Pancia dura in gravidanza: da cosa dipende?

In genere rientra tra i normali “fastidi” che si presentano durante la regolare evoluzione di una gestazione, ma la pancia dura in gravidanza associata a forti crampi o perdite di sangue rosso potrebbe essere sintomo di altro

Immagine per l'autore: Ilaria Lemmi
Ilaria Lemmi , ostetrica, impegnata a lungo in progetti di cooperazione in Italia e all’estero, ha dato vita insieme ad altre ostetriche al Centro nascita “Margherita”
pancia in gravidanza

Nell’arco di tutta la gestazione l’utero subisce importanti modificazioni che servono ad accompagnare la crescita e i movimenti del bambino. A tal proposito, la pancia dura e che tira in gravidanza è una delle sensazioni più spesso avvertite dalle gestanti. Il più delle volte si tratta di sintomi fisiologici normali, altre volte è necessario un controllo, soprattutto se la sensazione di indurimento della pancia in gravidanza è associata a dolore e non a un semplice fastidio. 

Nell’arco di tutta la gestazione l’utero subisce importanti modificazioni che servono ad accompagnare la crescita e i movimenti del bambino. A tal proposito, la pancia che tira in gravidanza è una delle sensazioni più spesso avvertite dalle gestanti. Il più delle volte si tratta di sintomi fisiologici normali, altre volte è necessario un controllo, soprattutto se la sensazione di indurimento della pancia in gravidanza è associata a dolore e non a un semplice fastidio.

Pancia dura a inizio gravidanza

È normale avere la pancia dura a inizio gravidanza? Un quesito che si pongono molte gestanti, soprattutto a inizio delle gravidanza, riscontrando durezza della pancia o gonfiore. I primi tre mesi di gravidanza sono caratterizzati dai primi importanti cambiamenti ormonali che determinano evidenti modificazioni nel corpo della donna, modificazioni che possono creare un po’ di ansia. Come già accennato, l’utero si prepara e si modifica per accogliere l’embrione, dunque avvertire dolori simil mestruali o senso di pesantezza sopra il pube è del tutto normale e non deve creare preoccupazione. Va ricordato che in questo periodo l’utero è ancora contenuto nella pelvi materna e il suo volume ancora non supera, se non di poco, la sinfisi pubica (ovvero il punto di congiunzione del pube di destra col pube di sinistra).

Fino alla 12^ settimana le sensazioni dolorose avvertite nella parte più alta dell’addome possono essere correlate a un’attività intestinale “rallentata” a causa della presenza di un alto livello di estrogeni nel circolo materno, come anche la sensazione di gonfiore a livello gastrico. Per questo è importante idratarsi molto e favorire piccoli pasti frequenti piuttosto che grandi abbuffate durante i pasti principali. Purtroppo le minacce di aborto nel primo trimestre di gravidanza non sono prevedibili e non esiste attualmente una terapia che possa impedire che si verifichi tale evento. Anche l’utilizzo sistematico di progesterone sintetico o il riposo assoluto non influenzano positivamente il processo che, se innescato, porta a un aborto spontaneo. [1] L’uso di progestinici nel primo trimestre si è invece rivelato efficace per quelle donne che hanno una storia di poli-abortività (più di due aborti precedenti). [2]

Quindi il consiglio per tutte le gestanti che, in assenza di patologie, vivono il primo trimestre di attesa, è quello di affrontare i fastidi che si presentano come il segno di una normale evoluzione della gravidanza e della presenza di un’altra vita nel loro corpo.

Ottavo mese di gravidanza, pancia dura… ancora!

Dal secondo trimestre di gravidanza l’utero inizia a crescere notevolmente di dimensioni. In questo periodo, approssimativamente intorno alla 16^ settimana, è normale sentire una sorta di stiramento ai lati dell’addome. Sono tutte le strutture intorno all’utero che fanno spazio alla nuova vita che cresce.

È molto frequente avere anche la pancia dura in gravidanza al quinto mese o al sesto, ma questo sintomo deve essere ascoltato con attenzione. Se gli indurimenti uterini non sono associati a sensazione di dolore simil mestruale è sufficiente monitorare se si tratta di episodi sporadici o se invece questi tendono a ripresentarsi più volte nell’arco della giornata.
È importante osservare anche se gli indurimenti di pancia, associati o no a una sensazione di dolore, sono comparsi in un momento di particolare stress o se in associazione a questi sono presenti fastidi vaginali o vulvari, perdite vaginali insolite o bruciore mentre si urina. Questo perché molte volte un’ipercontrattilità uterina può essere associata a infezioni vaginali o urinarie che devono essere trattate con una terapia antibiotica adeguata. [3]

Quindi la presenza di contrazioni uterine che si presentano più volte nell’arco di una giornata, che non spariscono con un po’ di riposo e che si associano a dolore, necessitano di un controllo da parte del professionista che segue la gravidanza. 

Pancia dura a fine gravidanza

È normale avvertire la sensazione di pancia dura e gonfia in gravidanza a partire dalla 35^ settimana fino alla fine della gestazione. Questo perché l’utero, che è un organo muscolare, comincia a risvegliarsi per prepararsi al lavoro e alla forza che dovrà esercitare durante il travaglio di parto. Inizialmente queste contrazioni uterine non sono associate a dolore e possono verificarsi spontaneamente o in concomitanza di movimenti fetali o piccoli sforzi materni. [4]

Con l’avvicinarsi del termine di gravidanza, quindi dalla 37^ settimana, le contrazioni di Braxton Hicks possono determinare la perdita del tappo mucoso (una sostanza compatta con striature di sangue rosso scuro) o la fuoriuscita di piccole quantità di sangue. Sono le contrazioni con le quali l’utero si prepara al travaglio, la loro funzione è infatti quella di iniziare a modificare e dilatare la cervice uterina. La perdita del tappo mucoso non significa però necessariamente un parto imminente e non necessita di un controllo ospedaliero: il nostro corpo ci sta solo dicendo che si sta preparando alla nascita ma non in che tempi questa accadrà!

Senza la presenza di contrazioni dolorose che si protraggono nel tempo e che diventano sempre più regolari nella durata e nella frequenza il parto può avvenire anche alcuni giorni più tardi.

Contrazioni e pancia dura

C’è una correlazione dunque tra contrazioni e pancia dura in gravidanza? La sensazione che molte gestanti descrivono durante le contrazioni è quella di una cintura che stringe il basso ventre, con la pancia che si indurisce e può persino deformarsi; una sensazione di tensione che a volte si estende fino alla schiena e alle gambe.

Queste contrazioni non vanno confuse con quelle che procureranno il parto, caratterizzate da una sensazione dolorosa nella fascia sovrapubica simile a quella mestruale localizzata.

Pancia dura in gravidanza: quando preoccuparsi?

Sentire la pancia gonfia e dura in gravidanza è un fenomeno piuttosto normale che non deve preoccupare. Abbiamo visto come l’utero, essendo un organo muscolare, reagisca alle varie fasi della gestazione e allo sviluppo del bambino contraendosi, ma ci sono alcune considerazioni da fare.

Nel primo trimestre di gravidanza una leggera dolorabilità sovrapubica o laterale è normale, ma se si associa a forti crampi e a perdite di sangue rosso vivo è sempre bene fare un controllo tenendo conto che prima delle 5-6 settimane settimana non si vede l’embrione all’ecografia e che non esiste una terapia efficace per le minacce d’aborto.

Nel secondo trimestre di gravidanza e fino alla 36^ settimana si possono avvertire indurimenti uterini che devono però essere sporadici e non associati a dolore. Ricordiamo che la reattività uterina può essere associata ai movimenti fetali, a uno sforzo fisico materno, a un rapporto sessuale (lo sperma è ricco di prostaglandine che possono determinare contrazioni uterine) e che se causata da queste condizioni tende a sparire così com’è arrivata. È importante rivolgersi al professionista che segue la gravidanza se:

  • le contrazioni si presentano più volte nella giornata e per più giorni e/o sono associate a dolore al basso ventre;
  • è presente prurito o fastidio vulvare e vaginale;
  • sono presenti perdite vaginali anomale (di colore giallo verdastro, bianche,  maleodoranti);
  • è presente fastidio o bruciore mentre si urina.

Dalla 35^ settimana di gravidanza abbiamo visto come le contrazioni uterine possano essere fisiologicamente più presenti. Fino alla 37^ settimana, se alla presenza di contrazioni di Braxton Hicks si associa la perdita di sangue o del tappo mucoso, cioè segni di un probabile parto nel giro di qualche giorno, è importante recarsi presso il punto nascita prescelto per valutare la situazione della cervice uterina. Se anche questa risulta modificata alla visita ginecologica, in alcuni punti nascita viene programmato un ricovero per indurre la maturazione polmonare fetale attraverso la somministrazione di corticosteroidi. Le linee guida le raccomandano per i parti pretermine entro la fine della 34^ settimana, ma ultimamente sono stati pubblicati studi che ne dimostrano l’utilità fino alla fine della 36^ settimana. [5]

Pancia dura in gravidanza: i rimedi 

In assenza di patologie associate, la pancia dura in gravidanza non ha bisogno di terapie o rimedi particolari.

Se non è stata riscontrata una minaccia di parto prematuro e in assenza di parti prematuri precedenti, l’ipercontrattilità uterina, quando presente e fastidiosa, può essere trattata con integratori a base di magnesio. Questo elemento infatti aiuta il mantenimento di una condizione di rilassatezza della muscolatura uterina che sarà quindi meno reattiva agli stimoli.

Nel caso si siano riscontrate infezioni vaginali o urinarie o una minaccia di parto prematuro dovuta ad altre cause, le terapie sono chiaramente finalizzate alla loro rimozione o, in ultima istanza e in regime di ricovero ospedaliero, alla somministrazione di farmaci tocolitici (cioè che tentano di rimuovere le contrazioni uterine) e corticosteroidei per accelerare lo sviluppo polmonare fetale. 


Un esame strumentale che può essere utile in presenza di una ipercontrattilità uterina e in caso di precedente parto prematuro è la cervicometria. Viene eseguita con un’ecografia transvaginale con cui viene misurata la lunghezza effettiva della cervice uterina dall’orifizio uterino interno (non apprezzabile dalla visita vaginale, che è comunque una valutazione soggettiva) all’orifizio uterino esterno. Nelle donne sintomatiche questa indagine può essere eseguita nel secondo trimestre di gravidanza, tra le 20 e le 34 settimane e, in base alla lunghezza della cervice riscontrata, è in grado di determinare in maniera molto attendibile la possibilità di un parto prematuro. La cervicometria ha un valore predittivo negativo molto alto; questo significa che può escludere la possibilità di un parto prematuro nei casi sintomatici, [6] anche se avere una cervicometria ridotta non significa avere necessariamente un parto prematuro.

Permette invece una corretta gestione dei casi a rischio, anche in base alla lunghezza della cervice riscontrata e all’epoca gestazionale, che consiste in una terapia col solo progesterone fino al ricovero ospedaliero. Nei casi di valori intermedi che non rientrano in quelli normali, questo esame può essere associato a un test biochimico che ricerca attraverso un tampone vaginale la presenza di fibronectina, una sostanza che si ritrova in prossimità del parto nel canale vaginale. Sono in corso degli studi per capire l’utilità di eseguire la cervicometria di routine a tutte le donne in gravidanza durante l’ecografia di protocollo del secondo trimestre.

Immagine per l'autore: Ilaria Lemmi
Ilaria Lemmi

Ostetrica, si è occupata a lungo di cooperazione internazionale e di progetti sostegno alle salute delle donne migranti. Dal 2007 al 2009 fa parte del pool di ostetriche che danno vita al Centro nascita “Margherita” dell’Azienda Universitaria di Firenze che si occupa del travaglio e del parto fisiologici a esclusiva conduzione ostetrica. Dal 2014 lavora nell’Ospedale Santa Maria Annunziata nel reparto di Ostetricia e in sala parto.

Note
[1] AA.VV. Dydrogesterone in threatened abortion: pregnancy outcome «J Steroid Biochem Mol Biol», dicembre 2005;97(5):421-5
[2] M.Y. El-Zibdeh Dydrogesterone in the reduction of recurrent spontaneous abortion «J Steroid Biochem Mol Biol», dicembre 2005;97(5):431-4
[3] Richard E Behrman, Adrienne Stith Butler Preterm Birth: Causes, Consequences, and Prevention «Institute of Medicine (US) Committee on Understanding Premature Birth and Assuring Healthy Outcomes», 2007
[4] AA.VV., Ginecologia e ostetricia «Seu», edizione III, ristampa 2006
[5] AA.VV., An- tenatal betamethasone for women at risk for late preterm delivery «N Engl J Med.», 2016; 374(14):1311-20
[6] Berghella V., Gestational age at cervical length measure- ment and incidence of preterm birth «Obstet Gynecol.», 2007; 110:311-317
Bibliografia
Articolo pubblicato il 01/10/2021 e aggiornato il 03/12/2021
Immagine in apertura khuncho007 / iStock

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