Come funziona la produzione del latte materno?

La produzione del latte materno è un meccanismo perfetto in cui si incontrano le necessità del bambino e le capacità della madre. A volte, però, è necessario aumentare la sua efficacia. Vediamo come

Marina Macchiaiolo, pediatra
Suzione del latte materno

La produzione del latte materno è possibile grazie a una straordinaria alchimia derivante dall’incontro tra mamma e bambino. È un meccanismo perfetto in cui tutto è stato pensato e allo stesso tempo, però, è un processo molto delicato che può essere facilmente turbato da fattori esterni.
Capire come si produce il latte materno può essere utile per comprendere e superare alcune delle difficoltà che si possono incontrare durante l’allattamento. Conoscendone il funzionamento, infatti, si possono mettere in atto tutte le necessarie misure per aumentare la produzione di latte materno: il latte è prodotto dalla ghiandola mammaria sotto il controllo di ormoni che ne regolano la produzione e la relativa fuoriuscita; il tutto è stimolato dal bambino che, se succhia in modo adeguato e a richiesta, regola e modula la produzione di latte (lo stesso avviene nei casi di allattamento senza gravidanza).

Ghiandole mammarie: le “centrali” del latte materno

Non esiste un seno migliore dell’altro per garantire un buon allattamento. Un seno grande, infatti, non è migliore di un seno piccolo, o viceversa: ogni ghiandola mammaria è dotata di tutti gli elementi necessari per produrre il latte, indipendentemente dalla taglia del reggiseno. In particolare, il latte è prodotto negli alveoli (migliaia di piccoli contenitori presenti nelle ghiandole mammarie) e attraverso dei canali (i dotti), arriva al neonato tramite i pori del capezzolo.
Il bambino, succhiando, stimola l’innalzamento di alcuni ormoni che permettono la fuoriuscita del latte e la sua produzione, in modo da sostituire la quota che il bambino ha assunto con la suzione: quanto maggiore è la quantità di mammella che il bambino avrà dentro la sua bocca tanto più alta sarà la quantità di latte che avrà a sua disposizione.

La corretta posizione per aumentare la produzione di latte materno

Produzione di latte materno e ormoni dell’allattamento

La prolattina e l’ossitocina sono gli ormoni prìncipi dell’allattamento. Durante la gravidanza vengono prodotti automaticamente, e poi, nei giorni successivi, vengono fortemente influenzati dalle poppate del neonato.
La prolattina, come suggerisce il nome stesso, stimola le cellule delle ghiandole mammarie alla produzione di latte, è sintetizzata dall’ipofisi (una piccola ghiandola che si trova nel cervello) e la sua produzione dipende principalmente da un meccanismo riflesso legato alla suzione (riflesso prolattinico). Praticamente funziona così: più il bambino succhia, specialmente se è attaccato al seno in modo corretto [vedi immagine qui sopra], e più prolattina si produce.

La prolattina, perciò, entra in circolo durante ogni poppata per preparare la mammella alla poppata successiva, e per avere un’adeguata produzione di latte i livelli di prolattina devono essere mantenuti alti; soprattutto all’inizio, quindi, è necessario che il neonato sia attaccato spesso e in modo corretto, che la durata della poppata sia regolata dal bambino stesso, e che la mamma lo allatti anche di notte, quando la produzione di prolattina aumenta.

La prolattina ha anche altri effetti: ad esempio fa sentire la madre rilassata o sonnolenta e sopprime l’ovulazione; è per questo che, soprattutto durante i primi mesi di allattamento, la maggior parte delle donne non ha il ciclo mestruale (attenzione però: l’allattamento non è un metodo contraccettivo efficace!).

L’ossitocina

L’ossitocina è una sostanza che le puerpere conoscono molto bene perché si tratta dello stesso ormone che provoca le contrazioni uterine durante il travaglio. Dopo la nascita, il bambino che succhia attiva degli impulsi nervosi che arrivano al cervello della madre stimolando così la produzione di ossitocina; questo ormone fa contrarre le cellule che circondano gli alveoli favorendo la fuoriuscita del latte (riflesso ossitocinico).
Per effetto dell’entrata in circolo dell’ossitocina durante la poppata, la mamma può avvertire delle contrazioni uterine (e questo torna utile, soprattutto nel post-partum, per favorire una buona contrazione dell’utero); inoltre, il latte può uscire dall’altro seno, o si può sentire una sensazione di spremitura del capezzolo quando si avvicina il momento della poppata.

È proprio il riflesso ossitocinico che può determinare la fuoriuscita di latte dal capezzolo, persino al solo pensiero di allattare o non appena si prende in braccio il bambino. Questo riflesso può, invece, essere inibito da situazioni negative come un intenso dolore (ad esempio in caso di ragadi), da situazioni stressanti o imbarazzanti, dalla nicotina e dall’alcool. Per questo motivo è necessario che, durante la poppata (idealmente sempre, durante l’allattamento), si riesca a creare attorno alla mamma e al bambino un ambiente calmo e rilassante, che ne favorisca il benessere e, di conseguenza, una poppata soddisfacente.

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Anche il bambino fa la sua parte

Affinché gli ormoni siano prodotti in modo adeguato è necessario che il bambino si attacchi bene al seno; un attacco inadeguato, infatti, può causare dolore al capezzolo e non permette un buon drenaggio del latte. Si può così innescare un circolo vizioso che riduce la produzione del latte materno: se il latte non viene efficacemente rimosso, infatti, se ne produrrà di meno. Si tratta di un meccanismo di difesa che protegge la ghiandola mammaria dagli effetti dannosi di un seno troppo pieno.

Si capisce quindi perché, se un bambino succhia più da una mammella che dall’altra, questa produrrà più latte e diventerà piano piano più grande. L’allattamento materno dipende da un sistema complesso ma molto efficiente, in cui i due attori principali, mamma e bambino, hanno un ruolo preciso l’uno concatenato all’altro.
I pensieri, le emozioni e i sentimenti influenzano notevolmente questo straordinario circolo, ed è per questo che un ambiente sereno e una mamma soddisfatta sono fondamentali per un buon successo dell’allattamento.

Come aumentare la produzione del latte materno

Come detto sopra, la prolattina è l’ormone che controlla la quantità di latte contenuta negli alveoli del seno, quindi, più il bambino succhia e più l’ormone lavorerà per rifornire di latte questi piccoli contenitori che si trovano nelle ghiandole mammarie. In particolare, alla nascita, di prolattina ce n’è talmente tanta che una mamma potrebbe allattare più neonati contemporaneamente. In seguito, man mano che i giorni passano e il bambino cresce, la prolattina scende a livelli più bassi, perché, in genere, la mamma partorisce un solo bambino.

In caso di due gemelli allattati a richiesta, invece, la prolattina lavora il doppio in modo da riuscire a soddisfare le richieste nutrizionali di entrambi i neonati.
In base a queste considerazioni è facile intuire che, nelle situazioni in cui sembra non esserci un’adeguata produzione di latte, l’unico modo per arrivare a soddisfare le esigenze del bambino, e quindi incrementare la produzione di latte materno, è di aumentare il numero e la durata delle poppate. Per farlo, in genere, è sufficiente osservare i segnali di fame del neonato e non staccarlo dal seno prima che abbia completato la poppata: bisogna quindi aspettare che il piccolo si stacchi spontaneamente.

Latte materno nel biberon
NegMarDesign / iStock

In genere, i neonati mostrano segnali di fame dalle 8 alle 12 volte nel corso delle 24 ore e nelle prime settimane di vita, e per completare una poppata possono restare attaccati al seno anche per un’ora. Se un neonato fa meno di otto e brevi poppate durante giorno e notte, è molto probabile che stia stimolando poco la prolattina. L’ormone, a sua volta, lavorerà meno per rifornire gli alveoli di latte e di conseguenza verrà rallentata anche la sua produzione. Insomma, per aumentare l’offerta bisogna far crescere la domanda!

L’uso del ciuccio, inoltre, potrebbe essere la causa di una ridotta frequenza della suzione nelle prime settimane di vita: il bambino potrebbe ritardare la poppata e, dunque, alla fine della giornata, potrebbe aver stimolato meno del dovuto la prolattina, con una conseguente minor produzione di latte.
Non esistono né alimenti né integratori che si siano dimostrati efficaci nell’aumentare la produzione di latte. Le mamme devono quindi imparare a diffidare dei numerosi messaggi pubblicitari, a volte diffusi attraverso i social network, che invitano ad acquistarli.

In sintesi, per aumentare la produzione di latte materno è importante…

  • che il bambino sia attaccato al seno in modo adeguato
  • allattare a richiesta
  • aumentare la frequenza delle poppate se sono meno di 8 nelle 24 ore
  • aspettare che il bambino si stacchi spontaneamente dal seno per non limitare la durata della poppata
  • non porre limiti alle poppate notturne, seguendo la richiesta del bambino
  • non usare il ciuccio
  • creare un ambiente che aiuti la mamma a essere rilassata e a avere fiducia nelle sue capacità
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Marina Macchiaiolo

dopo la laurea in Medicina e chirurgia presso la Facoltà di Medicina e Chirurgia dell'Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma, consegue il diploma di specializzazione in Pediatria presso la stessa Università. Ricopre l'incarico libero professionale presso il DEA Ospedale Pediatrico A. Meyer di Firenze, successivamente diventa dirigente medico di 1° livello presso UOC Pediatria generale dell'Ospedale Pediatrico Bambino Gesù. Dal gennaio 2011 ricopre lo stesso incarico presso UOC Malattie rare dello stesso ospedale.

Articolo pubblicato il 02/08/2018 e aggiornato il 26/06/2020

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