Mononucleosi: cos’è e come trattarla

È una delle malattie virali più “strane” dell’infanzia e dell’adolescenza, perché si può confondere con altre malattie e anche perché ha un lungo periodo di incubazione e, a volte, dura molto

Vincenzo Calia,
pediatra
Controllo della faringe per sospetta mononucleosi

Ecco di seguito le risposte alle domande più frequenti su questa malattia virale che può manifestarsi in modo molto variabile: in modo asintomatico o con una banale faringite e leggera stanchezza, ma, anche, con febbre alta e prolungata, infiammazione del fegato  o sintomi neurologici.

Che cos’è la mononucleosi infettiva?

È una delle più “strane” malattie virali dell’infanzia e dell’adolescenza: strana perché l’abbiamo avuta tutti – quasi sempre senza accorgercene -, perché si può confondere con altre malattie (la tonsillite batterica soprattutto) e anche perché ha un lungo periodo di incubazione e, a volte, dura molto.
Forse è per via di questa stranezza che gode di una cattiva (e non meritata) fama, e il solo pronunciare il suo nome fa più paura di quanto non dovrebbe.
È causata da un virus, il Virus di Epstein-Bar (EBV), di cui esistono almeno due varietà (sierotipi). Al contrario delle altre malattie infettive è poco contagiosa: questo fa sì che la mononucleosi si presenti spesso nei bambini più grandi e negli adolescenti.

La mononucleosi è grave?

L’abbiamo avuta tutti, ma pochi di noi ne hanno un ricordo: evidentemente, dunque, la malattia solo raramente può avere conseguenze importanti.

Come avviene il contagio della mononucleosi?

La trasmissione della mononucleosi, si sa, avviene con il passaggio della saliva, che può contenere una modesta quantità di virus per un lungo periodo di tempo, anche oltre un anno dopo la malattia; per questo motivo dopo la malattia non viene prescritto un periodo di isolamento dalla collettività.

Una volta avuta, la mononucleosi si può riprendere?

L’immunità dalla mononucleosi è permanente e perciò la malattia viene una sola volta nella vita. Solo in casi eccezionali ci si ammala due volte, ovvero qualora si abbia la sfortuna di incontrare due sierotipi diversi del virus; ma questo evento è molto raro.

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Quanto è lunga l’incubazione della mononucleosi?

L’incubazione è molto lunga: fra i 30 e i 50 giorni.

Quali sono i sintomi della mononucleosi?

La maggior parte delle volte la mononucleosi è asintomatica: è per questo motivo che molti adulti, pur risultando positivi ai test per la mononucleosi, non ricordano di averla avuta. Per quanto riguarda la mononucleosi nei bambini, più sono piccoli e meno caratteristici saranno i sintomi della malattia.
I sintomi iniziali della mononucleosi sono: febbre, gola dolente e infiammata con placche. A questi sintomi se ne possono aggiungere altri: senso di stanchezza; linfonodi ingranditi e dolenti ai lati del collo e, qualche volta, anche all’inguine e alle ascelle; milza e fegato ingrossati; ittero visibile soprattutto alle sclere (ovvero la parte bianca dell’occhio); gonfiore delle palpebre e, nel 15% dei casi, macchioline sparse sul corpo (esantema). Non sono rari i casi di mononucleosi senza febbre. Capita spesso che una mononucleosi venga scambiata per una tonsillite batterica e curata con l’antibiotico (amoxicillina); l’antibiotico non solo è inefficace, ma può provocare un rash cutaneo (eruzione di bollicine sulla pelle) piuttosto violento. Questi due elementi, placche sulle tonsille e rash a distanza di qualche giorno dall’inizio della terapia antibiotica, consentono spesso di fare diagnosi di mononucleosi senza che sia necessario un prelievo di sangue.

Quali valori nelle analisi del sangue sono alterati nella mononucleosi?

Risultano alterati i valori dell’emocromo (aumento dei globuli bianchi, prevalentemente monociti e linfociti, e diminuzione dei granulociti), gli “indici di flogosi” (PCR), la bilirubina e le transaminasi; sono presenti anticorpi contro il Virus di Epstein-Barr. Gli esami del sangue ci consentono di fare una diagnosi certa della mononucleosi: i sintomi, infatti, possono essere simili a quelli di infezioni provocate da altri batteri o virus: per esempio il citomegalovirus.

Quanto dura la mononucleosi?

La durata della mononucleosi è estremamente variabile: a volte, come abbiamo detto, viene in forma inapparente, altre volte invece i sintomi – soprattutto la febbre, l’infiammazione della gola e dei linfonodi e il senso di stanchezza – possono durare anche per qualche settimana. È proprio questa lunga durata della convalescenza ad allarmare i genitori e il pediatra e a indurli a fare degli esami del sangue specifici per la mononucleosi.

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Dopo la guarigione è possibile una riattivazione della mononucleosi?

No, una riattivazione non è possibile. La lunga durata della malattia e il suo decorso irregolare, che può alternare fasi di benessere a fasi di ripresa della febbre e degli altri sintomi, può dare l’impressione che la malattia si riattivi dopo la guarigione. Ma si tratta solo di un’impressione: in realtà la malattia non è ancora guarita. Come abbiamo già detto, non è possibile neppure una recidiva, tranne nel caso eccezionale di una nuova infezione da parte di un altro sierotipo del Virus di Epstein-Barr.

La mononucleosi ha una cura?

Come per quasi tutte le malattie virali, non esiste una terapia per la mononucleosi. Il riposo e gli antidolorifici possono alleviare i sintomi. Raramente conviene usare il cortisone (solo se la diagnosi è certa e le tonsille sono molto gonfie e ostacolano la respirazione). Nella quasi totalità dei casi, una volta fatta la diagnosi di mononucleosi, il pediatra rassicurerà la famiglia e consiglierà di attendere la guarigione spontanea della malattia.Vietato usare gli antibiotici, come per tutte le malattie virali; se usata inappropriatamente, l’amoxicillina non solo non ha alcuna efficacia ma, come abbiamo già detto, può provocare un rash cutaneo piuttosto violento e fastidioso.

Quando può tornare a scuola un bambino che ha avuto la mononucleosi?

Il bambino potrà tornare a scuola quando si sentirà in grado di farlo, cioè nel momento in cui febbre e senso di stanchezza saranno passati. Inoltre, come già anticipato, per questa malattia non è previsto un periodo di isolamento.

Esiste un vaccino contro la mononucleosi?

No, ad oggi non è stato sviluppato alcun vaccino contro il Virus di Epstein-Barr.

La mononucleosi in gravidanza è pericolosa?

No, se una donna incinta dovesse contrarre la mononucleosi, né lei né il feto subirebbero alcun danno.

La mononucleosi è pericolosa per i neonati?

No: è estremamente improbabile che un neonato possa contrarre questa malattia, ma anche se questo dovesse accadere non correrebbe un rischio maggiore di quello che corrono i bambini più grandi e gli adulti.

Ci possono essere delle complicazioni della mononucleosi?

Sì, anche se sono fortunatamente molto rare. Una mononucleosi può complicarsi in epatite, in anemia emolitica con diminuzione  delle piastrine, miocardite (infezione del muscolo cardiaco), meningite, encefalite e nella Sindrome di Guillain-Barré (malattia che colpisce il sistema nervoso).
Non esiste alcun provvedimento terapeutico in grado di evitare l’insorgenza di queste complicazioni.

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Immagine per l'autore: Vincenzo Calia

Vincenzo Calia, pediatra e giornalista, ha esercitato per quarant’anni come pediatra di famiglia nel Servizio sanitario nazionale e ha fondato nel 2001 il bimestrale per i genitori UPPA, che ha diretto per 16 anni. Attualmente è un pediatra libero professionista.

Pubblicato il 01.10.2019 e aggiornato il 15.11.2019
Immagine in apertura djedzura / iStock / Getty Images Plus