Neonati e integrazione di vitamina D e K

L'integrazione di vitamina D e K è davvero necessaria? In quali casi e come vanno somministrate? Lo abbiamo chiesto alla pediatra Elena Uga

Elena Uga,
pediatra
Neonati e integrazione di vitamina D e K

Ho da poco avuto il terzo figlio e mi si ripresenta come sempre la questione vitamina D. Premetto che viviamo in Sicilia e in campagna, e il clima già permette di passare abbondante tempo all’aperto, ma nonostante questo sia il pediatra dell’ospedale sia il pediatra di famiglia insistono per dare la vitamina D per almeno tre mesi, perché il latte materno ne contiene poca. Con gli altri figli senza molti scrupoli non l’ho data, sapendo che la vitamina D viene sintetizzata dal nostro organismo grazie all’esposizione al sole, che non gli ho fatto mai mancare. Ora però mi fanno un altro “ricatto”. Non si tratta più solo di vitamina D, ma insieme anche la K che, mi dice il pediatra, previene eventuali piccole emorragie cerebrali che possono passare inosservate. Ovviamente in ospedale la profilassi con vitamina K gli é stata fatta. Per gli altri figli non si é mai parlato di dargli la vitamina K, adesso c’é questa novità. Immagino che a dargliela non succederebbe nulla di male (mi auguro), ma mi dà comunque fastidio dover dare una cosa di cui forse non c’é reale necessità. La domanda banale che mi pongo è questa: ma se il latte materno è scarso di queste vitamine, forse un motivo ci sarà visto che la natura vede e provvede… attendo il vostro prezioso consiglio.

Elisa

Cara Elisa,
certamente hai tutto il mio appoggio quando mi dici che madre natura non ci avrebbe creati carenti di qualcosa. È anche vero però che i nostri stili di vita in questi secoli sono molto cambiati e questo ha influenzato ovviamente il nostro stato di natura. La vitamina D non è carente nel latte materno, è una vitamina poco influenzata dall’alimentazione e la sua produzione è principalmente conseguente, come ben sai, all’esposizione al sole. I nostri bambini prendono meno sole di un tempo e, per altri ragionevoli motivi, sono protetti da creme solari. Sembra bastino 20 minuti al giorno di esposizione di mani e viso al sole (senza filtri solari) per avere una produzione sufficiente di vitamina D, ma non sempre questo è possibile. Per questo, sebbene non vi sia un parere unanime sulle dosi e sulle tempistiche della supplementazione, la comunità scientifica consiglia di dare ai bambini la vitamina D per bocca.

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La vitamina K è sintetizzata principalmente dai batteri intestinali, ma sappiamo come la flora batterica dei nostri bambini sia variabilissima e cambi a seconda delle modalità di parto (cesareo o spontaneo) e a seconda delle modalità di allattamento (al seno o al biberon). Il neonato riceve una piccola quantità di vitamina K durante la gravidanza e quindi alla nascita c’è il rischio di malattia emorragica conseguente a un deficit di vitamina K, per questo si dà una supplementazione a tutti i neonati (di solito con un’iniezione).

La Società Italiana di Neonatologia ha deciso di consigliare la vitamina K per tutti i primi tre mesi di vita perché esistono forme più tardive di malattia emorragica e non sappiamo esattamente per quanto sia sufficiente la copertura dell’iniezione, ma altre società scientifiche internazionali non danno questa indicazione. Sapendo che il rachitismo è una malattia rara nei bambini europei, soprattutto se nascono nei mesi primaverili-estivi e vengono tenuti all’aperto, e che la malattia emorragica precoce del neonato è protetta dalla somministrazione di vitamina K alla nascita, a parer mio sta al genitore correttamente informato decidere se dare o meno una supplementazione di queste vitamine.

Abbiamo parlato di vitamina D anche in questo articolo e degli effetti del sole sulla pelle qui.

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Immagine per l'autore: Elena Uga

Elena Uga, pediatra, lavora presso l'ospedale S. Andrea di Vercelli e si occupa nello specifico di allergologia, allattamento e ambiente. Dal 2011 collabora come autore per UPPA.

Pubblicato il 24.06.2013 e aggiornato il 04.03.2018