Esami del sangue in gravidanza: quali fare e quando

Gli esami del sangue da fare in gravidanza sono pochi ma essenziali, e non è necessario eseguirne di ulteriori se non prescritti. Ecco cosa possono indicarci i risultati dei test, quando effettuarli e con quale frequenza

Immagine per l'autore: Ilaria Lemmi
Ilaria Lemmi , ostetrica
donna si sottopone a esami sangue in gravidanza

Gli esami del sangue in gravidanza sono molto importanti per il monitoraggio del buon adattamento del corpo della donna alla gestazione. Controllare i valori del sangue nel corso della gravidanza e confrontarli tra loro, infatti, permette di verificare che nel corso delle settimane non si sviluppino problemi di salute per mamma e bambino, e dunque di avere un quadro molto esaustivo sulle loro condizioni.

Ma vediamo di seguito cosa possono indicarci i risultati degli esami del sangue in gravidanza, quando effettuarli e con quale frequenza.

A cosa servono gli esami del sangue in gravidanza

Come detto, gli esami del sangue in gravidanza sono necessari per monitorare il buon andamento della gestazione: ripetendo i prelievi ematici e confrontando i valori tra loro, lo specialista può monitorare che tutto stia andando per il meglio.

Ovviamente la semplice lettura dei valori del sangue in gravidanza non basta per comprendere ogni aspetto della salute di mamma e bambino durante la gestazione, ma permette di indirizzare verso eventuali ulteriori esami solo le donne che ne hanno bisogno. Questo è un aspetto molto importante da sottolineare. L’eccesso di medicalizzazione nel periodo della gravidanza può infatti accrescere nelle gestanti il senso di inadeguatezza e l’ansia verso ulteriori accertamenti. Gli esami del sangue riescono a evitare questo ricorso eccessivo ai test, perché permettono di prescrivere approfondimenti solo in caso di valori non nella norma.

Esami del sangue in gravidanza: il calendario 

È molto importante seguire il calendario degli esami del sangue prestabilito dal professionista che segue la gestazione. Gli esami saranno prescritti in base alla settimana di gravidanza – non ai trimestri, che rappresentano un lasso di tempo troppo esteso – e all’eventualità che la donna debba sottoporsi a ulteriori approfondimenti. Ma andiamo per gradi.

In genere, una volta ottenuto il risultato positivo del test di gravidanza fai da te, va eseguito un esame di laboratorio per confermare l’avvenuta fecondazione e iniziare il percorso di visite con uno specialista. In assenza di indicazioni specifiche non è necessario effettuare un controllo dell’ormone beta hCG (l’ormone della gravidanza) e sottoporsi precocemente a un’ecografia ostetrica: fare nell’immediato questo tipo di accertamenti può portare stress e paure inutili che non giovano al benessere psicologico della mamma. 

Il calendario degli esami del sangue in gravidanza prevede i seguenti controlli (ricordiamo che la settimana di gravidanza può essere espressa con la formula “x settimana + y giorni”, ad esempio 37+3):

  • Dalla 7^ settimana di gravidanza, esame per il gruppo sanguigno e fattore Rh, test di Coombs indiretto, esame emocromocitometrico completo con conta delle piastrine, dosaggio delle emoglobine per individuare eventuali anomalie, rubeotest, toxotest, ricerca degli anticorpi contro l’epatite C (HcVAb) e contro l’HIV (HIVAb), glicemia, e test sierologici per la sifilide (TPHA e VDRL). Oltre al prelievo di sangue sarà necessario effettuare un esame delle urine e un’urinocoltura per verificare la presenza di malattie infettive (Chlamydia trachomatis, Neisseria gonorrhoeae).
    I primi esami del sangue fotografano la condizione di partenza della mamma e rappresentano i livelli di riferimento per le valutazioni successive. Le donne non protette per le infezioni da toxoplasmosi e rosolia dovranno ripetere questi esami più volte per escludere un contagio durante la gravidanza.
  • Tra le 9 e le 11+5 settimane di gravidanza, esami del sangue per la proteina hCG e la PAPP-A . Il dosaggio di queste due proteine placentari si esegue per calcolare il rischio di anomalie cromosomiche nel bambino, in associazione allo studio della traslucenza nucale (da eseguire durante l’ecografia del primo trimestre). 
  • Tra le 14 e le 18+6 settimane di gravidanza. Viene ripetuto il prelievo ematico per il toxotest e rubeotest in caso al primo prelievo fossero risultati negativi.
  • Tra le 16 e le 18+6 settimane di gravidanza. Si analizza la curva glicemica (OGTT). Questo esame, che prevede di analizzare il dosaggio della glicemia dopo aver bevuto una soluzione molto concentrata con glucosio, serve per individuare o escludere il diabete gestazionale. Viene eseguito in questo momento della gravidanza solo alle donne con alcuni fattori di rischio nella loro storia clinica (precedente gravidanza con diabete gestazionale, obesità, valori glicemici alti a inizio gravidanza). Questo gruppo di donne ripeterà poi l’esame, in caso di negatività, tra le 24 e le 27+6 settimane di gravidanza.
  • Tra le 19 e le 23+6 settimane di gravidanza si ripete il toxotest in caso di negatività.
  • Tra le 24 e le 27+6 settimane di gravidanza viene effettuato un esame delle urine e ripetuto il toxotest in caso di negatività. Per le donne di età superiore ai 35 anni,  con un precedente figlio di peso superiore ai 4.500 g alla nascita, con indice di massa corporea superiore a 25, con un parente di primo grado con diabete di tipo 2 o con famiglia originaria di zone ad alta prevalenza di diabete (Asia meridionale, Caraibi, Medio Oriente), viene eseguito l’esame per analizzare la curva glicemica descritto sopra. Ripetono questo esame anche le donne risultate negative alla curva tra le 16 e le 18 settimane.
  • Tra le 27 e le 29+6 settimane di gravidanza si effettua un nuovo prelievo di sangue per ripetere il test di Coombs indiretto nelle donne con fattore Rh negativo.
  • Tra le 28 e le 32+6 settimane di gravidanza viene controllato il conteggio delle piastrine tramite l’esame emocromocitometrico e in caso di negatività si ripete il toxotest. 
  • Tra le 35 e le 37+6 settimane di gravidanza è previsto un esame emocromocitometrico completo, un esame delle urine e si ripete il toxotest in caso di negatività. Questi sono gli ultimi esami del sangue che vengono effettuati e saranno anche quelli da presentare presso il punto nascita scelto. Si ripetono infine gli esami infettivi nel caso in cui siano risultati negativi nel primo trimestre. 

Il medico che segue la gravidanza potrebbe prescrivere anche esami della coagulazione del sangue (PT, PTT) che potrebbero servire in ospedale nel caso di anestesia epidurale o di taglio cesareo.

Perché sono importanti  i valori degli esami del sangue in gravidanza?

I valori degli esami del sangue in gravidanza aiutano a monitorare l’adattamento del corpo della donna alla gestazione e i suoi cambiamenti fisiologici; quello più significativo è la graduale diluizione del sangue materno, chiamata “emodiluizione”, che aumenta il volume del plasma per far fronte alle esigenze del feto.

L’emocromo è l’esame che permette di seguire al meglio questo cambiamento, e per tale ragione viene ripetuto più volte nel corso dei mesi. È quindi normale trovare valori di emoglobina (Hb), ematocrito (Ht) e volume corpuscolare medio (MCV) che si abbassano durante il corso della gravidanza. 

L’emodiluizione è il riflesso di una buona funzionalità placentare e il picco di questo processo risulta visibile intorno al secondo trimestre. In alcuni casi il medico, dopo aver visionato gli esami del sangue, potrebbe prescrivere una supplementazione di ferro per prevenire l’insorgenza di anemia in gravidanza, che può rivelarsi pericolosa per mamma e bambino. 

Dopo il parto, l’emodiluizione diventa meno evidente, ma non necessariamente i valori tornano subito ai livelli precedenti alla gravidanza. 

Nel primo trimestre, come abbiamo visto, insieme all’emocromo vengono effettuati anche esami per identificare alcune malattie infettive. In caso di positività della donna esistono percorsi dedicati che permettono di intervenire tempestivamente. Questi test sono poi ripetuti nel terzo trimestre per escludere un contagio durante la gravidanza. 

L’esame per la toxoplasmosi, se negativo all’inizio, viene invece ripetuto in varie occasioni durante la gestazione per monitorare il perdurare della negatività all’infezione, dato che questa malattia può essere asintomatica ma, allo stesso tempo, pericolosa per il feto.

La valutazione del gruppo sanguigno e del fattore Rh è necessaria invece per individuare le donne con fattore Rh negativo, che potrebbero avere problemi nelle gravidanze successive. In questi casi è prevista la somministrazione di immunoglobuline anti-Rh a 27 settimane di gravidanza circa, per impedire al sistema immunitario della mamma di sviluppare anticorpi che potrebbero danneggiare i globuli rossi del bambino, soprattutto nelle gravidanze successive. Per tale ragione le donne vengono sottoposte al test di Coombs.

Nel primo trimestre viene inoltre eseguito lo screening delle emoglobinopatie (HbA2, HbF, Hb anomale), un test molto specifico che viene effettuato a tutte le donne in gravidanza, dato l’elevato tasso di incidenza di queste particolari condizioni in cui sono presenti forme anomale dell’emoglobina, la proteina che all’interno dei globuli rossi trasporta l’ossigeno ai tessuti. 

Gli esami delle urine, eseguiti solitamente a inizio gravidanza insieme al primo prelievo del sangue, hanno invece l’obiettivo di identificare le infezioni urinarie anche asintomatiche da trattare con antibiotici, per evitare complicazioni nel corso della gravidanza. Questo esame è molto importante per monitorare la salute della mamma e per questo viene ripetuto più volte nel corso della gestazione. 

In conclusione, possiamo dire che gli esami del sangue da fare in gravidanza sono pochi ma essenziali, e che non è necessario eseguirne di ulteriori se non prescritti. Il compito del professionista che segue la gravidanza è proprio quello di attuare tutte le strategie possibili per mantenere il buono stato di salute della donna senza ricorrere a esami inutili, che rischiano solo di aumentare lo stress della donna senza migliorare gli esiti finali.

Immagine per l'autore: Ilaria Lemmi
Ilaria Lemmi

Ostetrica, si è occupata a lungo di cooperazione internazionale e di progetti sostegno alle salute delle donne migranti. Dal 2007 al 2009 fa parte del pool di ostetriche che danno vita al Centro nascita “Margherita” dell’Azienda Universitaria di Firenze che si occupa del travaglio e del parto fisiologici a esclusiva conduzione ostetrica. Dal 2014 lavora nell’Ospedale Santa Maria Annunziata nel reparto di Ostetricia e in sala parto.

Bibliografia
  • Silvia Garelli, Anna Maria Rossetti, Gli esami in gravidanza. Manuale degli esami clinici e degli screening per la gravidanza con approfondimenti sulla salute in ottica PNEI, integrati con il modello della Midwifery Care, Seao Edizioni, 2019.
  • U.S. Preventive Services Task Force (USPSTF), Recommendation statement. Screening for Rh(D) incompatibility, «uspreventiveservicestaskforce.org», 15 febbraio 2004.
  • Mercadanti M, Caleffi A, Monica C., Incidenza di emoglobinopatie in una zona “non endemica”, «Rivista Italiana della Medicina di Laboratorio», 2007;3:256-61.
Articolo pubblicato il 02/05/2022 e aggiornato il 02/05/2022
Immagine in apertura Astroid / iStock

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