Tagli sicuri per lo svezzamento, ecco come effettuarli

Quando i bambini iniziano ad assaggiare gli alimenti dei grandi occorre fare attenzione al rischio che i bocconi provochino soffocamento. Ecco una guida su come tagliare e offrire il cibo ai nostri figli nel modo più sicuro possibile

Ileana Gervasi , dietista
bambino mangia cibo diviso con tagli sicuri per lo svezzamento

Con la diffusione dell’autosvezzamento, i genitori di bambini che stanno per approcciarsi ai primi assaggi a tavola si pongono la questione dei “tagli sicuri”: si chiedono, cioè, come offrire senza pericoli, al bambino che ancora non sa masticare, cibo diverso da una pappa di consistenza omogenea. Adottare tagli sicuri risulta importante non solo nelle prime settimane di svezzamento o autosvezzamento, ma anche per tutti i primi 3-4 anni di vita del piccolo.

In questo articolo vedremo le principali indicazioni per offrire cibi in sicurezza ai nostri figli e metteremo in luce perché è importante non ritardare l’introduzione di consistenze diverse già dall’avvio dell’alimentazione complementare.

Tagli sicuri per lo svezzamento: perché sono importanti?

Quando si parla di tagli sicuri per lo svezzamento si fa riferimento a come tagliare e offrire il cibo al bambino nel modo più sicuro possibile per scongiurare il pericolo di soffocamento. Questa eventualità, infatti, può preoccupare i genitori quando si inizia l’introduzione dei primi alimenti. 

Per questo, all’inizio dello svezzamento, si è molto attenti alla selezione di ciò che si propone al piccolo e il genitore rimane al fianco del piccolo per controllare che tutto vada per il meglio, ma occorre mantenere un certo grado di attenzione anche quando il bambino cresce e diventa più autonomo. Inoltre, è opportuno evitare di proporre il cibo mentre il piccolo è distratto, quando ad esempio gioca o sta facendo altre attività, o se si è in macchina. Queste regole valgono non solo per la fase dello svezzamento, ma a qualsiasi età.
Anche l’attenzione ai tagli sicuri degli alimenti più pericolosi, come vedremo più avanti, va mantenuta nel tempo. 

Inoltre, nonostante tutte le accortezze, è molto importante sapere anche come si effettuano le manovre salvavita, in caso si verifichi un vero e proprio episodio di soffocamento. Ad oggi sono molti i corsi disponibili che permettono di apprendere queste manovre (organizzati dalla Croce Rossa Italiana, dai pediatri e dai centri per l’infanzia). Durante gli incontri, tra le altre cose viene mostrato anche come riconoscere se davvero stiamo assistendo a un caso di soffocamento o se si tratta, invece, di un episodio in cui il cibo va di traverso. Distinguere questi due avvenimenti è fondamentale.

  1. Soffocamento (choking). Il bambino non tossisce, non piange, non respira, non emette rumori e il viso o le labbra potrebbero diventare blu. Non c’è assolutamente tempo da perdere, va prestato tempestivamente soccorso attuando le manovre per la disostruzione pediatrica perché le vie aeree sono ostruite. 
  2. Cibo di traverso (tradotto in inglese con gagging, ovvero “conati di vomito). Il bambino emette suoni, tossisce, può avere dei piccoli conati di vomito e il suo viso diventa rosso. In questo caso è più utile rassicurare il piccolo, accertandosi che stia bene, standogli a fianco senza però intervenire. Noteremo che non risulterà particolarmente infastidito da questo evento, che si risolve in qualche secondo, e riprenderà a mangiare normalmente.

Quando il bambino inizia il suo approccio alla masticazione, introducendo alimenti di consistenza diversa da quella liquida, potrebbe manifestarsi una sorta di conato di vomito. Si tratta del “riflesso faringeo” (in inglese “gag reflex”), del tutto normale e che non deve allarmare, un impulso spontaneo che si verifica di frequente intorno ai 6-7 mesi, soprattutto nei primi assaggi, e che si attiva quando un pezzetto di cibo supera la metà posteriore della lingua senza essere stato adeguatamente masticato: la faringe si chiude e il cibo viene spinto di nuovo in avanti. Spesso gli adulti che si prendono cura del piccolo al momento del pasto si spaventano molto davanti a questa manifestazione, ma in realtà si tratta di un sistema di sicurezza del bambino, che si sta esercitando a sviluppare un’adeguata abilità nella masticazione. 

Indipendentemente dalla tipologia di svezzamento scelta per avviare l’alimentazione complementare, per la prevenzione del soffocamento è fondamentale anche capire se il bambino è pronto per assumere cibi solidi. Occorrerà quindi valutare se riesce o meno a stare seduto da solo o con un minimo appoggio e se è in grado di mantenere la testa allineata al tronco. Inoltre, dovrebbe avere sviluppato una sufficiente coordinazione tra occhi, mano e bocca, così da poter localizzare il cibo, afferrarlo e portarlo alla bocca da sé, avviando poi la masticazione e quindi la deglutizione.

Il bambino è, per conformazione anatomica, più predisposto al rischio di ostruzione delle vie aeree. La laringe e la trachea, infatti, oltre a essere più piccole sono di forma conica, mentre nell’adulto sono cilindriche; per questo motivo è più probabile che un corpo estraneo vi rimanga bloccato. Ecco dunque a cosa servono i tagli sicuri, fondamentali per consentire al bambino di fare pratica in sicurezza con la masticazione e la gestione delle diverse consistenze. A tal proposito, è importante non sottostimare le capacità del piccolo e concedergli la possibilità di fare esperienza.

Si è iniziato sempre più a parlare di tagli sicuri con l’autosvezzamento, ma è bene specificare che ciò è accaduto non perché questa scelta aumenti il rischio di soffocamento rispetto all’utilizzo di consistenze cremose. A patto che il cibo solido venga proposto con modalità adeguate, entrambe le modalità, infatti, espongono il bambino allo stesso rischio di soffocamento.
Di seguito vedremo nel concreto che cosa sono i tagli sicuri e quali accortezze mettere in atto.

Tagli sicuri per lo svezzamento: come proporre il cibo?

Per capire quali sono i tagli sicuri per lo svezzamento dobbiamo prestare attenzione in particolare ad alcune caratteristiche del cibo, ovvero consistenza, forma e scivolosità. 

Per quanto riguarda la consistenza, occorre sottolineare che il bambino piccolo riesce a schiacciare il cibo ma non a triturarlo, attività questa che sarà possibile più avanti, quando svilupperà i denti appositi. Fino ai 18 mesi circa, quindi, andranno proposti solo cibi morbidi.
Se si riesce a sfaldare l’alimento schiacciandolo tra pollice e indice vuol dire che la consistenza è sicura (in alternativa si può mordere un pezzetto e spingerlo con la lingua contro il palato, se il cibo diventa poltiglia la consistenza è quella giusta). Viceversa, tutti gli alimenti che si spezzano senza perdere consistenza, possono risultare pericolosi. Pensiamo a un bastoncino di carota: è necessario che sia cotto, dal momento che la carota cruda si spezza in bocconi che non si sfaldano.

Cibi dalle consistenze molto dure (mandorle, anacardi, frutta secca…) non sono adeguati, perché potrebbero essere inghiottiti per intero. In questo caso si procede frullando gli alimenti fino a ridurli in farina, comoda da aggiungere a uno yogurt, a della frutta o a un primo piatto. Anche utilizzare creme spalmabili di frutta secca è un buon modo per favorirne il consumo in sicurezza.
Anche il grado di maturazione può incidere molto sulla consistenza: pere, pesche, albicocche, kiwi sono tutti frutti idonei fin dall’avvio dello svezzamento, se opportunamente tagliati o sminuzzati, al contrario di un frutto acerbo.

Per quanto riguarda le forme, alcune più di altre sono pericolose, come ad esempio quelle tonde o cilindriche (pomodorini, acini d’uva, mirtilli, mozzarelline, olive, wurstel…). Se aspirate, queste possono infatti bloccarsi nella faringe e impedire il passaggio di aria. Andranno quindi tagliate a bastoncino, a spicchi sottili, a striscioline fini, triturate o sminuzzate.
Il taglio a rondelle, spesso usato per alimenti come carote, banane o wurstel, non è da annoverare ai tagli sicuri poiché determina proprio una forma tonda, potenzialmente pericolosa.

Si raccomanda anche di rimuovere accuratamente i semi e i noccioli, se presenti. Riprendendo l’esempio di prima, per ottenere dei tagli sicuri per le carote, dopo averle cotte possiamo schiacciarle con una forchetta, ottenendo una purea disomogenea, oppure tagliarle a bastoncini lunghi e larghi quanto un nostro dito. Se invece intendiamo offrirle crude, è necessario grattugiarle finemente e offrirle al piccolo poco per volta.

Oltre a ciò, sottolineiamo ancora una volta l’importanza di valutare le competenze del proprio bambino: solo attraverso l’osservazione è possibile capire come meglio procedere. Il tutto senza fretta: imparare a masticare non è una gara! Possiamo iniziare proponendo tagli a bastoncino, a fettine sottili o delle polpette allungate quando il bambino è più piccolo e la sua presa è ancora grossolana. Via via che crescerà, affinerà le competenze motorie e di coordinazione, e gli si potrà offrire del cibo tagliato a pezzettini, sempre evitando le forme pericolose. Proporre cibi spezzettati minuziosamente non è pericoloso per bambini più piccoli, ma potrebbe essere davvero frustrante per loro non riuscire ad afferrarli. Ricordiamo ciò perché è importante favorire l’esplorazione del cibo, ma anche l’autonomia. 

In ultimo, va valutata la scivolosità degli alimenti. Tutti i cibi che possono appiccicarsi al palato o alle vie aeree non vanno proposti. Gli gnocchi, ad esempio, pur essendo morbidi, non sono adeguati perché molto collosi.

Alcune accortezze vanno prese anche con altri alimenti molto pastosi, come la crema spalmabile di frutta secca, il burro o formaggi come il Brie. Cibi con questa consistenza non vanno mai offerti al cucchiaio, bensì mescolati in altre preparazioni oppure stesi in un velo molto sottile su una strisciolina di pane tostato. Il pane non deve essere troppo morbido o con troppa mollica, poiché quest’ultima, lavorata con la saliva, diventa una palla appiccicosa che il bambino non sa gestire. Meglio allora offrire del pane secco o ripassato in forno o in padella, in modo che si sbricioli e si sciolga in bocca.

Tagli sicuri per la pasta

Per quanto riguarda la pasta, i formati più sicuri sono fusilli e spaghetti, molto adatti per essere presi con tutto il pugno dai più piccoli e a basso rischio di ostruire le vie aeree. È tuttavia possibile utilizzare anche altri formati di pasta grazie ai tagli sicuri. Le farfalle vanno bene sia intere, perché molto sottili, oppure divise a metà. Penne o maccheroni devono invece essere tagliati nel verso della lunghezza, in modo da ottenere due strisce di pasta piatte. I ditalini sono più adatti quando il bambino ha imparato la presa a pinza, cioè con pollice e indice.

Questi accorgimenti, oltre a far sperimentare il cibo in sicurezza, consentono al bambino di alimentarsi da solo, fattore che sostiene l’autoregolazione e che aumenta la convivialità durante il pasto, dal momento che gli altri commensali, nel frattempo, potranno continuare a mangiare. Se non ci si sente sicuri nel proporre questi formati si può sempre sminuzzare la pasta in pezzettini o utilizzare formati piccoli come quelli da minestra, per poi cambiare man mano che la masticazione del bambino diventa più efficace.

Quali sono i cibi a cui fare più attenzione?

Alcuni cibi più di altri richiedono una particolare attenzione, perché se non vengono adattati grazie ai tagli sicuri per lo svezzamento non possono essere somministrati in sicurezza. In particolare:

  • Alimenti filamentosi, come finocchio o sedano crudi. In questo caso è necessario eliminare i filamenti e poi tagliare molto finemente l’alimento con andamento perpendicolare alle fibre. Il filamento va eliminato anche ai fagiolini cotti, che invece per forma e consistenza possono essere proposti interi.
  • Alimenti che possono accartocciarsi formando un gomitolo in bocca, come spinaci e altre verdure a foglia cotte, oppure foglie di insalata troppo grandi. Il bambino non riesce a gestire bene questi cibi, che vanno sminuzzati o utilizzati come ingredienti per altre ricette (frittata di spinaci, risotto alle erbette o alla crema di radicchio, pesto di bietola e mandorle…). Le foglie di insalata possono essere tagliate a listarelle nel verso opposto alle nervature.
  • Alimenti che, una volta caldi, cambiano consistenza, come ad esempio la mozzarella: cruda e a piccoli pezzetti è perfetta durante lo svezzamento, ma una volta cotta diventa filante e quindi molto pericolosa.
  • Alimenti con consistenze gommose come seppie, polpi e gamberetti. Sembrano morbidi, ma in bocca non si sfaldano. Per proporli vanno necessariamente sminuzzati molto finemente.
  • Alimenti come gli affettati sono molto difficili da gestire, va eliminato tutto il grasso visibile e devono essere poi offerti spezzettati.
  • Altri alimenti non idonei per il bambino di pochi mesi, e comunque pericolosi anche successivamente, sono caramelle e pop corn. Per forma e consistenza risultano molto pericolosi, soprattutto perché si somministrano in momenti in cui il bambino è spesso distratto.

Perché è importante masticare?

Dopo aver letto tutte le precauzioni da attuare per tagliare i cibi per lo svezzamento, viene da chiedersi perché mai non semplificare il tutto offrendo al bambino solo pappe cremose. Non è certamente sbagliato né deleterio optare per una scelta del genere per avviare l’alimentazione complementare, ma ricordiamo che è fondamentale fornire al piccolo l’opportunità di sperimentare gli alimenti in forme e consistenze diverse. Creme e minestre sono ottimi alimenti, ma non devono essere troppo a lungo proposte come unica modalità di alimentazione. Uno scopo importante dello svezzamento, infatti, è proprio quello di inserire gradualmente il bambino nell’alimentazione della famiglia; ciò significa, quando possibile, condividere i pasti e lo stesso cibo. Procedendo in questo modo si trasmettono le prime basi di una buona educazione alimentare.

Inoltre, ribadiamo che il pericolo di soffocamento non aumenta se i cibi vengono offerti in maniera adeguata. Il gag reflex, che protegge i bambini dalla deglutizione di un alimento non correttamente masticato, è molto elevato nei bambini piccoli, e tende ad affievolirsi solo più avanti, quando i piccoli hanno già imparato in maniera adeguata la masticazione.

Si può iniziare precocemente a responsabilizzare i nostri figli sull’alimentazione. Fargli capire, ad esempio, che un cibo va masticato bene prima di essere deglutito, ma anche che i mirtilli devono fare “crock” tra i denti, che le olive si dividono in due con le mani, che il prosciutto si deve spezzettare e così via.

Abituare i bambini a diverse consistenze significa anche esercitare la loro tolleranza a sensazioni culinarie differenti, aspetto molto importante questo per l’accettazione dei cibi. Gestire consistenze diverse significa anche esercitare la lingua a effettuare movimenti più complessi (come gli spostamenti laterali) per la gestione del cibo.
Procedere in questo modo può essere vantaggioso anche per evitare quello che viene definito “secondo svezzamento”, ovvero il dover insistere o faticare affinché un bambino di ormai 12 o 15 mesi accetti alimenti diversi da quelli omogeneizzati o cremosi.

Aggiungiamo inoltre che masticare consente di esercitare tutti quei muscoli che sono coinvolti nella fonazione e che, se correttamente stimolati, contribuiscono alla formazione adeguata delle strutture facciali.

Bibliografia
  • Società Italiana di Pediatria e Prevenzione Sociale, La sicurezza a tavola, «Sipps.it», 2016.
  • Ministero della Salute, Linee di indirizzo per la prevenzione del soffocamento da cibo in età pediatrica, «salute.gov.it», 2017
  • Maurizio Iaia, L’alimentazione complementare responsiva, Il Pensiero Scientifico Editore, Roma, 2006, pp. 2 e 6-11.
  • Pediatra Carla, Lo svezzamento è vostro, Edizioni Sonda, Milano 2021, pp. 110-115.
  • Gill Rapley, Tracey Murkett, Baby-Led Weaning, The Experiment Publisching, New York, 2010, pp. 46 – 49.
Articolo pubblicato il 23/02/2022 e aggiornato il 21/06/2024
Immagine in apertura CStorz / iStock

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