Il blog di UPPA

A spasso con un neonato? Più facile grazie ai baby pit stop

Il blog di UPPA
baby pit stop

Gli ultimi mesi di gravidanza sono spesso costellati di incontri e percorsi di accompagnamento alla nascita del bambino. Altrettanto spesso, però, questi incontri si focalizzano su argomenti che riguardano il parto con qualche cenno sull’importanza dell’allattamento. Il risultato? Quando il bebè arriva, i genitori si trovano spesso impreparati e scoprono che occuparsi del bambino fuori casa può non essere così semplice come lo avevano previsto. Per questo è importante che i neo-genitori non restino soli, particolarmente nei primi mesi, che siano informati su tutte le strutture e i servizi a loro disposizione sul territorio e che si sentano liberi di uscire, anche con un bambino molto piccolo, sicuri che troveranno locali disposti ad accoglierli in caso di necessità.

Cos’è un baby pit stop?

Il concetto di baby pit stop nasce 12 anni fa da un’intuizione dell’organizzazione di volontariato internazionale La Leche League (Lega per l’Allattamento Materno): si tratta di uno spazio protetto all’interno di un locale pubblico per fare “un cambio…di pannolino e il pieno…di latte”. E’ stato poi negli anni imitato da Unicef, che ne ha ripreso il nome, dall’Associazione delle consulenti in allattamento IBCLC (International Board Certified Lactation Consultant) con i suoi Poppa&Pannolo, e dall’associazione onlus Il Melograno con il progetto Farmacie Amiche dell’Allattamento. I negozianti aderenti a questi circuiti ottengono la certificazione impegnandosi a rispettare il Codice internazionale sulla commercializzazione del latte materno che protegge le mamme dal marketing dei sostituti del latte materno. Oltre a queste reti nazionali, esistono poi decine di reti locali che si sono attivate grazie all’impegno di gruppi di mamme volenterose, alla lungimiranza di istituzioni, all’intuizione di alcuni esercenti di singole realtà che, per la storia del titolare o una particolare sensibilità, offrono attrezzature e servizi preziosi per i neo-genitori con bebè. Il problema è che spesso tutte queste realtà non si conoscono, l’informazione è frammentata, difficilmente accessibile e non geolocalizzata.

Un’app per trovare i baby pit stop

Partendo da un’esigenza concreta e dall’iniziativa di una neo-mamma, un anno e mezzo fa nasce Baby Pit Stoppers, web app gratuita che, grazie alla geolocalizzazione, permette di trovare il locale più vicino dove fermarsi per una sosta col proprio piccolo per allattarlo, cambiarlo o scaldare una pappa. La mappatura è accessibile in tutta Italia sui dispositivi mobili semplicemente collegandosi al sito www.babypitstoppers.com.
In un anno e mezzo di attività, grazie alle segnalazioni di migliaia di utenti, Baby Pit Stoppers ha raccolto in un’unica mappatura oltre 2.800 locali accoglienti, agevolando nell’ultimo anno più di 16.000 famiglie nei loro spostamenti. Il progetto non ha sponsor, né finanziatori istituzionali, e potrà continuare a svolgere la sua attività solo con il contributo di tutti. Fino al 15 febbraio è possibile donare sulla piattaforma di crowdfunding a questo link http://sostieni.link/12873 od offrire il proprio contributo scrivendo a babypitstoppers@gmail.com.


Con il libro “sospeso” i bambini riscoprono il piacere della lettura

Il blog di UPPA Di Natalia Castiglia - Producer televisiva, Roma
libro

Secondo i risultati di uno studio presentato lo scorso dicembre dall’Associazione Italiana Editori (AIE), in Italia ci sono ben 13 milioni di abitanti che vivono in comuni senza nemmeno una libreria (ben 687 sono sopra i 10.000 abitanti, ossia l’8,6% del totale). Ne consegue, sempre secondo i dati dell’AIE, una correlazione tra l’assenza di librerie e gli indici di lettura. Ma è veramente questo il motivo per cui gli italiani non comprano libri? Recenti dati Istat rivelano che il 18,6% degli italiani, quasi 1 su 5, lo scorso anno non ha mai aperto un libro o un giornale. Non c’è da meravigliarsi quindi se il 70% della popolazione rientra nella categoria dei cosiddetti analfabeti funzionali: persone che, pur sapendo leggere, si trovano al di sotto del livello minimo di comprensione nella lettura o nell’ascolto di un testo di media difficoltà.

L’idea del libro sospeso

A chi oggi si impegna nel mestiere di vendere libri è quindi chiaro che per sopravvivere è necessario andare oltre il pubblico dei lettori forti in modo da cercare di raggiungere, attraverso iniziative culturali, chi abitualmente non si reca in libreria. Lo sa bene Michele Gentile, titolare dal 1985 di Ex Libris Cafè, unica libreria di Polla e del Vallo di Diano, un comprensorio di 15 comuni e quasi 60.000 abitanti al confine tra Campania e Basilicata.

Libraio per passione, Michele si scontra da subito con le difficoltà del settore. Decide così di rivolgersi ai bambini come interlocutori privilegiati – sono spesso i libri per bambini a trainare il mercato del libro, come rilevato dai dati Nielsen – nella speranza che possano invogliare i genitori a fare acquisti in libreria. Alla luce dello scarso successo ottenuto dalla sola attività di promozione nelle scuole, Michele prova a coinvolgere gli amici nell’acquisto di libri che poi sarebbero stati regalati ai piccoli lettori. Nasce così l’idea del libro sospeso, che consiste nel fare acquistare al cliente un libro per sé e uno da regalare a un ragazzo sconosciuto dai 10 ai 18 anni. Il libro viene firmato con dedica ed esposto in un’apposita bacheca a disposizione dei ragazzi.

Oggi sono ormai celebri le numerose iniziative che sono nate dall’antica tradizione di Napoli del caffè sospeso: al centro dell’attività solidale non solo la pizza o il panino, ma anche sul versante culturale il biglietto del cinema o del teatro. L’idea del libro sospeso nasce in questa libreria di Polla e grazie al contributo dei social conosce una diffusione esponenziale prendendo piede in tutte le regioni italiane.

Un’iniziativa tira l’altra

Oggi da Ex Libris nasce la nuova iniziativa Non Rifiutiamoci che promuove la lettura e al tempo stesso incentiva la buona pratica del riciclo, grazie alla collaborazione con la Metalfer, piattaforma di raccolta di rifiuti di metallo. L’idea consiste nella raccolta di oggetti di varia natura di alluminio, ferro, ottone, piombo che vengono portati in libreria e pesati. Il quantitativo ottenuto viene pagato in libri secondo le quotazioni di mercato: per esempio, se ci si presenta con 18/20 kg di lattine in alluminio, si può avere diritto a un libro del valore di dieci euro circa; con 10 kg di ottone si può conquistare un vocabolario; con 12 kg di rame un atlante geografico. Il progetto presentato in prima istanza nelle scuole ha subito incontrato l’entusiasmo di giovani e insegnanti. E così gli alunni della scuola media di Sala Consilina (comune di 13mila abitanti) hanno ripulito bar, pub e pizzerie e sono riusciti a raccogliere 100 kg di alluminio in cambio di decine di libri che ora fanno parte della biblioteca della scuola.

Come sottolinea Michele, sono soprattutto i bambini a permettere all’iniziativa di avere successo. Prendendo la raccolta di rifiuti come un gioco, riescono con il loro entusiasmo a coinvolgere i genitori, a dimostrazione del fatto che spesso la lettura si associa al dialogo con le famiglie. L’ambizione di Michele è di poter esportare questo modello virtuoso in modo da dare vita a una forma di economia circolare al di là delle mura della sua libreria, creando così una rete di “franchising” di librerie del riciclo.


Un “Cuore di Maglia” in aiuto dei piccoli nati prematuri

Il blog di UPPA Di Natalia Castiglia - Producer televisiva, Roma

Alessandria, 2008. Un gruppo di amiche, accomunate dall’hobby del lavoro a maglia, decide di rendersi utile alla collettività e di prestare la propria energia per la realizzazione di indumenti per piccoli nati pretermine. L’intuizione è nata da un lavoro venuto male: una scarpina troppo piccola per il figlio di un’amica. Nel corso di una settimana Laura Nani dà vita a Cuore di Maglia, associazione no profit che si occupa di realizzare e fornire un corredo completo a bambini che nascono prima del termine atteso, e i cui genitori spesso non sono ancora pronti a dar loro accoglienza. Fare del bene con ferri e filati si può, ed è simbolizzato da un cuore rosso realizzato da due ferri viola: il marchio dell’associazione.

Con una formazione in marketing e pubbliche relazioni, Laura Nani applica le regole acquisite in 15 anni di lavoro – l’uso del marchio, la scelta dei partner e la correttezza nei confronti della aziende che offrono il filato – alla passione per i lavori a maglia ereditata dalla madre. Copertine di 60×60 cm, sacchi nanna che per dimensioni e calore ricreano il grembo materno, scarpe della grandezza di mezzo pavesino, cappellini che calzano su di una mela: sono questi i minuscoli capi del corredo speciale realizzato dalle donne di Cuore di Maglia, tutti rigorosamente tessuti con filati pregiati, lana purissima, cachemire e merinos.

Com’è organizzata l’associazione?

L’associazione conta oggi 2500 volontarie coordinate da 40 ambasciatrici che operano in 56 ospedali diffusi in modo capillare su tutto il territorio nazionale: Alessandria, Bologna, Cagliari, Catania, Firenze, Genova, Milano, Napoli, Padova, Palermo, Roma, Verona, Torino e Trieste sono solo alcune delle città coinvolte. In ognuna di queste realtà un’ambasciatrice mantiene i rapporti con i reparti ospedalieri e coordina il lavoro delle volontarie che spesso si riuniscono in punti d’incontro: i cosiddetti knit caffè. La consegna dei capi, prevista tendenzialmente una volta al mese, avviene su richiesta dell’ospedale quando le scorte sono in esaurimento, ma a causa del turnover continuo dei reparti le ambasciatrici devono essere sempre pronte a nuove consegne.

Non solo lavoro a maglia

Lo stretto rapporto tra i medici e l’associazione ha fatto sì che si affinassero le tecniche di lavoro che danno vita a dei corredini studiati ad hoc. Cappellini a forma di zucca, fragola, o con orecchie a coniglietto, e sacchi nanna a forma di folletto o pupazzo di neve sono solo abbellimenti e decori di modelli pensati per coadiuvare le cure mediche. E così il “sacco a pelino” è un sacco a pelo studiato per il trasporto in elicottero o in ambulanza: alcuni sacchi nanna servono alla mamma per tenere il figlio accanto a sé per la marsupio terapia e dal picciolo del cappellino a forma di fragola passa il tubo del respiratore. Sono tutti accorgimenti e dettagli che rispondono a esigenze funzionali oltre che dell’accudimento.

I reparti di terapia intensiva neonatale apprezzano i regali che arrivano da Cuore di Maglia perché sono in linea con il protocollo Care, all’interno di cui rientrano i procedimenti che in una terapia intensiva tutelano il benessere di bambini e mamme. I capi realizzati dalle volontarie possono essere consegnati negli ospedali solo dopo esser stati esaminati scrupolosamente dalle ambasciatrici che li raccolgono, lavano, imbustano e immagazzinano.

Nel periodo precedente alle festività natalizie sono stati realizzati corredini bianchi e rossi che sono stati poi consegnati nei reparti di terapia intensiva neonatale. A partire dal primo dicembre poi, ogni neonato è stato vestito con tutine bianche e rosse, e cappellini da elfo. Inoltre all’interno dell’incubatrice è stato posto un piccolo albero di Natale lavorato ai ferri, che la mamma ha tenuto con sé nel letto per una notte. In questo modo il bambino ha potuto stringersi all’alberello, riconoscere l’odore della propria mamma e trovare quindi conforto.

La forza dell’associazione

Il prezioso aiuto fornito agli ospedali rende Cuore di Maglia non solo un gruppo di volontariato, ma un’associazione di solidarietà e vicinanza alle mamme e i propri bambini, sospesi tra la vita e la morte, e la cui condizione spesso rappresenta l’anticamera della disabilità. Le testimonianze di queste donne provano che vedere il proprio figlio vestito e accudito conferisce una parvenza di normalità e speranza, il che ha effetti positivi sul neonato e sulla mamma. Alcune di loro – l’associazione ne conta una decina – hanno dei figli ormai grandi che sono nati prematuri. Il tempo e l’elaborazione di questa esperienza dolorosa hanno consentito loro di essere delle volontarie oggi.

Purtroppo però non tutti i neonati prematuri sopravvivono. Cuore di Maglia segue da vicino anche queste vicende delicate, attraverso quella che chiama “Destinazione Paradiso” con la realizzazione di coperte che accompagnano i bambini nel loro ultimo viaggio o che le donne usano per poter elaborare il lutto.

La stessa forza che l’associazione dà agli altri, le volontarie la traggono per sé: lo testimonia l’empatia che si crea da una parte all’altra dell’Italia tra donne che non si conoscono e la grande collaborazione tra gruppi di lavoro e ambasciatrici. Se a Palermo finiscono i corredini, Oristano ne manderà delle scorte.
Nonostante l’impegno continuo, il lavoro di Cuore di Maglia ha esteso nel tempo il suo raggio di azione. È avvenuto nei centri di accoglienza per i migranti di Lampedusa, nelle zone terremotate dell’Abruzzo e dell’Emilia, in quelle alluvionate della Liguria. Dietro domanda di Emergency, l’associazione ha coordinato e coinvolto tutti i centri d’Italia e spedito 1700 copertine in un centro natività dell’Afghanistan, riuscendo a raddoppiare la quantità inizialmente richiesta.

Come possiamo aiutare l’associazione Cuore di Maglia?

Fino a febbraio su BuonaCausa.org è stata lanciata una campagna di crowdfunding a sostegno dell’attività dell’associazione. L’obiettivo è ricevere 5mila euro per l’acquisto di 2mila gomitoli per tutte le sedi d’Italia. Con 100 grammi di lana merinos si può fare un cappellino e due paia di scarpine, oppure un sacco nanna. Con 4 gomitoli invece, una copertina da culla o un triangolo in lana per la marsupio terapia. Per chi invece desideri affiliarsi, l’iter è semplicissimo. Basta andare sul sito di Cuore di Maglia e scoprire qual è la sede d’incontro più vicina. È possibile richiedere gli schemi di lavoro all’indirizzo mail e spedire i lavori realizzati ad Alessandria che provvederà a smistarli in tutta Italia.


Ci ha lasciato la dottoressa Maria Edoarda Trillò

Il blog di UPPA Di Vincenzo Calia - Pediatra, Roma

Sarà stato il 1982, ti ricordi?, mi ero trasferito da poco a Roma. Mi avevano messo in uno scantinato, “Poliambulatorio” lo chiamavano, ma i piccoli pazienti erano veramente pochi.
Poi arrivasti tu, spettinata e “cicciottella”, ti presentasti e mi chiedesti se ero disposto a spostarmi per fondare, insieme ad un gruppo di altre ragazze come te, un consultorio in periferia: accettai subito.
Cominciammo a lavorare insieme: un appartamento piccolo in una casa popolare, anche lì si scendeva qualche gradino, ma era bellissimo, ridipinto e arredato con amore. L’indirizzo era già un programma: via degli Angeli.
Nacque un consultorio che diventò presto un punto di riferimento per tutto il quartiere; ci alternavamo, io e te, nella stessa stanza, sulla stessa scrivania.
E subito cominciammo a litigare sulla disposizione dei mobili: io li mettevo in un modo, e tu li spostavi in un altro…
Avevamo anche un’idea diversa della pediatria: io sostenevo che dovesse essere tutta del pediatra “di base” e tu difendevi i consultori.
E come ci arrabbiavamo nelle nostre discussioni! Io dicevo che tu eri quella “cattiva”, come i personaggi interpretati da Edward G. Robinson: perciò cominciai a chiamarti Edward.
Allora tu mi rispondevi: “Ricordati che ti ho tirato fuori da uno scantinato.”
Era vero, ma non l’avrei mai ammesso.
Anche se, più tardi, avrei trovato il modo di sdebitarmi.
Poi partisti per il Nicaragua, inseguendo un sogno, un ideale; tre o quattro anni, non ricordo più, ma successe di tutto. Il mitico consultorio di via degli Angeli fu chiuso all’improvviso: dicevano che i locali non erano idonei. Forse invece lo chiusero perché funzionava troppo bene.
E così al tuo ritorno tutto fu diverso.
Era settembre, ti raccontai che avevo trovato un convegno bellissimo e dei pediatri come noi. Andammo insieme a Perugia per conoscere questa famosa ACP; viaggiammo sulla tua piccola macchina rossa, sgranocchiando croccantini (dietetici naturalmente). Fu quello il mio ringraziamento per avermi tirato fuori da quello scantinato.
Chi avrebbe immaginato, che molti anni più tardi, saresti diventata Presidente dell’ACP Lazio, e avresti svolto il lavoro che hai svolto con la tua consueta diligenza?
Quindi gli anni del Pedibas.
Quante discussioni: io dalla parte dei pediatri “di famiglia” e tu da quella della “pediatria di comunità”, che la Lettera Pediatrica, per farti arrabbiare, chiamò “la pediatria che non c’è”.
Come ci azzuffavamo!
“Se fossimo due coniugi che litigano, almeno potremmo divorziare”, dicevi sempre.
Per fortuna invece non potevamo farlo.
Tu eri diventata responsabile del servizio Materno Infantile della mia ASL e portammo avanti insieme un’esperienza irripetibile di collaborazione sulle vaccinazioni.
Durò a lungo e con successo fino a quando al tuo posto, ancora una volta all’improvviso, non misero un qualcuno che subito si diede da fare per distruggere tutto.
Per me fu un segnale: smettemmo di litigare… ma continuavo a chiamarti Edward.
Ora te ne sei andata.
Anche questa volta tutto è successo all’improvviso.
Non posso neppure venire a salutarti perché devo assentarmi da Roma.
E così ho pensato di scriverti.
Dubito che tu possa leggere questa mail, ma spero che la leggano i tantissimi amici che ti hanno conosciuto, ciascuno dei quali come me, conserverà un tuo ricordo.
Come io conservo il mio.
Enzo

UPPA e CIANB insieme per la salute dei bambini

Il blog di UPPA Di Sergio Conti Nibali - Pediatra, Messina

Mangiare sano è un diritto di tutti i bambini: per questo motivo UPPA ha deciso di scendere in campo con le altre associazioni che insieme costituiscono la Coalizione Italiana per l’Alimentazione dei Neonati e dei Bambini (CIANB).

Per impedire che gli interessi del mercato diffondano informazioni scorrette, a dispetto del Codice sulla commercializzazione dei sostituti del latte materno e delle risoluzioni dell’Assemblea Mondiale della Sanità, UPPA si impegna a sostenere le azioni che la CIANB vorrà intraprendere e a diffondere informazioni scientificamente corrette e indipendenti da interessi commerciali, al fine di creare maggiore consapevolezza e conoscenza nei genitori riguardo all’alimentazione e alla salute dei propri bambini. 

Una scuola senza voti è una scuola migliore

Il blog di UPPA

Valutare gli apprendimenti a scuola è essenziale perché consente di migliorare le strategie didattiche ed educative; lo studente ha anche bisogno della valutazione per essere protagonista del proprio apprendimento.

Eppure il voto numerico, reintrodotto nelle scuole elementari e medie nel 2008, è lo strumento più sbrigativo e inadeguato per valutare l’apprendimento. Si è visto, infatti, che la valutazione sintetica espressa da un numero è inadatta a esprimere la complessità del processo di apprendimento.

Da un punto di vista concettuale la votazione innesca meccanismi competitivi tra gli studenti, esercita pressione sulle famiglie, e impone una visione riduttiva di ciò che la scuola rappresenta (o dovrebbe rappresentare).

Sul numero 2/2016 di UPPA, Carolina Vergerio e Cristiana Cau hanno scritto un articolo dal titolo “Una scuola senza voti” in cui spiegano come sistemi di valutazioni alternativi al voto siano ben più adatti allo scopo di misurare l’apprendimento degli studenti. Il numero 2/2016 è in omaggio per chi si abbona entro il mese di Ottobre.

Allattamento, paghetta, raffreddori e svezzamento: solo su UPPA!

Il blog di UPPA Di Lorenzo Calia - Redazione di UPPA, Roma

La paghetta che aiuta a diventare grandi

Nell’era del genitore-bancomat e del bambino-consumista è importante insegnare ai nostri figli ad essere responsabili del proprio budget, a gestire in autonomia le proprie risorse; in una parola a diventare grandi.

Affrontano questi temi gli esperti del Centro Psico Pedagogico di Piacenza, all’interno dello speciale “Me lo compri?” sul numero 5 di UPPA. Per leggerlo immediatamente abbonati ora.

Si può allattare col pancione?

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Come per molti altri aspetti legati all’allattamento, spesso le informazioni che “girano” sono inesatte o quantomeno parziali: l’allattamento in gravidanza non fa eccezione.

Il pediatra Sergio Conti Nibali chiarisce come la scelta di allattare in gravidanza debba essere presa dopo essere state ben informate. Un’anticipazione? Nella maggioranza dei casi non c’è alcun problema…

Arriva l’autunno, arrivano i raffreddori…

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Con l’arrivo della stagione fredda e l’inizio delle scuole si torna a parlare di infezioni respiratorie: raffreddore, tosse e mal di gola sono all’ordine del giorno. Esistono estratti di piante in grado di alleviare i sintomi e in alcuni casi addirittura di prevenire questi disturbi.

La pediatra e docente di fitoterapia Vitalia Murgia ha preparato una serie di preziosi consigli sull’uso di queste piante per affrontare l’inverno. Per leggerlo immediatamente abbonati ora.

Ricette per lo svezzamento? No grazie

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Sebbene in passato siano stati gli stessi pediatri a “prescrivere” rigidi schemi per lo svezzamento del bambino, con tanto di ricette e dettami da cui non allontanarsi per nessuna ragione, oggi sappiamo con certezza che si è trattato di un grande abbaglio.

Per iniziare con il piede giusto l’introduzione di cibi solidi bisogna rispettare i tempi e lo sviluppo del bambino e le sue scelte, offrendo cibi preparati a casa all’interno di un’alimentazione sana di tutta la famiglia; ce lo spiega la pediatra Anna Maria Falasconi nella rubrica Slow Medicine. Per leggerlo immediatamente abbonati ora.

Mamma, mi racconti una storia?

Il blog di UPPA Di Lorenzo Calia - Redazione di UPPA, Roma

Boris Pahor ha 103 anni, è uno scrittore sloveno nato a Trieste nel 1913. Andrea Satta è un pediatra, musicista e scrittore e lavora in provincia di Roma. Alberta Rossi è una mamma e vive in Valle di Fassa, un paradiso naturale nelle Dolomiti del Trentino. Betty Ogmemudia viene dalla Nigeria ed è nata a Benin City. La Nigeria è lo stato più popoloso dell’Africa ed è grande tre volte l’Italia.

Queste quattro persone hanno una cosa in comune: hanno partecipato tutte, a vario titolo, al progetto “Ti leggo. Viaggio con Treccani nelle forme della lettura”. Decine di storie raccontate dalle mamme di tutto il mondo sono state raccolte in un libro illustrato da Sergio Staino e pubblicato dalla Treccani.

La lettura ad alta voce, promossa dal progetto Nati per Leggere con cui UPPA collabora da molti anni, è un’attività che consolida la relazione genitore-figlio e che fa nascere nel bambino l’amore per i libri; e se un bambino comincia a scoprire la magia del libro fin da piccolo è probabile che leggerà di più quando sarà grande perché, come diceva Maria Montessori, “nel bambino di oggi c’è l’uomo di domani”.

Sul numero 5/2016 di UPPA abbiamo pubblicato due di queste storie per i nostri lettori: “La favola dell’uovo più bello” e “Il mistero rivelato”, storie da leggere ai bambini, storie da trasmettere, storie per stare insieme e per capire il mondo. Puoi leggerlo abbonandoti a UPPA.

Difendiamo il diritto alla mensa scolastica

Il blog di UPPA

E’ in atto una battaglia, che merita un approfondimento, sul diritto al panino nelle scuole torinesi: a seguito di un ricorso al Tar presentato dal comitato “Caro Mensa”, fondato da un gruppo di 58 genitori torinesi, in risposta all’aumento delle tariffe delle mense scolastiche, il tribunale amministrativo ha riconosciuto il diritto di poter portare a scuola il cibo preparato a casa, e ha esteso questo diritto al panino libero a tutti gli allievi. Il Miur si oppone, ma perde, e si creano i comitato pro e contro il panino.

Ma perché il diritto alla mensa va difeso?

Il pasto a scuola, dalle scuole dell’infanzia e fino alle elementari,  fa parte dell’orario di lavoro degli insegnanti e del percorso didattico dei bambini, questo perché il momento del pasto ha una funzione educativa, relazionale e sociale.

Stare insieme alla mensa, provare per esempio a mangiare i broccoli che la tua compagna mangia con gusto, e scoprire che forse sono buoni… Condividere il pasto con la maestra, parlare del cibo che abbiamo nel piatto e capire da dove proviene e perché non va sprecato  è il  modo migliore per imparare, tutti insieme!

La mensa scolastica è nata tanti anni fa in Italia come tutela sociale, per garantire anche ai bambini più poveri un pasto adeguato; oggi, come per tante cose, la mensa ha anche un significato diverso, più complesso, legato ad aspetti psicologici e culturali. Tuttavia negli ultimi anni il numero di bambini italiani che vivono in povertà è aumentato, così come anche il numero dei bambini in sovrappeso e obesi. In entrambi queste situazioni fornire un pasto adeguato e parlare di cosa e come si mangia, rientra in un processo educativo importante.

Cerchiamo con attenzione di non ridurre il problema al costo mensa, ma cerchiamo di ragionare sul valore della mensa, non solo dal punto di vista nutrizionale, anche esso importante.

In effetti lo stesso tribunale che ha riconosciuto il diritto dei genitori a portare il panino da casa ha rinforzato l’importanza della mensa come momento educativo, anche se secondo i giudici è il tempo della mensa a far parte della educazione dei ragazzi, e non il fatto di imparare insieme agli altri a mangiare cose diverse.

Il tempo pieno nasce sia per finalità pedagogiche, ma anche per far fronte alle necessità dei genitori che lavorano, a conferma del legame profondo che esiste tra la scuola e la società. Una scuola che promuove la salute, lo fa anche attraverso una refezione scolastica che diventa un modello di riferimento nutrizionale, e non solo. In Italia ogni anno vengono consumati 380 milioni di pasti nelle scuole primarie e secondarie di primo grado.

I bambini imparano osservando e imitando quello ciò che le loro figure di riferimento fanno, nei luoghi dove gran parte del loro quotidiano si svolge, a casa e a scuola.

E allora, guardiamo avanti e immaginiamoci uno scenario non tanto futuro, con il “panino libero” alcuni genitori risolveranno  il problema dei costi,  i maestri in refettorio avranno i  bambini che mangeranno il panino portato da casa, e altri che mangeranno a mensa. Quale sarà il loro ruolo? Diventare solo dei sorveglianti? Molti  bambini che avrebbero la necessità di almeno un pasto adeguato e equilibrato saranno lasciati alle risorse culturali e materiali delle proprie famiglie. Il costo mensa, con la diminuzione degli utenti, rischierà di aumentare sia per le famiglie che per i comuni.

Siamo veramente sicuri che stiamo promuovendo la salute dei nostri figli? Siamo veramente sicuri che stiamo proteggendo proprio tutti i bambini?

Cannabinoidi sintetici: estremamente rischiosi per la salute

Il blog di UPPA Di Vitalia Murgia - Pediatra, Padova e Lorenzo Calia - Redazione di UPPA, Roma

Quando si parla di cannabinoidi sintetici si fa riferimento a una serie di composti chimici artificiali che hanno proprietà psicotrope (cioè che agiscono sulle funzioni psichiche). Questi composti vengono nebulizzati (spruzzati sotto forma di gocce finissime) su materiale vegetale usato come eccipiente per poter essere fumati. Altre volte si presentano in forma liquida: in questo caso vengono inalati per mezzo di sigarette elettroniche o vaporizzatori.

Il nome cannabinoidi è dovuto al fatto che queste sostanze sono simili ai principi attivi contenuti nella marijuana (Cannabis). Per via di questa affinità, i cannabinoidi sintetici vengono a volte chiamati “erba sintetica”, e considerati alternative sicure alla semplice marijuana. In realtà si tratta di composti dagli effetti imprevedibili e con un’azione sul cervello molto più potente di quella della normale “erba”. . In alcuni casi gli effetti dei cannabinoidi sintetici possono avere ricadute sul cervello o sull’organismo gravi o mortali.

I cannabinoidi sintetici fanno parte di un gruppo di sostanze denominato new psychoactive substances (nuove sostanze psicoattive) o NPS, prodotti di sintesi non illegali, apparsi di recente sul mercato, e il cui effetto imita quello di altre droghe spesso illegali.

Questi prodotti sono venduti in bustine di alluminio colorate oppure in forma di aromi liquidi contenuti in bottigliette di plastica, come avviene per altri prodotti destinati alle sigarette elettroniche. Ci sono diverse marche più o meno conosciute, tra cui K2 e Spice sono le più comuni negli Stati Uniti, ma ne esistono a centinaia.

Per molti anni i mix di cannabinoidi sintetici sono stati venduti negli Stati Uniti nei negozi di accessori per fumatori (smart shop), nelle stazioni di servizio e attraverso internet. Poiché molte di queste sostanze hanno effetti sul cervello senza apportare alcun beneficio per la salute, le autorità hanno proibito alcune di queste sostanze. Tuttavia i produttori hanno raggirato la regolamentazione modificando la struttura chimica di questi composti.

La facilità con cui si reperiscono queste sostanze, e la falsa convinzione che si tratti di prodotti naturali e per questo sicuri, ha contribuito alla diffusione e al loro uso tra i giovani. Il fatto che gli esami solitamente usati per rilevare la presenza di stupefacenti difficilmente sono in grado di rilevare queste sostanze ha ulteriormente favorito la loro diffusione.

Quali sono gli effetti dei cannabinoidi sintetici sul cervello?

I cannabinoidi sintetici agiscono sugli stessi neuro-recettori su cui ha effetto il delta-9-tethrahydrocannabinolo, conosciuto come THC, ovvero il principio attivo della marijuana.

A oggi sono pochissimi gli studi scientifici sugli effetti di queste sostanza sul cervello umano, ma sappiamo che alcune di queste molecole formano con i recettori interessati legami più forti di quelli del THC, e per questo hanno un effetto più potente. Per questa ragione gli effetti sulla salute sono del tutto imprevedibili. Poiché la composizione esatta di queste sostanze è sconosciuta, e poiché varia molto da una “fornitura” all’altra, è possibile che gli effetti siano molto diversi da quanto il consumatore si aspetti.

Gli utilizzatori di cannabinoidi sisntetici hanno riferito effetti simili a quella della marijuana come:

  • umore alterato (euforia, depressione)
  • rilassamento
  • percezione alterata
  • manifestazioni  psicotiche (pensiero delirante o disordinato e avulso dalla realtà)

Tra gli effetti psicotici sono stati segnalati:

  • estrema ansia
  • confusione
  • paranoia (profonda e immotivata sfiducia nei confronti degli altri)
  • allucinazioni (sensazione e visioni che sembrano reali ma non lo sono)

Quali sono gli effetti dei cannabinoidi sintetici sul corpo umano?

Nei pazienti che sono stati portati in pronto soccorso dopo aver consumato cannabonoidi sintetci sono stati osservati i seguenti sintomi:

  • battito cardiaco accelerato
  • vomito
  • comportamento violento
  • tendenze suicide

I cannabinoidi sintetici possono anche provocare un’innalzamento della pressione sanguigna, inibire l’afflusso di sangue al cuore, provocare danni al fegato e indurre convulsioni. All’uso di queste droghe è associato un aumento nel numero di morti.

I cannabinoidi sintetici provocano dipendenza?

Sì, i cannabinoidi sintetici possono dare dipendenza. I consumatori abituali che provano a interromperne il consumo possono presentare i seguenti sintomi da astinenza:

  • cefalea
  • ansia
  • depressione
  • irritabilità

Non ci sono studi sull’effetto di terapie comportamentali o farmacologiche nel trattamento della dipendenza da questo tipo di sostanze.

La situazione Italiana

In Europa, i primi cannabinoidi sintetici sono stati individuati nel 2008 in diverse miscele vegetali, definite “herbal mixture” o “herbal blend”, e vendute come incensi o profumatori ambientali. Sono prodotti denominati “Spice” e venduti come “non per uso umano”.

Il prodotto definito come “naturale” può ingannare il consumatore rassicurandolo falsamente sulla sua innocuità.

La preoccupazione per i potenziali danni alla salute provocati dal consumo della Spice ha portato alcune nazioni europee (tra cui Austria, Germania, Francia, Lussemburgo, Polonia, Svezia e Italia) a vietare o controllare la vendita dei prodotti Spice e loro simili. In data 7 Aprile 2010, il Ministro della Salute Italiano ha emanato, d’intesa con il Dipartimento Politiche Antidroga presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri, un’Ordinanza che prevede il divieto di fabbricazione, importazione, immissione sul mercato e commercio (compresa la vendita online) dei prodotti denominati “Spice” e relative presentazioni commerciali, venduti come miscele aromatizzanti e profumatori di ambiente.

Purtroppo per ogni molecola (o classe di molecole) che viene regolamentata, altrettante “nuove molecole” non ancora proibite per legge vengono prodotte e commercializzate, utilizzando per la loro diffusione canali commerciali difficili da controllare.

Dal 2010, in Italia, il Sistema Nazionale di Allerta Precoce, attraverso le segnalazioni dei propri centri collaborativi, ha registrato 41 casi di intossicazione acuta correlata all’assunzione di prodotti contenenti cannabinoidi sintetici, per i quali è stato necessario l’accesso in pronto soccorso. La maggior parte dei casi sono stati registrati nel Nord Italia e hanno coinvolto soggetti tra i 14 e i 55 anni.

Ulteriori informazioni:

Sistema Nazionale di Allerta Precoce, Presidenza del Consiglio dei Ministri – Politiche Antidroga: Cannabinoidi sintetici

Dipartimento del Farmaco, Istituto Superiore di Sanità: Smart Drugs, cannabinoidi sintetici