Battito fetale, da quando si comincia a sentire?

L’ascolto del battito cardiaco del feto, oltre a essere un momento carico di aspettative ed emozioni per i futuri genitori, permette anche di monitorare lo stato di benessere e di sviluppo del bambino nel corso della gravidanza. Ecco quando, in che modo e con quali strumenti si effettua

Barbara Hugonin , genetista pediatrica
donna incinta ascolta battito fetale

«Eccolo! L’ho sentito!» dice emozionata Elisa, incinta di qualche settimana, mentre ascolta per la prima volta il battito cardiaco della sua bambina durante una visita ostetrica. Esiste un momento più emozionante e carico di aspettative come questo? Probabilmente no, e siamo consapevoli che può essere un evento indelebile nella memoria di un genitore per tanti motivi, soprattutto perché al battito fetale è legato il segno tangibile e concreto della vita.

Ma l’ascolto del battito cardiaco del feto, oltre a sollecitare una serie di emozioni e aspettative negli adulti, consente anche di monitorare lo stato di benessere e di sviluppo fetale nel corso della gravidanza, e di individuare possibili anomalie per agire tempestivamente. 

Battito cardiaco del feto: quando inizia a sentirsi?

Quando si sente il battito cardiaco del feto per la prima volta? E “a quanto batte” il cuore del feto, cioè con quale frequenza? Per individuare il momento esatto in cui si inizia a sentire il battito fetale dovremmo risalire alla quinta-sesta settimana di gravidanza. Provate a immaginare quattro cavità che servono a pompare il sangue, un cuoricino che batte a una frequenza bassa e che nel corso delle settimane successive completerà il suo sviluppo.

Uno studio dell’Università di Leeds pubblicato su «Nature» nel 2017 ci accompagna in un vero è proprio viaggio alla scoperta delle trasformazioni nella struttura del cuore, dalla 12^ alla 20^ settimana, spiegandoci come ciò modifichi anche l’intensità del battito fetale. [1] Infatti, mentre nelle prime settimane la frequenza cardiaca fetale si aggira sui 100-110 battiti al minuto (bpm), intorno alla 10^ settimana aumenta fino ai 150-160 bpm, per diminuire dalla 20^ settimana in poi e stabilizzarsi sui 140 bpm.

E proprio nel periodo dalla 12^ alla 20^ settimana l’organizzazione del cuore presenta i cambiamenti più evidenti, le cellule si “specializzano”, si organizzano e iniziano a comunicare tra loro, ed è questo l’evento cruciale che spiega l’aumento della frequenza cardiaca e il battito fetale più vigoroso. Si tratta di un processo che in quattro giorni definisce e completa la struttura del cuore.

Valori del battito cardiaco fetale e come si ascolta

Vediamo ora come avviene il monitoraggio del battito fetale.
Il cuore del feto batte a 100-110 bpm intorno alla 6^ settimana ed è possibile rilevarne l’attività attraverso l’ecografia transvaginale. Nelle due settimane successive la frequenza del battito fetale raggiunge valori compresi tra i 130-160 bpm. Da questo periodo in poi, con l’ecografia morfologica è possibile ascoltare il battito cardiaco fetale, un momento carico di aspettative ed emozioni in cui i futuri genitori devono essere accompagnati, rassicurati e informati con la massima attenzione e con rispetto, poiché le loro domande e/o preoccupazioni possono essere molte.

Talvolta può capitare di non riuscire a sentire il battito immediatamente, oppure di osservare per un breve periodo una frequenza di 10-15 battiti in più o in meno. Si tratta di situazioni del tutto normali e transitorie, per cui niente paura! Dopo la 20^ settimana la frequenza cardiaca tende a stabilizzarsi, e qualsiasi cambiamento può essere monitorato più attentamente, oltre che attraverso l’ecografia, anche con l’ausilio della cardiotocografia (CTG), un esame non invasivo particolarmente consigliato dalla 30^ settimana in poi e, ancor di più, a fine gravidanza, per valutare la frequenza cardiaca e le contrazioni uterine. 

Negli ultimi anni, non solo la diagnostica prenatale è diventata sempre più sofisticata ma è possibile approfondire meglio le situazioni considerate più a rischio o da tenere sotto controllo. Va però tenuto conto anche del fatto che la grande emozione che accompagna i giorni e le settimane in attesa del parto, necessita di continue conferme, di quei segnali che vogliono dire “va tutto bene”. Anche per questo hanno avuto un enorme riscontro alcuni strumenti portatili chiamati fetal doppler, che consentono di ascoltare il battito cardiaco fetale sfruttando gli ultrasuoni. Sono apparecchi più o meno sofisticati – alcuni dotati di una minisonda, altri di un registratore per memorizzare il battito cardiaco e condividerlo anche tramite smartphone – comunemente venduti nei siti e-commerce, nelle farmacie e nei negozi specializzati in articoli per la gravidanza. 

Sono realmente utili? Alessia, una ragazza che ho seguito per una consulenza genetica prenatale durante la sua seconda gestazione, mi ha raccontato che si sente più sicura se ha la possibilità di ascoltare il battito cardiaco del suo bambino perché l’esperienza della cardiopatia congenita del suo primo figlio, scoperta in gravidanza, l’aveva profondamente segnata. Giulia invece mi ha confidato di essere molto ansiosa e di sentirsi semplicemente più tranquilla nel poter ascoltare il battito della propria bimba ogni volta che ne sente la necessità.

I fetal doppler sono strumenti validi, ma vanno presi con il beneficio del dubbio, consapevoli del fatto che il loro funzionamento dipende da caso a caso: alcune mamme riescono ad ascoltare il battito già intorno alla 12^ settimana, altre no; non esiste una regola precisa, anche perché non parliamo di doppler professionali, come quelli in dotazione ai medici. Bisogna inoltre tenere conto di molte variabili, ad esempio di altri rumori che non rendono sempre possibile l’ascolto nitido del battito fetale, nel dettaglio:

  • movimenti del feto;
  • eventuale presenza di aria nella pancia;
  • stress materno; 
  • movimenti dovuti alla digestione; 
  • battito cardiaco materno.

Il monitoraggio del battito fetale è senz’altro molto utile, ma i fetal doppler vanno usati con giudizio, e in caso di dubbi è importante rivolgersi sempre allo specialista. Questi strumenti, infatti, pur non essendo in alcun modo pericolosi per la salute fetale, possono provocare inutili stress quando non danno le risposte attese. 

L’utilizzo della tecnologia, risponde soprattutto all’esigenza di avere  conferme, mettendo sempre più da parte gli aspetti istintivi ed emozionali,  ma non può sostituirsi alle  sensazioni e ai cambiamenti psicofisici legati alla  crescita del bambino, al suo stato di salute e alla connessione vitale di una mamma con il suo piccolo, che va oltre ogni strumento. 

È possibile, come nel caso dei movimenti fetali, sentire il battito fetale, senza l’aiuto di strumenti? In effetti è possibile, in particolare dopo la 23^ settimana, quando il feto sarà in grado di percepire i suoni e le voci, che imparerà a riconoscere, rispondendo con i movimenti. La mamma posizionando le mani sulla pancia, con un po’ di pazienza, potrà avvertire il battito in questi momenti, mentre il papà potrà avvicinare l’orecchio alla pancia per ascoltarlo, soprattutto dal sesto mese in poi.

E se non si sente il battito?

A volte se troppo in anticipo rispetto alla scoperta della gravidanza, un’ecografia può non rilevare immediatamente il battito cardiaco fetale e allo stesso modo può capitare di non sentirlo subito. Si tratta comunque di eventi circostanziati e transitori, che non sono indicatori di un problema del feto o di un aborto in corso..

Purtroppo, anche se c’è molta difficoltà ad affrontare l’argomento, si deve essere consapevoli che 1 donna su 6 vive il dolore della perdita del proprio bambino, confrontandosi ancora oggi con la superficialità estrema, la solitudine e i consigli non richiesti.

Un lutto perinatale non è una pratica da archiviare, un episodio di cui è sufficiente non parlare più per dimenticarsene, e non è più o meno duro da affrontare in base alla settimana di gestazione. Una mamma, una coppia, va sostenuta sempre e ancor di più quando si trova ad affrontare una perdita così totalizzante, va aiutata a vivere il proprio lutto in maniera personale e con i propri tempi, ad esprimerlo, a parlarne, e a trovare insieme il percorso  migliore per attraversarlo, sentendosi accompagnata, compresa e non colpevolizzata o sola, come se dovesse avere qualcosa da nascondere. 

È importante parlare e affrontare il lutto perinatale, rendendo le persone consapevoli, informandole, aiutandole a comprendere bene la situazione.

Anomalie nel battito fetale

Quando la frequenza cardiaca è al di fuori dei valori considerati normali, quindi oltre i 10-15 battiti in più o in meno di cui abbiamo già parlato, è fondamentale valutare se l’evento è transitorio o se si tratta di un’anomalia nel battito fetale. In queste situazioni fa molta differenza conoscere bene la storia familiare, perché alcuni fattori genetici ereditari possono comportare un rischio maggiore di anomalie nel battito cardiaco e nella funzionalità cardiaca; in questo modo sarà eventualmente possibile diagnosticarle e affrontarle più precocemente, con esiti positivi nella maggioranza dei casi.

Oltre alle ecografie e alla cardiotocografia, può essere indicata un’ecocardiografia per studiare sia la struttura sia la funzionalità del cuore del feto e valutare al meglio la situazione.

Ma quali sono i fattori di rischio? Vediamoli di seguito:

  • Diabete materno.
  • Obesità materna.
  • Malattie autoimmuni materne.
  • Ipotiroidismo materno.
  • Terapie farmacologiche (ad esempio farmaci antiepilettici).
  • Casi in famiglia di cardiopatie congenite, sia nei due rami familiari, sia in eventuali gravidanze precedenti con diagnosi di cardiopatia o di sindromi che sono associate a cardiopatie, diagnosi di trisomie.
  • Stress materno e ipertensione (pressione sanguigna elevata).
  • Stati febbrili.
  • Disidratazione.
  • Infezioni materne (Citomegalovirus, Toxoplasmosi, Rosolia…).

Queste condizioni predispongono a un rischio maggiore di manifestare  problemi nel battito fetale, per questo vanno tenute sotto controllo, in modo da valutare se le variazioni nel battito sono un fenomeno transitorio o un sintomo da approfondire, per arrivare a una diagnosi precoce e prevenire ogni tipo di evento spiacevole, come la sofferenza fetale.

Le aritmie sono tra le più comuni anomalie del battito fetale, e si manifestano  principalmente con tachicardia e bradicardia. Quando parliamo di tachicardia fetale ci riferiamo a un’accelerazione nel battito cardiaco fetale, che si mantiene su valori di oltre 170 bpm, mentre per bradicardia fetale intendiamo un battito cardiaco rallentato, con valori sotto i 100 bpm. 

Generalmente, in entrambi i casi, si tratta di situazioni transitorie che vanno comunque monitorate.

Note
[1] AA.VV. Ventricular myocardium development and the role of connexins in the human fetal heart «Nature»; Scientific Reports 7; Article number: 12272; 2017
Bibliografia
  • Mayo Clinic Staff, How to use a fetal heart rate monitor, «mayoclinic.org», gennaio 2022.
  • Società italiana di ecografia ostetrica e ginecologica, Linee Guida per ecografia ostetrica e ginecologia, EDITEAM Gruppo editoriale, Cento (FE), 2021.
  • AA.VV., Quality of fetal heart rate monitoring with transabdominal fetal ECG during maternal movement in labor: A prospective study in «Acta Obstet Gynecol.», 2022.
  • AA.VV., Ventricular myocardium development and the role of connexins in the human fetal heart, «Scientific Reports», vol. 7, art. 12272, 2017.
  • AA.VV., A novel modality for intrapartum fetal heart rate monitoring, «Journal of Maternal Fetal Neonatal Medicine», marzo 2019; 32(6):889-895.
Articolo pubblicato il 28/11/2022 e aggiornato il 28/11/2022
Immagine in apertura joruba / iStock

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