Come favorire lo sviluppo del neonato

Bisogna considerare il neonato “persona attiva”, in grado cioè di entrare in relazione con l’ambiente attraverso il suo comportamento. Il piccolo, infatti, è perfettamente capace di manifestare benessere, soddisfazione e rilassatezza, ma anche stanchezza, fastidio e stress attraverso un vero e proprio linguaggio del corpo

Claudia Artese, fisioterapista e Cecilia Carli, ostetrica
Primo piano di un neonato avvolto da un asciugamano

Già nella pancia della mamma il corpo del bambino sperimenta “tocchi” diversi: il liquido amniotico lo massaggia, le pareti uterine lo avvolgono, il tono materno lo sostiene. Il tatto è la prima delle funzioni sensoriali che inizia a svilupparsi, dalla settima-ottava settimana di gestazione. Alla fine della gravidanza lo spazio a disposizione del feto si riduce a tal punto che tutte le parti del corpo del nascituro sono a stretto contatto tra loro e il piccolo impara dunque a conoscere già nella vita intrauterina diverse modalità di tocco. Vediamo cosa accade dopo la nascita.

Equilibrio “pelle a pelle”

Dopo la nascita il tatto rappresenta il canale privilegiato per conoscere sé stesso e comunicare con il mondo. Si dice infatti che il neonato parli il “linguaggio della pelle”, fatto di piccoli segnali facilmente distinguibili: si accoccola tra le braccia che lo contengono e lo avvolgono, si tranquillizza quando la mano si posa ferma su di lui, il suo respiro diventa più regolare nel contatto pelle a pelle.

Per “pelle a pelle” si intende la modalità in cui il neonato viene posizionato nudo – col solo pannolino indosso e adeguatamente contenuto e coperto – in posizione prona sul petto del genitore. È un metodo semplice ed efficace per promuovere la salute e il benessere del neonato sia a termine sia pretermine.

Durante la gravidanza il feto sperimenta nel grembo materno tante posizioni, e sappiamo che dalla quattordicesima settimana di gestazione è in grado di percepire gli spostamenti materni e i propri. Il senso dell’equilibrio che si sviluppa grazie a diversi recettori situati all’interno dell’orecchio serve al piccolo per orientarsi e percepire la posizione e il movimento del suo corpo. L’esperienza della posizione sempre più raccolta e flessa fatta nell’ultimo mese di gestazione gli è utile per controllare, nella vita extrauterina, i suoi movimenti senza perdere continuamente l’equilibrio. Sentirsi sicuro e protetto lo aiuta a essere più facilmente in relazione, ad adeguarsi alle nuove esperienze, a regolare il comportamento e ad avere un sonno tranquillo e una veglia attenta.

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Gli altri sensi

Oltre al tatto e all’equilibrio, durante la vita intrauterina si sviluppano tutti gli altri organi di senso quali l’olfatto, il gusto, l’udito e la vista. Non è vero, come si pensa comunemente, che alla nascita  il neonato veda solo luci e ombre, ma al contrario è in grado di guardare e mettere a fuoco a una distanza di circa 20 cm – mediamente la distanza tra il seno e il viso della mamma. La competenza visiva matura progressivamente e si completa nel primo anno di vita. A 40 settimane il neonato, attraverso la maturità dei suoi organi sensoriali, è in contatto con il mondo e con chi si prende cura di lui. Il piccolo comunica attraverso le espressioni del viso, lo sguardo e i movimenti del corpo; adatta e modifica continuamente il suo comportamento nella relazione con l’altro. L’interazione tra il bambino e i genitori inizia con queste modalità, un reciproco scambio di segnali che danno vita a un linguaggio ricco e intenso.

Comprendere il linguaggio comportamentale del neonato fin dai primi momenti di vita aiuta l’adulto a considerarlo un essere sociale capace di interagire attivamente con chi si prende cura di lui. I genitori sono naturalmente i più importanti sostenitori e promotori dello sviluppo del bambino e le loro amorevoli cure lo aiutano nella crescita e nello sviluppo delle sue potenzialità. Non si può quindi pensare di “viziare” il neonato, in questo primo periodo della sua vita, se si asseconda il suo desiderio di stare a stretto contatto con mamma e papà, che rappresentano ciò che di più al mondo lo tranquillizza e lo fa sentire sicuro e protetto.

Come comunica il neonato?

Comprendere e conoscere il modo in cui il bambino si esprime e comunica è molto importante. Il piccolo utilizza un vero e proprio linguaggio del corpo capace di manifestare benessere, soddisfazione e rilassatezza, ma anche stanchezza, fastidio e stress.

I principali segnali di benessere sono: colorito roseo, respiro regolare, suzione, movimenti degli arti vicino al corpo, mani al viso e alla bocca, sorriso, sguardo attento.

Principali segnali di stanchezza sono, invece: bruschi cambiamenti del colorito della pelle, tremori, soprassalti, inarcamento della schiena, arti estesi e rigidi, apertura a ventaglio delle mani e dei piedi, smorfie, sbadiglio, pianto disperato.

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Il neonato, “persona attiva”

È stata soprattutto la scuola pediatrica di Boston, storicamente rappresentata da T. Berry Brazelton, a focalizzare l’attenzione sulle capacità comunicative del neonato, ritenendo che il piccolo sia in grado di entrare in relazione con l’ambiente attraverso il suo comportamento. In questa visione il neonato è visto come “persona attiva” capace di comunicare con i genitori e con l’ambiente esterno. Tra i principali obiettivi dell’approccio Brazelton c’è quello di sostenere i genitori verso una migliore comprensione del proprio bambino e del proprio ruolo. Infatti ciò aiuta l’adulto a individuare le competenze neonatali e a riconoscere che, fin dai primi momenti di vita, il neonato ha una propria personalità che lo differenzia dagli altri. In questa visione i genitori sono portati a interpretare i comportamenti del figlio come vere e proprie comunicazioni dotate di significato.

Il bambino è un essere sociale che si esprime per mezzo del comportamento, e nei genitori si rafforza il privilegio di toccarlo, guardarlo e ascoltarlo con modalità uniche.
Ecco ciò che si può fare per favorire questo tipo di approccio:

  1. Regolare il macroambiente. Si intende lo spazio intorno al bambino, in particolare fare attenzione alla luce, che non deve essere troppo intensa e diretta sul piccolo. Evitare l’eccesso di rumore e suoni e gli ambienti affollati e caotici.
  2. Offrire contenimento cutaneo. I vestitini, il cappellino e i calzini, nei giorni dopo la nascita,  aiutano il bambino a sentirsi più sicuro nello spazio e durante gli spostamenti. A volte può essere necessario anche avvolgerlo in una copertina con le mani vicine al viso. 
  3. Favorire posizioni stabili e raccolte. Nelle diverse posizioni in braccio o quando viene “portato” attraverso fasce o altri supporti, il bambino deve essere contenuto a livello delle spalle e del sederino in modo che gli arti siano vicini al tronco e la testa in linea con il corpo. Le mani del genitore offrono confine, stabilità e conforto allo scopo di fornire un adeguato contenimento alla postura del neonato. È importante variare le posizioni in braccio e il lato del genitore. 

Perché il bambino piange sul fasciatoio? 

«Appena lo metto sul fasciatoio inizia a piangere»: è una frase che sentiamo dire spesso alle mamme. Piangere sul fasciatoio può essere tipico dei primi mesi di vita, quando il piccolo deve ancora adattarsi all’ambiente extrauterino. Proprio nel momento in cui si trova sul fasciatoio il neonato avverte molto la mancanza di contenimento e confine. A ciò può aggiungersi il fatto di venire spogliato e i movimenti che il genitore esegue in modo rapido e veloce per far prima.

Questa difficoltà incontrata dal neonato, definita dagli esperti come una continua perdita di equilibrio, può essere riconosciuta quando ad esempio il piccolo stende le braccia, apre le dita della mano, fa dei movimenti come per afferrare, irrigidisce le gambe, cambia il colorito della pelle, fino ad arrivare appunto al pianto.
Ecco come aiutarlo durante il cambio:

  • creare un piccolo “nido” sul fasciatoio, in modo da offrire un confine
  • contenere con la nostra mano le sue mani o i suoi piedini 
  • spogliare solo la parte interessata
  • prevedere dei momenti di pausa in cui chiacchieriamo con lui 
  • posizionarlo sul fianco con le mani vicine al viso e alla bocca e le gambe rannicchiate
  • muoverci lentamente
  • usare il body per contenere le braccia

Come possiamo aiutarlo nei primi bagnetti

Per facilitare il neonato durante il bagnetto, può essere utile:

  • con un telo, preparare un nido sul fasciatoio
  • se il piccolo appare molto agitato, posizionarlo di fianco
  • avvolgerlo nel telo
  • immergerlo nell’acqua, avvolto nel telo, fino al torace. Aprire il telo solo quando il bambino appare completamente rilassato
  • muovere il neonato nell’acqua dolcemente, facendo sempre attenzione ai suo segnali di stress
  • asciugarlo nel nido, contenendolo con le mani in posizione di fianco, evitando di strofinare ma tamponando.
Per approfondire
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Articolo pubblicato il 21/04/2020 e aggiornato il 21/04/2020
Immagine in apertura NataliaDeriabina / iStock

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