Medicina

Conosciamo gli interferenti endocrini e impariamo a conviverci

Gli interferenti endocrini, con cui siamo a contatto quotidianamente, interferiscono con le normali funzioni del nostro corpo. Conoscere queste sostanze è utile a evitare eventuali problemi per la salute

di Mariarosaria Di Feola - Nutrizionista, Bolzano

interferenti endocrini

Gli interferenti endocrini sono sostanze chimiche con cui siamo quotidianamente in contatto, possono agire sul nostro corpo e interferire con le sue normali funzioni. Gli effetti negativi e tossici di questi distruttori endocrini possono riguardare, oltre l’uomo, anche gli altri esseri viventi e l’ambiente. Per limitare il loro accumulo nell’organismo basta seguire qualche buona norma di comportamento.

L’importanza dell’equilibrio

Negli organismi viventi il corretto funzionamento dei processi vitali è regolato dal sistema endocrino, cioè da quel sistema di ghiandole che ha la funzione di produrre gli ormoni. Tale sistema è costituito da specifiche ghiandole come ad esempio l’ipofisi (una piccola ghiandola situata nel centro del cervello), il pancreas, la tiroide, le gonadi e molte altre. Queste ghiandole producono vari ormoni che arrivano alle cellule bersaglio di specifici organi e svolgono la loro peculiare funzione. Tutto in un perfetto equilibrio.

L’equilibrio ormonale è fondamentale per molti processi fisiologici come lo sviluppo del feto e del bambino, lo sviluppo sessuale, la pubertà e altri ancora. I danni degli interferenti endocrini possono riguardare i processi fisiologici a ogni età o fase della vita dell’essere umano (crescita, gravidanza, invecchiamento ecc.). Se l’equilibrio del sistema endocrino viene “disturbato”, si hanno effetti negativi sul regolare funzionamento dell’organismo.

Cosa sono gli interferenti endocrini?

L’Organizzazione mondiale della sanità (OMS) definisce un interferente endocrino come «Una sostanza o una miscela esogena che altera la funzione del sistema endocrino e di conseguenza provoca effetti negativi sulla salute di un organismo intatto, o sulla sua progenie». Gli interferenti endocrini sono quindi sostanze chimiche che possono “accendere”, “spegnere” o “modificare” i normali segnali degli ormoni e possono provocare danni alla salute, non solo al singolo individuo ma anche ai suoi figli

Nell’ambiente che ci circonda, le principali fonti di rischio sono legate a comportamenti non conformi ai processi di lavorazione, smaltimento industriale o smaltimento di plastiche, colle e vernici. Attraverso la catena alimentare questi interferenti endocrini possono trasferirsi da un organismo all’altro e concentrarsi. Essendo l’uomo l’ultimo anello della catena alimentare, può subirne gli effetti avversi. Da ciò si evince l’importanza delle politiche di salvaguardia dell’ambiente.

Alcuni interferenti endocrini più conosciuti

Tra gli interferenti endocrini ci sono alcuni pesticidi, alcune sostanze che persistono a lungo nell’ambiente e si concentrano negli organismi (diossine, PFOS/PFOA e PBDE), alcune sostanze non persistenti come gli ftalati (DEHP) e il bisfenolo A.

  • PFOS (perfluorottano sulfonato)/PFOA (acido perfluorottanoico) sono sostanze usate in alcuni processi industriali e beni di uso comune come i tappeti, i rivestimenti in tessuto idrorepellente e anti-macchia, la carta per uso alimentare resistente all’olio, le schiume nei sedili delle auto, le vernici per pavimenti. Sono dannosi per fegato, tiroide e riducono la fertilità
  • DEHP (dietilftalato) plastificante della famiglia degli ftalati usato per ammorbidire il PVC. Si può trovare in bottiglie usa e getta, pellicole, vassoi, confezioni blister, imballaggi per trasporto. Agisce principalmente alterando la produzione di ormoni, come gli estrogeni e il testosterone, oltre al metabolismo dei grassi a livello del fegato
  • PBDE (polibromodifenileteri). Sono sostanze usate come ritardanti di fiamma ma anche nella fabbricazione di mobili, tendaggi, tappeti. Interferiscono con la funzione tiroidea, alterano lo sviluppo neurologico e neuro-comportamentale
  • BPA (bisfenolo A) è invece usato nella produzione di alcune plastiche, per bottiglie, contenitori per alimenti, carta termica degli scontrini,  biglietti di treni e metropolitane. Altera la funzione tiroidea, del sistema riproduttivo, nervoso e immunitario. L’Italia, in particolare, ha accolto la direttiva europea che riguarda il divieto di utilizzare il BPA nei biberon e nei ciucci in policarbonato.

Niente allarmismo ma buone regole da seguire

Conviviamo quotidianamente con materiali che contengono interferenti endocrini, pertanto tocca anche a noi assumere buone norme di comportamento per preservare il più possibile la nostra salute e quella dell’ambiente. Ecco qualche buona norma da seguire:

  • non riutilizzare contenitori monouso usurati
  • non utilizzare utensili antiaderenti graffiati e usurati
  • garantire un’adeguata ventilazione dei locali dove si cucina
  • limitare il fumo della combustione di incenso, candele, sigarette, sigari e pipa negli ambienti in cui si vive
  • limitare l’uso di capi di abbigliamento idrorepellenti o anti-macchia e privilegiare quelli con composizione ben identificabile
  • evitare il consumo di pietanze con parti carbonizzate/bruciate
  • limitare l’uso di PVC con DEHP
  • evitare il ristagno di polvere in ambienti chiusi
  • per scaldare latte, bevande e pappe utilizzare contenitori integri possibilmente in vetro
  • non travasare mai i liquidi caldi in contenitori di plastica che non sono stati fabbricati per sopportare le alte temperature
  • se ci sono pavimenti in PVC contenenti DEHP su cui giocano bambini, utilizzare un tappeto in fibra non trattata
  • utilizzare fodere in fibre non trattate per fasciatoi e/o passeggini rivestiti in PVC morbido contenente DEHP.

Bibliografia
CONOSCI RIDUCI E PREVIENI GLI INTERFERENTI EDOCRINI, UN DECALOGO PER IL CITTADINO, Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare.
http://www.iss.it/inte/index.php?lang=1&tipo=2
http://www.alimentiesicurezza.it/inchieste/interferenti-endocrini-i-nostri-nuovi-compagni-di-vita/
http://www.minambiente.it/pagina/il-progetto-previeni