Le coliche del neonato non esistono | UPPA.it

Le coliche del neonato non esistono

Il neonato utilizza tutto il corpo per manifestare i propri stati d'animo e il proprio disagio. Le coliche, però, non c'entrano nulla

21.06.2018
- Costantino Panza,
pediatra, S.Ilario d'Enza (RE)
Le coliche del neonato non esistono

Il pianto del neonato rappresenta una comunicazione da ascoltare e da accogliere. Sempre. Non è importante capire subito quello di cui ha bisogno il bambino (latte, cambio pannolino, e così via) e forse nemmeno lui sa quello di cui ha bisogno in quel momento. Ma i genitori sanno che, per il neonato, comunicare vuol dire anche piangere.
Il modo con cui i genitori provano a offrire una risposta efficace è molto importante: parlandogli, accarezzandolo, prendendolo in braccio, cullandolo, rimanendo sempre attenti alle sue risposte. Gli sguardi, i movimenti del corpo, i cambiamenti nel ritmo e nel tono dei vocalizzi del bambino sono veri e propri metodi di comunicazione rivolti a chi si trova vicino a lui.

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Bisogna sapere che il pianto del neonato è un atto estremamente complesso da attuare, con risposte pressoché globali, che coinvolgono tutto l’organismo, e non soltanto i muscoli specifici come quelli dedicati alle espressioni facciali. In altri termini, quando un neonato piange, lo fa con tutto il corpo: si contrae, chiude i pugni, ritrae le gambe; attiva ogni muscolo, anche quelli del torchio addominale, spinge, e non è escluso che così facendo emetta aria. L’aria è sempre presente nel tubo digerente di ogni umano, a qualunque età, e soprattutto in quello di un neonato (il latte è ricco di lattosio, zucchero che fermenta facilmente), ma poche sono in realtà le circostanze in cui l’aria possa procurare dolore: accade, ad esempio, se le pareti sono irritate, infiammate (in presenza cioè di una “colite”). Ma non è certo l’aria a far sì che, da sempre, i neonati, arrivando a sera, comincino ad “avere le coliche”. Non è un caso, infatti, se si calmano facendo un giro in macchina o se, sfiniti, si abbandonano al sonno insieme ai genitori, per riparlarne poi sul prossimo far della sera.

Coliche gassose e colichette. Tanti modi per descrivere i disagi del bambino

La scelta di chiamare “coliche” questo pianto o irritabilità pomeridiana, e serale, è avvenuta nel 1954, dopo la comparsa di un ormai famoso articolo medico. Una scelta infelice, in quanto il termine colica dovrebbe indicare un dolore intestinale, mentre la scienza medica non è mai riuscita a mettere questo pianto del bambino in relazione a un dolore dell’intestino. Ormai, per abitudine o per tradizione, diciamo che la colica è il mal di pancia ed è legato alla presenza di gas intestinali (anche se sembra che questo fenomeno possa essere più una conseguenza del pianto che una causa). Più semplicemente e correttamente, la colica esprime il pianto, non il mal di pancia.
Su centinaia di bambini cui si attribuiscono coliche d’aria, probabilmente, solo poche decine avranno dei veri fastidi addominali, mentre la gran parte sono semplicemente neonati che piangono (per tremila altri motivi, anche i più imperscrutabili). Quindi, quella che sembra una vera e propria epidemia di coliche dei bambini, da cui solo pochi fortunati sfuggono, altro non è che la somma di tanti piccoli problemi e disagi, oppure un momento dello sviluppo del bambino nei primi mesi di vita.

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Quanto durano le coliche?

Molti bambini, fino al 28%, presentano questo particolare comportamento durante i primi tre mesi di vita. Le coliche iniziano nei primi giorni di vita fino ad arrivare al massimo verso la sesta-ottava settimana, e poi passano alla fine del terzo o quarto mese.
C’è il bambino che piange per una o due ore, e il bambino che piange anche più di cinque ore, mettendo così a dura prova la pazienza dei genitori. Sembra che questo pianto rappresenti il segnale di un periodo di sviluppo fisiologico di maturazione che molti bambini devono attraversare nei primi mesi di vita. Ed è proprio per questo motivo che, molto spesso, i medicinali utilizzati per cercare di ridurre queste crisi di pianto hanno uno scarso effetto.

Massaggi, rimedi naturali, fasciature

Cosa serve allora a questi neonati? Sicuramente non le goccioline per l’aria, né tanto meno farmaci antispastici, ma semplicemente un genitore che, con calma e una buona dose di pazienza, si accosti a lui e cerchi di calmarlo prima ancora di capirlo, sperimentando via via soluzioni (cambiarlo, coccolarlo, nutrirlo), che possano rassicurarlo e interrompere il pianto.
Certo sarà soprattutto la sera che, tutti più stanchi e anche un po’ intimoriti dalle ore che verranno (si fa buio, le farmacie chiudono, c’è da affrontare la notte e il vicino finirà per protestare), sarà meno facile capirsi, cioè rassicurarsi e trasmettere sicurezza al bambino. Insomma, tutti questi motivi possono caricare di ansia il papà o la mamma e questo non aiuta a mantenere una relazione serena con il bambino.

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La cosa peggiore che possa capitare a questi neonati, colpevoli solo di aver protestato vigorosamente (e “globalmente”), magari per un disagio relativamente modesto, è quella di essere portati di corsa al Pronto soccorso pediatrico, dove arrivano spesso addormentati: il viaggio in auto, infatti, è un ottimo sistema di cullamento nei primi mesi di vita. In alternativa, se ancora svegli e particolarmente agitati, i neonati finiscono quasi sempre per sperimentare un sondino rettale che cerca un po’ di aria nella pancia (che non manca mai). A questo punto, di solito, si calmano insieme al genitore, il quale sente che qualcosa di risolutivo è stato fatto: il neonato è ora “in buone mani” e quindi il genitore stesso diviene più capace, più rassicurante. Questa volta, riprendendo il piccolo dalle braccia del medico, la mamma e il papà sapranno mantenerlo calmo, senza trasmettergli più tutto quel panico e quella tensione che il bambino avvertiva benissimo dal contatto, o dal tono della voce.

Rimedi per le coliche del neonato

Tarık Kızılkaya / iStock

Coliche del neonato: cosa fare?

Ecco come stare vicino a un lattante che piange:

  • Tenerlo in una fascia, petto contro petto, e fare una passeggiata
  • Cantargli una canzone che già conosce
  • Massaggiarlo dolcemente
  • Abbracciarlo e cullarlo al ritmo di una ninna nanna
  • Parlargli con un tono di voce affettuoso
  • Ridurre le stimolazioni visive, uditive e tattili in modo da offrirgli un ambiente tranquillo

Inoltre, lo swaddling, la fasciatura del neonato, se correttamente eseguita, offre l’opportunità di ridurre le crisi di pianto e non presenta rischi o controindicazioni di ordine medico. Provare per credere.

Fasciatura dei neonati per attenuare le coliche