Scuola: il piacere di imparare

Ogni bambino desidera naturalmente apprendere cose nuove; la scuola deve essere un luogo che asseconda e stimola questo desiderio

Giovanni Sapucci, direttore del CEIS
Bambina che gioca a scuola con i colori

Molti di noi hanno sperimentato una scuola che ci ha trasmesso l’idea che imparare cose nuove sia difficile, quasi sempre noioso, faticoso ed essenzialmente finalizzato al voto. Ma un apprendimento motivato dal timore di un brutto voto e dalla competizione con i compagni si manterrà solo fino a che saranno presenti tali stimoli.

Concepire in questo modo il processo di apprendimento significa, in realtà, soffocare il naturale desiderio di apprendere cose nuove, e spingere verso la ricerca di scorciatoie e stratagemmi che riducano la fatica. Dunque, un apprendimento così inteso non può che essere un apprendimento di scarsa qualità, provvisorio, finalizzato solo al voto e, inevitabilmente, destinato a perdersi nel tempo. Qualcosa che nessuno desidera.

La scuola come esperienza di gruppo

Tutta la scuola, ma in modo particolare quella di base, dovrebbe invece mettere chiunque nelle condizioni di associare l’apprendimento a esperienze piacevoli e stimolanti. Un’impresa possibile solo se la scuola si organizza per essere una comunità dove ogni bambino si sente parte di un gruppo, dove l’apprendimento non passa solo dall’insegnante all’alunno ma si sviluppa attraverso una rete di relazioni e di esperienze multidirezionali fra insegnanti e alunni, fra gli alunni stessi, fra scuola e ambiente sociale, fra scuola e famiglia, relazioni nelle quali il ruolo dell’insegnante è principalmente quello del regista “competente”.
Non è un caso che la scuola, considerata come una comunità in grado di assumere in sé tutti gli aspetti della vita comunitaria, sia il contesto deputato all’apprendimento e alla formazione di futuri cittadini di una società libera e realmente democratica. In ragione di questo, nessuna delle attività svolte all’interno della scuola può essere considerata estranea al progetto educativo: la cucina, la cura del giardino e degli ambienti, la manutenzione delle strutture, le attività amministrative, il lavoro di direzione, in una comunità scolastica viva devono essere tenute in conto allo stesso modo delle attività più direttamente educative e devono vedere i bambini coinvolti e partecipi, a partire dalla possibilità di avere relazioni dirette e quotidiane con tutte le persone presenti nella scuola.

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A questo proposito, è utile ricordare quello che scriveva John Dewey, filosofo e pedagogista statunitense, nel 1952: “l’educazione è un processo di vita e ogni educazione deriva dalla partecipazione dell’individuo alla coscienza sociale.”

Modello di educazione cooperativa

Nelle scuole in cui si utilizza un modello di educazione attiva e cooperativa i bambini possono sperimentare e comprendere come gli apprendimenti siano gli strumenti concreti per soddisfare la loro naturale curiosità e soddisfare in modo naturale il loro desiderio di conoscere cose nuove. Succede quindi esattamente il contrario di quello che accade applicando un metodo di apprendimento finalizzato all’ottenimento di un buon voto.
In altre parole la scuola dovrebbe costituirsi come un ambiente in grado di promuovere un apprendimento realmente e concretamente motivato, nella convinzione che ciò sia condizione necessaria per ottenere buoni risultati in tutti i settori di impegno umano, e che nella scuola, e in particolare nella scuola di base (scuola dell’infanzia, primaria e secondaria di primo grado grado), sia condizione indispensabile.

Quando si parla di motivazione è utile sgombrare il campo da alcune convinzioni diffuse, in particolare fra gli insegnanti, che considerano la motivazione, e soprattutto la demotivazione, caratteristiche dell’allievo. Ormai da molto tempo, gli studi e le ricerche hanno dimostrato che la motivazione è un concetto fortemente interattivo, che coinvolge quindi tutto l’ambiente di apprendimento (convinzioni, modi di interagire, modalità di insegnare), che la motivazione non è solo la voglia di studiare, ma un atteggiamento, un orientamento, un insieme di elementi attivati, stimolati, influenzati dall’ambiente in cui vive, un quadro complesso in cui si inseriscono le aspettative dell’individuo su sé stesso, gli obiettivi che si pone, le cause a cui egli attribuisce successi e insuccessi.
Una scuola a cui interessi un apprendimento di qualità deve saper creare una condizione ambientale capace di attivare le spinte motivazionali; deve essere consapevole che la vera acquisizione di conoscenza porta a integrare un nuovo sapere con la struttura di pensiero già “in atto”, modifica la struttura mentale preesistente, anche a costo di riformularla completamente. Una scuola interessata a questo non può somigliare in nessun modo a un luogo in cui si riceve una banale “fornitura” di informazioni.

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La scuola che funziona

È stato studiato che un apprendimento si costituisce in ciascun bambino in modo solido e duraturo solo se scaturisce e si colloca in un processo di vita dove ognuno ha un ruolo attivo, in particolare un contesto in cui:

  • ogni bambino viene accolto come “persona intera” con tutti i suoi molteplici aspetti (emotivi, caratteriali, cognitivi, sociali);
  • ogni bambino ha la possibilità concreta di fare molteplici esperienze di ordine emotivo, sociale, cognitivo, corporeo;
  • in ogni bambino sono ricercati e valorizzati tutti gli aspetti positivi e le capacità, anche nei casi di disabilità, e non ci si concentra solo su ciò che non funziona;
  • tutti i bambini sono coinvolti in una rete di relazioni socio-affettive significative con persone diverse e che svolgono ruoli diversi per il funzionamento della comunità scolastica;
  • ognuno ha la possibilità di svolgere un ruolo attivo nelle molteplici attività comunitarie e di contribuire al loro svolgimento e miglioramento; le attività di apprendimento sono proposte in modo integrato e funzionale con l’esperienza di vita concreta dei bambini: prendono spunto dalle molteplici esperienze dei bambini, si sviluppano attraverso il contributo di tutti, vengono riutilizzate, se possibile, per la far crescere il livello di partecipazione dei bambini al funzionamento della comunità.

Ciò richiede insegnanti che conoscono in modo profondo le discipline di insegnamento affinché possano realmente attivare percorsi di apprendimento individualizzati e contestualizzati, coerenti e funzionali alle esigenze disciplinari.

Per approfondire
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di Annalisa Perino, pedagogista
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Articolo pubblicato il 24/06/2013 e aggiornato il 16/12/2019
Immagine in apertura rogkov / iStock / Getty Images Plus

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