Pneumococco: cos’è, sintomi, malattie e prevenzione

Batterio diffuso ma spesso silenzioso, lo pneumococco può causare infezioni che vanno da disturbi comuni a patologie gravi. Comprendere come si trasmette, quali segnali riconoscere e quali strategie adottare per prevenirlo è essenziale per proteggere soprattutto bambini piccoli, anziani e persone fragili

Annamaria Sapuppo , pediatra
Bambina a letto con febbre

Lo pneumococco rappresenta una delle principali cause di infezioni batteriche gravi nei bambini e negli adulti in tutto il mondo. Questo microrganismo, pur vivendo comunemente nelle vie respiratorie di molte persone senza causare alcun disturbo, può, in determinate circostanze, scatenare malattie che vanno dalla semplice otite a condizioni potenzialmente letali come la meningite.

Conoscere le caratteristiche di questo batterio, le modalità di trasmissione e soprattutto le strategie di prevenzione disponibili è fondamentale per proteggere la salute dei più piccoli e delle persone vulnerabili. In questo articolo approfondiremo tutti gli aspetti principali legati allo pneumococco per aiutare a riconoscerne i sintomi, comprenderne i rischi e adottare le misure preventive più efficaci.

Cos’è lo pneumococco

Lo Streptococcus pneumoniae, comunemente chiamato pneumococco, è un batterio responsabile di numerose infezioni che possono colpire diverse parti dell’organismo ed è uno “Gram-positivo capsulato”, termine che si riferisce ad una caratteristica della sua parete cellulare, conferendogli una particolare resistenza e struttura.

Un’altra sua caratteristica è la capacità di colonizzare le vie respiratorie superiori, in particolare il naso e la faringe, senza necessariamente causare malattie. Questo fenomeno è chiamato “colonizzazione asintomatica” o stato di “portatore sano” e rappresenta la condizione più comune in cui questo batterio viene riscontrato negli esseri umani.

La percentuale di portatori sani varia significativamente tra le diverse fasce d’età: nei bambini oscilla tra il 20% e il 60%, con valori più elevati in quelli che frequentano asili nido e scuole dell’infanzia, visto che il contatto stretto e prolungato con gli altri coetanei favorisce la trasmissione del batterio; negli adulti la percentuale scende invece al 5-10%. I bambini, tra l’altro, possono rimanere portatori asintomatici per settimane o mesi, costituendo un importante serbatoio per la diffusione dello pneumococco da una persona all’altra, ma stimolando anche la risposta immunitaria contro future infezioni.

È importante sottolineare che la colonizzazione da sola non è una malattia e non richiede trattamento. Tuttavia, in determinate circostanze (ad esempio, una concomitante infezione virale delle vie respiratorie, un indebolimento del sistema immunitario, eccetera) il batterio può moltiplicarsi, invadere i tessuti circostanti o diffondersi ad altri distretti dell’organismo, causando così una vera e propria infezione.

Lo pneumococco causa principalmente infezioni delle vie respiratorie (otiti, sinusiti, polmoniti) e solo occasionalmente meningite, a differenza di un altro batterio, il meningococco, più spesso responsabile di meningite e che può colonizzare anch’esso le vie respiratorie superiori come portatore sano. Per tale ragione, sono oggi disponibili le vaccinazioni per entrambi i batteri.

Dati epidemiologici

In Italia le malattie batteriche invasive da pneumococco colpiscono principalmente i bambini molto piccoli (<2 anni) e gli anziani (>65 anni). Nei bambini sotto i 5 anni, prima dell’introduzione della vaccinazione universale, l’incidenza delle forme invasive si attestava intorno ai 15-20 casi per 100.000 bambini l’anno. Con l’avvio dei programmi vaccinali, questa incidenza è diminuita significativamente in molte regioni italiane, anche se permangono differenze territoriali legate alla copertura vaccinale.

Dal punto di vista clinico, le otiti medie acute, una delle manifestazioni non invasive più comuni dello pneumococco, colpiscono prevalentemente i bambini tra i 6 mesi e i 3 anni, con picchi di incidenza durante i mesi invernali. Si stima che almeno il 60-70% dei bambini abbia sperimentato almeno un episodio di otite media acuta entro i 3 anni di vita, di cui il 30-40% sarebbero attribuibili allo pneumococco

I dati del Centro Europeo per il Controllo delle Malattie (ECDC) evidenziano che le malattie invasive da pneumococco colpiscono circa 30.000-40.000 persone ogni anno nell’Unione Europea; tuttavia, i Paesi che hanno implementato programmi di vaccinazione universale nei bambini hanno registrato significative riduzioni nell’incidenza delle forme invasive (55-80%), non solo nella popolazione vaccinata ma anche negli adulti non vaccinati, grazie alla cosiddetta “immunità di gregge”.

A livello mondiale, infine, l’OMS stima che le infezioni pneumococciche causino ogni anno circa 1-2 milioni di decessi, prevalentemente nei Paesi in via di sviluppo e nelle fasce d’età più vulnerabili, e lo pneumococco è considerato la principale causa batterica di polmonite nei bambini sotto i 5 anni. Pertanto, vista l’elevata morbilità e mortalità, l’OMS ha identificato la vaccinazione antipneumococcica come una delle strategie prioritarie per ridurre la mortalità infantile nel mondo. 

Come si trasmette lo pneumococco

La principale via di trasmissione dello Streptococcus pneumoniae è quella respiratoria, attraverso le goccioline di secrezioni respiratorie emesse quando una persona portatrice tossisce, starnutisce, parla o semplicemente respira. È importante sottolineare che la trasmissione avviene sia da persone con infezione sintomatica sia, e soprattutto, da portatori sani asintomatici, che rappresentano il principale serbatoio del batterio, e che le goccioline possono rimanere sospese nell’aria per un certo periodo, specialmente in ambienti chiusi e poco ventilati, come possono essere le comunità scolastiche e le strutture sanitarie.

Oltre alla trasmissione aerea diretta, lo pneumococco può essere trasmesso attraverso il contatto con oggetti e superfici contaminate da secrezioni respiratorie. La trasmissione indiretta è particolarmente rilevante negli ambienti frequentati dai bambini piccoli, che tendono a portare gli oggetti e le mani in bocca. 

Infine, le infezioni da pneumococco mostrano una chiara stagionalità, con picchi di incidenza durante i mesi invernali e l’inizio della primavera, tipicamente tra novembre e marzo nell’emisfero nord. Infatti, durante i mesi freddi, le persone trascorrono più tempo in ambienti chiusi e poco ventilati, favorendone la trasmissione. Inoltre, le basse temperature e la scarsa umidità degli ambienti riscaldati possono rendere le mucose respiratorie più secche e meno efficienti nel contrastare le infezioni.

Patologie causate dallo pneumococco

Diverse malattie sono causate dallo pneumococco: da infezioni localizzate relativamente benigne a condizioni invasive potenzialmente letali. Le forme non invasive sono quelle in cui il batterio rimane confinato alle mucose senza invadere gli organi interni. Sebbene generalmente meno gravi delle forme invasive, queste infezioni sono molto più frequenti e rappresentano un carico significativo in termini di morbilità, soprattutto nei bambini.

  • L’otite media acuta è probabilmente la manifestazione non invasiva più comune dello pneumococco, particolarmente nei bambini tra i 6 mesi e i 3 anni. Si tratta di un’infezione dell’orecchio medio caratterizzata da accumulo di fluido purulento dietro la membrana timpanica, che si manifesta generalmente con dolore auricolare intenso, febbre, irritabilità e, nei casi più gravi, perforazione del timpano con fuoriuscita di materiale purulento. 
  • La sinusite è un’infezione dei seni paranasali che può manifestarsi con congestione nasale persistente, rinorrea purulenta, dolore facciale localizzato (sopra gli zigomi, sulla fronte o attorno agli occhi), cefalea e febbre.
  • La congiuntivite, sebbene meno comune, può manifestarsi con arrossamento oculare, secrezione purulenta e sensazione di corpo estraneo nell’occhio.
  • Lo pneumococco è inoltre la principale causa batterica di polmonite acquisita in comunità in tutte le fasce d’età, responsabile di circa il 30-50% dei casi di polmonite batterica. La polmonite pneumococcica si manifesta tipicamente con febbre elevata a insorgenza improvvisa, tosse produttiva, dolore toracico accentuato dalla respirazione profonda o dalla tosse (dolore pleuritico), difficoltà respiratoria e malessere generale. Nei bambini piccoli i sintomi possono essere meno specifici: respiro accelerato, rientramenti intercostali, rifiuto di alimentarsi e letargia.
  • La meningite da pneumococco è una delle forme più gravi di infezione invasiva. I sintomi classici nei bambini più grandi e negli adulti includono febbre elevata, cefalea intensa e persistente, rigidità nucale (difficoltà e dolore nel flettere il collo), fotofobia (intolleranza alla luce), vomito e stato confusionale. Nei lattanti e nei bambini molto piccoli, i sintomi possono essere più sfumati: irritabilità inconsolabile, pianto acuto, rifiuto di alimentarsi, letargia o al contrario ipereccitabilità, fontanella tesa o bombata. La meningite pneumococcica progredisce rapidamente e può portare a convulsioni, coma e morte nell’arco di ore se non trattata tempestivamente.
  • La sepsi fulminante da pneumococco, anche chiamata batteriemia pneumococcica, è una condizione in cui il batterio invade il circolo sanguigno e si moltiplica, scatenando una risposta infiammatoria sistemica potenzialmente letale. I sintomi includono febbre molto elevata o, paradossalmente, ipotermia (temperatura corporea molto bassa), tachicardia (battito cardiaco accelerato), tachipnea (respiro molto frequente), alterazione dello stato di coscienza, riduzione della produzione di urine e, nelle forme più gravi, ipotensione (pressione arteriosa bassa) sino a insufficienza multiorgano ed elevato rischio di mortalità.

Fattori di rischio, sintomi e quando preoccuparsi

Riconoscere tempestivamente i fattori di rischio e i sintomi dello pneumococco è fondamentale per garantire un intervento medico rapido e migliorare la prognosi.

Le infezioni virali delle vie respiratorie superiori rappresentano uno dei principali fattori predisponenti. Virus come influenza, virus respiratorio sinciziale, rhinovirus e adenovirus compromettono il meccanismo di difesa che rimuove particelle e batteri dalle vie aeree (denominato “clearance mucociliare”) e creano condizioni favorevoli all’invasione batterica. Non è un caso che le infezioni pneumococciche seguano spesso di pochi giorni un raffreddore o un’influenza.

Anche il fumo passivo ha un impatto significativo sul rischio di infezioni respiratorie nei bambini, comprese quelle da pneumococco, con un incremento del 30-70% di rischio di sviluppare otiti medie acute e polmoniti rispetto ai non esposti.

L’immunodepressione, sia congenita sia acquisita, rappresenta un altro importante fattore di rischio. Bambini con immunodeficienze primarie, infezione da HIV, terapie immunosoppressive per patologie croniche o trapianti d’organo, uso prolungato di corticosteroidi ad alte dosi o in chemioterapia hanno un rischio molto più elevato di sviluppare infezioni invasive gravi.

Altri fattori predisponenti includono la malnutrizione, la prematurità e il basso peso alla nascita nei lattanti, l’affollamento abitativo, la frequenza di comunità infantili, la stagione (con rischio maggiore nei mesi freddi) e l’assenza della milza (asplenia), organo adibito alla rimozione dei batteri capsulati dal sangue, con conseguente aumento del rischio di sepsi fulminante.

Infine, i portatori di impianti cocleari (i dispositivi elettronici utili a ripristinare l’udito) hanno un rischio aumentato di meningite pneumococcica, stimato in circa 30 volte superiore rispetto alla popolazione generale. L’impianto cocleare può infatti creare una via di comunicazione che dall’orecchio facilita la diffusione del batterio alle meningi.

Dal punto di vista sintomatologico, oltre a quanto già visto prima, ricordiamo che nelle infezioni delle vie respiratorie superiori da pneumococco possono manifestarsi sintomi simili a quelli di un comune raffreddore, ma con caratteristiche più marcate: febbre, mal di gola, ostruzione nasale, tosse e malessere generale. La distinzione tra un’infezione virale e una sovrainfezione batterica da pneumococco può essere difficile; elementi suggestivi di eziologia batterica includono febbre persistente oltre 3-4 giorni, peggioramento dei sintomi dopo un iniziale miglioramento e presenza di secrezioni purulente. 

Esistono situazioni specifiche in cui è imperativo contattare immediatamente il medico o recarsi al pronto soccorso, poiché possono indicare un’infezione invasiva grave che richiede trattamento urgente:

  • difficoltà respiratoria severa con cianosi (colorazione bluastra delle labbra o delle estremità), rientramenti intercostali marcati o incapacità di parlare/piangere per mancanza di fiato;
  • tosse con espettorato striato di sangue; 
  • stato confusionale, alterazione della coscienza, difficoltà a svegliarsi o mancanza di risposta agli stimoli;
  • convulsioni;
  • rigidità nucale con impossibilità a flettere il collo;
  • fontanella tesa o bombata nei lattanti;
  • pianto inconsolabile ad alta tonalità che persiste per ore;
  • rifiuto completo di bere con segni di disidratazione (labbra secche, assenza di lacrime, riduzione marcata della produzione di urina);
  • comparsa di macchie rosse o violacee sulla pelle (petecchie o porpora) che non scompaiono alla pressione;
  • estremità fredde con cute marezzata e pallore intenso;
  • letargia estrema con impossibilità di essere risvegliato completamente.

Inoltre, si consiglia di contattare il pediatra entro poche ore (non aspettare il giorno successivo) se compare:

  • febbre superiore a 39°C che non risponde agli antipiretici o che persiste oltre 48-72 ore;
  • dolore toracico accentuato dalla respirazione;
  • vomito ripetuto con ridotta assunzione di liquidi;
  • peggioramento improvviso delle condizioni dopo un iniziale miglioramento;
  • dolore auricolare intenso che non risponde agli analgesici;
  • cefalea molto intensa e persistente;
  • comportamento insolito, irritabilità marcata o apatia significativa.

Bambini e fasce a rischio

Lo Streptococcus pneumoniae nei bambini, in particolare quelli sotto i 2 anni di età, può portare allo sviluppo di infezioni gravi. Questa maggiore suscettibilità è dovuta a molteplici fattori legati all’immaturità del sistema immunitario e alle caratteristiche anatomiche e fisiologiche proprie di questa età.

Infatti, il sistema immunitario dei lattanti e dei bambini molto piccoli non è ancora completamente sviluppato, con inefficiente risposta immunitaria ai polisaccaridi capsulari dello pneumococco, che costituiscono il principale antigene contro cui si deve sviluppare l’immunità protettiva. Inoltre, le caratteristiche anatomiche delle vie respiratorie superiori favoriscono l’accumulo di secrezioni e la diffusione delle infezioni.

La tuba di Eustachio, il condotto che collega l’orecchio medio alla faringe, è più corta, più orizzontale e più ampia nei bambini piccoli rispetto agli adulti, facilitando la risalita di batteri dalla faringe all’orecchio medio e quindi l’insorgenza di otiti. Inoltre, la frequenza di asili nido e comunità infantili espone i bambini piccoli a ripetuti contatti con patogeni respiratori, aumentando sia il rischio di colonizzazione da pneumococco sia quello di infezioni virali che possono predisporre a sovrainfezioni batteriche. Le statistiche confermano questa maggiore vulnerabilità: prima dell’introduzione della vaccinazione, l’incidenza delle malattie invasive da pneumococco nei bambini sotto i 2 anni era circa 10-20 volte superiore rispetto a quella degli adulti sani.

Anche la fascia d’età 2-5 anni, sebbene meno vulnerabile rispetto ai lattanti, mantiene un rischio superiore alla popolazione generale. Il sistema immunitario continua a maturare durante questi anni, e l’ingresso alla scuola dell’infanzia mantiene elevata l’esposizione a patogeni respiratori.

Diagnosi delle infezioni da pneumococco

Una diagnosi accurata e tempestiva è fondamentale per garantire il trattamento appropriato delle infezioni pneumococciche. Il processo inizia sempre con un’accurata anamnesi ed esame obiettivo.

Il medico raccoglie informazioni sulla storia dei sintomi (quando sono iniziati, come si sono evoluti), eventuali fattori predisponenti (recente infezione virale, esposizione a persone malate, frequenza di comunità), storia vaccinale, presenza di patologie croniche e/o condizioni di rischio, e terapie in corso. L’esame obiettivo, invece, varia a seconda della sede sospetta dell’infezione. Ad esempio, in caso di otite viene effettuata l’otoscopia.

Nella polmonite l’auscultazione del torace può evidenziare rumori respiratori patologici come rantoli crepitanti o riduzione del suono polmonare nelle aree consolidate, mentre nella meningite è importante l’esame neurologico, che evidenzia segni meningei come rigidità nucale, segno di Kernig (impossibilità di estendere completamente la gamba quando la coscia è flessa sul bacino) e segno di Brudzinski (flessione involontaria delle gambe quando si flette il collo). Nei lattanti, si valuta la tensione della fontanella.

Per le infezioni non invasive, spesso la diagnosi è essenzialmente clinica; raramente sono necessari esami del sangue o colturali.
Le forme invasive richiedono indagini diagnostiche più approfondite per confermare la diagnosi, identificare il patogeno responsabile e guidare la terapia.

Nella polmonite, la radiografia del torace è essenziale per confermare la diagnosi, valutarne l’estensione e identificare eventuali complicanze (versamento pleurico, ascessi), mentre nella meningite è diagnostico l’esame del liquido cerebrospinale (liquor), ottenuto mediante puntura lombare. L’esame colturale identifica lo Streptococcus pneumoniae e permette di eseguire l’antibiogramma per guidare la terapia.

L’antigene urinario pneumococco è un test rapido che rileva polisaccaridi capsulari dello pneumococco nelle urine ed è particolarmente utile nei pazienti che hanno già iniziato la terapia antibiotica, che può negativizzare le emocolture ma non influenza l’antigene urinario per alcuni giorni. Nei bambini, tuttavia, il test può dare risultati falsamente positivi a causa della colonizzazione nasofaringea, limitandone l’utilità.

Trattamento

La terapia per lo pneumococco varia a seconda della gravità e della sede dell’infezione. Bisogna ricordare che la tempestività dell’intervento medico nelle infezioni pneumococciche invasive, come la meningite, è cruciale e può fare la differenza tra una guarigione completa e lo sviluppo di complicanze gravi o addirittura fatali. Per questo motivo, di fronte a un sospetto clinico fondato di meningite, la terapia antibiotica empirica va iniziata immediatamente, anche prima di avere i risultati degli esami diagnostici. Per le forme non invasive come otite e sinusite, sebbene il margine temporale sia meno stringente, un intervento tempestivo riduce la durata dei sintomi, previene complicanze locali (come la mastoidite nell’otite o l’estensione orbitaria nella sinusite) e migliora il comfort del paziente. 

Gli antibiotici rappresentano il cardine del trattamento delle infezioni batteriche da pneumococco, la cui scelta dipende dalla sede dell’infezione, dalla gravità, dall’età del paziente e da eventuali resistenze agli antibiotici. 

Purtroppo, la resistenza agli antibiotici rappresenta una sfida crescente nel trattamento delle infezioni pneumococciche, principalmente a causa dell’uso eccessivo e inappropriato di antibiotici negli ultimi decenni. Ad esempio, ceppi di pneumococco resistenti alla penicillina (PRSP, Penicillin-Resistant Streptococcus pneumoniae) sono emersi dagli anni ’80 e hanno mostrato una diffusione variabile nelle diverse aree geografiche.

Oltre alla penicillina, lo pneumococco può sviluppare resistenza a macrolidi, cefalosporine e altri antibiotici. La resistenza multipla (a diverse classi di antibiotici contemporaneamente) è particolarmente preoccupante, motivo per cui è fondamentale l’uso appropriato degli antibiotici e prescriverli solo quando realmente indicati.

Per la febbre e il dolore, si utilizzano antipiretici e analgesici come paracetamolo o ibuprofene. È importante mantenere una buona idratazione, particolarmente nei bambini piccoli che possono rapidamente disidratarsi a causa della febbre, del vomito o del rifiuto di bere.

Nella polmonite, in caso di difficoltà respiratoria può essere necessaria l’ossigenoterapia per mantenere adeguati livelli di saturazione di ossigeno nel sangue. 

Nella meningite, oltre agli antibiotici, le linee guida raccomandano l’uso di corticosteroidi (desametasone) somministrati prima o contemporaneamente alla prima dose di antibiotico. Gli steroidi riducono l’infiammazione meningea e hanno dimostrato di diminuire il rischio di sordità e altre sequele neurologiche, specialmente nei bambini.

Prevenzione

La prevenzione delle infezioni pneumococciche si basa su misure igieniche generali e, soprattutto, sulla vaccinazione.

Il lavaggio accurato e frequente delle mani rappresenta una delle misure preventive più efficaci e semplici per ridurre la trasmissione di patogeni respiratori, incluso lo pneumococco. Le mani dovrebbero essere lavate con acqua e sapone per almeno 20 secondi, strofinando accuratamente tutte le superfici, oppure utilizzando soluzioni alcoliche (gel igienizzante) quando acqua e sapone non sono disponibili.

L’igiene respiratoria include: coprire naso e bocca con un fazzoletto di carta quando si tossisce o starnutisce, quindi gettare immediatamente il fazzoletto usato in un cestino e lavare le mani; se non si dispone di fazzoletto, tossire o starnutire nella piega del gomito piuttosto che nelle mani; evitare di toccarsi occhi, naso e bocca con le mani non lavate.

Limitare l’esposizione a persone con infezioni respiratorie acute riduce il rischio di trasmissione. Quando possibile, i bambini piccoli o le persone vulnerabili dovrebbero evitare contatti stretti con individui che presentano tosse, raffreddore o altri sintomi respiratori, specialmente durante i periodi di picco di circolazione di virus respiratori (tipicamente autunno-inverno).

Inoltre, una buona ventilazione degli ambienti chiusi riduce la concentrazione di patogeni nell’aria, per cui è importante arieggiare frequentemente le stanze aprendo le finestre (almeno due-tre volte al giorno per alcuni minuti), specialmente in ambienti frequentati da molte persone come aule scolastiche, uffici o abitazioni, ma anche evitare il surriscaldamento eccessivo e mantenere un’adeguata umidificazione, in quanto l’aria troppo secca irrita le mucose respiratorie rendendole più vulnerabili.

Infine, come già detto, il fumo passivo aumenta significativamente il rischio di infezioni respiratorie nei bambini, per cui sarebbe auspicabile per i genitori fumatori smettere di fumare. Quando non immediatamente possibile, si dovrebbe non fumare mai in presenza dei bambini, non fumare in casa o in auto (anche quando i bambini non sono presenti, poiché le sostanze nocive si depositano sulle superfici e rimangono nell’ambiente) e lavarsi le mani e cambiare i vestiti dopo aver fumato prima di avere contatti stretti con i bambini.

Vaccinazione contro lo pneumococco

Il vaccino anti pneumococco rappresenta lo strumento preventivo più efficace contro le infezioni invasive da questo batterio.
Per approfondimenti completi sulla vaccinazione antipneumococcica rimandiamo alla lettura di questo articolo.

Bibliografia
Articolo pubblicato il 26/03/2026 e aggiornato il 26/03/2026
Immagine in apertura Tunyada Kongkapan / iStock

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