Come capire la posizione del feto

Nel corso dei nove mesi di gravidanza il feto si muove all’interno dell’utero, con maggiore frequenza nei primi due mesi, e può cambiare posizione più volte. Vediamo le posizioni fetali più comuni, le loro differenze e quando è il caso di intervenire

Barbara Hugonin , genetista pediatrica
monitoraggio della posizione fetale

Nel corso di una gravidanza, le posizioni fetali possono variare più volte, fino a quando, con l’avvicinarsi del parto, il feto non inizierà a muoversi sempre meno.

La posizione del feto più favorevole al parto naturale – e la più frequente – è quella cefalica anteriore, ma può capitare che il piccolo assuma anche posizioni diverse, che richiedono manovre esterne o la necessità di scegliere un parto cesareo, al fine di evitare inutili rischi. In quali casi?

Quali sono le posizioni del feto

Le posizioni del feto nel corso della gravidanza variano man mano che prosegue lo sviluppo stesso del piccolo e in risposta agli stimoli esterni e uterini. Ecco di seguito le posizioni del feto più comuni.

Posizione Cefalica

È la più frequente nei giorni antecedenti al parto (riguarda circa il 94% delle gravidanze). Il feto è posizionato con la testa rivolta verso il basso (fondo dell’utero). In prossimità del parto è molto importante distinguere in:

  • Cefalica Anteriore. Quella ideale per un parto naturale (vaginale), in questo caso la testa del feto è rivolta verso il basso, con la nuca posizionata verso la parte anteriore dell’utero (occipito-anteriore). 
  • Cefalica Posteriore. Quella più a rischio, poiché la presentazione di faccia del feto, con la testa rivolta all’indietro, deve essere gestita con un’attenzione particolare.

Posizione Podalica

Il feto podalico è posizionato con i piedi, le ginocchia o i glutei rivolti verso il fondo dell’utero. Questa posizione, che si verifica in media nel 3-4% delle gravidanze, può variare se il feto si presenta con le gambe distese o piegate, con il corpo ruotato più verso destra o sinistra, specialmente  se non è la prima gravidanza.

Posizione Trasversale

Il feto è posizionato di traverso rispetto all’utero, generalmente con una spalla verso il basso. È più raro (0,5-1% delle gravidanze) che in prossimità del parto il feto possa presentarsi in questa posizione, generalmente si tratta di casi in cui sono presenti malformazioni uterine o fibromi. Si programma quindi un parto cesareo per prevenire qualsiasi rischio, primo fra tutti il prolasso del cordone ombelicale (il cordone precede il bambino attraverso la vagina) e la carenza di ossigeno (ipossia).

Come si capisce la posizione del feto?

Per capire la posizione del feto, ancor prima degli esami clinici ci si può avvalere delle tecniche di palpazione. Ostetriche e ginecologi possono infatti eseguire un esame tattile sull’addome della futura mamma per capire la posizione della testa, delle spalle e dei glutei del feto. In questo modo si effettua una prima valutazione senza ricorrere all’ecografia.

Uno studio ha mostrato come il controllo e il monitoraggio della posizione fetale con il metodo tattile migliori la consapevolezza materna e la percezione dei movimenti fetali, oltre ad avere benefici nel rapporto di fiducia con lo specialista che segue la gravidanza. [1]

L’ecografia morfologica ovviamente fornisce una visione dettagliata del feto nell’utero, e quindi dà la possibilità di valutare la posizione con maggiore esattezza, incluso il posizionamento della testa, degli arti e della colonna vertebrale, oltre allo stato di salute e di benessere fetale. È un esame diagnostico essenziale nel corso della gravidanza, che può essere eseguito anche più frequentemente se la situazione generale lo richiede, se ci sono fattori di rischio o familiari, gravidanze gemellari o la presenza di malformazioni da monitorare.
Le linee guida dell’OMS sulla gravidanza fisiologica raccomandano in generale almeno un’ecografia e otto visite prima della 24^ settimana di gravidanza. Sappiamo tuttavia che, nella maggioranza dei Paesi europei, vengono eseguite anche dalle due alle tre ecografie già nel primo trimestre (dopo la prima ecografia, preferibilmente entro la 13^ settimana, se ne consiglia infatti una seconda tra le 20-22 settimane, e una nel terzo trimestre tra le 30-32 settimane).

Insieme alla morfologica, anche il monitoraggio dei battiti cardiaci fetali può essere un utile indicatore del cambio di posizione del feto. 

Questi ultimi sono i metodi “certi”, che vengono utilizzati durante i controlli in gravidanza fino al parto, ma la mamma da sola può riuscire a capire la posizione del feto senza ecografia o l’aiuto dello specialista? In realtà, anche se è possibile percepire i movimenti fetali, osservare il solco del piedino che scalcia, o avere la percezione che il bambino si stia spostando, non ci sono metodi certi “fai da te”. Se il bambino assume una posizione cefalica, con il volto rivolto verso la schiena materna, la mamma potrebbe percepire dei piccoli calci a livello delle costole e una maggiore pressione a livello della vescica. Se invece, toccando la pancia, si riesce a percepire una protuberanza dura che spinge contro lo stomaco, si tratta della testa del feto che si trova in posizione podalica. Queste sensazioni sono diverse da donna a donna, da gravidanza a gravidanza, e dipendono anche dallo stato di salute materno e dalla quantità di tessuto adiposo presente, che non permette sempre di distinguere questi particolari. 

Si può aiutare il feto a cambiare posizione?

In alcuni casi, soprattutto in presenza di una posizione podalica, è possibile adottare alcune misure per aiutare il feto a mettersi in posizione corretta. Si ricorre cioè alla versione cefalica esterna (VCE), anche detta “manovra esterna”. Questa manovra, effettuata da professionisti sanitari esperti e formati, è possibile solo in determinate circostanze e a partire dalla 36^-37^ settimana di gravidanza, sotto monitoraggio ecografico e in ospedale, con disponibilità di una sala operatoria per un eventuale parto cesareo, qualora necessario.
La manipolazione esterna dell’addome della madre viene utilizzata proprio per aiutare il feto a mettersi in posizione, riuscendo efficacemente, dal 40% al 60% dei casi, a favorire il passaggio, con una sorta di capriola, da una posizione podalica o trasversale a una posizione cefalica anteriore, ideale per un parto vaginale. 

Come abbiamo accennato, ci sono diverse situazioni in cui la versione cefalica esterna potrebbe non essere raccomandata o addirittura risultare controindicata. Ovvero:

  • Gravidanza gemellare/multipla. In questo caso, la versione cefalica esterna può essere più complessa e rischiosa, avendo a disposizione uno spazio minore. 
  • Complicanze legate alla placenta (ad esempio, placenta previa).
  • Polidramnios o Oligodramnios, ovvero troppo o troppo poco liquido amniotico.
  • Pregressi parti cesarei e/o interventi all’utero
  • Condizioni mediche specifiche sia della madre che del feto. Possono influire sulla sicurezza e sulla fattibilità della procedura. Ovvero patologie croniche, obesità materna, cardiopatie, anomalie congenite.
  • Rottura delle membrane.
  • Inizio del travaglio.

La decisione di eseguire o meno la manovra esterna dipende quindi da molti fattori e viene presa dopo una valutazione accurata da parte del team medico.

Da qualche tempo si discute sulla validità delle tecniche posturali per favorire il posizionamento del feto, senza manovre esterne o nel caso queste non siano possibili. Si tratta di una serie di esercizi e metodi utili a risolvere i problemi legati alla postura e allo sbilanciamento del corpo dovuti alla gravidanza stessa. Sono mirati a mantenere un buon tono muscolare, camminare, non avere una vita sedentaria, sedersi con la schiena dritta, e sono tutte strategie di “prevenzione” per evitare affaticamento e dolori nella zona lombare. A queste buone pratiche si aggiungono esercizi, sotto la supervisione di uno specialista, basati su movimenti lenti e controllati, per rafforzare le pareti addominali, i muscoli, e migliorare la respirazione.

Il problema è dato dai pochi studi scientifici che ne dimostrano la validità su larga scala. Uno di questi non esclude i benefici delle tecniche posturali per la mamma e per il feto con malposizionamento, anche se non si osserva una significativa riduzione dei parti cesarei nelle donne che hanno partecipato alla ricerca. [2]

Un altro studio si è focalizzato invece sui benefici che la postura laterale materna durante il sonno può avere sul posizionamento corretto del neonato. In diversi casi si sono rivelati efficaci anche alcuni esercizi quotidiani, come assumere per qualche minuto una posizione fetale o ruotare il bacino, oppure praticare per 10 minuti al giorno un leggero sollevamento del bacino con un cuscino. [3]

Sicuramente, accanto all’assistenza medica, queste tecniche possono aiutare la mamma, in autonomia, a migliorare la percezione del proprio corpo e a relazionarsi con il proprio bambino. 

Fino a quando il feto può cambiare posizione?

La capacità del feto di cambiare posizione all’interno dell’utero è più elevata durante i primi stadi della gravidanza, solitamente entro la metà del secondo trimestre. Durante questo periodo, infatti,lo spazio che il feto ha a disposizione dentro l’utero è maggiore e può consentire al piccolo di muoversi più liberamente. Man mano che la gravidanza prosegue, invece, lo spazio diminuisce e il feto potrebbe trovarsi in una posizione più stabile o spostarsi con minor frequenza e velocità. Verso il termine della gravidanza, soprattutto nelle settimane che precedono il parto, la possibilità che il feto passi dalla posizione cefalica a quella podalica o viceversa diminuisce. 

Ecco come generalmente cambia la posizione del feto a seconda delle settimane:

  • Primo trimestre (settimane 1-12). Inizialmente, il feto è relativamente piccolo e ha spazio sufficiente nell’utero per muoversi liberamente. La sua posizione non è stabilita e può variare notevolmente.
  • Secondo trimestre (settimane 13-27). Durante questo periodo, il feto inizia a crescere più rapidamente. La maggior parte dei feti assume la posizione cefalica (con la testa rivolta verso il basso) o, in alcuni casi, la posizione podalica. Tuttavia, poiché lo spazio nell’utero cresce, il feto può ancora cambiare posizione occasionalmente.
  • Terzo trimestre (settimane 28-40). Nella maggior parte delle gravidanze, specialmente verso il termine, il feto si stabilizza in una posizione più definitiva, anche se ci sono diversi casi in cui si muove fino alle ultime settimane di gravidanza. La posizione cefalica (anteriore) è di solito la più comune, poiché il feto si prepara alla nascita, e la posizione esatta del feto può essere monitorata attraverso l’ecografia e l’esame tattile eseguito dal personale ostetrico-ginecologico. 

Se il feto ha assunto una posizione podalica, che mantiene anche in prossimità del parto, dopo aver valutato i rischi e i benefici possibili, si ricorre a manovre per favorire una posizione cefalica anteriore e quindi facilitare un parto naturale. Ci sono situazioni in cui a preoccupare possono essere rischi per la mamma e per il feto, dalle emorragie all’assenza di ossigeno, pertanto si deve ricorrere a un cesareo per favorire un parto in sicurezza. 

Come abbiamo detto in precedenza, per capire se il feto si è girato il metodo più sicuro è quello dei controlli medici con ecografia, cardiotocografia e palpazione. Molto utile può essere anche la capacità della mamma di riuscire a percepire i movimenti e la posizione fetale. Ciò rafforza inoltre il contatto con il bambino e migliora nella donna la consapevolezza dei cambiamenti durante lo sviluppo fetale.

Note
[1] AA.VV. Abdominal examination during pregnancy may enhance relationships between midwife, mother and child: a qualitative study of pregnant women’s experiences «BMC Pregnancy and Childbirth», 2023, vol. 23, Article number: 84
[2] AA.VV. Maternal postures for fetal malposition in labour for improving the health of mothers and their infants «Cochrane Database Syst Rev», agosto 2022, 31;8(8)
[3] AA.VV. Modifying Maternal Sleep Position in Late Pregnancy Through Positional Therapy: A Feasibility Study «J Clin Sleep Med.», 15 agosto 2018; 14(8): 1387–1397.
Bibliografia
Articolo pubblicato il 13/02/2024 e aggiornato il 16/05/2024
Immagine in apertura vgajic / iStoc

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