Come funziona la produzione del latte materno? | UPPA.it

Come funziona la produzione del latte materno?

La produzione del latte materno è un meccanismo perfetto in cui si incontrano le necessità del bambino e le capacità della madre

24.06.2013
- Marina Macchiaiolo,
pediatra, Roma
Come funziona la produzione del latte materno?

La produzione del latte materno è possibile grazie a una straordinaria alchimia derivante dall’incontro tra mamma e bambino; è un meccanismo perfetto in cui tutto è stato pensato; allo stesso tempo però, è un processo molto delicato che può essere facilmente turbato da fattori esterni.

Capire come si produce il latte materno può essere utile per comprendere e superare alcune delle difficoltà che si possono incontrare durante l’allattamento. Il latte materno è prodotto dalla ghiandola mammaria sotto il controllo di ormoni che ne regolano la produzione e la relativa fuoriuscita; il tutto è stimolato dal bambino che, se succhia in modo adeguato, regola e modula la produzione.

La centrale del latte materno: la ghiandola mammaria

Non esiste un seno migliore dell’altro per garantire un buon allattamento, un seno grande non è migliore di uno piccolo o viceversa, infatti ogni ghiandola mammaria è dotata degli elementi necessari per produrre il latte, indipendentemente dalla taglia del reggiseno. Il latte è prodotto negli alveoli e tramite i dotti, si raccoglie nei seni galattofori da dove, tramite i pori del capezzolo, passa al neonato.

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Il bambino, succhiando, favorisce la fuoriuscita del latte poiché comprime i seni galattofori che sono una sorta di piccole cisterne dove si raccoglie il latte. Questi piccoli serbatoi, molto importanti, sono proprio sotto il capezzolo e l’areola (la zona scura intorno al capezzolo); per questo motivo è molto importante che il bambino che si attacca al seno non prenda in bocca solo il capezzolo, ma anche gran parte dell’areola. Solo in questo modo si avrà una corretta fuoriuscita del latte e un conseguente ottimale svuotamento del seno.

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La stanza dei bottoni: gli ormoni dell’allattamento

La prolattina e l’ossitocina sono gli ormoni prìncipi dell’allattamento. Al termine della gravidanza vengono prodotti automaticamente, poi, nei giorni successivi, in risposta alle poppate del neonato. La prolattina, come suggerisce il nome stesso, stimola le cellule delle ghiandole mammarie alla produzione del latte, è sintetizzatata dall’ipofisi (una piccola ghiandola che si trova nel cervello) e la sua produzione è stimolata soprattutto da un meccanismo riflesso, legato alla suzione (riflesso prolattinico). Praticamente funziona così: più il bambino succhia, specialmente se succhia in modo corretto, e più prolattina si produce.

La prolattina perciò entra in circolo dopo ogni poppata per preparare la mammella alla poppata successiva. Per avere una adeguata produzione di latte i livelli di prolattina devono essere mantenuti alti; perciò, soprattutto all’inizio, è necessario che il bambino sia attaccato spesso e in modo corretto, che la durata della poppata sia regolata dal bambino stesso e che la mamma lo allatti anche di notte, quando la produzione di prolattina aumenta.

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La prolattina ha anche altri effetti, ad esempio fa sentire la madre rilassata o sonnolenta e sopprime l’ovulazione; è per questo che durante l’allattamento la maggior parte delle donne non hanno il ciclo mestruale (attenzione però: l’allattamento non garantisce una sicura contraccezione!).

L’ossitocina

L’ossitocina è un ormone che le puerpere conoscono molto bene, infatti è lo stesso ormone che provoca le contrazioni uterine durante il travaglio; è sempre il bambino che succhia a suscitare un impulso nervoso che arriva al cervello della madre stimolando così la produzione di ossitocina; questo ormone fa contrarre le cellule che circondano gli alveoli favorendo la raccolta del latte nei seni galattofori da dove il neonato può estrarlo succhiando (riflesso ossitocinico).

Per effetto dell’entrata in circolo dell’ossitocina durante la poppata, la mamma può avvertire delle contrazioni uterine (e questo torna utile, soprattutto nel post-partum, per favorire una buona contrazione dell’utero), inoltre il latte può uscire dall’altro seno o si può sentire una sensazione di spremitura del capezzolo quando si avvicina il momento della poppata.

È proprio il riflesso ossitocinico che può determinare la fuoriuscita di latte dal capezzolo persino al solo pensiero di allattare o sentendo il pianto del bambino. Questo riflesso può, invece, essere inibito da situazioni negative come un intenso dolore (ad esempio in caso di ragadi), da situazioni stressanti o imbarazzanti, dalla nicotina e dall’alcool. Per questo motivo è necessario che la madre durante la poppata (idealmente sempre, durante l’allattamento) riesca a creare un ambiente calmo e rilassante, che favorisca il benessere suo e del bambino.

Anche il bambino fa la sua parte

Affinché gli ormoni siano prodotti in modo adeguato è necessario che il bambino si attacchi bene al seno; un attacco inadeguato, infatti, può causare dolore al capezzolo e non permette il completo svuotamento del latte. Si può così innescare un circolo vizioso che riduce la produzione del latte; se il latte non viene efficacemente rimosso, automaticamente se ne produrrà di meno per effetto di una sostanza inibitrice che, a livello locale, riduce la produzione di ulteriore latte se la mammella non è stata svuotata.

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Si tratta di un un meccanismo di difesa che protegge la ghiandola mammaria dagli effetti dannosi di un seno troppo pieno (ingorgo, mastite, ecc.). Si capisce quindi perché, se un bambino succhia più da una mammella che dall’altra, questa produrrà più latte e diventerà piano piano più grande. L’allattamento materno dipende da un sistema complesso ma molto efficiente, in cui i due attori principali, mamma e bambino, hanno un ruolo preciso l’uno concatenato all’altro.

I pensieri, le emozioni, i sentimenti, influenzano notevolmente questo straordinario circolo, per questo un ambiente sereno e una mamma soddisfatta sono fondamentali per un buon successo.