Morsi uterini: cosa sono e come si trattano

Questi fastidi sono dovuti alle contrazioni dell’utero che si riduce, nel suo processo di involuzione, passando da circa un chilogrammo a mezzo etto. Ma perché si verificano? Qual è la loro funzione?

Immagine per l'autore: Margherita Borgatti
Margherita Borgatti , ostetrica e docente
donna con morsi uterini

Il periodo del post partum, ovvero le due ore che seguono l’espulsione della placenta dopo la nascita del bambino, rappresenta l’inizio del puerperio. È una fase delicata e intensa per mamma e neonato, caratterizzata dai primi adattamenti fisici alla nuova condizione. Tra i fenomeni che interessano la donna possono verificarsi, per circa una settimana, i cosiddetti “morsi uterini”. In che modo si manifestano e perché compaiono? Cominciamo col dire che i morsi uterini dopo il parto svolgono un compito emostatico, ovvero proteggono dal rischio di emorragie. Ma andiamo con ordine.

Cosa sono i morsi uterini?

Cosa sono i morsi uterini? I fenomeni che riguardano il ritorno degli organi e degli apparati femminili alla condizione pre-gravidica iniziano subito dopo il parto e durano per tutte le settimane del puerperio.

In questo periodo si verificano fenomeni generali che interessano l’apparato cardiocircolatorio, respiratorio, urinario e gastrointestinale, e fenomeni locali, che interessano invece l’apparato genitale. Tra questi ultimi c’è la contrattura dell’utero, che avviene per ridurre la perdita ematica nel post-partum (è definita “formazione del globo di sicurezza” proprio per descrivere la forma che l’utero in contrazione assume e per i benefici che ne derivano in termini di sicurezza). Questa importante contrazione dell’utero può causare dolori viscerali, ovvero dei crampi simili a quelli delle mestruazioni, detti appunto morsi uterini.

Ma esattamente, quando avvengono i morsi uterini? Possono iniziare già nelle prime due ore del post-partum e proseguire nella prima settimana del puerperio, e, come vedremo nel prossimo paragrafo, sono fortemente influenzati dall’ormone ossitocina.

Cause e sintomi dei morsi uterini

Perché si verificano i morsi uterini? L’espulsione della placenta nel post-partum (secondamento) dà luogo a una perdita di sangue fisiologica. Affinché tale perdita possa arrestarsi rapidamente sono necessari dei meccanismi emostatici che agiscano sulla contrazione della muscolatura dell’utero. In questo compito, come accennato, un ruolo fondamentale lo svolge l’ossitocina. Questo ormone raggiunge il picco massimo nei primi 15-60 minuti dopo il parto, come risultato delle sensazioni che la donna prova in seguito all’incontro con il bambino e all’espulsione della placenta.

I livelli alti di ossitocina, che durante il secondamento hanno favorito il distacco della placenta e la formazione del globo di sicurezza, nel post-partum sono necessari per mantenere l’emostasi meccanica, ridurre le perdite ematiche e rafforzare il legame madre-bambino. La secrezione di ossitocina è stimolata dalla suzione della mammella e dal contatto pelle a pelle mamma-neonato, specialmente se ciò avviene in un ambiente tranquillo e privo di interferenze. L’ossitocina agisce contemporaneamente sull’utero determinando la contrazione della muscolatura uterina e sulle cellule muscolari che circondano gli alveoli mammari, favorendo la fuoriuscita del colostro (il primo latte).

L’emostasi meccanica (o formazione del globo di sicurezza) viene avvertita dalla donna come un crampo al basso ventre, una delle caratteristiche dei morsi uterini. Tra gli altri sintomi dei morsi uterini c’è il dolore localizzato a livello lombo-sacrale, che si irradia talvolta anche alla radice delle cosce. La forza di tali contrazioni varia molto da donna a donna, ed è tipico nelle donne pluripare, ossia che si trovano almeno al secondo parto, mentre è raro che interessi le donne al primo parto; dopo due o tre esperienze di parto, infatti, l’utero deve lavorare di più per tornare alla sua forma e alla sua dimensione pre-gravidica.

A volte, intensi morsi uterini possono essere causati dalla presenza di coaguli che l’utero cerca di espellere spontaneamente aumentando la sua contrazione. In questo senso, tra i segni a cui prestare attenzione vi è la presenza di coaguli nell’assorbente o perdite ematiche (lochiazioni) che aumentano con il passare dei giorni.

Rimedi e trattamento per i morsi uterini

«Quando allatto avverto intensi crampi all’addome… Esistono dei rimedi per i morsi uterini?». Come abbiamo visto, questi fastidi sono dovuti alle contrazioni dell’utero che si riduce, nel suo processo di involuzione, passando da circa un chilogrammo a mezzo etto, e che fa il suo normale ritorno nella pelvi dopo la nascita del bambino. Per attenuare i morsi uterini nel post-parto è possibile utilizzare l’ibuprofene o il paracetamolo, sempre però previo consulto medico.

Il trattamento dei morsi uterini può essere anche di tipo non farmacologico: una borsa di acqua calda sul ventre o a livello lombare può infatti ridurre i sintomi. I dolori scompariranno comunque in modo spontaneo entro 4-7 giorni dal parto.

Quando preoccuparsi per i morsi uterini? Se persistono per più di 7-10 giorni o se il trattamento farmacologico non riduce il dolore, è necessario rivolgersi all’ostetrica o al ginecologo di riferimento. In alcuni casi, come detto, i morsi uterini persistenti potrebbero essere causati dalla presenza di coaguli che l’utero cerca di eliminare continuando a contrarsi intensamente.

Immagine per l'autore: Margherita Borgatti
Margherita Borgatti

Lavora come ostetrica negli ospedali bolognesi dal 2018 e conduce corsi di accompagnamento alla nascita. Dal 2020 è professoressa a contratto presso l’Università di Bologna, per il corso di Laurea in Ostetricia. Ha elaborato e coordinato un progetto, in collaborazione con l’Università di Bologna, di protezione e promozione dell’allattamento al seno, sostenendo a domicilio le mamme con difficoltà nell’avvio dell’allattamento.

Bibliografia
Articolo pubblicato il 30/01/2024 e aggiornato il 30/01/2024
Immagine in apertura damircudic / iStock

Condividi l'articolo