Il rigurgito nel neonato: tanto rumore per nulla?

È la naturale risalita di parte del contenuto dello stomaco verso l’esofago, seguita dall’emissione di materiale alimentare dalla bocca. Nella maggior parte dei casi è un fenomeno innocuo, ma può diventare la spia di un problema di salute quando è associato ad alcuni segnali d’allarme

Lilia Morabito, pediatra
Bambino che sta per fare un rigurgito

Il rigurgito nei neonati è un problema abbastanza comune, che interessa oltre la metà dei bimbi, con un’incidenza massima fra la quinta e l’ottava settimana di vita. Sebbene faccia tanta paura ai neo-genitori, e su di esso siano state diffuse numerose (a volte anche “allarmanti”) false notizie, il rigurgito è un fenomeno assolutamente naturale e innocuo. Vediamo nel dettaglio di cosa si tratta.

Rigurgito nei neonati: cos’è?

Il rigurgito, anche detto reflusso gastroesofgeo, non è altro che la naturale risalita di parte del contenuto dello stomaco verso l’esofago, seguita dall’emissione di materiale alimentare dalla bocca. 

Nella maggior parte dei casi il rigurgito del neonato è costituito da piccole quantità di liquido trasparente, rappresentato da latte materno misto a saliva, e si verifica a pochi minuti di distanza dalla fine della poppata. Può però succedere che questo fenomeno si verifichi anche a una distanza di tempo maggiore, ad esempio quando il neonato fa un rigurgito dopo due ore dall’assunzione di latte, e in questi casi il materiale espulso dalla bocca avrà aspetto simile a quello della ricotta perché costituito da latte coagulato, quindi parzialmente digerito.

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Se assieme al latte si verifica anche la risalita di un maggior quantitativo di succhi gastrici possiamo parlare di rigurgito acido del neonato.
I motivi per i quali il neonato rigurgita spesso sono essenzialmente due: 

  • l’immaturità dello sfintere esofageo, un muscolo posizionato fra l’esofago e lo stomaco, che nel neonato si apre spesso e in maniera spontanea, per cui il latte che si trova nello stomaco risale verso l’alto e viene eliminato dalla bocca;
  • l’alimentazione del neonato, costituita esclusivamente da alimenti liquidi (latte materno o formula artificiale).

Il rigurgito del neonato è inoltre un fenomeno transitorio, che si risolve spontaneamente nel 90% dei bambini entro il primo anno di vita, man mano che lo sfintere esofageo acquista maggior tono ed è in grado di chiudersi meglio.

Rigurgito del neonato: quando preoccuparsi?

Il rigurgito è, nella maggior parte dei casi, un fenomeno normale e innocuo, ma può diventare la spia di un problema di salute del neonato e in particolare di una “malattia da reflusso gastroesofageoquando è associato ad alcuni segnali d’allarme, ovvero:

  • perdita di peso o scarsa crescita;
  • presenza di tracce di sangue o vomito di colore verdastro;
  • vomito a getto;
  • irritabilità eccessiva del piccolo;
  • difficoltà di alimentazione non spiegate: rifiuto del cibo, conati di vomito, apnea…

Se invece un neonato presenta rigurgiti frequenti ma cresce bene e non presenta alcun segno o sintomo d’allarme, non c’è nulla di cui preoccuparsi e non è necessaria alcuna terapia: questo è il caso dei cosiddetti “rigurgitatori felici” o happy spitters

Non occorre allarmarsi neanche se in seguito a rigurgito abbondante il neonato chieda di essere attaccato nuovamente al seno: in questo modo, infatti, il piccolo cerca di “recuperare” con un supplemento di poppata quel quantitativo di latte che è stato perso con il rigurgito.

Per approfondire

Rigurgito del neonato e soffocamento

La paura del soffocamento del neonato a causa del rigurgito di latte è infondata, specialmente se si parla di un neonato sano. Molti dei casi di morte neonatale improvvisa non sono infatti dovuti al soffocamento, ma a un evento molto particolare, del quale si sa ancora molto poco, chiamato SIDS o morte in culla. Non è stato dimostrato alcun rapporto tra frequenza dei rigurgiti e rischio di SIDS nel neonato/lattante.

Per quanto riguarda la prevenzione della SIDS, esistono una serie di indicazioni da seguire, e fra queste c’è quella di far dormire il neonato sempre a pancia in su, sia durante il riposino diurno sia durante quello notturno.

Non bisogna dunque spaventarsi di mettere il neonato sdraiato a pancia in su al termine della poppata: qualora dovesse esserci la necessità di eliminare una bolla d’aria o una “boccata di latte”, il piccolo inizierà ad agitarsi e basterà sollevarlo per qualche secondo per aiutarlo a liberarsi.

I vecchi consigli delle nonne di “far fare il ruttino a fine poppata” o di coricare il neonato sul fianco non servono a nulla e possono anche rivelarsi dannosi per la salute del piccolo: in caso di rigurgito, infatti, se il bambino si trova in posizione supina (che è quella corretta), il latte riuscirà a tornare indietro passando dall’esofago (da dove è salito), magari aiutato anche da un pò di tosse. 

Rigurgito del neonato: i rimedi

In caso di rigurgito del neonato, cosa fare? Esistono una serie di  piccole strategie che permettono di evitare che questo fenomeno assolutamente naturale possa diventare un problema difficile da affrontare. La gestione delle poppate, ad esempio, è fondamentale: pasti piccoli e frequenti rappresentano il miglior modo per ridurre il numero di episodi di rigurgito.

Se il neonato è allattato al seno non c’è alcun motivo di sospendere l’assunzione di latte materno: in questi casi si raccomanda di migliorare la tecnica di allattamento, magari tenendo il piccolo in una posizione tale che la testa sia più alta rispetto al sederino, con un angolo di circa 45°, evitando così l’assunzione del latte in modo vorace [7]. È stato infatti dimostrato che, per ridurre il numero di episodi di rigurgito, è fondamentale che il bimbo abbia una postura corretta mentre mangia.

Nel neonato alimentato artificialmente è invece bene considerare che il biberon o la tettarella non devono essere mai completamente pieni, in quanto la poppata sarebbe troppo veloce.

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Lilia Morabito

calabrese, dopo la laurea in Medicina e chirurgia, conseguita presso l’Università di Messina, inizia il proprio percorso di formazione specialistica in Pediatria presso lo stesso Ateneo. Durante gli anni della scuola di specializzazione approfondisce le proprie conoscenze nel settore delle malattie endocrine dell'età infantile frequentando il Centro di Endocrinologia pediatrica del Policlinico Universitario di Messina. È autrice di diverse pubblicazioni su riviste scientifiche nazionali e internazionali. Dal 2019 scrive per UPPA.

Articolo pubblicato il 18/08/2020 e aggiornato il 06/08/2020
Immagine in apertura Prostock-Studio / iStock

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