Parto in acqua: un’alternativa sempre valida?

Gli studi confermano che l’immersione in vasca nel primo stadio del travaglio riduce il dolore e il ricorso all’analgesia epidurale senza prove di rischi per il bambino. Esistono però dei casi in cui la scelta del parto in acqua va evitata

Silvia Brogi, ostetrica
Donna con il suo bambino subito dopo il parto in acqua

Sin dai tempi antichi l’essere umano ha riconosciuto nell’acqua l’origine della vita. È uno dei quattro elementi primordiali, nonché il supporto alla creazione (dalla Genesi alla mitologia Indù, al Corano), è il simbolo della femminilità, madre per eccellenza in quanto generatrice di vita. Insomma, l’acqua rappresenta la fertilità: dov’è presente nasce qualcosa.

Partorire in acqua: cenni storici

L’uso dell’acqua durante il travaglio e il parto vede nelle esperienze di Igor Charkovsky, ricercatore russo che negli Anni ‘60 intuì i benefici di questa pratica per madre e neonato, una prima proposta più naturale e meno dolorosa da promuovere fra le partorienti. Sempre negli stessi anni, Frédérick Leboyer sviluppò la prassi immergendo i neonati nell’acqua calda e rendendo così “più dolce” il loro passaggio dall’ambiente intrauterino al mondo esterno.

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Negli Anni ’70, Michel Odent utilizzò una vasca con acqua calda per alleviare il dolore delle partorienti nel centro nascita di Pithiviers in Francia. Contemporaneamente, anche in Italia, più precisamente all’ospedale di Poggibonsi (SI), fu introdotta la vasca per il parto naturale in acqua, la prima nel nostro Paese.

Nel 1996 l’ospedale di Vipiteno (BZ) introduce la vasca per il parto naturale in acqua che ha assistito più nascite in questa modalità in Italia fino alla sua chiusura avvenuta nel 2016. Attualmente sul nostro territorio esistono molti centri che offrono alle donne la possibilità di partorire in acqua.

Parto in acqua: i pro e i contro

Vediamo ora quali sono i vantaggi e gli svantaggi del parto in acqua.
Come già accennato, l’uso dell’acqua è considerato un buon metodo non farmacologico per il controllo del dolore durante il travaglio e, più nel dettaglio:

  • favorisce la produzione e il rilascio di endorfine  (inibitori naturali del dolore) e quindi promuove un maggior rilassamento;
  • accorcia i tempi del travaglio e dà alla madre una maggiore sensazione di controllo sul proprio corpo;
  • fa risparmiare energie;
  • riduce la richiesta di farmaci analgesici e dell’epidurale;
  • ammorbidisce i tessuti e riduce quindi le lacerazioni perineali;
  • riduce il bisogno di supplementazione di ossitocina sintetica (probabilmente per l’azione sinergica esercitata assieme al movimento e alle posture).

Tra i benefici del parto in acqua per la mamma c’è il fatto che l’immersione agevola la libertà di movimento. Il bacino infatti è più mobile e ciò può favorire la correzione di eventuali malposizioni fetali e facilitare la discesa del feto nel canale del parto.
Ulteriori vantaggi del parto in acqua riguardano il fatto che l’immersione garantisce alla donna maggiore intimità, riduce le inibizioni e le paure e protegge dalle interferenze esterne.

Nella fase prodromica prolungata l’acqua rilassa e favorisce il recupero dell’energia soprattutto in donne molto tese e stanche; lo stesso avviene in caso di travaglio molto lungo. Nel caso di contrazioni prolungate e intense l’acqua aiuta, come detto, a ridurre il dolore e a rilassarsi, e ciò fa sì che diminuiscano gli ormoni dello stress (adrenalina) a favore della produzione spontanea di endorfine.

L’acqua ha anche importanti effetti emodinamici: il galleggiamento sostiene il peso della donna riducendo l’opposizione alla gravità, diminuisce la pressione addominale sulla vena cava e sull’aorta migliorando la circolazione feto-placentare. L’immersione del corpo in acqua favorisce inoltre l’aumento di un ormone secreto dalle cellule cardiache atriali, l’ormone natriuretico, che aiuta a eliminare il sodio attraverso i reni (effetto natriuretico) e aumenta la diuresi, con conseguente abbassamento della pressione arteriosa.
Tutti i benefici del parto in acqua per la madre producono vantaggi ed effetti positivi anche sul bambino. Infatti:

  • la circolazione fetale migliora in acqua; 
  • nascere in acqua rappresenta un passaggio più graduale dalla vita intrauterina a quella extrauterina;
  • i primi sforzi respiratori sono facilitati dall’umidità dell’ambiente acquatico;
  • l’acqua calda aiuta a mantenere la temperatura del neonato e a prevenire l’ipotermia.

Parto in acqua: chi può farlo?

Esistono delle indicazioni non omogenee circa la popolazione di mamme che può scegliere il parto in acqua. In linea di massima, tale opzione può essere presa in considerazione quando:

  • la gravidanza è singola e a termine;
  • il personale sia formato e in numero appropriato;
  • viene garantita un assistenza one- to-one;

È invece impossibile scegliere questa modalità se si presentano i seguenti casi:

  • gravidanza pre-termine;
  • precedente emorragia post-partum;
  • iperpiressia materna (febbre);
  • necessità di monitoraggio cardiaco-fetale in continuo se non è presente un monitor fetale subacqueo;
  • sanguinamento vaginale;
  • parto-analgesia.

Nei casi di seguito elencati, invece, la scelta del parto in acqua è un’opzione improbabile e che va in ogni caso valutata attentamente assieme agli esperti:

  • tampone vaginale positivo per SGB;
  • VBAC (Vaginal Birth After Cesarean, ovvero parto vaginale dopo un cesareo);
  • gravidanza gemellare;
  • prom da più di 24h;
  • liquido amniotico tinto di meconio;
  • presentazione podalica;
  • infezioni in fase attiva (HBV, HCV, HERPES VIRUS, COVID-19, in caso di positività o presenza di sintomatologia);
  • induzione con ossitocina.

Come funziona il parto in acqua?

Vediamo di seguito nel dettaglio come avviene il parto in acqua.
L’ambiente presenta le seguenti caratteristiche:

  • è caldo (tra i 22° e i 24°) e accogliente;
  • il numero delle persone presenti è limitato;
  • potrebbero essere utilizzati rivestimenti monouso;
  • c’è un monitor per la rilevazione del battito adatto all’uso in acqua e un termometro da utilizzare per la rilevazione della temperatura della madre e del liquido in cui è immersa.

La temperatura dell’acqua dovrebbe essere scelta dalla partoriente, ma non è comunque consigliata una temperatura maggiore di 38° (per la nascita è consigliata una temperatura intorno ai 36°-37°). Va inoltre sottolineato che un aumento della temperatura materna, dovuta a un’immersione in acqua troppo calda, può causare ipertermia fetale con aumento del fabbisogno di O2 e conseguenti minori riserve per affrontare lo stress del travaglio.

La vasca per il parto in acqua può avere varie forme e dimensioni, di certo è sconsigliato che sia riempita con meno di 60 cm di acqua, questo per favorire un’immersione sufficiente del corpo, galleggiamento e libertà di movimento.

Prima della nascita, nell’ambiente verranno predisposti teli caldi, lenzuolini per il neonato e teli stesi sul pavimento. Non saranno praticati stimoli tattili al disimpegno della testa e sarà assecondata la risalita verso la superficie dell’acqua del neonato dopo il disimpegno delle spalle. Si procede poi con l’asciugatura della testa quando il neonato viene posto sull’addome materno, con il resto del corpo immerso nell’acqua fino alle spalle per limitare la dispersione di calore. Dopo la nascita la mamma può essere invitata a uscire dalla vasca per il secondamento (l’espulsione della placenta e di tutti gli annessi fetali ), verranno poi controllati i genitali per valutarne l’integrità.

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Durante la nascita potrebbe verificarsi l’escrezione di urina, feci e sangue nell’acqua. La quantità di urina è generalmente piccola e si diluisce rapidamente nell’abbondante volume di liquido contenuto nella vasca, senza alcuna conseguenza per il neonato. Anche l’eliminazione dei rifiuti fecali è molto semplice, perché la quantità di materia espulsa al momento del parto è minima e le operazioni igieniche richieste non sono complesse. In ultimo, dopo il parto è molto comune che l’acqua si tinga di rosso: basta infatti la perdita di una piccola quantità di sangue per colorare rapidamente tutto il liquido contenuto nella vasca. Svuotare la vasca se nell’acqua sono presenti liquido amniotico, sangue, urina o feci non è assolutamente necessario, perché il rischio di infezioni è minimo. A tal proposito va ricordato che la pelle e la vagina della madre sono sempre popolate di microrganismi, ospiti permanenti del suo corpo durante tutta la sua vita, che diventano patogeni o dannosi solo in determinate occasioni. Il feto riceve gli anticorpi della madre ed è quindi adattato ai suoi microrganismi. Ecco perché nascere in una vasca d’acqua che contiene gli stessi microrganismi non comporta rischi.

Poiché dopo ogni utilizzo la vasca viene regolarmente svuotata e disinfettata, il rischio di infezioni non è maggiore di quello che si corre quando facciamo il bagno.
Ecco invece le motivazioni per cui sarà necessario uscire dall’acqua (sia in fase di travaglio sia di parto):

  • esplicita richiesta della partoriente;
  • quando la comunicazione con la partoriente risulta difficile;
  • segni cardiotocografici dubbi;
  • liquido amniotico tinto di meconio;
  • marcato rallentamento del travaglio;
  • sanguinamento vaginale;
  • iperpiressia;
  • difficoltà al disimpegno delle spalle;
  • comparsa di qualsiasi anomalia.

Parto in acqua: il neonato

Il neonato che nasce in acqua appare più tranquillo rispetto a quello che nasce in un altro ambiente, e il pianto compare generalmente dopo alcuni minuti. È comunque bene sottolineare che in caso di sofferenza fetale il neonato non deve nascere in acqua.

L’adattamento del neonato all’ambiente acquatico è possibile grazie al diving reflex (o risposta all’immersione), un riflesso fisiologico difensivo che si attiva quando l’acqua entra in contatto con i recettori cutanei del volto: ciò determina un’apnea in posizione espiratoria con chiusura della laringe. Il riflesso ha la sua massima efficacia alla nascita, per poi scomparire intorno ai 4-5 mesi di vita, è inibito dal contatto con l’aria e ridotto o assente in condizioni di acidosi fetale. Il primo respiro avviene non appena il volto del bimbo esce dall’acqua.

Cosa dice la scienza?

In sintesi, l’analisi della letteratura scientifica ci indica che l’immersione in acqua nel primo stadio del travaglio riduce il dolore e il ricorso all’analgesia epidurale senza prove di rischi per il bambino. Le evidenze rispetto all’immersione in acqua durante la seconda fase del travaglio sono invece limitate e non mostrano chiare differenze per madre e bambino. 

Non si dispone inoltre di sufficienti informazioni per stabilire i tempi ottimali di utilizzo dell’acqua. Una raccomandazione importante è quella di formare in maniera continua lo staff ostetrico alla promozione e all’utilizzo dell’acqua durante il travaglio di parto.

Parto in acqua: esperienze dirette

Ecco alcune esperienze (positive e negative) di parto in acqua.
Aurelia, ostetrica e mamma di Romeo, dice: «Effettuare il travaglio in acqua è stata un’ancora di salvezza nel bel mezzo di una tempesta. L’acqua ti culla, ti avvolge, ti protegge, in acqua tutto è più dolce e meno violento, riesci a raccogliere le contrazioni e a non farti sopraffare da esse».

Claudia, mamma di Alissa e Violante, racconta: «In entrambi i miei travagli, immergermi con le doglie già avanzate in quella vasca di acqua tiepida è stato un sollievo: sentivo il mio corpo più leggero, più libero; dolore e momenti di recupero si alternavano con un ritmo sempre più incalzante, ma nei momenti di quiete il dolore diventava più governabile, in quanto potevo assumere posizioni che senza l’acqua non sarebbero state possibili. Ho un ricordo molto vivido dei momenti di tregua, uno stato di profondo rilassamento. Soltanto con il secondo parto ho deciso di rimanere nella vasca anche per la nascita, l’esperienza di vedere uscire la mia bambina come un pesciolino dalla superficie dell’acqua è stata molto emozionante e la sensazione di benessere successiva al parto è sempre viva e indimenticabile. L’acqua è il mio elemento naturale e credo che abbia giocato un ruolo fondamentale nel farmi trovare una zona fisica e mentale di agio e relax per affrontare l’esperienza meravigliosa del parto».

Angela, mamma di Stefano e Anita, annovera invece il suo parto in acqua tra le esperienze negative: «Per la mia prima gravidanza avevo programmato un parto a domicilio e noleggiato una vasca che abbiamo sistemato nel soggiorno di casa in attesa del travaglio. Quando sono arrivate le contrazioni l’abbiamo riempita e mi ci sono immersa. Mi aspettavo, come avevo letto tante volte, di sentire un gran sollievo, e invece sono stata delusa dal risultato: le contrazioni continuavano a essere forti e irregolari, non era semplice aggiustare la temperatura dell’acqua e mi sentivo inquieta. Ogni travaglio ha la sua storia e non sempre le cose immaginate corrispondono poi alla realtà».

Parto in acqua in casa: si può fare?

A volte le donne in gravidanza si chiedono se e come è possibile effettuare il parto in acqua in casa. L’assistenza al travaglio e al parto a domicilio è una scelta poco diffusa in Italia, anche perché sono poche le regioni che offrono un rimborso della spesa sostenuta dalle coppie che decidono di intraprendere questa strada. Esiste però una rete capillare di ostetriche libere professioniste nelle principali città italiane su cui poter contare.

La vasca per il parto in acqua può essere acquistata oppure noleggiata attraverso diverse associazioni, o direttamente dai distributori, con un prezzo che oscilla tra i 180 e i 400 euro. Ci sono però delle accortezze che vanno osservate riguardo il posizionamento della vasca nell’ambiente e che riguardano soprattutto gli appartamenti situati ai piani alti. Bisogna infatti considerare che la vasca piena raggiunge il peso di circa 500 Kg, concentrati in circa 2 mq di spazio, di conseguenza va scelta una zona della casa che risulti stabile dal punto di vista strutturale.
Esistono anche degli accessori necessari per l’utilizzo della vasca:

  • pompa per il riempimento-svuotamento;
  • termometro da acqua per la valutazione della temperatura;
  • telo monouso di protezione;
  • retino raccogli materiale organico.

Anche questi oggetti possono essere acquistati o noleggiati e talvolta sono compresi nel prezzo della vasca.

Costi del parto in acqua

Esistono numerose strutture pubbliche e private che offrono la possibilità di scegliere il parto in acqua. Quelle pubbliche sono prevalentemente concentrate nelle regioni centro-settentrionali, dove ci sono anche delle eccellenze. In ognuna di queste strutture non esiste un sovrapprezzo da corrispondere nel caso si scelga di partorire in acqua. La presa in carico avviene generalmente intorno alla 37^ settimana. Il consiglio è sicuramente quello di iniziare con un po’ di anticipo a riflettere sulla possibilità di scegliere il parto in acqua rispetto al momento della presa in carico, in modo da contattare la struttura e ottenere tutte le informazioni necessarie per organizzarsi.

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Una serie di risposte ai numerosi dubbi e domande di chi sta per diventare genitore
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Silvia Brogi

Ostetrica presso i presidi ospedalieri di S.Donà di Piave (VE), Policlinico Universitario a gestione diretta di Udine e Azienda Ospedaliera e Universitaria di Careggi (Firenze), lavora inoltre presso il Dipartimento Materno infantile. Nel corso della propria formazione ha approfondito in particolare la fisiologia della nascita, la cultura della sicurezza, gli strumenti della comunicazione efficace in ambito sanitario, l’intelligenza emotiva e il benessere organizzativo nei luoghi di lavoro.

Bibliografia
  • Barbara Harper, Guideline for a safe water birth, «waterbirth.org», 2006.
  • Cluett E.R., Burns E., Cuthbert A., Immersion in water during labour and birth. «Cochrane Database of Systematic Reviews», 16 maggio 2018.
  • AA.VV., Pain management for women in labour: an overview of systematic reviews, «Cochrane Database of Systematic Reviews», 14 marzo 2012.
  • ACOG, Immersion in Water During Labor and Delivery, «Obstetrics & Gynecology», aprile 2014, vol. 123, Issue 4, pp. 912-915.
  • Elizabeth R. Cluett, Ethel Burns, Immersion in water during labour and birth,  «Cochrane Database of Systematic Reviews», 15 aprile 2009.
Articolo pubblicato il 03/08/2021 e aggiornato il 03/08/2021
Immagine in apertura ideabug / iStock

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