Prime cure della pelle: la dermatite da pannolino

I problemi della pelle nelle zone coperte dal pannolino sono molto comuni, ma con alcune accortezze si possono limitare e risolvere

Marina Sestito, chimico
Gambe di un neonato sdraiato con indosso un pannolino

La pelle è un organo complesso e dinamico di fondamentale importanza poiché è la prima barriera tra il mondo esterno e gli organi interni, e va trattato adeguatamente affinché possa svolgere al meglio le sue molteplici funzioni. Al momento della nascita il neonato passa da un ambiente bagnato, l’utero materno, a uno decisamente più secco; questo trasferimento rende necessario un percorso di maturazione della pelle, affinché essa si adatti completamente al mondo esterno. La totale maturazione arriva oltre i 3 anni, ma è soprattutto durante i primissimi mesi che le caratteristiche della pelle del bambino sono sensibilmente diverse rispetto a quelle della pelle adulta (parliamo di bambini nati a termine e senza patologie particolari). È quindi proprio in questo periodo che la pelle ha bisogno della massima cura e di ricevere il trattamento più adeguato alle sue specificità. 

Il problema dermatologico che si presenta con maggior frequenza, senza differenze in base al sesso del piccolo, è certamente la cosiddetta dermatite da pannolino. Può comparire durante tutto il periodo di utilizzo del pannolino, appunto, spesso con episodi ripetuti nel tempo e con un picco tra i 9 e i 12 mesi. Nei casi più lievi si manifesta con un leggero rossore delle parti intime, mentre in quelli più gravi le aree colpite possono arrivare fino a glutei, interno cosce e giro vita, e la sintomatologia va da rash eritematosi a vere e proprie piaghe e ulcere. In aggiunta, soprattutto nei casi più seri, è facile che come effetto collaterale si sviluppino infezioni da Candida albicans e Staphylococcus aureus.

SPECIALE
Guida al primo anno
Dall’allattamento alle coliche, dal raffreddore al baby wearing, una guida per iniziare con il piede giusto
Scarica il PDF

Le cause

Il disturbo è dovuto a un cattivo funzionamento della barriera cutanea ed è strettamente correlato a un incremento del pH superficiale. È noto che di norma il pH della pelle si aggira, in stato di salute, attorno al valore di 5.5 (corrispondente a una media acidità). Alla nascita, però, l’immaturità cutanea fa sì che il pH risulti naturalmente più elevato per cui, in determinate situazioni – contatto prolungato con feci e urine, frizione, utilizzo di saponi inadeguati, creme o pannolini occlusivi, eccessiva umidità –, la già labile capacità di barriera della pelle del piccolo viene definitivamente compromessa e si sviluppa l’irritazione. 

Quello che succede è che l’occlusione della pelle, la decomposizione in ammoniaca dell’urea (principale costituente dell’urina) e l’uso continuativo di saponi basici incidono sul pH, aumetandolo ulteriormente; gli alti valori di pH portano a un incremento dell’attività di alcuni particolari enzimi sempre presenti nelle feci, i quali a loro volta causano la decomposizione dei costituenti della pelle (lipidi e proteine). Inoltre, è stato dimostrato che una pelle molto umida facilita la penetrazione di sostanze potenzialmente tossiche, favorisce la crescita e l’attività dei microrganismi (in particolare quelli patogeni) ed è più soggetta ad abrasione. 

Da quanto detto finora emerge che è inappropriato definirla dermatite da pannolino, dal momento che non sono i pannolini la vera causa. Tuttavia i pannolini sono effettivamente l’unica concausa la cui presenza è quasi sempre associata a questo tipo di dermatite e la loro qualità è in grado di ridurre l’entità del problema.

Per approfondire

La prevenzione

Cosa si può fare per prevenire tale disturbo? La prima buona abitudine è certamente quella di cambiare spesso il pannolino, sia esso lavabile o usa e getta, e cambiarlo non appena il bambino si sporca. È preferibile usare solo acqua o detergenti dal pH fisiologico, mentre sarebbe bene limitare l’uso delle salviettine umidificate che, sebbene non aumentino il rischio di dermatite, sembrano però essere associate a una comparsa più frequente di infezioni da Candida. È inoltre opportuno non sfregare per asciugare la pelle del bambino, ma tamponare bene con un tessuto assorbente.

Naturalmente bisogna evitare il contatto con qualsiasi cosmetico che contenga sostanze irritanti, allergeniche o potenzialmente tossiche se assorbite (ad esempio alcol, profumi, oli essenziali, conservanti). Anche lasciare il più possibile le zone interessate all’aria è un buon metodo di prevenzione e una pratica che può essere facilmente adottata in estate. È consigliabile evitare talchi di vario genere, che rischiano di promuovere la crescita batterica o della Candida, inasprendo la dermatite. 

Le rinomate paste all’ossido di zinco, quasi sempre coadiuvate da petrolati, sono molto efficaci nel formare un film lipidico protettivo che previene la frizione e il contatto con agenti irritanti, tra cui urine e feci; tuttavia hanno due inconvenienti: la rimozione è difficoltosa e necessita di sfregamento, e il loro principio di funzionamento si basa sulla capacità occlusiva, pertanto devono essere spalmate sulla pelle perfettamente asciutta, onde evitare che impediscano all’umidità residua di asciugarsi. Per la stessa ragione, i pannolini dovrebbero essere molto assorbenti ma anche traspiranti

Infine, la maggior parte degli studi suggerisce che questo problema dermatologico sia meno frequente nei bambini allattati al seno in maniera esclusiva, probabilmente perché le feci di un bambino allattato hanno un pH inferiore. In bambini un po’ più grandi le variazioni del pH fecale sono riconducibili all’introduzione dei cibi solidi, che – soprattutto nei primi periodi – potrebbero essere mal digeriti o mal tollerati; anche in questo caso, tuttavia, è possibile che il latte materno compensi in qualche misura tali oscillazioni, garantendo un effetto protettivo per tutta la durata dell’allattamento. 

I rimedi

La prevenzione è sicuramente il metodo più efficace per limitare l’insorgenza della dermatite da pannolino. Alle volte, però, il disturbo compare nonostante tutte le accortezze. Cosa fare? Fermo restando che, soprattutto nei casi più gravi, è sempre bene seguire le indicazioni del pediatra, per alleviare l’irritazione ci vengono in aiuto alcuni emollienti, come l’oleolito di Calendula o l’Aloe vera gel, dalle proprietà antimicrobiche e antinfiammatorie. Bisogna evitare invece l’olio di oliva poiché, sebbene abbia proprietà protettive, si sostituisce al film lipidico naturale e ne impedisce il risanamento. Un altro metodo efficace è l’utilizzo topico di latte materno che, essendo ricco di attivi dalle proprietà antinfiammatorie e capaci di formare una vera e propria barriera contro batteri, virus e funghi, è valutato al pari di altri medicamenti a base di idrocortisone o di ossido di zinco (nel caso di neonati nati a termine e in salute), ma senza le relative controindicazioni e soprattutto a costo zero.

SPECIALE
Guida al babywearing
Contatto e carezze fin dalla nascita favoriscono una crescita sana: lo speciale sul babywearing a cura degli esperti di UPPA
Scarica il PDF
Articolo pubblicato il 26/06/2020 e aggiornato il 30/06/2020
Immagine in apertura Prostock-Studio / iStock

Condividi l'articolo

Copia di Prova di UPPA
La rivista indipendente, scritta per i genitori e senza pubblicità Sfoglia una copia