Cos’è lo “svezzamento naturale”?

Svezzamento naturale, autosvezzamento, alimentazione complementare a richiesta sono la stessa cosa? Facciamo un po’ di chiarezza sui tanti termini che definiscono una stessa modalità di introdurre cibi solidi e semisolidi nell’alimentazione dei più piccoli

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Federico Marolla , pediatra, membro dell’Associazione Culturale Pediatri e del gruppo Pediatri per Un Mondo Possibile
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Lucio Piermarini , pediatra, si occupa da anni di formazione nell’ambito dei corsi di preparazione alla nascita presso il Consultorio “Città Giardino” di Terni; è autore del libro “Io mi svezzo da solo!”
mamma offre cibo con svezzamento naturale

Questa mattina viene in visita Giorgia, giunta alla soglia dei 4 mesi. I genitori si accomodano sulle sedie e inizia il dialogo con il pediatra, fatto un po’ di domande e un po’ di racconti. Tutto sta procedendo piuttosto bene; i pianti serali sono diminuiti, la bambina sorride tanto e dialoga con lunghi vocalizzi, si guarda le mani e prova ad afferrare gli oggetti per portarli in bocca. Anche i fisiologici risvegli notturni si sopportano bene e i genitori appaiono contenti. Le domande da fare al pediatra sono poche rispetto a prima, ma ecco che arriva la fatidica domanda: «Quando possiamo iniziare con lo svezzamento? Possiamo fare uno svezzamento naturale? E quando possiamo introdurre la frutta?» 

È arrivato il momento di parlare di svezzamento, svezzamento naturale o autosvezzamento, con i genitori della piccola Giorgia, ma prima di dare risposte, il pediatra pone a sua volta una domanda: «Voi cosa ne pensate? Cos’è secondo voi lo svezzamento naturale? Che idea vi siete fatti?».

Cos’è lo svezzamento naturale?

I genitori di Giorgia si sono informati sullo svezzamento, hanno ascoltato gli amici e i parenti e sono arrivati alla conclusione che… c’è una grande confusione! C’è chi dice di cominciare a 4 mesi con il vasetto di frutta per abituarla al cucchiaino, chi dopo i 5 mesi con il ben noto brodo vegetale in cui sciogliere creme e liofilizzati vari, chi vieta qualsiasi alimento diverso dal latte prima della scadenza dei 6 mesi, come consiglia OMS. 
Si sono già fatti un’idea, ma sono incerti e ne parlano con il loro pediatra: «Quando iniziare lo svezzamento? E come? Posso fare uno svezzamento naturale e sereno? Di chi mi devo fidare?». 

Il pediatra vuole approfondire e chiede cos’è lo svezzamento naturale secondo loro e in cosa consiste, in base alle loro ricerche. I genitori di Giorgia con “svezzamento naturale” intendono uno svezzamento che rispetti la loro bambina, il suo sviluppo e i suoi bisogni, che sia adeguato e sicuro per la sua crescita, rispettoso per l’ambiente e non stressante.
Dal momento che vi è una grande confusione sulle definizioni (svezzamento naturale, autosvezzamento, svezzamento classico), prima di procedere e vedere come funziona lo svezzamento naturale è bene fare un po’ di chiarezza su alcuni termini. 

La parola “svezzamento” nasce in tempi remoti e identificava quel periodo, collocato in precedenza tra 2 e 4 anni, in cui il bambino abbandonava il latte materno con diverse modalità. Oggi si usano i termini “svezzamento” e “alimentazione complementare” per definire quel momento intorno al sesto mese di vita in cui il bambino comincia ad assumere cibo solido o semisolido oltre al latte (materno o artificiale).
I termini autosvezzamento e alimentazione complementare a richiesta, sovrapponibili tra loro, definiscono lo stesso percorso di passaggio all’alimentazione con cibo solido o semisolido, ma permettendo alla famiglia di guidare il percorso ascoltando le richieste del bambino. L’autosvezzamento viene anche chiamato svezzamento naturale, perché più rispettoso delle esigenze e dei ritmi del bambino o della bambina.

Lo svezzamento tradizionale e lo svezzamento naturale o autosvezzamento hanno quindi due approcci diametralmente opposti: il primo, ancora proposto da molti pediatri, prevede che l’adulto prepari un certo tipo di cibo e lo proponga al piccolo impugnando saldamente il cucchiaio perché, costi quel che costi, prima o poi lo deglutisca.
Diversa è invece la modalità che si attua con lo svezzamento naturale, dove è il bambino a lanciare messaggi di attenzione e richiesta verso il cibo che l’adulto sta consumando e viene compiaciuto nella sua richiesta dallo stesso adulto. 

Svezzamento naturale, autosvezzamento e alimentazione complementare a richiesta sono quindi termini sovrapponibili che rappresentano lo stesso approccio, in cui il bambino, durante un qualsiasi pasto dei genitori, mostra di volerli imitare.
I genitori, attenti a rispettare i fondamenti della piramide alimentare mediterranea, rendono il cibo del loro piatto idoneo per le competenze di esplorazione, masticazione e di deglutizione del bambino e glielo porgono con la posata oppure lasciano che sia il bambino stesso ad afferrare il cucchiaio o il cibo, senza forzature e senza aspettative.  

Come funziona lo svezzamento naturale e quando iniziare

Come funziona quindi lo svezzamento naturale o autosvezzamento? In questo caso l’adulto non deve proporre il cibo, ma aspettare che il bambino lo chieda con segnali ben chiari che possono essere: 

  • protendere le mani verso il piatto;
  • eccitarsi spalancando occhi e bocca;
  • emettere urli e vocalizzi;
  • provare a prendere il cucchiaio dalla mano del genitore;
  • prendere il cibo e portarlo alla bocca.

Lo svezzamento naturale permette quindi di rispettare i tempi di sviluppo e valorizza la diversità tra bambini, perché ogni bambino è diverso dall’altro e raggiunge in modo autonomo le competenze motorie e relazionali attese. 
Inoltre, perseguire una modalità di svezzamento naturale non trasmette ansia a genitori e parenti nel caso in cui il bambino non voglia mangiare. Infatti, quando il cibo preparato appositamente viene rifiutato dal bambino, i genitori si sentono frustrati, delusi, mortificati e iniziano a preoccuparsi per il suo stato di salute. Tutto questo porta inevitabilmente a forzare il piccolo, modificando il cibo e introducendo distrazioni (il tablet è già pronto sul tavolo). In questo modo il momento del pasto diventa ovviamente una procedura problematica e sgradevole a tutti. 

Rispettare il bambino significa quindi attendere, non avere aspettative, non forzarlo, creando piuttosto un ambiente favorevole per il suo sviluppo sereno e autonomo.

Quando iniziare lo svezzamento naturale

Come capire quando iniziare con lo svezzamento naturale? Ciò che permetterà a Giorgia, come ad ogni altro bambino, di chiedere il cibo, sarà il raggiungimento di un sufficiente livello di curiosità, comunicazione e imitazione insieme a: un buon controllo motorio delle mani (afferra e porta gli oggetti in bocca), del tronco (inizia ad acquisire la posizione seduta in autonomia) e della muscolatura della bocca e della lingua (spostare il cibo in bocca con la lingua, masticarlo tra le gengive e deglutirlo). 

A che età avviene? Non esiste un’età standard per iniziare lo svezzamento naturale; alcuni bambini sono più precoci, altri più lenti, ma tutti (a parte i bambini con problemi specifici di sviluppo) entro i 9-12 mesi vorranno mangiare quello che è nel piatto di papà e mamma.

Il tempo giusto per iniziare lo decide il bambino, che mostrerà il suo interesse durante i pasti della famiglia. Raramente tuttavia un bambino si attiva in modo esplicito prima dei 5 mesi.

Svezzamento naturale: quantità e cosa proporre

Ma come capire quanto deve mangiare con lo svezzamento naturale? Ci sono  tabelle o schemi da seguire? Anche in questo caso si dovrà ascoltare il bambino, dal momento che con lo svezzamento naturale o autosvezzamento non si seguono schemi, tabelle o ricette del pediatra.
Il piccolo o la piccola esplorerà con la lingua il cibo che ha chiesto, lo terrà in bocca, lo masticherà con le gengive, lo deglutirà e poi potrebbe dire basta oppure volerne ancora. 

Non si deve aver paura che con lo svezzamento naturale la bambina o il bambino mangi poco, perché l’alimento principale fino ai 12 mesi deve restare comunque il latte (della mamma o di formula). Inoltre è stato dimostrato che nessun bambino mangia ogni giorno la stessa quantità di calorie, micronutrienti, vitamine, quantità di grassi, proteine, glucidi e fibre di cui ha bisogno.
Gli unici possibili deficit riguardano il ferro e alcune vitamine, che possono tranquillamente essere dati a parte, seguendo il consiglio del pediatra.

Ma con cosa iniziare? Quali cibi si propongono nello svezzamento naturale? Come spiegato non vi sono degli alimenti con cui iniziare, ma è importante che i genitori conoscano la piramide alimentare mediterranea, la cui  base prevede verdura, frutta, legumi, cereali complessi integrali. È necessario quindi concedersi per tutta la famiglia il giusto tempo per cucinare piatti sani, che  rispettino i principi della dieta mediterranea (la migliore raccomandata al mondo) e siano ovviamente sicuri.

È bene sapere che le esperienze precoci di sapori diversi dal dolce, che predomina fino ai 6 mesi, attivano connessioni neuronali, quindi conoscenza, in altre aree cerebrali del gusto. Ciò significa che il bambino che assaggia e assapora il cibo di casa, potrà ricordare (se esposto in allattamento) o imparare altri sapori: l’amaro, l’acido, il salato e l’umami. Anche per questo motivo è bene seguire uno svezzamento naturale, così da evitare quanto più possibile il cibo industriale, spesso addizionato di zuccheri o dolcificanti. Per ogni bambino, i genitori rappresentano il modello più importante da imitare; quindi, se i genitori mangiano bene, anche il bambino mangerà bene.

Svezzamento naturale e cibo biologico

Molti genitori e pediatri preferiscono scegliere cibo certificato biologico per lo svezzamento naturale, o in generale per lo svezzamento, per ridurre il rischio di esposizione agli inquinanti usati in agricoltura e in allevamento. I vantaggi di questa scelta e la sua sostenibilità globale sono ancora oggetto di discussione nella comunità scientifica [1] , ma è importante in ogni caso che il costo di questi prodotti non contribuisca a ridurre l’apporto di frutta e verdura rispetto ad altri alimenti [2] .

E se fosse allergico? Da diversi anni studi scientifici di alto livello hanno dimostrato che la miglior prevenzione dell’allergia alimentare è quella di introdurre, al momento dello svezzamento, tutti gli alimenti in grado di scatenare le allergie. Questo perché esiste una finestra temporale, che si attenua e scompare entro il primo anno di vita, in cui si sviluppa la tolleranza immunitaria, cioè la capacità del sistema immunitario di non reagire a molecole estranee.
Quindi, chi continua a consigliare di ritardare l’assunzione di alcuni alimenti (es. uovo, pesce, frutta secca, ecc.) aumenta la probabilità di comparsa di allergie, soprattutto nei bambini con genitori allergici.

Il ruolo dell’ambiente

I genitori di Giorgia sono coscienti che i temi ambientali devono essere ai primi posti nelle scelte quotidiane e anche per questo hanno deciso di scegliere lo svezzamento naturale, anche chiamato autosvezzamento. È stato dimostrato che cucinare a casa cibo fresco, oltre ad essere più economico, è più rispettoso per l’ambiente: la produzione industriale di omogeneizzati, liofilizzati e alimenti vari per l’infanzia richiede allevamenti e coltivazioni intensive con un conseguente forte impatto sull’ecosistema.

Ridurre il consumo di carne, mangiandola una o due volte a settimana e limitare al massimo i cibi di produzione industriale rappresenta un comportamento rispettoso dell’ambiente e in linea con i principi dello svezzamento naturale.

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Federico Marolla

nato a Roma, dove si specializza in Pediatria e frequenta il dottorato di ricerca. È membro dell’Associazione Culturale Pediatri e del gruppo Pediatri per Un Mondo Possibile. È coautore dei libri “Il bambino disattento e iperattivo” (Franco Angeli) e “Mangiare per crescere. Consigli per genitori in gamba” (Il Pensiero Scientifico).

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Lucio Piermarini

Ternano, dopo aver lavorato come pediatra ospedaliero, si occupa di formazione nell’ambito dei corsi di preparazione alla nascita presso il consultorio “Città Giardino” di Terni. È uno degli autori storici di Uppa e ha pubblicato numerosi articoli sullo svezzamento su riviste pediatriche e non solo. Nel 2019 è uscita per Uppa edizioni una nuova versione del suo libro “Io mi svezzo da solo!”

Note
[1] AA.VV. Characteristics associated with feeding organic foods during complementary feeding: the nationwide Étude Longitudinale Française depuis l'Enfance (ELFE) birth cohort «Br J Nutr»
[2] AA.VV. Are organic foods safer or healthier than conventional alternatives?: a systematic review «Ann. Intern Med.»
Bibliografia
  • Canadian Paediatric Society, Weaning from the breast, «Paediatr Child Health.» 2004;9(4):249-263.
  • Lucio Piermarini, Alimentazione complementare a richiesta: oltre lo svezzamento, «Medico e Bambino», 2006; 25: 439-442.
  • Sergio Conti Nibali, Il punto di vista dell’Associazione Culturale Pediatri sull’alimentazione complementare, gennaio, 2017.
  • Lucio Piermarini, Sereni a tavola. L’invenzione del bambino inappetente e l’alimentazione a richiesta, Sperling & Kupfer, Milano, 2020.
  • AA.VV., Io mangio come voi. 63 ricette gustose per mangiare bene dai 6 mesi ai 99 anni, Ed. Terre di mezzo, Milano, 2014. 
  • AA.VV., Update on food allergy, «Pediatr Allergy Immunol.», maggio, 2021;32(4):647-657.
Articolo pubblicato il 29/07/2022 e aggiornato il 05/08/2022
Immagine in apertura Valeriia Titarenko / iStock

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