Lo swaddling, o fasciatura del neonato, è una pratica tradizionale che consiste nell’avvolgere il bambino in modo contenitivo per favorire calma e sonno. Se eseguito correttamente, può aiutare a ridurre i risvegli e a gestire il riflesso di Moro, ma è importante conoscerne benefici e limiti. L’articolo approfondisce come praticare una fasciatura sicura del neonato, quali accorgimenti adottare per rispettare la posizione delle anche e quando è opportuno interromperla. Vengono inoltre analizzati i possibili rischi, come il surriscaldamento o un uso non adeguato, con indicazioni aggiornate sul sonno sicuro del neonato e sulle raccomandazioni per la prevenzione della SIDS.
«Come si mette a dormire un neonato?», chiede Luisa a sua mamma. «Quanto tu eri piccola, io ti fasciavo, ma mi sembra che adesso non lo faccia più nessuno». Una rapida ricerca su internet permette a Luisa di scoprire che invece i neonati vengono ancora fasciati, anche se adesso si parla più spesso di swaddling che di fasciature. Servirà davvero il bellissimo swaddle per il neonato che ha visto in foto? E come si usa?
Lo swaddling, in italiano “fasciare”, ricrea la sensazione di stare nella pancia della mamma e può dunque aiutare i neonati a tranquillizzarsi e a dormire più a lungo. Questa pratica antichissima, che consiste nell’avvolgere il bambino con una coperta leggera o una mussola di cotone per contenerne i movimenti, ha diversi benefici ma deve essere eseguita nel modo corretto. Una fasciatura troppo stretta o effettuata con tessuti troppo pesanti può, infatti, essere molto pericolosa.
Vediamo dunque di seguito come si esegue lo swaddling e a partire da quando si può fare.
Diffusissimo in molti Paesi extra-europei, lo swaddling sta tornando di moda anche alle nostre latitudini. Rispetto al metodo tradizionale, però, le moderne raccomandazioni suggeriscono di non fasciare troppo stretti i bambini per permettere loro di muovere le anche e di assumere la cosiddetta posizione a ranocchia.
Ecco, passo per passo, come fare lo swaddling e a cosa fare attenzione quando si esegue questa tecnica.
Sempre più facilmente si trovano in commercio tessuti tagliati a T o a Y che rendono più semplice lo swaddling, ma in realtà è sufficiente un semplice rettangolo di stoffa, a patto che sia abbastanza grande e leggero. Dopo aver disteso il tessuto sul letto, piegatelo verso il basso, quindi adagiate il neonato facendo in modo che testa e collo emergano dal lato piegato. A questo punto, vediamo come fasciare il neonato. Fate aderire il braccio sinistro al corpo, portate l’angolo superiore sinistro del tessuto sopra al torso e infilatelo sotto al braccio destro. Poi portate l’angolo superiore destro del tessuto sopra il corpo e infilatelo sotto al fianco sinistro. Infine, piegate la parte inferiore del tessuto verso il basso, lasciandola un po’ abbondante, e portatela sotto al corpo.
Per assicurarsi che il bambino possa muovere le anche e che la fasciatura non sia troppo stretta, dovete riuscire a infilare almeno due o tre dita tra il torace del piccolo e il tessuto. Se avete dei dubbi, in rete sono disponibili diversi tutorial facili (qui ne potete trovare uno) da seguire per fasciare correttamente il neonato.
A partire da quando si può fare lo swaddling? Questa tecnica può essere utilizzata subito dopo la nascita (anche se nei primi momenti è da preferire il contatto pelle a pelle) ma non va più proposta quando il piccolo inizia a provare a rotolare, un passaggio che avviene generalmente verso i 4-5 mesi di età ma che si può osservare anche intorno ai 2. Il rischio per un bambino che rotola, infatti, è di ritrovarsi in posizione prona, con il volto schiacciato sul materasso, senza la possibilità di potersi aiutare con le braccia o con le mani per muovere la testa; una situazione molto pericolosa che aumenta il rischio di SIDS (Sudden Infant Death Syndrome, ovvero Sindrome della Morte Improvvisa del Lattante). Quando il bambino impara a rotolare, per facilitare l’addormentamento si possono utilizzare i “sacchi nanna”, che ricreano in parte la sensazione dello swaddling ma consentono al piccolo di muoversi.
Vediamo ora quali sono i benefici dello swaddling. Secondo alcuni studi i bambini fasciati dormono più a lungo e il loro sonno è caratterizzato da meno cambiamenti all’interno delle fasi che lo compongono. Il sonno dei neonati è diverso da quello degli adulti. Il sonno di un adulto può essere distinto in quattro fasi: una fase REM (Rapid Eye Movement, ovvero rapidi movimenti oculari a palpebre chiuse) e tre fasi di sonno non-REM. Gli adulti trascorrono circa il 20% del tempo in cui dormono in una fase REM. Fino ai tre mesi di vita, invece, il sonno dei neonati è quasi equamente suddiviso in una fase REM, detta anche sonno attivo, in cui il piccolo può muoversi, e in una non-REM, o sonno tranquillo, in cui il bambino è fermo. Lo swaddling aumenta la durata di quest’ultima fase a sfavore di quella REM e riduce la frequenza con cui il neonato passa da una fase all’altra, promuovendo un sonno più tranquillo e ristoratore.
Lo swaddling è sicuro o comporta dei rischi? Per effettuare questa pratica in maniera corretta e sicura sono necessari alcuni accorgimenti, che, se disattesi, possono esporre il neonato alla già citata SIDS, alla dislocazione dell’anca o al surriscaldamento.
La relazione tra SIDS e swaddling è molto discussa: se alcuni studi hanno evidenziato un aumento del rischio di SIDS per i bambini fasciati, soprattutto se posti in posizione prona o laterale, altri hanno evidenziato una riduzione del rischio, legata al fatto che la fasciatura aiuterebbe a mantenere il bambino in posizione supina. Si tratta di una questione controversa, complessa perché la qualità delle ricerche spesso non è buona e perché i metodi utilizzati sono diversi (ad esempio, possono differire le tecniche di fasciatura), portando a risultati difficilmente confrontabili. Secondo alcuni ricercatori, il rischio di SIDS potrebbe essere dovuto al fatto che lo swaddling, inducendo un sonno più profondo, riduce il livello di allerta del neonato.
Ma vediamo di seguito a cosa fare attenzione nello swaddling.
Per scongiurare il pericolo di SIDS il bambino fasciato va posto sul lettino esclusivamente in posizione supina, ovvero con la pancia rivolta verso l’alto. Testa e collo, inoltre, devono essere scoperti e la fasciatura deve essere sufficientemente contenitiva per evitare che il piccolo, muovendosi, sposti il tessuto e che questo vada a coprirgli il volto. D’altra parte, lo swaddle non deve essere troppo stretto, perché il neonato deve essere libero di muovere le anche e le gambe. Gli arti inferiori non devono essere dritti ma leggermente divaricati per evitare il rischio di displasia dell’anca, un’anomalia che può portare alla dislocazione della testa del femore.
Lo swaddling deve essere fatto con stoffe leggere, come la mussola di cotone, e il bambino fasciato non deve essere coperto con altri tessuti per evitare che si surriscaldi. Anche per questo motivo la testa va lasciata scoperta, altrimenti il piccolo avrà difficoltà a regolare la temperatura corporea.
Tra le altre accortezze nello swaddling del neonato, ricordiamo che la pratica va evitata se il piccolo sta male o ha la febbre, perché la temperatura potrebbe alzarsi ulteriormente (capelli e pelle bagnati dal sudore, guance arrossate e un respiro accelerato sono tutti segnali in questo senso).
Infine, bisogna fare attenzione anche a non stringere troppo il tessuto intorno al torace. Secondo alcuni studi una fasciatura troppo stretta aumenterebbe il rischio di infezioni delle vie aeree, oltre a rendere difficoltosa la respirazione. Per questo stesso motivo sono sconsigliate le coperte ponderate (in inglese commercializzate come weighted swaddle). Caratterizzate da un peso maggiore e pensate per avvolgere il corpo ricreando la sensazione di un abbraccio, queste coperte potrebbero infatti esercitare una pressione eccessiva sul torace del neonato e non sono perciò sicure.
Se il vostro neonato è tranquillo e riposa in maniera adeguata alla sua età, probabilmente lo swaddling non è necessario. Se invece il piccolo è molto irrequieto, fasciarlo potrebbe aiutarlo a calmarsi. Per chi decide di tentare questa pratica, l’importante è adottare le dovute accortezze, ovvero:
Lo swaddling è sicuro per tutti i neonati?
Lo swaddling (fasciatura) può aiutare alcuni neonati a sentirsi contenuti e a dormire meglio, ma deve essere utilizzato con attenzione. È importante che il bambino sia sempre messo a dormire sulla schiena e che non sia troppo coperto per evitare il surriscaldamento. Inoltre, la fasciatura non deve essere troppo stretta, soprattutto a livello delle anche, per non ostacolare il loro corretto sviluppo. Non tutti i bambini lo tollerano allo stesso modo: se il piccolo appare a disagio, è meglio sospendere e confrontarsi con il pediatra.
Come fare correttamente lo swaddling?
Per un uso sicuro, il telo deve essere avvolto in modo da contenere le braccia ma lasciare libertà di movimento alle gambe. Il tessuto non deve essere troppo stretto e deve permettere al torace di espandersi durante la respirazione. È importante utilizzare materiali traspiranti ed evitare strati eccessivi di copertura. Il viso deve rimanere sempre scoperto. Se si hanno dubbi sulla tecnica, può essere utile farsi mostrare la modalità corretta da un professionista sanitario.
Quando è il momento di smettere di fasciare il neonato?
È consigliabile interrompere lo swaddling quando il bambino inizia a mostrare segni di voler rotolare su un fianco o sulla pancia, anche se non lo fa ancora in modo completo. Questo momento varia da bambino a bambino, ma spesso avviene intorno ai 2–3 mesi. Continuare a fasciare oltre questa fase può aumentare alcuni rischi legati al sonno. Osservare i segnali del bambino aiuta a capire quando è il momento di cambiare modalità.
Esistono alternative allo swaddling per favorire il sonno?
Sì, ci sono diverse strategie che possono aiutare il neonato a rilassarsi e dormire meglio. Creare una routine regolare, mantenere un ambiente tranquillo e con luci soffuse, e rispondere ai bisogni del bambino in modo prevedibile possono favorire il sonno. Anche il contatto fisico, come essere tenuto in braccio o cullato, può avere un effetto calmante. Se il sonno resta difficoltoso, può essere utile parlarne con il pediatra per individuare soluzioni adatte alla situazione.