Il blog di UPPA

Ci ha lasciato la dottoressa Maria Edoarda Trillò

Il blog di UPPA Di Vincenzo Calia - Pediatra, Roma

Sarà stato il 1982, ti ricordi?, mi ero trasferito da poco a Roma. Mi avevano messo in uno scantinato, “Poliambulatorio” lo chiamavano, ma i piccoli pazienti erano veramente pochi.
Poi arrivasti tu, spettinata e “cicciottella”, ti presentasti e mi chiedesti se ero disposto a spostarmi per fondare, insieme ad un gruppo di altre ragazze come te, un consultorio in periferia: accettai subito.
Cominciammo a lavorare insieme: un appartamento piccolo in una casa popolare, anche lì si scendeva qualche gradino, ma era bellissimo, ridipinto e arredato con amore. L’indirizzo era già un programma: via degli Angeli.
Nacque un consultorio che diventò presto un punto di riferimento per tutto il quartiere; ci alternavamo, io e te, nella stessa stanza, sulla stessa scrivania.
E subito cominciammo a litigare sulla disposizione dei mobili: io li mettevo in un modo, e tu li spostavi in un altro…
Avevamo anche un’idea diversa della pediatria: io sostenevo che dovesse essere tutta del pediatra “di base” e tu difendevi i consultori.
E come ci arrabbiavamo nelle nostre discussioni! Io dicevo che tu eri quella “cattiva”, come i personaggi interpretati da Edward G. Robinson: perciò cominciai a chiamarti Edward.
Allora tu mi rispondevi: “Ricordati che ti ho tirato fuori da uno scantinato.”
Era vero, ma non l’avrei mai ammesso.
Anche se, più tardi, avrei trovato il modo di sdebitarmi.
Poi partisti per il Nicaragua, inseguendo un sogno, un ideale; tre o quattro anni, non ricordo più, ma successe di tutto. Il mitico consultorio di via degli Angeli fu chiuso all’improvviso: dicevano che i locali non erano idonei. Forse invece lo chiusero perché funzionava troppo bene.
E così al tuo ritorno tutto fu diverso.
Era settembre, ti raccontai che avevo trovato un convegno bellissimo e dei pediatri come noi. Andammo insieme a Perugia per conoscere questa famosa ACP; viaggiammo sulla tua piccola macchina rossa, sgranocchiando croccantini (dietetici naturalmente). Fu quello il mio ringraziamento per avermi tirato fuori da quello scantinato.
Chi avrebbe immaginato, che molti anni più tardi, saresti diventata Presidente dell’ACP Lazio, e avresti svolto il lavoro che hai svolto con la tua consueta diligenza?
Quindi gli anni del Pedibas.
Quante discussioni: io dalla parte dei pediatri “di famiglia” e tu da quella della “pediatria di comunità”, che la Lettera Pediatrica, per farti arrabbiare, chiamò “la pediatria che non c’è”.
Come ci azzuffavamo!
“Se fossimo due coniugi che litigano, almeno potremmo divorziare”, dicevi sempre.
Per fortuna invece non potevamo farlo.
Tu eri diventata responsabile del servizio Materno Infantile della mia ASL e portammo avanti insieme un’esperienza irripetibile di collaborazione sulle vaccinazioni.
Durò a lungo e con successo fino a quando al tuo posto, ancora una volta all’improvviso, non misero un qualcuno che subito si diede da fare per distruggere tutto.
Per me fu un segnale: smettemmo di litigare… ma continuavo a chiamarti Edward.
Ora te ne sei andata.
Anche questa volta tutto è successo all’improvviso.
Non posso neppure venire a salutarti perché devo assentarmi da Roma.
E così ho pensato di scriverti.
Dubito che tu possa leggere questa mail, ma spero che la leggano i tantissimi amici che ti hanno conosciuto, ciascuno dei quali come me, conserverà un tuo ricordo.
Come io conservo il mio.
Enzo

UPPA e CIANB insieme per la salute dei bambini

Il blog di UPPA Di Sergio Conti Nibali - Pediatra, Messina

Mangiare sano è un diritto di tutti i bambini: per questo motivo UPPA ha deciso di scendere in campo con le altre associazioni che insieme costituiscono la Coalizione Italiana per l’Alimentazione dei Neonati e dei Bambini (CIANB).

Per impedire che gli interessi del mercato diffondano informazioni scorrette, a dispetto del Codice sulla commercializzazione dei sostituti del latte materno e delle risoluzioni dell’Assemblea Mondiale della Sanità, UPPA si impegna a sostenere le azioni che la CIANB vorrà intraprendere e a diffondere informazioni scientificamente corrette e indipendenti da interessi commerciali, al fine di creare maggiore consapevolezza e conoscenza nei genitori riguardo all’alimentazione e alla salute dei propri bambini. 

Una scuola senza voti è una scuola migliore

Il blog di UPPA

Valutare gli apprendimenti a scuola è essenziale perché consente di migliorare le strategie didattiche ed educative; lo studente ha anche bisogno della valutazione per essere protagonista del proprio apprendimento.

Eppure il voto numerico, reintrodotto nelle scuole elementari e medie nel 2008, è lo strumento più sbrigativo e inadeguato per valutare l’apprendimento. Si è visto, infatti, che la valutazione sintetica espressa da un numero è inadatta a esprimere la complessità del processo di apprendimento.

Da un punto di vista concettuale la votazione innesca meccanismi competitivi tra gli studenti, esercita pressione sulle famiglie, e impone una visione riduttiva di ciò che la scuola rappresenta (o dovrebbe rappresentare).

Sul numero 2/2016 di UPPA, Carolina Vergerio e Cristiana Cau hanno scritto un articolo dal titolo “Una scuola senza voti” in cui spiegano come sistemi di valutazioni alternativi al voto siano ben più adatti allo scopo di misurare l’apprendimento degli studenti. Il numero 2/2016 è in omaggio per chi si abbona entro il mese di Ottobre.

Allattamento, paghetta, raffreddori e svezzamento: solo su UPPA!

Il blog di UPPA Di Lorenzo Calia - Redazione di UPPA, Roma

La paghetta che aiuta a diventare grandi

Nell’era del genitore-bancomat e del bambino-consumista è importante insegnare ai nostri figli ad essere responsabili del proprio budget, a gestire in autonomia le proprie risorse; in una parola a diventare grandi.

Affrontano questi temi gli esperti del Centro Psico Pedagogico di Piacenza, all’interno dello speciale “Me lo compri?” sul numero 5 di UPPA. Per leggerlo immediatamente abbonati ora.

Si può allattare col pancione?

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Come per molti altri aspetti legati all’allattamento, spesso le informazioni che “girano” sono inesatte o quantomeno parziali: l’allattamento in gravidanza non fa eccezione.

Il pediatra Sergio Conti Nibali chiarisce come la scelta di allattare in gravidanza debba essere presa dopo essere state ben informate. Un’anticipazione? Nella maggioranza dei casi non c’è alcun problema…

Arriva l’autunno, arrivano i raffreddori…

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Con l’arrivo della stagione fredda e l’inizio delle scuole si torna a parlare di infezioni respiratorie: raffreddore, tosse e mal di gola sono all’ordine del giorno. Esistono estratti di piante in grado di alleviare i sintomi e in alcuni casi addirittura di prevenire questi disturbi.

La pediatra e docente di fitoterapia Vitalia Murgia ha preparato una serie di preziosi consigli sull’uso di queste piante per affrontare l’inverno. Per leggerlo immediatamente abbonati ora.

Ricette per lo svezzamento? No grazie

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Sebbene in passato siano stati gli stessi pediatri a “prescrivere” rigidi schemi per lo svezzamento del bambino, con tanto di ricette e dettami da cui non allontanarsi per nessuna ragione, oggi sappiamo con certezza che si è trattato di un grande abbaglio.

Per iniziare con il piede giusto l’introduzione di cibi solidi bisogna rispettare i tempi e lo sviluppo del bambino e le sue scelte, offrendo cibi preparati a casa all’interno di un’alimentazione sana di tutta la famiglia; ce lo spiega la pediatra Anna Maria Falasconi nella rubrica Slow Medicine. Per leggerlo immediatamente abbonati ora.

Mamma, mi racconti una storia?

Il blog di UPPA Di Lorenzo Calia - Redazione di UPPA, Roma

Boris Pahor ha 103 anni, è uno scrittore sloveno nato a Trieste nel 1913. Andrea Satta è un pediatra, musicista e scrittore e lavora in provincia di Roma. Alberta Rossi è una mamma e vive in Valle di Fassa, un paradiso naturale nelle Dolomiti del Trentino. Betty Ogmemudia viene dalla Nigeria ed è nata a Benin City. La Nigeria è lo stato più popoloso dell’Africa ed è grande tre volte l’Italia.

Queste quattro persone hanno una cosa in comune: hanno partecipato tutte, a vario titolo, al progetto “Ti leggo. Viaggio con Treccani nelle forme della lettura”. Decine di storie raccontate dalle mamme di tutto il mondo sono state raccolte in un libro illustrato da Sergio Staino e pubblicato dalla Treccani.

La lettura ad alta voce, promossa dal progetto Nati per Leggere con cui UPPA collabora da molti anni, è un’attività che consolida la relazione genitore-figlio e che fa nascere nel bambino l’amore per i libri; e se un bambino comincia a scoprire la magia del libro fin da piccolo è probabile che leggerà di più quando sarà grande perché, come diceva Maria Montessori, “nel bambino di oggi c’è l’uomo di domani”.

Sul numero 5/2016 di UPPA abbiamo pubblicato due di queste storie per i nostri lettori: “La favola dell’uovo più bello” e “Il mistero rivelato”, storie da leggere ai bambini, storie da trasmettere, storie per stare insieme e per capire il mondo. Puoi leggerlo abbonandoti a UPPA.

Difendiamo il diritto alla mensa scolastica

Il blog di UPPA

E’ in atto una battaglia, che merita un approfondimento, sul diritto al panino nelle scuole torinesi: a seguito di un ricorso al Tar presentato dal comitato “Caro Mensa”, fondato da un gruppo di 58 genitori torinesi, in risposta all’aumento delle tariffe delle mense scolastiche, il tribunale amministrativo ha riconosciuto il diritto di poter portare a scuola il cibo preparato a casa, e ha esteso questo diritto al panino libero a tutti gli allievi. Il Miur si oppone, ma perde, e si creano i comitato pro e contro il panino.

Ma perché il diritto alla mensa va difeso?

Il pasto a scuola, dalle scuole dell’infanzia e fino alle elementari,  fa parte dell’orario di lavoro degli insegnanti e del percorso didattico dei bambini, questo perché il momento del pasto ha una funzione educativa, relazionale e sociale.

Stare insieme alla mensa, provare per esempio a mangiare i broccoli che la tua compagna mangia con gusto, e scoprire che forse sono buoni… Condividere il pasto con la maestra, parlare del cibo che abbiamo nel piatto e capire da dove proviene e perché non va sprecato  è il  modo migliore per imparare, tutti insieme!

La mensa scolastica è nata tanti anni fa in Italia come tutela sociale, per garantire anche ai bambini più poveri un pasto adeguato; oggi, come per tante cose, la mensa ha anche un significato diverso, più complesso, legato ad aspetti psicologici e culturali. Tuttavia negli ultimi anni il numero di bambini italiani che vivono in povertà è aumentato, così come anche il numero dei bambini in sovrappeso e obesi. In entrambi queste situazioni fornire un pasto adeguato e parlare di cosa e come si mangia, rientra in un processo educativo importante.

Cerchiamo con attenzione di non ridurre il problema al costo mensa, ma cerchiamo di ragionare sul valore della mensa, non solo dal punto di vista nutrizionale, anche esso importante.

In effetti lo stesso tribunale che ha riconosciuto il diritto dei genitori a portare il panino da casa ha rinforzato l’importanza della mensa come momento educativo, anche se secondo i giudici è il tempo della mensa a far parte della educazione dei ragazzi, e non il fatto di imparare insieme agli altri a mangiare cose diverse.

Il tempo pieno nasce sia per finalità pedagogiche, ma anche per far fronte alle necessità dei genitori che lavorano, a conferma del legame profondo che esiste tra la scuola e la società. Una scuola che promuove la salute, lo fa anche attraverso una refezione scolastica che diventa un modello di riferimento nutrizionale, e non solo. In Italia ogni anno vengono consumati 380 milioni di pasti nelle scuole primarie e secondarie di primo grado.

I bambini imparano osservando e imitando quello ciò che le loro figure di riferimento fanno, nei luoghi dove gran parte del loro quotidiano si svolge, a casa e a scuola.

E allora, guardiamo avanti e immaginiamoci uno scenario non tanto futuro, con il “panino libero” alcuni genitori risolveranno  il problema dei costi,  i maestri in refettorio avranno i  bambini che mangeranno il panino portato da casa, e altri che mangeranno a mensa. Quale sarà il loro ruolo? Diventare solo dei sorveglianti? Molti  bambini che avrebbero la necessità di almeno un pasto adeguato e equilibrato saranno lasciati alle risorse culturali e materiali delle proprie famiglie. Il costo mensa, con la diminuzione degli utenti, rischierà di aumentare sia per le famiglie che per i comuni.

Siamo veramente sicuri che stiamo promuovendo la salute dei nostri figli? Siamo veramente sicuri che stiamo proteggendo proprio tutti i bambini?

Cannabinoidi sintetici: estremamente rischiosi per la salute

Il blog di UPPA Di Vitalia Murgia - Pediatra, Padova e Lorenzo Calia - Redazione di UPPA, Roma

Quando si parla di cannabinoidi sintetici si fa riferimento a una serie di composti chimici artificiali che hanno proprietà psicotrope (cioè che agiscono sulle funzioni psichiche). Questi composti vengono nebulizzati (spruzzati sotto forma di gocce finissime) su materiale vegetale usato come eccipiente per poter essere fumati. Altre volte si presentano in forma liquida: in questo caso vengono inalati per mezzo di sigarette elettroniche o vaporizzatori.

Il nome cannabinoidi è dovuto al fatto che queste sostanze sono simili ai principi attivi contenuti nella marijuana (Cannabis). Per via di questa affinità, i cannabinoidi sintetici vengono a volte chiamati “erba sintetica”, e considerati alternative sicure alla semplice marijuana. In realtà si tratta di composti dagli effetti imprevedibili e con un’azione sul cervello molto più potente di quella della normale “erba”. . In alcuni casi gli effetti dei cannabinoidi sintetici possono avere ricadute sul cervello o sull’organismo gravi o mortali.

I cannabinoidi sintetici fanno parte di un gruppo di sostanze denominato new psychoactive substances (nuove sostanze psicoattive) o NPS, prodotti di sintesi non illegali, apparsi di recente sul mercato, e il cui effetto imita quello di altre droghe spesso illegali.

Questi prodotti sono venduti in bustine di alluminio colorate oppure in forma di aromi liquidi contenuti in bottigliette di plastica, come avviene per altri prodotti destinati alle sigarette elettroniche. Ci sono diverse marche più o meno conosciute, tra cui K2 e Spice sono le più comuni negli Stati Uniti, ma ne esistono a centinaia.

Per molti anni i mix di cannabinoidi sintetici sono stati venduti negli Stati Uniti nei negozi di accessori per fumatori (smart shop), nelle stazioni di servizio e attraverso internet. Poiché molte di queste sostanze hanno effetti sul cervello senza apportare alcun beneficio per la salute, le autorità hanno proibito alcune di queste sostanze. Tuttavia i produttori hanno raggirato la regolamentazione modificando la struttura chimica di questi composti.

La facilità con cui si reperiscono queste sostanze, e la falsa convinzione che si tratti di prodotti naturali e per questo sicuri, ha contribuito alla diffusione e al loro uso tra i giovani. Il fatto che gli esami solitamente usati per rilevare la presenza di stupefacenti difficilmente sono in grado di rilevare queste sostanze ha ulteriormente favorito la loro diffusione.

Quali sono gli effetti dei cannabinoidi sintetici sul cervello?

I cannabinoidi sintetici agiscono sugli stessi neuro-recettori su cui ha effetto il delta-9-tethrahydrocannabinolo, conosciuto come THC, ovvero il principio attivo della marijuana.

A oggi sono pochissimi gli studi scientifici sugli effetti di queste sostanza sul cervello umano, ma sappiamo che alcune di queste molecole formano con i recettori interessati legami più forti di quelli del THC, e per questo hanno un effetto più potente. Per questa ragione gli effetti sulla salute sono del tutto imprevedibili. Poiché la composizione esatta di queste sostanze è sconosciuta, e poiché varia molto da una “fornitura” all’altra, è possibile che gli effetti siano molto diversi da quanto il consumatore si aspetti.

Gli utilizzatori di cannabinoidi sisntetici hanno riferito effetti simili a quella della marijuana come:

  • umore alterato (euforia, depressione)
  • rilassamento
  • percezione alterata
  • manifestazioni  psicotiche (pensiero delirante o disordinato e avulso dalla realtà)

Tra gli effetti psicotici sono stati segnalati:

  • estrema ansia
  • confusione
  • paranoia (profonda e immotivata sfiducia nei confronti degli altri)
  • allucinazioni (sensazione e visioni che sembrano reali ma non lo sono)

Quali sono gli effetti dei cannabinoidi sintetici sul corpo umano?

Nei pazienti che sono stati portati in pronto soccorso dopo aver consumato cannabonoidi sintetci sono stati osservati i seguenti sintomi:

  • battito cardiaco accelerato
  • vomito
  • comportamento violento
  • tendenze suicide

I cannabinoidi sintetici possono anche provocare un’innalzamento della pressione sanguigna, inibire l’afflusso di sangue al cuore, provocare danni al fegato e indurre convulsioni. All’uso di queste droghe è associato un aumento nel numero di morti.

I cannabinoidi sintetici provocano dipendenza?

Sì, i cannabinoidi sintetici possono dare dipendenza. I consumatori abituali che provano a interromperne il consumo possono presentare i seguenti sintomi da astinenza:

  • cefalea
  • ansia
  • depressione
  • irritabilità

Non ci sono studi sull’effetto di terapie comportamentali o farmacologiche nel trattamento della dipendenza da questo tipo di sostanze.

La situazione Italiana

In Europa, i primi cannabinoidi sintetici sono stati individuati nel 2008 in diverse miscele vegetali, definite “herbal mixture” o “herbal blend”, e vendute come incensi o profumatori ambientali. Sono prodotti denominati “Spice” e venduti come “non per uso umano”.

Il prodotto definito come “naturale” può ingannare il consumatore rassicurandolo falsamente sulla sua innocuità.

La preoccupazione per i potenziali danni alla salute provocati dal consumo della Spice ha portato alcune nazioni europee (tra cui Austria, Germania, Francia, Lussemburgo, Polonia, Svezia e Italia) a vietare o controllare la vendita dei prodotti Spice e loro simili. In data 7 Aprile 2010, il Ministro della Salute Italiano ha emanato, d’intesa con il Dipartimento Politiche Antidroga presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri, un’Ordinanza che prevede il divieto di fabbricazione, importazione, immissione sul mercato e commercio (compresa la vendita online) dei prodotti denominati “Spice” e relative presentazioni commerciali, venduti come miscele aromatizzanti e profumatori di ambiente.

Purtroppo per ogni molecola (o classe di molecole) che viene regolamentata, altrettante “nuove molecole” non ancora proibite per legge vengono prodotte e commercializzate, utilizzando per la loro diffusione canali commerciali difficili da controllare.

Dal 2010, in Italia, il Sistema Nazionale di Allerta Precoce, attraverso le segnalazioni dei propri centri collaborativi, ha registrato 41 casi di intossicazione acuta correlata all’assunzione di prodotti contenenti cannabinoidi sintetici, per i quali è stato necessario l’accesso in pronto soccorso. La maggior parte dei casi sono stati registrati nel Nord Italia e hanno coinvolto soggetti tra i 14 e i 55 anni.

Ulteriori informazioni:

Sistema Nazionale di Allerta Precoce, Presidenza del Consiglio dei Ministri – Politiche Antidroga: Cannabinoidi sintetici

Dipartimento del Farmaco, Istituto Superiore di Sanità: Smart Drugs, cannabinoidi sintetici

Parlate alle vostre bambine prima che lo faccia la pubblicità

Il blog di UPPA Di Sonia Bozzi - Redattrice, Roma

L’estetica di genere esiste da sempre, e questo si sa. Quello che forse non si sa, o meglio, non si sa in modo consapevole, è quanto questa sia invasiva nell’ambito dei prodotti dell’infanzia con conseguente, quanto ovvia, limitazione della libertà di genitori e, soprattutto, dei figli.

Non esistono soltanto i vestiti da maschi e quelli da femmina, esistono gli zaini, gli astucci, le penne, i canotti per il mare e i computer, da maschio e da femmina e guai a sbagliarsi, guai a cercare qualcosa che non rispetti la distinzione di genere, che esca dai confini.

Fin da piccole…

Ce lo insegnano da subito, una femmina si deve riconoscere per la sua capacità di piacere, di essere più appariscente e seduttiva del maschio, prima si comincia e meglio è, più ci si concentra, più si lavora, più s’impara a contare su questo e meglio sarà per tutti. E allora forza con il rosa, i lustrini e le piume! Adattarsi è la norma, basta lasciarsi travolgere dall’onda del mercato e cominciare a controllare l’aspetto del proprio corpo da piccolissimi, nulla va lasciato al caso, perché sia chiaro subito che una femmina, bambina o adulta che sia, deve piacere a qualunque costo, per la bellezza s’intende.

E loro, le bambine, ubbidienti rispondono alle aspettative, non rimestano più nella terra alla ricerca di vermi, non odorano più di animaletto, ma diventano vezzose principesse, pulite e profumate, magre e alla moda, studiano e imparano presto i gesti della seduzione. Tutto con il nostro consenso e la nostra complicità.

Quale bellezza

Qualche anno fa la Dove propose uno spot molto efficace che vogliamo riproporvi come spunto di riflessione.

Il video si apre sul volto di una bambina. La telecamera si sofferma, insiste qualche secondo su quel volto che fissa lo spettatore, bello come soltanto il volto di un bambino può essere. Poi improvvisamente si sposta e, mentre il ritmo della musica diventa incalzante, si susseguono velocemente le immagini che conosciamo bene, quelle di donne che ostentano il proprio corpo, la propria giovinezza, magrezza e perfezione, che ballano seminude, che vendono prodotti per dimagrire e per ridurre la cellulite, che si pesano sulla bilancia, che si procurano il vomito, che si sottopongono a operazioni di lifting, che si rifanno il seno, che si lasciano tagliare, tirare e cucire la faccia nell’illusione di controllare il proprio corpo fino all’impossibile.

La carrellata fa l’effetto di un’indigestione e la reazione più immediata è un senso di nausea. Poi la telecamera torna a inquadrare la bambina con i capelli al vento e le lentiggini. La bellezza è un’altra cosa.

Liberalizzare la cannabis: quali rischi per gli adolescenti

Il blog di UPPA Di Costantino Panza - Pediatra, S.Ilario d'Enza (RE)

L’intervista al magistrato Raffaele Cantone, trasmessa su Radio Radicale e riportata su tutti gli organi di stampa, merita a nostro avviso qualche riflessione.

Cantone, presidente della Autorità Nazionale Anticorruzione, si è espresso a favore della legalizzazione della cannabis, spiegando che è arrivato a questa posizione grazie alla sua esperienza di padre.

Tuttavia, riteniamo che una persona con un ruolo istituzionale di grande importanza e visibilità non possa basare le proprie affermazioni sulla propria personale opinione o esperienza privata, ma si deve affidare alle migliori conoscenze, sperimentazioni ed esperienze che sono state effettuate. Se la cannabis deve essere legalizzata perché «Lo dico da papà», allora, seguendo lo stesso modello di ragionamento, il pediatra, se non è un papà o una mamma, non può capire nulla dell’essere genitore; oppure dire: «Io ho sempre fumato e non mi è successo mai niente» generalizzando la propria unica esperienza in una legge universale. Non è così che funziona la mente di un professionista o di un policy maker istituzionale.

La legalizzazione è un atto giuridico e sociale molto complesso e si può esprimere in molti modi. Negli Stati in cui è avvenuta la legalizzazione, ci sono registri, dispensatori o altri tipi di controlli sulla vendita di questa droga. Cantone pensa che la vendita o la distribuzione sia legale anche per i giovani di età inferiore ai 18 anni, così da mantenerli lontano dai trafficanti di droga? L’idea di allontanare i giovani dai trafficanti distribuendo le droghe leggere ci lascia molto perplessi e soprattutto non ci vengono offerti i numeri, le misure, le esperienze già effettuate su cui si basa questa affermazione.

La scienza riconosce un rischio, potremmo dire meglio una aumentata probabilità, di danneggiare il cervello per quell’adolescente che assume tetraidrocannabinolo: e stiamo parlando di un danno anatomico e funzionale persistente per tutta la vita; questo esito è possibile fino a che il cervello non completa la sua maturazione. È questo un motivo su cui si basano le affermazioni di Cantone? Pensiamo proprio di no, probabilmente non sa nulla di tutto questo.

Nei paesi dove è avvenuta la legalizzazione sono migliorate le condizioni della gioventù? Questo vorremmo chiedere a Cantone, sicuri di ricevere la sua opinione di papà. È difficile crescere un figlio, nessuno ha mai pensato il contrario, e la strada per sostenere questa crescita passa in gran parte dalla qualità della funzione genitoriale, dall’ambiente che la comunità offre alla  famiglia, fino alla concreta testimonianza che giorno per giorno papà e mamma offrono con il loro impegno.

Lanciare questa affermazione: «Liberalizziamo la cannabis» pensando ai figli, basandosi su opinioni assolutamente personali e senza le necessarie precisazioni ci fa pensare a una personalità impulsiva e senza quelle conoscenze necessarie per poter prendere una posizione dall’alto della propria posizione istituzionale. Un errore? Forse. Un peccato? Ci sembra di si.


Dieta vegana: informare senza allarmare

Il blog di UPPA

Di mercoledì 29 giugno, la notizia che una bambina di 12 mesi è stata ricoverata all’ospedale Gaslini di Genova perché sottoalimentata. Stando alle parole dei giornalisti: “la dieta vegana della madre ha rischiato di far morire una bimba di un anno”.  La bambina sarebbe stata allattata con solo latte materno e la madre avrebbe seguito una dieta vegana.

Non amiamo gli allarmismi e vogliamo ricordare ai nostri lettori che una dieta vegana adeguatamente supplementata non comporta rischi. Se una famiglia sceglie una dieta vegana, deve essere seguita da un medico che abbia competenze in campo nutrizionale. La famiglia deve anche essere correttamente informata sui rischi dovuti a possibili carenze che riguardano la Vitamina B12 e altri micronutrienti. Le stesse attenzioni deve avere una mamma vegana che allatta un bambino.

Proprio di questo abbiamo scritto in modo approfondito nel nostro speciale dedicato alla dieta vegetariana e vegana: è vietato improvvisare, il rischio di una carenza vitaminica o calorica può portare a gravi conseguenze. Ma una dieta vegana ben bilanciata può essere un modo per curare con attenzione la propria alimentazione e la propria salute.

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