La sindrome del bambino scosso: cos’è?

Se, esasperati dal pianto, scuotiamo il bambino per costringerlo a calmarsi, rischiamo di causargli gravissime lesioni al cervello e alla retina

Sergio Conti Nibali, pediatra e direttore di UPPA magazine
Padre culla il bambino dolcemente, evitando rischi di sindrome del bambino scosso

Quante volte vi sarà successo di non poterne più di sentir piangere il vostro bambino: «Ma come?! Ti ho appena cambiato, allattato e coccolato. Non ce la faccio più! Cosa vuoi?!». E poi potrebbe venirvi spontaneo prenderlo in braccio e scuoterlo.
Ecco, non fatelo mai. Potreste causare dei gravissimi danni al suo cervello.

Una sindrome pericolosa

Il bambino piccolo, specialmente sotto i 2 anni di vita, ha una muscolatura del collo ancora poco sviluppata e non riesce a sostenere la testa. Se viene scosso con forza, il suo cervello sbatte contro le ossa del cranio e può subire lesioni gravissime. È quella che viene comunemente chiamata Shaken baby syndrome (o anche Battered child syndrome o Shaken baby) o, più recentemente, Abusive head trauma, cioè la “Sindrome del Bambino Scosso” (SBS). Sono i bambini tra le 2 settimane e i 6 mesi di vita a subire maggiormente questa violenza fisica: è il periodo di massima intensità del pianto per il piccolo e la sua struttura muscolare è ancora decisamente molto debole e non permette di controllare bene il capo.

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Le cause della sindrome del bambino scosso

Perché un adulto arriva a scuotere violentemente un bambino così piccolo? Spesso è la reazione a un pianto “inconsolabile” e apparentemente ingiustificato. In questi casi ci si può sentire impotenti e, specialmente in situazioni di stanchezza fisica e psicologica, si possono assumere comportamenti errati, nel tentativo di trovare una soluzione. Questo tipo di maltrattamento, in genere, avviene entro le mura domestiche. Sono gli stessi genitori, esasperati, o altre figure con cui si condivide l’accudimento dei bambini (nonni, babysitter, più raramente le educatrici dell’asilo nido) a cadere nel tranello di una “manovra consolatoria” apparentemente innocua e che invece si rivela molto pericolosa.

Gli effetti

Non c’è un limite di tempo e di energia stabilito con certezza, ma uno scuotimento energico, della durata anche di pochi secondi, può causare lesioni molto gravi, principalmente emorragie nel cervello e nella retina, in genere presenti in entrambi gli occhi. Tutto ciò viene favorito da alcune caratteristiche anatomiche dei bambini al di sotto dei 2 anni: il volume e il peso del capo in rapporto al resto della massa corporea (la testa rappresenta circa il 15% del peso corporeo), l’elasticità delle strutture scheletriche, il basso tono muscolare a sostegno del capo, l’elevato contenuto acquoso del sistema nervoso centrale ancora immaturo, la fragilità e immaturità della massa cerebrale.

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Campanelli d’allarme

Le conseguenze che uno scuotimento energico può determinare variano da caso a caso. In genere, dipendono dalla gravità dell’abuso. Si possono arrecare danni permanenti molto gravi, fino alla cecità e a ritardi dello sviluppo neurologico.
I sintomi più comuni sono vomito, inappetenza, difficoltà di suzione o deglutizione, estrema irritabilità, sonnolenza, assenza di sorrisi o di vocalizzi, rigidità nella postura, difficoltà respiratorie, difficile controllo del capo, fratture delle costole e delle ossa delle braccia.

Comportamenti da evitare e soluzioni “calmanti”

A volte, soprattutto durante i primi mesi di vita, il pianto del bambino può sembrare inconsolabile. Ma piangere è l’unico strumento che il neonato possiede per comunicare. Qualunque sia il motivo (l’avere fame, sonno, caldo o freddo, il bisogno di essere cambiato o di coccole ecc.), non bisogna mai scuoterlo per calmarlo, perché i danni che ne conseguono potrebbero essere gravissimi.
Sono tante altre le soluzioni da mettere in atto:

  • Cullarlo nella carrozzina
  • Fargli fare un giro in macchina
  • Fargli un bagnetto rilassante
  • Contenerlo fisicamente piegando le gambette in modo che ritorni nella posizione fetale
  • Fargli sentire un rumore continuo, come un phon o un aspirapolvere

A questo proposito, è bene far presente che alcuni giochi, come ad esempio quello del cavalluccio, se eseguiti con le giuste modalità e precauzioni, non provocano alcun danno al cervello.

Se proprio non si calma?

Se il pianto non si ferma, diventa esasperante e non riusciamo più a gestirlo né a sopportarlo, la cosa migliore da fare è lasciare il bambino in un posto sicuro e allontanarci fino a quando non riacquisiamo un certo equilibrio, o chiedere aiuto ad altri membri della famiglia o agli amici. Se invece ci sono dei dubbi che il pianto sia causato dallo stato di salute del piccolo è necessario rivolgersi al pediatra.

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Immagine per l'autore: Sergio Conti Nibali
Sergio Conti Nibali

pediatra, è responsabile del gruppo nutrizione dell’Associazione Culturale Pediatri e fondatore dei “No Grazie”. È tutor e valutatore per l’iniziativa “Insieme per l’allattamento” dell’UNICEF. È autore di oltre 200 pubblicazioni su riviste scientifiche nazionali e internazionali, membro del comitato editoriale di Quaderni ACP e, da luglio 2016, direttore di UPPA magazine.

Articolo pubblicato il 09/01/2019 e aggiornato il 12/02/2020
Immagine in apertura Anchiy / iStock

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