L’emozione dei papà

«Ho pianto quando ho saputo che c'era, ho pianto quando è nato. Mi chiedo se non sia affetto da un'insolita forma di ipersensibilità paterna»

Pietro Briganò,
giornalista
L’emozione dei papà

Mi capita un po’ ovunque: sul treno, in ufficio, mentre sto sotto la doccia ma, soprattutto, quando lo guardo. Penso, mi perdo, sorrido, poi all’improvviso riprendo fiato cercando invano di nascondere l’espressione inebetita che sento sul mio viso.

Ho pianto quando ho saputo che c’era e ho pianto quando è nato: un’emozione incontenibile. A volte mi chiedo se sia normale, o se per caso non sia rimasto affetto da qualche insolita forma di ipersensibilità paterna.

Il momento in cui è nato Lorenzo

È passato un anno ma il ricordo è ancora così vivo e presente che non riesce a sbiadire. Tutto è cominciato una domenica di maggio, in campagna insieme agli amici di sempre. Cielo terso e aria tiepida. Cinzia distesa sul prato, strano sguardo assente, rilassata e con una luce nuova sul viso. Lorenzo c’è già ma noi non lo sappiamo ancora, o meglio, lo sospettiamo ma non ne siamo certi. La sera torniamo a casa in silenzio, e intanto penso, divago, immagino il futuro.

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Già… il futuro, ma quale? Cinzia, 27 anni, e io 33, apparteniamo alla torma dannata dei giovani precari, con lavori temporanei e insoddisfacenti, pagati male e in ritardo. Mi assalgono i dubbi, i sensi di colpa; ma per i ripensamenti non c’è più tempo. Una volta arrivati decidiamo di fare il test e nella confusione delle emozioni non riusciamo neanche a decifrarne il risultato. Per Cinzia è negativo, per me no.

Eccolo!

Ho iniziato a sentirmi papà da subito. Arrivano i controlli. All’ottava settimana di gravidanza, la prima ecografia. Cinzia con la sua serenità esemplare, io con il consueto groppo in gola e la mani sudate. Entriamo nello studio, aiuto Cinzia a distendersi sul lettino, un po’ impacciato non sapendo davvero come muovermi. La dottoressa inizia a spalmare il gel.

Subito dopo sul monitor le prime immagini confuse di qualcosa di indefinibile e poi quella piccola macchia, l’ecografista che esclama «eccolo!», e improvvisamente un battito velocissimo: è lì, è il cuore di Lorenzo che ha iniziato la sua corsa impetuosa, un cuore che pulsa all’impazzata. In quel momento erano tre i cuori che correvano all’unisono. Quella era la mia famiglia.

Il grande giorno

Ricordo ogni istante passato ad aspettarlo e poi finalmente l’arrivo: il giorno del parto. Mentre Cinzia metteva in pratica la giusta respirazione, io ero lì accanto a lei, mano nella mano. Ci siamo! È arrivato il momento di conoscere Lorenzo, dopo una notte e una mattinata di doglie… ma io già tremavo. Ho sentito per un attimo le gambe cedere e nonostante il consiglio dell’ostetrica di non assistere al parto ho voluto comunque seguire Cinzia.

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Procedo nella vestizione, mi posiziono dietro di lei, le sollevo la testa e cerco di farmi coraggio. Lei urla fortissimo e spinge, spinge con una forza sconosciuta. Arriva l’ultima contrazione, grida, silenzio e poi una voce, un «no» distorto. Lorenzo è nato piangendo un “no”, la prima parola che ha correttamente imparato crescendo e che tuttora replica all’infinito nelle sue numerose elucubrazioni quotidiane e notturne. Finalmente avevo conosciuto mio figlio.

Non ho saputo contenere l’emozione e, ancora una volta, sono crollato in un pianto liberatorio. Ho baciato Cinzia sulla fronte e coccolato dalle ostetriche mi sono avvicinato a Lorenzo. Ero felice come non ero mai stato. Da allora non sono più lo stesso…

Pubblicato il 24.12.2015 e aggiornato il 17.05.2019