Educazione

Crescere un bambino significa anche educarlo, aiutarlo ad assimilare le regole della vita necessarie per convivere in armonia con gli altri all’interno delle comunità in cui viviamo e, soprattutto, aiutarlo a diventare un adulto autonomo. Oltre a questi aspetti, in questa categoria parliamo anche di asilo nido e di scuola.

Più gioco, più imparo

Alberto Oliverio, neurobiologo
Bambina di 2 anni gioca in casa

Afferrare, manipolare, muoversi sono aspetti fondamentali del processo di crescita fisica e cerebrale del bambino. Il gioco infatti, favorisce anche lo sviluppo di quelle strutture nervose (in particolare la corteccia frontale) che ci consentono di valutare le conseguenze del nostro operato, il rispetto delle regole e gli aspetti etici, ad esempio il senso di colpa, la generosità, la solidarietà e l’amicizia

Bambini maleducati?

Chiara Borgia, pedagogista
Bambino urla in un supermercato

Nella pedagogia moderna il bambino viene riconosciuto come soggetto attivo della relazione educativa. Buone abitudini, esempio degli adulti e giochi con i coetanei possono favorire l’apprendimento delle regole della cosiddetta buona educazione

Il gioco con la sabbia: educazione per il corpo e per la mente

Francesca Perica, educatrice montessoriana
Mano di un bambino che gioca con la sabbia

Il gioco con la sabbia garantisce tantissimi benefici e mostra come, contrariamente a quanto spesso si pensa, siano le attività più semplici a offrire le occasioni più complete di crescita

I bambini non hanno mai fretta

Annalisa Perino, pedagogista montessoriana
Bambino gioca con tranquillità, senza fretta

Ciò che spinge il bambino all’azione è una motivazione profonda di crescita e sviluppo personale: : vuole il tempo che gli serve, non si accontenta di quello che ha a disposizione. L’adulto può facilitare questo avanzamento predisponendo un ambiente adatto, sicuro e interessante, dimostrandosi umile e paziente e offrendo al piccolo tutto il tempo necessario per manifestarsi, comprendersi ed esercitarsi

Quei malesseri fisici apparentemente inspiegabili…

Chiara Borgia, pedagogista
Bambina consolata dalla mamma

Mal di testa, mal di pancia e dolori vari che compaiono improvvisamente spesso hanno più a che fare con le emozioni che con le malattie. Ad esempio, uno stato di disagio emotivo come la paura, viene vissuto dal piccolo senza avere piena consapevolezza di ciò che accade, e spesso può tradursi in questi “sintomi”

Punizioni ai bambini? Dannose e non servono a nulla

Elena Ravazzolo, pedagogista
Bambina viene messa in punizione

Il rischio di un sistema educativo basato su premi e punizioni è che, col passare del tempo, figli e genitori si allontanino, perché il bambino, oltre a non avere libertà di scelta, non terrà conto delle conseguenze di ciò che fa, ma deciderà solo in base alla reazione dell’adulto

Caramelle e altri ricatti

Chiara Borgia, pedagogista
Bambina riceve caramelle come premio

Al contrario della punizione, il premio sembra essere, a prima vista, un incentivo positivo, che non danneggia né il bambino né la relazione educativa. Ma in realtà, con questo meccanismo, il piccolo ubbidisce solo per compiacere l’adulto o avere qualcosa in cambio, e non ha l’occasione di responsabilizzarsi

«Sì, mamma, lo faccio subito!»

Annalisa Perino, pedagogista montessoriana
Bambino obbediente aiuta a caricare la lavastoviglie

Per Maria Montessori l’obbedienza è una conquista fatta di tre passaggi, da lei definiti “i tre gradi dell’obbedienza”. Prima il bambino impara a rispondere alla propria volontà, poi alla volontà altrui. Infine, durante la scuola primaria, proietta il suo interesse verso gli altri, la comunità, la partecipazione e la collaborazione

Uscire da soli o in famiglia: anche da genitori si può!

Chiara Borgia, pedagogista
Famiglia in un ristorante all'aperto

È fondamentale che i bisogni di tutti i componenti del nucleo familiare, dal più piccolo al più grande, vengano ascoltati e rispettati. Al centro, ovviamente, devono essere messe le esigenze del neonato: il sonno, l’alimentazione, il contatto sono alcune priorità da tenere a mente rispetto alla scelta delle attività sociali che si desidera svolgere

La semplicità è una cosa seria

Francesca Perica, educatrice montessoriana

Il mercato dei prodotti per l'infanzia offre una vasta gamma di giocattoli tra cui scegliere, sempre più colorati ed elaborati. Ma per i bambini sono fondamentali l'ordine e la semplicità

Domande curiose, domande sensate

Monica Guerra, pedagogista
Bambino curioso usa la lente d'ingrandimento

Fare domande è, per i bambini, un’esigenza fondamentale, quasi come nutrirsi e respirare. Il fatto che siano domande espresse diversamente da come le formulerebbe un adulto non significa affatto che siano meno intelligenti, anzi. Ognuna infatti ha senso, legittimità, diritto di accoglienza, perché dichiara una curiosità che ha radici profonde

Esercitarsi all’autonomia

Annalisa Perino, pedagogista montessoriana
Bambina lava i piatti in autonomia

Un bambino diventa responsabile con gradualità, se abbiamo fiducia in lui e rispettiamo la sua intelligenza. All’interno di questo processo, però, è importante stabilire cosa è lecito e cosa no e consentire al bambino di vivere un livello di responsabilità consono alla sua età e al suo grado di sviluppo

Video-giocare per imparare. Pedagogia hacker per leggere la realtà e il gioco

Karlessi, formatore, esperto di autodifesa digitale e pedagogia hacker
Due bambini sul divano che giocano ai videogiochi

I videogiochi possono essere un valido strumento pedagogico? Come per ogni macchina, anche per i videogiochi quello che conta non è tanto l'oggetto in sé, quanto il tipo di relazione che instauriamo con esso e con le persone che condividono lo spazio virtuale

Quanto conta il genere in altre culture?

Ana Cristina Vargas, antropologa
Bambine e bambini indiani in classe

Il sesso non è decisivo nel plasmare la personalità, né determina le inclinazioni e le potenzialità di un individuo. In molte popolazioni i ruoli maschili e femminili non siano determinati biologicamente, ma soo piuttosto il prodotto della cultura e dell’educazione

Giochi da maschi e giochi da femmine?

Gianfranco Staccioli, scrittore e pedagogista
Bambine e bambini giocano a calcio

Il nostro patrimonio genetico è composto da elementi maschili e da elementi femminili, e l’idea di una divisione netta fra i due sessi, da un punto di vista scientifico, si sta rivelando superficiale. Inoltre le identità, oggi, vivono profondi cambiamenti, e proporre alle bambine solo ruoli casalinghi o destinare i giocattoli avventurosi esclusivamente ai maschi è un clamoroso “falso storico”

Educare all’attesa

Annalisa Perino, pedagogista montessoriana
Bambini giocano assieme con pupazzi animali

Il momento dell’attesa è un’occasione per la riflessione, e riflettere consente di scegliere meglio e di prepararsi. A tal fine sarà importante predisporre l’ambiente, ad esempio facendo in modo che il materiale sia disponibile in unica copia. Ciò favorisce il lavoro individuale, senza precludere affatto il lavoro condiviso e la collaborazione: quando essa nasce spontanea i bambini possono “fare insieme”

Sarà un maschietto o una femminuccia?

Silvana Quadrino, psicologa e psicoterapeuta
gemelli maschietto e femminuccia si guardano

Lo sguardo e l’atteggiamento degli adulti sulla crescita, sullo sviluppo e sul comportamento dei bambini ha effetti più potenti di quanto immaginiamo. Oggi, per quanto riguarda i maschi, l’intervento adulto è orientato prevalentemente a incoraggiare comportamenti e scelte, mentre per le bambine agisce in modo più pesante il pregiudizio sulle competenze

Il gioco del bambino è una cosa seria

Annalisa Perino, pedagogista montessoriana
Bambino concentrato mentre gioca

Maria Montessori utilizzava il termine “lavoro” e non “gioco” per descrivere tutte le attività serie e importanti che consentono l’affinamento o la conquista di competenze e abilità del bambino. Quando il bambino è impegnato in una di queste attività, compito del genitore sarà mantenere un tono di voce basso, non intervenire se non su richiesta, concedere tempo, spazio di scelta e autonomia di organizzazione

Il parlatore tardivo: quali sono i campanelli d’allarme?

Serena Bonifacio, logopedista
Genitore insegna al figlio a parlare

Il termine “parlatore tardivo” si riferisce a bambini che manifestano un ritardo nella produzione di parole in assenza di una diagnosi di disabilità o di ritardo dello sviluppo in ambito cognitivo e motorio. Non definisce una patologia, ma indica una situazione che può essere la manifestazione di un disordine emergente

«Te lo prometto!»

Chiara Borgia, pedagogista
Padre e figlio sdraiati assieme

Insegnare a un bambino il valore di una promessa può avere grande importanza educativa, per la costruzione dell’identità personale, la relazione con l’altro e la proiezione di sé stessi nel futuro

Cosa può fare la musica alla mente del bambino?

Alessandra Sila, educatrice
Bambino ascolta della musica in cuffia

Trascurare l’ascolto musicale, e più avanti negli anni l’educazione musicale, significa privare il bambino della possibilità di sviluppare e utilizzare appieno le proprie potenzialità. Nessun’altra attività mentale ottiene la partecipazione di così tante aree cerebrali, e inoltre “fare musica” in gruppo costituisce un’ottima attività socializzante

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