Nascere

Come interpretare il pianto del neonato

Una forma di comunicazione sviluppata durante l'evoluzione della nostra specie: conoscerla aiuta a interpretarne il significato

di Costantino Panza - Pediatra, S.Ilario d'Enza (RE)

come interpretare il pianto del neonato

Mi viene spontaneo piangere. È facilissimo, l’ho imparato, non so come, già dentro la pancia di mamma. Sto anche provando a imitarla, con il mio pianto. Non riconoscete i miei sforzi nel piangere nella vostra lingua? A me sembra così carino! Molto spesso piango perché voglio la tua attenzione, voglio che tu stia con me. Semplicemente questo. Tu mi culli un po’, appena mi rilasso e sto bene mi metti piano piano dentro la culla, credendo che io dorma. Appena mi accorgo della fregatura inizio subito a piangere perché voglio stare con te. È così che funzionano i lattanti come me. Nessuno te lo aveva mai detto?

Perché piango? Non lo so, aiutami tu! Non so ancora parlare, se solo sapessi le parole, forse riuscirei a pensare a quello di cui ho bisogno. Non so nemmeno indicare con il dito le cose belle che vedo. Come faccio a capire e a comunicare quello di cui ho bisogno? Proviamo insieme. Ho fame? Anche se ho mangiato mezz’ora o un’ora fa non è detto che non abbia più fame. Adoro gli spuntini, ma non insistere a darmi da mangiare sempre e a tutti i costi quando piango. Se chiudo la bocca o volto la testa, vuol dire che in quel momento non me la sento proprio di poppare.

Ecco perchè piango!

Talvolta piango perché mi sento solo. Se non sento la tua voce, perché mi piace quando mi parli o canti in quel modo tutto speciale solo per me, se non annuso il tuo odore, se non percepisco i tuoi movimenti uniti ai miei, se non vedo i tuoi occhi che mi guardano o non mi sento abbracciato, mi preoccupo tantissimo e mi viene da piangere.

Talvolta piango perché sono stanco. Sì, qualche volta se sono stanco piango. Se tu pensi che io sia stanco non propormi tante cose da fare insieme o mettermi tutto intorno dei giocattoli per cercare di distrarmi. Mi aiuterebbe, invece, un ambiente tranquillo e avere vicino la tua presenza discreta. Piangerò ancora un po’ con te vicino, poi mi addormenterò.

Talvolta piango perché non sopporto il caldo. Se sudo, se tu mi senti tutto bagnato dal sudore, probabilmente piango per questo. Perché non mi copri allo stesso modo in cui ti copri tu? Grazie! Mi dà fastidio il pannolino troppo bagnato. Lo so che è esagerato piangere, ma non so come altro dirtelo. Già qualcuno lo ha pensato o lo ha detto a bassa voce, ho un cattivo carattere. Riesci a sopportarmi? Anche i peggiori caratteri, con un po’ di comprensione e pazienza, migliorano. Sono capace di imparare dal tuo comportamento, lo sai?

Talvolta piango perché sono ammalato. Le malattie che mi fan venire voglia di piangere sono veramente poche. Però se ho la febbre o hai qualche dubbio per una malattia, parlane pure con il mio pediatra. Immagina di essere obbligato in una posizione fissa per tanto tempo e non poterti muovere, credimi è molto fastidioso. Talvolta nell’ovetto o nella culla mi sento scomodo, allora piango. Basterebbe cambiarmi di posizione ogni tanto o avere qualcosa di bello da vedere, così per distrarmi un po’.

Vedo, sento, piango ma non parlo

A proposito, i miei occhi vedono benissimo. Non sopporto chi intorno a me dice «quando inizierà a vedere?». Io vedo e sento benissimo. Solo che devi mettermi le cose da vedere molto vicino, a una o due spanne dal mio viso. Ecco, vedrei con molto piacere le smorfie che mi fai. Quando ero dentro di te, mamma, mi sentivo fasciato e protetto: era proprio una bella sensazione. Ora, quando muovo le mani e le braccia non sento nulla, è tutto vuoto intorno a me, e questa nuova sensazione alle volte mi fa paura e mi fa piangere. Basterebbe un tuo abbraccio.

Ciuccio si, ciuccio no. State discutendo di teorie e intanto io piango. Se il ciuccio mi fa calmare, mettetemelo subito in bocca. Il mio pediatra lo sa che, una volta finito il rodaggio delle mie prime poppate al seno, il ciuccio non è dannoso. Mi ha detto che è scientificamente testato.

Stai perdendo la pazienza, lo so, me ne sto accorgendo. Il tono della tua voce si fa più teso, prima cantavi piano e seguivi i miei ritmi. Adesso parli scandendo le parole in modo freddo e ti accavalli alle mie urla, come se io e te reciprocamente non ci ascoltassimo. Tu vuoi che smetta di urlare, ma io non ci riesco. Non è colpa mia e nemmeno colpa tua, ma così mi viene più paura, piango di più. Non riesco a fermarmi.

Ti prego, non perdere la pazienza. Non scuotermi, non scrollarmi. Mi faresti molto male. Il mio cervello è ancora molto delicato e se mi scuoti potrebbe danneggiarsi per sempre. Sorridimi quando piango, non essere arrabbiata, non ce n’è alcun motivo per esserlo.

Costantino Panza

Pediatra, S.Ilario d'Enza (RE)

Costantino Panza è nato in una campagna comasca nel 1960 e ora abita in una campagna parmense. Due specialità, pediatria e neonatologia, marito e papà di tre splendidi ragazzi. Pediatra di famiglia, condivide diversi impegni con l’Associazione Culturale Pediatri. Ama fare passeggiate per i chiostri della mente.