Il terzo trimestre di gravidanza: prepariamoci al distacco

Il viaggio della gravidanza sta per terminare. Per la mamma, adesso, è il momento di prepararsi al distacco dal suo bambino e di predisporre l’ambiente esterno ad accoglierlo, senza dimenticare di ritagliare un po’ di tempo per sé

Rita Breschi, ostetrica
Donna durante il terzo trimestre di gravidanza

Quando entra nel terzo trimestre, la mamma si è ormai lasciata alle spalle l’altalena emotiva delle prime dodici settimane di gravidanza (caratterizzate da molte domande e dubbi), e anche il successivo senso di equilibrio e benessere tipico del secondo trimestre. Gli ultimi tre mesi di gravidanza rappresentano infatti il periodo di rottura della perfetta simbiosi tra mamma e bambino che si era creata nei mesi precedenti, quando l’accudimento era ancora una realtà lontana e il piccolo faceva parte dell’immaginario materno. Questo è il momento in cui ci si prepara al distacco e alla separazione; l’equilibrio simbiotico potrà essere ritrovato nella fase successiva al parto, dopo un iniziale e fisiologico spaesamento.

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Il ruolo dell’ossitocina

Dal sesto al nono mese di gravidanza, il bambino diventa sempre più un individuo a sé stante e la sua presenza in famiglia si fa più tangibile.
Si tratta di cambiamenti indotti in gran parte dagli ormoni. Protagonista del terzo trimestre è infatti l’ossitocina, che favorisce il processo di separazione e darà forza alle contrazioni del parto. La donna deve prepararsi dal punto di vista fisico e psichico a “lasciar andare” il bambino, a riconoscersi madre, e questo ormone dà un importante contributo: predispone la mamma ad accogliere il piccolo fuori da sé, ne stimola gli atteggiamenti di protezione e la invoglia a preparare l’ambiente esterno in cui vivrà il bambino. Questa attitudine accomuna le donne a tutti gli altri mammiferi che stanno per dare alla luce un cucciolo: è l’istinto alla nidificazione che porta a organizzare, pulire, arredare la casa e la cameretta, a preparare tutto ciò che può essere utile per il neonato, a essere selettivi nella scelta delle persone da tenere vicino, affinché il bambino trovi un ambiente il più sicuro e accogliente possibile.

Da parte sua il feto dispone di minore spazio all’interno dell’utero, e questo lo spingerà a crearsi una via d’uscita. Ha un corpo sempre più presente e ingombrante che porta la madre a prendere coscienza della sua definitiva realtà. Ed è proprio il bambino che, mettendosi in posizione cefalica, stimola il collo dell’utero e la conseguente produzione di ossitocina. In questo modo l’utero inizia a prepararsi all’evento della nascita, compaiono le contrazioni dette appunto “di preparazione”, e anche il seno comincia a modificarsi in vista dell’allattamento; può capitare che dai capezzoli fuoriesca un po’ di colostro.

Ambivalenza emotiva

Contemporaneamente un altro potente ormone, il progesterone, rallenta la mamma, che si sente più stanca e pesante, e comincia ad aver voglia di concludere il viaggio della gravidanza.
Anche gli estrogeni intervengono nel processo, stimolando la produzione di un ulteriore ormone, la relaxina, che “rilassa” le articolazioni del bacino e le rende più mobili.

Nel terzo trimestre si può ripresentare l’ambivalenza emotiva tipica del primo trimestre, con sentimenti che passano dalla gioia e dal desiderio di incontrare il bambino alla paura e ai dubbi relativi al parto e alla vita che verrà. Saranno altre sostanze, le endorfine, ad aiutare la madre a sintonizzarsi con le proprie emozioni, ad armonizzare i pensieri e a gestire i timori. L’ascolto, l’accoglienza e la consapevolezza di ciò che si sta vivendo favoriscono il normale fluire degli eventi non solo della gravidanza, ma anche del parto e dei primi mesi dopo la nascita, periodi segnati da un continuo saliscendi di emozioni. È importante riconoscere il disequilibrio come una fondamentale fase adattativa che prepara tanto all’accettazione profonda del bambino quanto alla successiva separazione, quando, qualche mese dopo il parto, la mamma lascerà il figlio alle cure del mondo esterno.

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L’ostetrica consiglia…

Oggi la società ci spinge ad avere stili di vita frenetici; i media ci propongono sempre più spesso modelli di donne che mantengono gli stessi ritmi fino a pochi giorni prima del parto, e che magari tornano al lavoro poco tempo dopo la nascita del bambino. Questo contribuisce a diffondere l’idea che stare a casa prima e dopo il parto sia un privilegio riservato a poche e non un’opportunità importante da estendere a tutte, per tutelare il benessere psicofisico della mamma e del suo piccolo.

Per qualcuna, purtroppo, lavorare il più a lungo possibile è una necessità, per altre può essere una scelta, ma è bene che queste eventualità rimangano delle eccezioni. Non si vuole mettere in discussione la libertà di ogni donna, ma va ribadita l’importanza di ritagliarsi uno spazio, durante la giornata, per rallentare il ritmo e dedicarsi ad attività rilassanti: ascoltare musica, visitare musei, scrivere un diario, partecipare ai corsi pre-parto; lasciando parlare i sensi e trasformando il tempo che scorre in tempo in cui “sentire”. Non dimentichiamo, infine, che le scelte salutari fatte per affrontare il breve periodo di una gravidanza possono essere l’occasione per un nuovo approccio alla vita, che i vostri figli prenderanno a esempio.

Visite, esami e controlli importanti

Ecco di seguito l’elenco dettagliato di visite, esami e controlli da fare nel corso di questo trimestre di gravidanza.

Settimane 27-32

  • Visita ostetrica. Controllo mensile, durante il quale l’ostetrica valuterà attraverso gli esami ematici e gli aspetti clinici (come la misurazione della pressione arteriosa, l’aumento di peso, la palpazione dell’addome, la misurazione della lunghezza dell’utero) il normale evolversi della gravidanza.
  • Analisi del sangue. La lettura attenta dell’emocromo può dare importanti elementi per valutare l’adattamento dell’organismo materno alla gravidanza. Si ripete il controllo della toxoplasmosi nelle donne che non hanno mai contratto la malattia e il test di Coombs indiretto per le donne Rh negative.
  • Immunoprofilassi anti-D. Si effettua a protezione della gravidanza in corso nelle donne con gruppo sanguigno Rh negativo.

Settimane 32-40

  • Visita ostetrica. Controllo mensile in cui è possibile discutere con l’ostetrica dubbi o paure relative al travaglio, al parto e al post partum. In questo periodo si valuta quale parte del corpo del bambino è a contatto con il collo dell’utero. È importante riferire eventuali cambiamenti delle abitudini del piccolo, ad esempio nei movimenti, perché sono un sensibile strumento di valutazione della sua maturazione e del suo benessere.
  • Analisi del sangue. Si eseguono emocromo, coagulazione, esami infettivi per epatite B, HIV, toxoplasmosi e sifilide.
  • Esame delle urine. Volto a escludere possibili infezioni delle vie urinarie.
  • Tampone vagino-rettale. Viene eseguito per la ricerca dello streptococco beta-emolitico, in modo da ridurre i rischi di infezioni durante il parto (in caso di tampone positivo si effettuerà una terapia antibiotica durante il travaglio).

Settimane 40-41

  • Cardiotocografia. È raccomandata a fine gravidanza, intorno alla quarantunesima settimana.
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Immagine per l'autore: Rita Breschi
Rita Breschi

ostetrica, ha avuto una lunga esperienza lavorativa nel servizio pubblico, sia sul campo sia come ostetrica dirigente. In questa veste ha aperto il Centro nascita Margherita, struttura dedicata al parto naturale dell’Azienda ospedaliero-universitaria Careggi di Firenze, e lo ha diretto dal 2007 al 2014. È autrice di numerose pubblicazioni su riviste di settore, e del libro Partorirai con amore. È in pensione dal 2017.

Articolo pubblicato il 10/06/2020 e aggiornato il 10/06/2020
Immagine in apertura vgajic / iStock

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