidanza?

Molte donne possono notare un aumento del seno già nelle fasi iniziali della gravidanza. Diversi ormoni sono la causa di questo cambiamento e giocano ognuno un ruolo specifico nel preparare il corpo all’allattamento

Ilaria Lemmi, ostetrica
Donna in gravidanza si tasta il seno

Durante la gravidanza, nel corpo di una donna iniziano ad avvenire moltissimi cambiamenti (come ad esempio nel peso, nel parliamo in questo articolo) che hanno lo scopo di accompagnare la crescita fetale e di proteggere mamma e bambino fino al parto. Tra i più visibili e percepibili ci sono sicuramente quelli che riguardano il seno, che inizia a modificarsi rapidamente. Vediamo di seguito nel dettaglio come e quando cresce il seno in gravidanza.

Aumento del seno in gravidanza

Estrogeni, progesterone, prolattina e altri ormoni sono la causa del cambiamento del seno in gravidanza e giocano ognuno un ruolo specifico nel preparare il corpo all’allattamento. Durante la gestazione l’aumento di estrogeni stimola il sistema dei dotti a svilupparsi e specializzarsi, il progesterone influenza l’aumento delle dimensioni degli alveoli e dei lobi del seno, e l’ormone lattogeno placentare (HPL, dall’inglese Human Placental Lactogen) rilasciato dalla placenta, è responsabile delle modificazioni di seno, capezzolo e dell’areola che si espandono insieme ai tessuti fibroso e adiposo di sostegno prima del parto. La prolattina e altri ormoni contribuiscono allo sviluppo dei tessuti mammari.

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La conseguenza è che, per quanto riguarda l’aspetto visivo, la maggior parte delle donne osserva un aumento del seno in gravidanza. In media il seno cresce nell’arco di tutta la gestazione di una misura e mezzo rispetto alla misura originale ma non è mai un dato oggettivo, e molte donne possono rilevare cambiamenti più o meno accentuati.

Seno in gravidanza: le prime settimane

Dopo quanto cambia il seno in gravidanza? Già dai primi giorni, o comunque durante le prime settimane e poi nel corso del primo trimestre, i dotti e gli alveoli nel seno crescono rapidamente. La modificazione della struttura del seno che viene messa in atto dall’aumento ormonale fa sì che sia più dolente e i capezzoli più sensibili. Questo sintomo solitamente si attenua dopo il primo trimestre ma può continuare in forma più lieve fino al parto. [1] .

Seno sgonfio in gravidanza

Il cambiamento del seno in gravidanza è così evidente e percepibile che una repentina regressione (seno sgonfio in gravidanza, comunque non dolente) può dare l’idea di una non evoluzione della gestazione.

Ma è bene ricordare che ogni donna è diversa, e la presenza o meno di modificazioni importanti, come ad esempio avere un seno piccolo in gravidanza, non influisce affatto sulla produzione di latte e sulla possibilità di poter allattare il proprio bambino.

Dolore e prurito al seno in gravidanza

Come già detto, è possibile avvertire dolore (fitte, bruciore) al seno in gravidanza già a partire dal primo trimestre.
A causa dell’aumento di volume è normale avere anche prurito al seno, che può essere lenito con l’utilizzo di creme idratanti.

Per diminuire il male al seno in gravidanza si possono utilizzare dei reggiseni senza cuciture, in tessuto morbido e privi di ferretto, per non costringere in poco spazio la pelle che si sta “espandendo”. Non sono necessari reggiseni specifici o creme magiche per evitare le smagliature: può essere utile vestire indumenti comodi e idratare il seno anche con semplice olio di mandorle.
Se si pratica attività fisica in gravidanza, per non sentire il fastidio di un seno dolorante in movimento si possono indossare reggiseni sportivi morbidi ma di sostegno.

Nel corso del terzo trimestre il seno può essere percepito più pesante e tornare a essere dolente. Il dolore può essere percepito come una fitta: sono sensazioni normali che non nascondono nessuna patologia ma solamente la laboriosa messa a punto di un meccanismo perfetto. Sappiamo che il seno è già in piena attività. Il colostro è pronto e può fuoriuscire dai capezzoli. Sarebbe meglio non indossare coppette assorbilatte che potrebbero alterare la flora batterica presente nei capezzoli e impedire la naturale traspirazione e produzione delle sostanze di protezione. [2]

Liquido trasparente dal seno in gravidanza: cos’è?

Nel secondo trimestre di gravidanza, già a partire dalla 15^ settimana ed entro la 22^, il seno arricchito di nuovi dotti e alveoli inizia a produrre il latte (lattogenesi). Si prepara e si allena per quando ci sarà il bambino, ma questo latte di prova che viene prodotto durante la gravidanza verrà riassorbito dall’organismo e un sistema ormonale molto complesso impedirà la formazione di accumuli o fuoriuscite. Tuttavia, se dovessero uscire alcune gocce di colostro dal seno non c’è da preoccuparsi: il colostro è un liquido trasparente o giallognolo prodotto dal seno materno già a partire dalla 15° settimana di gravidanza e rappresenta il primo alimento del neonato prima dell’arrivo della montata lattea. È un fenomeno normale, che può avvenire già dal secondo trimestre anche se è maggiormente riscontrato nel terzo o in prossimità del parto.

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Capezzoli in gravidanza

Oltre a diventare più grandi, i capezzoli in gravidanza diventano più scuri (stesso discorso vale per le areole). Nella donna incinta, oltre ai capezzoli, diventano più evidenti anche i piccoli bozzoli o rigonfiamenti naturalmente presenti sull’areola: i tubercoli di Montgomery, molto importanti per la prevenzione di infezioni e di dolore e prurito ai capezzoli sia in gravidanza sia successivamente durante l’allattamento, dal momento che producono una sostanza oleosa idratante.

Si ritiene, inoltre, che l’odore di questa sostanza prodotta sia molto simile a quello del liquido amniotico e che possa per questo guidare il neonato verso il seno, così come il colore scuro delle areole, dopo la nascita. [3]  

Nodulo al seno in gravidanza

Anche durante la gravidanza è necessario continuare le autopalpazioni al seno e fare attenzione a cambiamenti che discostano dalla normalità. La presenza di un nodulo al seno in gravidanza può essere fisiologica in questo periodo ma, se se ne avverte la presenza anche a distanza di 15 giorni, è sempre bene controllarlo ecograficamente e sentire il parere del medico. [4]

A volte (molto raramente) si possono verificare anche in gravidanza quadri di mastite (seno arrossato, tumefatto, dolente, caldo con cute ispessita) dovuti a un mancato riassorbimento del colostro. Solitamente sono situazioni che inducono comunque a sentire il parere di un esperto, sono facilmente risolvibili, e, solitamente, non precludono la possibilità di allattare.

Lattogenesi: perché è importante

Facciamo una piccola parentesi, o se vogliamo un salto in avanti, ed esprimiamo adesso un concetto che deve ben radicarsi nel pensiero delle future mamme in quanto sta alla base dell’allattamento.
Lattogenesi è il termine che indica l’origine o l’inizio della lattazione, e si evolve in tre stadi. La prima lattogenesi inizia, come abbiamo visto, circa 12 settimane prima del parto, quando le ghiandole mammarie iniziano a secernere colostro (non sempre in maniera percepibile dalla donna). La misura del seno aumenta ancora quando gli alveoli diventano pieni di colostro, ma la presenza di alti livelli dell’ormone progesterone nel sangue della madre inibisce la piena produzione di latte fino a dopo la nascita.

La seconda lattogenesi inizia dopo la nascita, quando la placenta viene espulsa (secondamento). I livelli di progesterone precipitano, mentre i livelli di prolattina rimangono alti. La prolattina è l’ormone principale ai fini della lattazione, ed è a sua volta controllata da ormoni secreti dall’ipofisi, dalla tiroide, dalle surrenali, dalle ovaie e dal pancreas. I seni sono irrorati da un abbondante flusso sanguigno, che porta molto ossigeno. Due o tre giorni dopo il parto, il latte “arriva”.

La quantità di latte prodotto aumenta rapidamente e la sua composizione gradualmente cambia da colostro a latte maturo. I livelli di sodio, cloruro e proteine nel latte decrescono e i livelli di lattosio e altri nutrienti aumentano. Gradualmente cambia il colore, dal giallo tipico del colostro a un bianco opalescente. Dato che questo processo è controllato dagli ormoni, i seni iniziano a produrre latte sia nel caso la madre stia allattando oppure no. A questo stadio della lattogenesi è importante allattare a richiesta (e/o estrarre il latte manualmente o con un tiralatte se il bambino non può poppare almeno otto volte nelle 24 ore), perché un allattamento frequente nella prima settimana dopo il parto sembra aumentare il numero di recettori della prolattina nel seno. Un compito del recettore è riconoscere e rispondere a un ormone specifico. Avere più recettori della prolattina rende quindi il seno più sensibile a essa, e i ricercatori credono che questo abbia effetto su quanto latte una madre produrrà nel corso del successivo stadio di lattogenesi.

Il terzo stadio del processo di lattogenesi è anche conosciuto come galattopoiesi. Questo è il momento in cui si stabilizza la produzione di latte maturo. L’elemento cruciale per l’allattamento è il principio di “domanda e offerta”: più una madre allatta, più latte produrrà.

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Ilaria Lemmi

Ostetrica, si è occupata a lungo di cooperazione internazionale e di progetti sostegno alle salute delle donne migranti. Dal 2007 al 2009 fa parte del pool di ostetriche che danno vita al Centro Nascita “Margherita” dell’Azienda Universitaria di Firenze che si occupa del travaglio parto fisiologici a esclusiva conduzione ostetrica. Dal 2014 lavora nell’Ospedale Santa Maria Annunziata nel reparto di Ostetricia e in sala parto.

Note:
[1] AA.VV., Breast development and control of milk synthesis «Food and Nutrition Bulletin», vol. 17, no. 4
[2] Tamara Page, Craig Lockwood, Kylie Guest Management of nipple pain and/or trauma associated with breast-feeding «JBI Libr Syst Rev», 2003;1(3):1-33
[3] AA.VV. The Secretion of Areolar (Montgomery's) Glands from Lactating Women Elicits Selective, Unconditional Responses in Neonates «PLoS One», 2009; 4(10)
[4] Woo JC, Yu T, Hurd TC, Breast cancer in pregnancy: a literature review «Archives of surgery», gennaio 2003;138(1):91-8; discussion 99
Bibliografia:
Articolo pubblicato il 04/06/2021 e aggiornato il 04/06/2021
Immagine in apertura Prostock-Studio / iStock

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